lunedì 16 luglio 2007
Giornalisti in ritiro.
Comincia per i giornalisti sportivi di Repubblica l'epopea dei ritiri precampionati. Su Repubblica di oggi segnaliamo Gianni Piva a Brunico per l'inter, Emanuele Gamba a Pinzolo per la Juventus e Giuseppe Calabrese a Castelrotto per la Fiorentina.
sabato 14 luglio 2007
Michele Serra entra a gamba tesa sul Papa.

Dall'Amaca di Michele Serra su Repubblica di oggi:
"...i capi del centrodestra sono tutti divorziati, tranne il Papa."
Il megareportage di Jari Lindholm sul pronto soccorso di Bagdad.

Segnalo il megareportage con "richiamone in prima pagina" di Jari Lindholm sulla drammatica situazione del pronto soccorso del principale ospedale di Bagdad. Intenso e drammatico. A volte nauseante.
Jari Lindholm è un giornalista finlandese. Il suo sito è qui, però è in lingua finlandese (fate voi).
Se vi è venuta la curiosità di leggere il pezzo di Lindholn, lo trovate qui
La Puglia senz'acqua: Lello Parise vola a Taranto, assetato di notizie.

La Puglia è in ginocchio per la mancanza d'acqua. A Taranto, epicentro della siccità, per la redazione barese di Repubblica è presente Lello Parise, alla ricerca di notizie fresche.
venerdì 13 luglio 2007
Antonino Monteleone: un mito.

Dalla rubrica BELPAESE di Alessandra Longo, oggi su Repubblica:
"Il già parlamentare lucano Antonino Monteleone ha preso una decisione drastica: cambierà nome. Da An-tonino a Tonino, per cancellare An dalla sua vita".
Geniale.
Vade Retro Sgarboratti. Merlo demolisce in un colpo solo sindaco e assessore alla cultura di Milano.


Forse il miglior pezzo su Milano mai scritto da Francesco Merlo da quando fa il giornalista e lo fa per Repubblica. Il velenoso catanese dipinge due ritratti al vetriolo di Vittorio Sgarbi e della sindachessa Letizia Moretti a proposito del caso della mostra Vade Retro, annunciata da Sgarbi e poi messa nel congelatore dal sindaco.
Ecco due passi salienti dell'articolo:
"Nello stesso governo milanese coesistono la transavanguardia dell'Almodovar meneghinizzato, che fa le mostre sulla cacca, con la tradizione austriacante del sindaco Moratti, ex ministro inconsolabile che piazza la candidatura di Milano contro Roma per le Olimpiadi del 2020."
mercoledì 11 luglio 2007
Romagnoli e Franceschini rimandati a settembre.


Ricevo dal mio fido collaboratore Fabio P. di Bergamo:
Due piccoli errori nel paginone di oggi su Harry Potter: Romagnoli sbaglia la trama di “Misery non deve morire” (dice che la protagonista sequestra lo scrittore nella baita dove scrive invece lo sequestra in casa propria dopo un incidente), e Franceschini dice che dopo la morte presunta Sherlock Holmes ritornò nel romanzo “Il mastino dei Baskervilles”, invece tornò nel racconto “La casa vuota”.
Errori da poco, ma sempre errori
martedì 10 luglio 2007
Suicidi in corso (Bovio).

Choc a Milano: si è suicidato l'avvocato Corso Bovio. Subbuglio nella redazione milanese di Repubblica. Cinzia Sasso disegna subito un coccodrillo del personaggio mentre Oriana Liso e Emilio Randacio ci raccontano come sono andate le cose.
lunedì 9 luglio 2007
Il "prode prodiano" in Terra Santa.

In questo periodo il corrispondente abituale da Gerusalemme, Alberto Stabile, parrebbe essersi preso qualche dì di vacanza. Infatti dalla capitale israeliana sta scrivendo da qualche giorno Alberto Mattone. Oggi a Gerusalemme c'è in visita ufficiale Romano Prodi, il quale, però, probabilmente non si accontenta di Alberto Mattone e quindi ha preteso , come sempre, che al suo seguito per Repubblica, ci fosse il "prode prodiano" Marco Marozzi. E così è stato.
Benzinaio ucciso nel Salernitano: tutto sulle spalle di Irene de Arcangelis.

La "napoletana" Irene de Arcangelis è andata ad Agropoli per raccontarci la tragedia del benzinaio Davide Pecora ucciso da tre malavitosi campani. Dario Del Porto avrebbe potuto fare il cavaliere e andarci lui.
Lo strano caso del Dr. Carlucci e Mr. Davide.

Continua l'anda e rianda tra Milano e Padova dell'inviato milanese Davide Carlucci (ne abbiamo fatto menzione già ieri). A Milano, ci aggiorna sulle sorti di padre Bossi (Carlucci dottor Jekyll) e da Padova ci parla dei neo brigatisti catturati (Carlucci mister Hyde).
Live Earth: solo due pagine per l'evento musicale dell'anno.

Siamo sinceramente rimasti un po' delusi nello scoprire, oggi, che Repubblica ha dedicato solo due pagine all'evento musicale Live Earth che dovrebbe cambiare le sorti della salute del nostro pianeta.
E' vero che c'è l'apertura in prima pagina e un fondo interessante di Francesco Merlo, ma il solo pezzo forte di Gino Castaldo, che sembrerebbe essersene stato a casina sua, non ci sembra sufficente. Pezzi anche del corrispondente londinese Franceschini e dell'ambientalista di Repubblica Antonio Cianciullo.
domenica 8 luglio 2007
E' partito il Tour de France. E' partito anche Gianni Mura.

Da oggi e per circa tre settimane sarà obbligatorio leggere il pezzo quotidiano di Gianni Mura sul Tour de France. Mandare Gianni lla Gran Boucle è come mandare un bambino a Disneyland. E noi siamo felici come bambini nel leggere i suoi pezzi.
Davide Carlucci: Milano-Padova-Milano alla velocità della luce.



A Repubblica, da oggi, il dono dell'ubiquità non appartiene solo all'ottimo Leonardo Coen, ma anche al milanese Davide Carlucci. Oggi infatti a pagina 10 lo troviamo come inviato a Padova per la storia dell'arresto dei due complici delle nuove Br e quattro pagine dopo lo troviamo a Milano (ma come?) a commentare gli sviluppi del rapimento di padre Bossi.
venerdì 6 luglio 2007
La morte di Claudio Rinaldi nel ricordo di Bocca, Pansa e Ajello.

La morte di Claudio Rinaldi è stato un cazzotto nello stomaco per tutta la redazione di Repubblica. In prima pagina un breve ma intenso ricordo affidato al "collega storico" Giorgio Bocca. E poi la scelta di dedicare a Claudio il paginone centrale della cultura con due pezzi di Nello Ajello e Giampaolo Pansa.
A proposito di Pansa, altro collega storico di Rinaldi, riportiamo qui sotto il pezzo che uscirà oggi su L'Espresso:
E' morto nel sonno, Claudio Rinaldi. Nel piccolo sonno del primo pomeriggio, un'abitudine che per molto tempo non aveva avuto.
Morire nel sonno è il sogno di molti, quando pensano alla morte. Perchè vuol dire andarsene all'improvviso, senza soffrire. Ma Claudio di sofferenze ne aveva patite molte e ne ha patite sino all'ultimo istante, prima di chiudere gli occhi per sempre. Era malato da tanti anni, però non si considerava così. Era un uomo di forte carattere, molto determinato e assolutamente restio al lamento. Anche nei momenti più duri del suo male, ha sempre rifiutato di parlarne.
Gli chiedevi come andava, lui alzava le spalle e cercava subito di passare ad altro.
Per Claudio, l'altro era la politica italiana. Era questo il suo interesse vitale, anche nel senso che lo teneva agganciato a una vita sempre più difficile da affrontare. Ma non era un militante, non lo era mai stato, nel senso classico del termine. Era un giornalista integrale che osservava lo zoo dei partiti con un occhio scaltro, disincantato, pronto a rilevarne gli aspetti grotteschi. Nei suoi articoli e soprattutto nei giornali che aveva diretto, dapprima "L'Europeo", poi "Panorama" e infine "L'Espresso", si avvertiva sempre un sorriso ironico, di grande distacco. Come se volesse dire ai big dei partiti: non prendetevi troppo sul serio, sono ben altre le sfide della vita.
Come direttore, Claudio era anche un comandante. Anzi, un capo banda. Sapeva sempre quel che voleva. E non aveva incertezze nel chiederlo ai giornalisti che lavoravano con lui. Accettava di discuterne solo con i collaboratori più stretti. Ti ascoltava sorridendo, quasi pensasse: sentiamo un po' che cosa vuole questo qui... Se ascoltava un'obiezione convincente, ti diceva soltanto: adesso ci penserò... Quando il consiglio gli sembrava utile, poteva cambiare una briciola del suo programma. Ma tu lo scoprivi soltanto a cose fatte.
Ho lavorato con Claudio all'"Espresso" per otto anni, dal luglio 1991 al luglio 1999. Ero la sua prima "spalla", il condirettore. Ma di fronte a lui mi sentivo come l'ultimo dei redattori. Ossia, sempre sotto esame. Il miracolo del nostro lavoro in comune è che anche lui, nei miei confronti, si sentiva come mi sentivo io. Sempre sotto esame, come direttore. Un giorno mi disse: Giampaolo, mi fai soggezione perché non hai nessuno scrupolo nel mandarmi a quel paese... Ricordo quegli anni come un tempo irripetibile. Claudio amava soprattutto la propria indipendenza di giudizio, anche perché la considerava l'elemento numero uno di successo per il giornale che gli era stato affidato. Era questo il fattore umano e professionale che ci rendeva molto simili. Se qualcuno mi chiedesse com'era Rinaldi, avrei una sola risposta: era un anarchico individualista. Una qualità sempre più rara nel giornalismo italiano.
Ma Zucconi è in Liguria o in America?
Giusto ieri rendevamo pubblica la considerazione che Vittorio Zucconi scrivesse i suoi pezzi amricani dalla spiaggia ligure dove si trova in vacanza. Oggi a firma di un suo pezzo riappare la scritta "dal nostro inviato a Washington". Pronto rientro di Vittorio negli States o pronto intervento riparatore di Repubblica che finge che gli articoli di Zucconi siano scritti all'ombra della Casa Bianca? ( O all'ombra del sole ponentino?).
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