sabato 31 dicembre 2011

Buon anno a tutti i feticisti di Repubblica.

Auguri di buon anno dalla redazione di PPR a tutti i lettori del blog ed un augurio particolare a:

Adriano E.

Aghost

Albers

Alberto

Alberto A.

Alberto C. (Mad283)

Alberto V.

Alessandra

Alessandra G. 

Alessandro B.

Alessandro C.

Alessandro D. 

Alessandro F.

Alessandro L.

Alessandro M.

Alessio A.

Alfredo

Alvaro B.

Andrea

Andrea B.

Andrea C.

Andrea S.

Angela M.

Angelo

Angelo giosiciliano

Anidride Carbonica

Antimo

Antonio F.

Antonio L.N.

Antonio R.

Archimede mancato Pitagorico

Bacci

Bacino di Decantazione

Barbapapà

Bette

Bob B.

Carlo P.

Carmen la basca

Carmine

Caterina

Cavaliere Mascarato

Charlotte R.

Christian R. camillo

Ciruzzo S.

Claudio S.

Clicky

Cocciu

Dadaushi

Daniela G.

Danilo N.

Dajano T.

Diego B.

Diego D.  d./daw

Diego L.

Damiano M.

Daniel P.

Daniele

Daniele P.

Daniele W.

Dario B.

Davide C.  

Davide F.

Disma P.

Distonico

Dito nella piaga

Doriano  

El Gato

Elisabetta B.

Elmar B.

Elsa C.

Emanuela V.

Enrico

Enrico B.

Enrico C.

Enrico R.

Er Coatto

Esaù

Eugenio A.

Eugenio F.

Fabder

Fabio B.

Fabio G.

Fabio N.

Fabio P.

Fabio V.

Fabrizio S.

Federica S.

Federico

Federico C.

Ferdinando G.

Filippo P.

Filippo Pirex P.

Flavio71

Flavio P.

Franca

Francesca

Francesca (di Varese)

Francesca F.

Francesca M.

Francesco

Francesco B.

Francesco C.

Francesco G.

Franco F.

Franco S.

Frank

Gabriele

Gaby J.

Gaetano 

Gambero

G C (Peppe)

Gemina

Geordie1897

Geppo

Ger

Gery P.

Giacomo C.

Giacomo V.C.

Gianni B. 

Gimax

Gino G.

Ginogoriwashere

Gino S.

Giò C.

Gio S.

Giorgio

Giorgio C.

Giorgio M.

Giovanni A.

Giovanni S.

Giulia S.

Giuliano B.

Giuseppe C.

Giuseppe G.

Godot

Gootenberg 

Gpp

Gregorio S.

Hans M.

Ilaria D.P. 

Il Geco 

IllustrAutori 

Il Pauli

Il Russo

Jacopo R.

Jacopo N. 

Jack Skellington

J p

Julia

K (Chiara)

Kobayashi

Kriss

Kualunque Kualunque

Laila

Laura B.

L@nto

Lettere da Lucca

L.M.

Lele

Leonardo C. 

Libro Celeste

Lilith

Lilly M.

Lorenzo L. 

Lo Stampista

Lu

Luca C.

Luca C. cardano

LucaDC

Luca M.

Lucio P.

Ludo

Luigi B.

Luigi C.

Luisa A.

Macs

Mafalda

Manfredi P.

Marco C.

Marco D.R.

Marco F.

Marco S.

Marco Z.  

Marinella L.S.

Mario L.

Mario P.

Massi

Massimiliano "vagamente"

Massimo M.

Massimo P.

Matteo P.

Matteo B.

Matteo R.

Mattia B.

Mattia Z.

Maurizio

Maurizio A.

Maurizio B.

Mauro

Mauro M.

Matteo G.

Max B. 

MicGin

Michele

Michele L.

Michele S.

Michelevox 

Misopogon

Mo'bbasta

Monica M.

MUDD

Navigatore

Nemo

Nestore C.

Nicola B.

Nicolò

Nomadus

Nonunacosaseria

Nuncamas

Occam

Omar

Ombudsman

Osvaldo F.

Pablito

Paolo A.

Paramecio

Paris S.

Partigiano

Pasquale P.

Patrizia B. patty

Peppe

Peppino T.

Phoedrus

Piazza Indipendenza

Pier Luca S.

Pierpaolo P.

Pietro M.

Pietro R.

Pink Panther

plus1gmt

Px  feticista honoris causa

Raffaele

Rastignac

Renato C.

Residori

Rico C.

Riky

Roberto B.

Roberto C.

Roberto L.

Roberto M.

Robystereo

Rodolfo

Rosa P.

Rosella R.

Sabrina G.

Salvo S.

Saul H.

Saul S.

Sergio

Sfatto

Signor Marco

Silvana P.

Silvia

Simona

Simone M.

Spartaco

Stefano B.

Stefano B.

Stefano M.

Stelladellasenna

Supersoul

Swam

Tatiana V.

Thomas C.

Tiberio

Tumy

Unazetasola

Valentino N.

Valerio P.

Vautrin

Vecchio Lupo

Vincenzo M.

Vittorio P.

Vittorio Z

Walter

Wil NLQB

Wild56

E a tutti i troll, i lurker e gli anonimi che non hanno voluto firmarsi.

A tutti i fan della pagina Facebook di PPR.

A tutti i nostri follower di Twitter.

E a tutti quelli di cui ci siamo dimenticati, scusandoci.

E, ovviamente, a tutti i giornalisti e collaboratori di Repubblica. Eugenio ed Ezio in testa.

Ed in particolare a:

Alberto C.

Aldo B.

Angelo A.

Angelo C.

Anna B.

Annalisa C.

Antonio C.

Armando O.

Aurelio M.

Carlo B.

Carlo C.

Carlo P.

Caterina P.

Cecilia G.

Cinzia S.

Cristina N. 

Cristina Z.

Dario C.D.

Elena P.

Elvira N.

Emilio M.

Enrico B.

Enrico C.

Fabrizio B.

Fabrizio R.

Federico S.

Filippo C.

Gabriele B. 

Giampaolo C.

Gianni M.

Irma D'.

La Dolce Concita

Laura M.

Leonardo C.

Luca R.

Lucio L.

Luigi B.

Marco M.

Massimo G. 

Maurizio C.

Massimo B.

Nino B.

Nicola L.

Omero C.

Paolo S.

Paula S.

Peppe S.

Piero C.

Silvia B.

Stefano B. bartez 

Vittorio Z.  

AUGURI!

2012. La Repubblica che vorrei.



Caro Feticista Supremo,

come sempre accade, ci stiamo tutti quanti preparando all’arrivo del nuovo anno. Da inguaribile ed esigente feticista del nostro amato giornale ho ragionato sulla Repubblica che vorrei, ovvero sui cambiamenti che mi piacerebbe vedere sull’edizione cartacea (cui rimango pervicacemente affezionato) e di cui abbiamo spesso parlato in questo blog.

1) I titoli di prima pagina. Io capisco che i limiti del formato obblighino il giornale a sintesi estreme, ma questo vincolo non impone affatto quelle fastidiose forzature gridate, a volte ansiogene, che non di rado caratterizzano il giornale e che sono assolutamente non in linea con quanto richiesto ad un quotidiano di qualità. Qualche giorno fa, ad esempio, campeggiava un titolo “Pensioni -30%” che non lasciava alcuno spazio alla comprensione immediata del problema. Vorrei più moderazione nei toni e uno sforzo qualitativo maggiore sulla sintesi. Chiedo anche una moratoria: basta con l’orribile: “Il pugno del…”, non se ne può più;

2) Utilizzo delle grandi firme. Basta con l’utilizzo convenzionale (meglio dire: sottoutilizzo) dei giornalisti di chiara fama, pigramente e comodamente appollaiati in redazione a scrivere pensosi e superflui editoriali sul mondo che non va. Li si mandi in giro per l’Italia a consumare la suola delle scarpe per raccontare quello che accade. Qualche nome? Concita De Gregorio e Curzio Maltese;

3) Cronache politiche. Come scritto più volte, l’era del governo tecnico richiede un approccio informativo completamente diverso sull’azione politica. In queste settimane stiamo già apprezzando alcuni cambiamenti, ma è bene ribadirlo: basta con i retroscena che durano lo spazio del mattino, romanzati con tonnellate di presunte dichiarazioni virgolettate, basta con le interviste incentrate sul nulla, basta con il chiacchiericcio autoreferenziale della politica politicante. Si reintroduca il pastone politico per sintetizzare la giornata politica e ci si focalizzi intensamente sui temi concreti che interessano la vita dei cittadini;

4) Esteri. Rinnovamento dei corrispondenti, riaprendo anche alle donne, e ricalibratura della loro missione. Non è pensabile che siano solo eventuali pensionamenti a dettare i tempi del cambiamento. Si teme forse, con la sostituzione di nomi ben introdotti, di perdere le entrature nel milieu politico-economico-sociale del Paese ospite? Ma non dovrebbe essere l’appartenenza a Repubblica a garantirle? Basta, poi, con l’utilizzo di figure professionali così importanti per diffondere l’aria fritta che circola nel mondo.

5) Economia. La crisi del debito sovrano ha messo in discussione il baricentro dei risparmi degli italiani: i titoli di Stato. Repubblica, come scritto tante volte, accusa un deficit clamoroso rispetto al Corsera in termini di attenzione al tema degli investimenti personali che interessa la stragrande maggioranza dei suoi lettori. Vorrei un’attenzione sistematica e ragionata sull’argomento, con un’apertura al dialogo con i lettori (che può essere molto formativo, vedi Sole 24 Ore). Si parta da Affari & Finanza, istituendo finalmente una sezione dedicata, e da lì si proceda verso l’edizione nazionale. Bisogna prepararsi per tempo ad un 2012 che si preannuncia molto difficile;

6) R2. Questa sezione del giornale andrebbe abolita, essendo un corpaccione schizofrenico che accumula bulimicamente argomenti senza un filo rosso a guidarne la sequenza. In alternativa, si richiede almeno massima severità nella selezione dei temi: tutta l’insopportabile fuffa che circola sotto il nome di Costume & Società e che immancabilmente appesta R2 ed una parte della sezione Attualità sia convogliata altrove, nei tanti inserti del giornale ad esempio. Liberiamo spazio per raccontare in profondità la società italiana: Repubblica vanta tante redazioni locali, sfruttiamole al meglio per arricchire l’edizione nazionale.

7) Recensioni cinematografiche. Ne stiamo discutendo da tempo immemorabile in questo blog. E’ ora che anche Repubblica si convinca che la sezione di critica cinematografica deve essere affidata in toto ai professionisti Nepoti e D’Agostino, come avviene nei giornali seri. Se la competenza torna ad essere un tratto distintivo del Governo del Paese, non vedo perché Repubblica non debba fare altrettanto al proprio interno. Unica eccezione: Natalia Aspesi ai Festival;

8) Sport. Riportiamo la sezione alla missione delle origini, raccontare lo sport in maniera diversa, meno concentrata sul cronachistico racconto del calcio di Juve/Inter/Milan (per quello ci sono i quotidiani sportivi) e più attenta alle storie apparentemente minori, ma spesso emblematiche del nostro Paese (come quelle che ci riporta domenicalmente Gianni Mura nella sua rubrica). Eppoi, più spazio, continuità e dignità nel trattamento riservato agli altri sport;

9) Inserti. L’attività di lancio o ristrutturazione degli inserti negli ultimi anni si è caratterizzata per un’apprezzabile e riuscita attenzione all’aspetto grafico, ma per modesti (quando non nulli) esiti in termini di contenuti. Che sia R2Cult o RClub ci si è sempre trovati di fronte ad un prodotto pigro, convenzionale, qualitativamente discutibile, come se l’idea del restyling fosse di per sé sufficientemente appagante da non richiedere un ulteriore sforzo di innovazione. La Domenica rimane l’unica vera iniziativa di successo negli ultimi anni. Possiamo ripartire da lì?

10) Qualità della scrittura. Refusi, imprecisioni, sgrammaticature: questo blog ha documentato e documenta incessantemente la distratta attenzione riservata dal giornale alla lingua italiana e all’accuratezza delle informazioni riportate. Pretendiamo un controllo di qualità severissimo. Io ammiro l’attenzione che al Post di Luca Sofri pongono verso questo aspetto, è così difficile importarla a Largo Fochetti?

Auguri di Buon Anno a tutte le donne e gli uomini che lavorano a Repubblica.
Con un’esortazione per il 2012: stupiteci!

Barbapapà 

ps: questo è il quarto contributo di fine anno dei collaboratori (e non) di PPR.
I primi tre sono stati quelli di Nonunacosaseria, Il GECO e MUDD.

ps2: Se volete mandarci il vostro contributo, mandate una mail a enricoporrochiocciolafastwebnet.it o postatelo direttamente in un commento. Saremo lieti di pubblicarlo.

Messaggio di fine anno.

Dalla Busiarda di oggi.

Minifeticismi di fine anno.

Un RClub da incorniciare, con copertina mondiana su McInerney e racconto di Concita breve ma toccante sul Capodanno di lei bambina. Da segnalare anche il colore del 2012 (arancio Tangerine Tango: il FS e' pregato di aggiornare la grafica del blog...), anno in cui Piero Ottone prevede la scomparsa delle (già mini) gonne, come gaudente risposta alla crisi. La scostante Elena Stancanelli attacca - giustamente - chi veste i cagnolini a festa. Applausi per la terza e ultima parte dell'elenco di Gianni Mura. E auguri anche da me.
Occam

Osservatorio Prime Pagine Vintage.

La Busiarda di dieci anni fa, quando esordiva l'euro.


(si ringrazia l'archivio online di lastampa.it)

Twitter, il successo costa caro.

Pomeriggio del 31 dicembre del 2011. Twitter da un’ora circa è sovraccarico, ed è andato in tilt.  Troppa gente che vuole (vorrebbe) cinguettare gli auguri di buon anno ad amici e parenti. Il successo costa caro.

Gli auguri di Altan.

(dalla prima pagina odierna di Repubblica)

La morte di Don Verzè sui media filo-berlusconiani.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ciao Pazzo,
boh, non so se hai notato la concordia che regna tra gli organi d'info berluscona sulla morte di Don Verzè:

1 - il Geniale:
(neutrale in superficie, dal testo si capisce: MAGISTRATI ASSASSINI!)

2 - il Foglio (di via):
(insomma, poco manca che non esulti per la sparizione di: "don Luigi Verzé un agguerrito e spesso tracotante nemico ideologico di tutte le cose laiche, razionali e anche cristianamente caritatevoli in cui mi riconosco. Alla sua ombra furono allevati faustismi orrendi, provvidenzialismi grotteschi, corruzioni del senso ultimo della civiltà di impronta cristiana nella sua parte amica della ragione, della temperanza etica, della sapienza. Un disastro ribadito dall’ultima lettera del sac. prof. che imita Cristo." -il platinette barbuto-)

3 - dagospì?
ebbeh, il vedovo di bisignani la butta in cacciara (more solito): paragonando il defunto a calvi...

dulcis in fundo
4 - libero (noooh occupato):
non pervenuto (saranno già a stappare gli spumantini del LIDL...)

ginogoriwashere
andwishyou: HAPPYNEWYEAR!

Osservatorio Prime Pagine.

Anche Il Giornaledifamiglia chiude in bellezza il 2011.
(via NLQB)

(Osservatorio Refusi) La Gazzetta di Caserta chiude il 2011 in bellezza.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ciao Pazzo,
questa me l'hanno segnalata alcuni amici via mail...
Li ringrazio.
Senza di loro ne sarei stato allo... scuro!

Giò


La morte di Don Verzè: i cinguettii di astio.

Il redivivo Aghost ci ha inviato una selezione di cinguettii sulla morte di Don Verzè, colti fior da fiore, da Twitter:
Manuel Scarafoni
I funerali di Don Verzè in jet privè.

Massi Stacchini
Don Verzé era un uomo come tutti noi, solo che era peggio.

Giovanni Panunzio
E' morto don Verzé: da una cassa all'altra.

BrainFuck
Il "passo indietro" di don Verzé

Roberta
Don Verzè è morto: più che un vuoto lascia un buco

Qual è il miglior modo per ricordare Don Verzè, morto oggi a Milano?



Riproporre qui su PPR lo straordinario ritratto disegnato da Francesco Merlo qualche settimana fa su Repubblica:

(un lettore anonimo del blog ci comunica che alle 9.04 repubblica.it aveva già pubblicato da almeno 5 minuti la notizia della morte di don verzè, il sito del nemico nulla)
Ordina: «Bruciate!» e il picciotto va e appicca il fuoco. Don Luigi Verzé è il primo prete capomafia della storia d’ Italia e il silenzio del Vaticano o è rassegnato o è omertoso, decidete voi. Ma per noi siciliani è un sollievo che almeno sia padano questo ’don’ che è due volte ’don’, per il turibolo e per la coppola storta. Attenzione: non un prete mafioso, non un prete al servizio della mafia, [...]
che ce ne sono stati tanti, ma un boss che amministra i sacramenti, un don Calogero Vizzini con il crocifisso portato - fateci caso - all’ occhiello, lì dove si mettono gli stemmi dei Lyons e del Rotary, e i massoni vi appuntano il ramo d’acacia e i gagà la mitica pansé. Anche don Calogero non pagava mai con le mazzette tipiche della corruzione diciamo così normale, ma con bigliettoni ’impilati’. «Le buste di don Verzé - raccontano i testimoni oculari - erano alte tre o quattro centimetri con biglietti da 500 euro». Don Calogero Vizzini le chiamava appunto ’pile’. E don Verzé non comunica con i pizzini come i più rozzi tra i corleonesi, ma si attiene ai classici che affidavano le sentenze ’allo sguardo e al silenzio ’.
E SE proprio deve farsi intendere don Verzé «manda l’ autista - tutte le citazioni sono prese dai verbali - anche all’ estero». Trasmette gli ordini «attraverso messaggeri umani». Il pizzino infatti è mafia stravagante, deviazione sbruffona, «niente di scritto e niente al telefono» raccomanda Marlon Brando Vito Corleone: «La polizia registra, poi taglia e cuce le parole per farvi dire quello che vuole».
Il codice di don Verzé non è quello classico del danaro cattolico, neppure nella variante diabolica della simonia. Don Verzé non è uno di quei generosi mostri italiani che hanno messo insieme mammona e il Padreterno, come direbbero gli evangelisti Matteo e Luca, l’ingordigia e la bontà. È invece un don Luciano Liggio per la gloria di Dio. Anche don Luciano bruciava una campagna e poi si presentava al proprietario: «Non rende, vendetemela». Sono gli stessi metodi criminali di don Verzé che aveva deciso di comprare i terreni confinanti con il suo ospedale, ma il proprietario non voleva vendere perché vi aveva costruito campi da tennis, da calcio e da calcetto, spogliatoi e bar... Ebbene nel 2005 e nel 2006 quegli impianti subirono due incendi dolosi. Poi don Verzé convocò Pollari, capo del Sismi e gli disse: «Mandaci la Finanza».
In quel periodo il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele pubblicava con Bompiani "Io e Cristo" per spiegare come «la Fede si fa opera». E infatti la Finanza andò, controllòe multò. Ma il proprietario resisteva. E allora «sabotate» ordinò letteralmente don Verzé prendendosi una pausa dalla pia esegesi neotestamentaria (pag. 123 sgg) del famoso «verbum caro factum est», il verbo si è fatto carne. E specificò: «Sabotate, ma state attenti all’asilo e ai cavalli che sono nostri». Il picciotto, che stavoltaè un ingegnere, lo rassicura: «Sarà sabotato il quadro elettrico, quindi i campi non potranno essere illuminati e quando gli "amici" andranno a fargli la proposta di acquisto, lui sarà in ginocchio...». "Gli amici", "in ginocchio"...: il linguaggio cristologico qui diventa cosco- massonico.
Qualche giorno dopo "l’ingegnere", che sembra il personaggio misterioso dei romanzi di Le Carrè, titolo nobile e funzione ignobile, spiega a un don Verzé in partenza: «Quando lei sarà in Brasile ci sarà del fuoco». Come si vede, è un dialogo in argot, allusivo al crimine e alla mafia. E infatti don Verzé indossa i gessati dei mafiosi di una volta, ha la faccia anonima dei veri malacarne, con il cappello che richiama la coppola ma la nega, e forse perché un prete capomafia poteva nascere solo nel Lombardo Veneto, nella terra dei "buli" e dei "bravi", la terra sì del cardinale Borromeo e di Manzoni ma anche della Colonna Infame, delle opere benedette da don Giussani, dell’investimento economico come pietas, del capitalismo dell’Opus dei.
E infatti il titolo del dialogo tra Carlo Maria Martini e don Verzé è ’Siamo tutti nella stessa barca’ (non banca): «Eminenza, posso chiamarla eminente padre?» . E il cardinale: «Chiamami padre Carlo Maria Martini». Don Verzé recita la parte del piccolo uomo davanti al santo: «Amore, verità, libertà di scelta». È un libro tutto compunzione e incenso. Il cardinale lo lodae lo legittima: «Nessuno meglio di lei...», «capisco la sua posizione, don Luigi», «comprendo i suoi sentimenti», «trovo bella questa sua espressione». A quel tempo don Verzé è già chiacchierato ma molto potente, nessuno immagina che organizza attentati e distribuisce mazzette e che i suoi ospedali sono fondati su una corruzione enorme, ma certo i suoi lussi sono già evidenti, le sue spese folli non passano inosservate, i suoi uomini gestiscono misteriose società in mezzo mondo, dal Sudamerica alla Svizzera, hanno conti correnti i dappertutto, e don Verzé ha comprato un aereo e ne prenota un altro e tratta una intera flotta perché non vuole perdere tempo negli aeroporti, e tutti sanno che l’aereo è l’arma principe dei malavitosi e dei guerrieri.
Inoltre don Verzé non parla come un Marcinkus alle prese con la volatilità della finanza ma come un capobastone, un campiere che controlla il territorio: «La Moratti, l’ho convinta io a fare il sindaco», «il cardinale Tettamanzi l’ho fatto venire io a Milano» e Formigoni, che il faccendiere di don Verzé ospita nel suo yacht, è sotto controllo perché «l’abbiamo salvato noi». E Berlusconi «dono di Dio» è «legatissimo alla famiglia», anche se, «ha fatto qualche giro di valzer». Ecco: Dio non s i cura del sesso quando si fanno affari. Perché appunto il verbo si è fatto carne.
Ma non bisogna credere che don Verzé sia un ateo mascherato e che tutto quei suoi libri di dottrina siano solo copertura. È al contrario un devoto in missione mafiosa per conto di Dio perché le vie della provvidenza sono infinite e se c’è la necessità di un attentato, beh, Dio non è certo un moralista.
Don Verzé è come quei preti medievali che, convinti di essere illuminati dalla grazia, commettevano in nome di Dio ogni nefandezza, vivevano a statuto speciale, in sospensione dei peccati, in deroga. Del resto don Verzé non ha sedotto solo il cardinale Martini e tutta la credula Milano cattolica.
Come ogni rispettabile padrino aveva bisogno della copertura laica e dunque l’ha ingaggiata. Massimo Cacciari ed Ernesto Galli della Loggia sono due intelligenze di prima grandezza nella cultura italiana, di quelli che braccano e scovano e mettono alla gogna i vizi del paese, uno come grande vedetta lombarda e l’altro come doge dei mari del sapere, callido Ulisse di Venezia: «mio carissimo amico dell’anima» dice don Verzé. Eppure anche loro sono stati impaniati, sono caduti nella panie dell’imprenditore in Cristo, del Christusunternehmer, avrebbe detto Cacciari se non fosse stato professore e rettore della sua università. Anche il facondo Vendola, quello che scioglie in bocca le parole come caramelle ideologiche, non ha mai avvertito nel comparaggio per l’ospedale a Taranto il sentore dell’imbroglione in Cristo, e gli ha invece fornito la legittimazione della sua pregiata griffe di sinistra.
Vaticano, cultura laica e sinistra comunista: nessun mafioso siciliano era riuscito a superare tutti questi livelli. Con don Verzé siamo ben oltre i colletti bianchi.
E certo la Chiesa se fosse coerente dovrebbe scomunicarlo come scomunicò quei quattro frati di Mazzarino che, unico caso nella storia della mafia, taglieggiavano i contadini, facevano caporalato, decidevano vita e morte, controllavano il territorio: trasformarono il loro convento in un covo di prepotenza. E quando, era il 1960, furono processati, turbarono gli animi degli italiani al punto che gli stessi giudici ebbero soggezione e si misero a somministrare gli ergastoli come fossero sacramenti. Ma la Chiesa - pensate, la Chiesa complice di allora - non ebbe pietà per quei sai sporcati e per quella mania di fra bruciare i terreni, proprio come ha fatto don Verzé, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
Francesco Merlo -  la Repubblica, 02 dicembre 2011

Gli auguri di Giannelli sul Nemico.


Il 2011 secondo ellekappa.

Le altre vignette del 2011 le trovate qui.

Il calendario delle vignette di Bucchi.

Le vignette sono visibili qui.

Gli auguri di Flebuccio via Twitter.



Osservatorio Curiosità.

Riceviamo da un lettore anonimo e volentieri pubblichiamo:

I francesi saranno sempre pronti a scioperare, ma non sono ancora capaci di allestire lo sciopero istantaneo...
Repubblica.it, nel dare la notizia della paura per l'aereo fuori pista all'aereoporto di parigi si unisce una foto, che però si riferisce ai momenti dello sciopero di due settimane fa degli addetti alla sicurezza negli aereoporti. nell'articolo si parla di una passeggera che ha chiamato France Presse per protestare, non penso sia stata capace di organizzare tutto quanto si vede nell'immagine.

venerdì 30 dicembre 2011

Un 2012 di sobrietà montiana su Repubblica.

Previsioni per il 2012 republicone
Le parentesi graffe con i tweet lieviteranno e anche alcune firme avranno l'account annesso; Angelo Aquaro tornerà da New York; le vignette saranno abolite in linea con la nuova linea di sobrietà montiana (in realtà, per il fatto che con la crisi galoppante non ci sarà nulla da ridere...), così come tutte le rubriche; il Bonsai di Messina si chiamerà Bontweet e sarà lungo 140 caratteri; il Belpaese della Longo si chiamerà Sottiletta e l'Allegretto di Stefano Benni si chiamerà "Sobrietto", Michele Serra non potrà più fare la sua poesia sull'anno che verrà (a proposito: deliziosa quella del paginone di oggi) e i Sette giorni di Mura saranno ridotti a 5 per risparmiare; Enrico Currò si occuperà sia del Milan che dell'Inter e lo farà standosene in redazione a Milano davanti a Mediaset Premium; le pagine del week-end subiranno l'ennesimo restyling e l'austerity causerà la conversione di D, XL e affini, e persino Venerdì, in mini-dorsi cartacei da 8 pagine, con sommo gaudio delle casse del Gruppo Espresso e soprattutto dei detrattori pipierrini dei suddetti inserti; in compenso - per la gioia del magistrale Magistà - Casa&Design sarà promosso a unico inserto cartaceo (in carta riciclata) per competere in edicola con le testate di settore.
Last but not least: per risparmiare inchiostro, la parola "la" sparirà dalla testata di Repubblica e si metterà la parola fine alla querelle sollevata da questo blog di menti malate...
PS. E - dopo la perdita di D'Avanzo e Bocca - la speranza di un anno che non si porti via nessuno dei nostri amati.

Auguri da MUDD

ps: questo è il terzo contributo di fine anno dei collaboratori (e non) di PPR.
I primi due sono stati quelli di Nonunacosaseria e Il GECO.

ps2: Se volete mandarci il vostro contributo, mandate una mail a enricoporrochiocciolafastwebnet.it o postatelo direttamente in un commento. Saremo lieti di pubblicarlo.

La filastrocca del 2012 di Michele Serra.
Fuori concorso per il PPR+.

Strepitosa la consueta filastrocca di Michele Serra dedicata all'anno nuovo, fuori concorso ai PPR+ per manifesta superiorità.
Ecco i primi tre mesi, i restanti mesi li trovate qui.


GENNAIO
Vien gennaio. Sobriamente.
Perché questo è il corso nuovo:
che si mangia, mediamente,
due persone con un uovo.
Molto sobri anche nel bere
perché questo è il nuovo corso:
grande o piccolo il bicchiere
se ne beve solo un sorso.
Ci si copre, e basta e avanza,
con un vecchio paletò
che se stringe sulla panza
basta dimagrire un po'.
Il ministro bocconiano
dà l'esempio: in aeroplano
vola a Londra a risuolare
le sue scarpe molto care.

FEBBRAIO
È febbraio. Nevicate
siberiane, che a folate
trasfigurano i passanti.
Son davvero mendicanti
quelle giovani, a Milano
che protendono la mano
per un obolo da poco?
E le unghie rosso fuoco?
E le labbra sifonate?
E le Mini abbandonate
senza benza? E gli Svaroschi
che l'incuria ha reso foschi?
Con il refolo di fiato
che rimane alle tapine
il mistero è rivelato:
"eravamo le Olgettine".

MARZO
Marzo. Un sito neonazista
rende nota un'altra lista
con i nomi degli amici
dei giudei, dei musulmani
dei watussi, dei fenici
degli slavi e dei gitani
dei cinesi e dei Bantù
che si vestono frou frou
dei pigmei, degli invertiti
che si baciano nei bar
dei turkmeni e degli ittiti
ricomparsi nel Qatar.
Ma per essere razzista
quell'elenco ha un'omissione:
manca il nome del fregnone
che ha stilato quella lista.

I 100 nomi dell'anno di Gianni Mura (parte seconda).

Un'altra pagina da ritagliare e mostrare ai nipotini, dopo le due di ieri. In particolare segnaliamo i brani su Simone Farina, Guerin Sportivo e Antoine Kombuarè.


Farina Simone (calciatore)
Di fronte a una proposta di combine qualche suo collega avrebbe accettato, tutti gli altri avrebbero detto "fate quel che vi pare ma io non ci sto" e uno al massimo (lui) avrebbe denunciato facendo nomi e cognomi. E tutti a dire che non è un eroe. Certo, ma intanto è in vacanza in una località segreta, perché rischiano lui e la sua famiglia. Ecco spiegato il 9,5.











Guerin Sportivo (giornale)
Il 4 gennaio compie cent'anni, record mondiale per un periodico sportivo. Voto, pensando anche al lenzuolo biancoverde che fu, 8.














Kombouarè Antoine
(allenatore)
Primo in classifica col Psg è silurato. Tutto il mondo è paese. Sette di solidarietà.

Aumenta tutto, luce, gas, autostrade, Repubblica.

Per chi ancora non lo sapesse, ecco il regalino di CDB per l'anno nuovo.

La ballata del republicone.

Proseguiamo con i contributi di fine anno (a proposito, se volete darci il vostro, mandatecelo via mail a enricoporrochiocciolafastwebnet.it o postatelo in un commento).
E' il turno del GECO con una ballata in onore dei tanti Republicones che danno l'anima per il giornale e corrono qui su Pazzo per Repubblica a vedere cosa si dice di loro.

C'è un cronista che chiede al negoziante:
"Ha ricevuto minacce, ultimamente?"
"Nenti pizzu, chidd'incendio è 'n incidente".
Niente pizzo, niente pizzo per Repubblica.

Quel cronista trova disarmante
non avere una fonte o un confidente
"Che je scrivo mo' ar giornale? Niente"
Niente pezzo, niente pezzo per Repubblica.

E indaga ancora, ma ben presto un malvivente
lo fa finire dentro un pozzo nero
(ma il giornalista rimane tutto intero,
dentro il pozzo, dentro il pozzo per Repubblica).

E risale tutto euforico, esultante
"finalmente ho una storia pe''l giornale!
Lì nel pozzo quel liquame era infernale
e ora puzzo, ora puzzo per Repubblica".

"Dai, valeva la pena, che accidenti"
dice il cronista ormai d'orgoglio pieno.
"Peccato solo per quel PiPiErre Meno:
ma che gli ho fatto io a quel Pazzo per Repubblica?" 

Il GECO

Osservatorio Feticismi.

(via Twitter da Armando O.)


C'è grossa crisi.

Dal gennaio Repubblica costerà 1,20 euro.
Non l'ha detto Mario Monti, l'ha detto Carlo De Benedetti che, dopo una lunga riflessione, ha deciso di adeguarsi al prezzo degli altri quotidiani.
Al di là del giramento di coglioni di spendere 6 euro in più al mese, la cosa più scomoda è dover trovare ogni volta la fottuta monetina da 20 centesimi che prima non serviva.

Scalfari e Merlo vincono il PPR+ di ottobre.
A Vera Schiavazzi il PPR-.

Si è chiuso il sondaggio PPR del mese di ottobre. Ecco le classifiche finali.








PPR+ (totale 39 voti): 
1. Francesco Merlo - 13 voti 
1. Eugenio Scalfari - 13 voti 
3. Emanuela Audisio - 7 voti
4. Michele Serra - 3 voti
5. Bernardo Valli - 3 voti

Leggete qui il pezzo di Francesco Merlo 
Leggete qui il pezzo di Eugenio Scalfari

E venne, infine, il giorno del Fundador! All’undicesimo tentativo Scalfari è riuscito finalmente ad aggiudicarsi il PPR+ grazie ad uno dei suoi editoriali domenicali in cui ha analizzato, con la nota maestria, la situazione politico-economica e disegnato l’unica prospettiva per il nostro Paese: un “governo di responsabilità nazionale affidato ad una personalità di massima autorevolezza”.
A pari merito con Scalfari si è piazzato il numero 1 dei PPR+, Francesco Merlo (sesto trionfo!), con il suo brillante vocabolario “lavitoliano”, strumento utilissimo per comprendere le logiche del sottobosco del potere politico-economico italiano.
Completa il podio Emanuela Audisio con il suo bel commento sulla tragica fine di Marco Simoncelli. Un sapiente tratteggio della psicologia dei piloti (“I piloti si spezzano senza rimpianti e senza rewind. Non sanno tornare indietro e, forse, non vorrebbero”) ed una partecipata descrizione del funerale di popolo.
Al quarto posto troviamo Michele Serra, con il suo toccante ricordo delle Cinque Terre devastate dall’alluvione, e al quinto posto Bernardo Valli, con la storia del leader libico Gheddafi appena giustiziato dai ribelli.




 



PPR- (totale 31 voti):
1. Vera Schiavazzi - 9 voti
2. Giovanni Valentini - 7 voti
3. Maria Elena Vincenzi - 5 voti
4. Elena Dusi - 3 voti
4. Andrea Tarquini - 3 voti
6. Francesco Bei - 2 voti
6. Filippo Ceccarelli - 2 voti

Leggete qui il pezzo di Vera Schiavazzi 

Terzo trionfo per Vera Schiavazzi al PPR- grazie ad un imperdibile pezzo sui segreti rimedi per placare il pianto dei neonati, indicati da presunti autorevoli siti Usa e da manuali italiani. Con un prezioso suggerimento iniziale: “Meglio studiare in anticipo le regole (…), perché nessun genitore in ansia che deve fare i conti con un rumore notturno che può arrivare a 80 decibel sarà in grado di ricordarle tutte a memoria.”. Su R2, sia chiaro.
Al secondo posto si piazza l’editorialista Giovanni Valentini la cui richiesta di interruzione delle gare motoristiche, dopo la tragedia di Simoncelli, è parsa ai più molto discutibile nonché in palese contraddizione con la grande attenzione che il giornale riserva a questi sport.
Completa il podo Maria Elena Vincenzi con l’ennesimo, fastidioso esempio di abuso nella pubblicazione di intercettazioni. Nel caso in esame siamo stati informati che il faccendiere Lavitola si è adoperato per ottenere una Maserati a sconto grazie alla sua amicizia con Berlusconi. Serve aggiungere altro?
Segue, poi, la coppia Elena Dusi e Andrea Tarquini. La Dusi si è segnalata per il solito Uno-Studio-Dice-Che (copyright Occam) i cattivi fanno carriera nel mondo del lavoro (wow!) mentre Tarquini si è fatto apprezzare per aver segnalato, da Berlino, qual è il paese perfetto per ogni carattere.
Chiudono la classifica Francesco Bei, con la solita nota politica in cui ha rivelato un esclusivo retroscena di brevissimo respiro, e Filippo Ceccarelli, con una recensione dell’ultimo libro di Bartezzaghi che si è rivelata più un palcoscenico per dar sfogo al proprio ego che un’occasione per illuminare i lettori sul libro.

Non dimenticate di proporre le candidature per il mese in corso scrivendo a enricoporrochiocciolafastwebnet.it oppure segnalando direttamente in un post (anche se OT, non preoccupatevi) l’articolo che ritenete meritevole di una menzione, positiva o negativa che sia.

La poesia di fine anno al contrario.

Ho chiesto ai collaboratori più stretti di PPR di buttare giù qualcosa per la fine dell'anno.
Il primo a mandarmi il suo contributo è stato Nonunacosaseria che si è inventato una poesia ispirandosi alla poesia Il giorno di Capodanno di Pablo Neruda. Ne è venuto fuori una sorta di calembour, scritta con i contrari dell'originale di Neruda, una cosa un po' bizzarra, ma che a pensarci bene un senso potrebbe anche averlo. Insomma, una roba che piacerebbe al nostro amico bartez. FS

Grazie, Nonuna.

Osservatorio Curiosità.

Da chi a chi?
(ringraziamo Kobayashi per la segnalazione)

La Treccani tira le orecchie ai sondaggi di Repubblica.it

L'ottimo Misopogon ci segnala questo rimprovero da parte del sito della Treccani ad alcuni sondaggi realizzati da repubblica.it:

È sempre interessante, spesso divertente, leggere l’esito di quei rapidi sondaggi che siti come Repubblica.it allestiscono per sapere dai lettori quali sono, secondo loro, le più significative parole dell’anno, da votare scegliendo entro una lista bloccata, presentata dalla redazione del sito stesso e di solito comprendente dieci vocaboli. Non si tratta per forza di parole nate nell’anno di riferimento (quello che va chiudendosi), ma di parole che, per motivi extra-linguistici, si sono imposte all’attenzione e all’emotività dei parlanti: talvolta si tratta di parole da tempo esistenti che però, a causa di fatti sociali, economici, politici specifici, sono cresciute improvvisamente nell’uso e nella capacità di penetrazione. prosegue qui

Due cosine sull'inserto Next.

Due cose buone sull'altrimenti gia' visto inserto Next di ieri: l'estraibilità e l'assenza del pur ottimo economista della Nyu Nouriel Roubini (sentito per ultimo sul giornale dell'altroieri, è record 2012...).

MUDD

Antonio Polito sul Corriere: un editoriale che fa discutere.

Come avrete (più o meno) scoperto, Antonio Polito è un nuovo editorialista del Nemico. 
Il suo pezzo sulla prima pagina di qualche giorno fa non è però stato dei migliori, come ci racconta il buon Carlo Arcari sul suo blog:


Leggere i giornali di questi tempi è per me un esercizio davvero stancante. Non tanto per quello che scrivono i commentatori di destra, tramortiti dalla estromissione dal governo per mano dei poteri forti, quelli veri, ma da quello che scrivono i commentatori che si dicono di sinistra, anzi "democratici".
"Qualche luogo comune, intanto, è bene che crolli" afferma sicuro come non mai il compagno Antonio Polito, nella sua veste di editorialista del Corriere della Sera. E subito dopo ovviamente ci sommerge con una valanga di luoghi comuni: "Solo la crescita economica può migliorare la vita materiale degli esseri umani. Se guardiamo il mondo dalla Cina, per esempio, vedremo centinaia di milioni di uomini che in questi anni sono usciti dal medioevo dei loro villaggi, e hanno conquistato un lavoro e una speranza".
E già, la Cina. Il compagno Polito si dimentica sempre di dire che la Cina è un grande Paese comunista e che è stato proprio il comunismo, il capitalismo di stato guidato dal più grande partito comunista del pianeta, a farne l'officina del mondo. Una potenza che grazie all'enorme capitale finanziario accumulato con il lavoro di milioni di operai tiene oggi per le palle il debito sovrano degli Stati Uniti e di altri Paesi dell'Occidente. Una ben strana dimenticanza la sua, dal momento che la Cina, a Polito, un tempo era molto vicina.  prosegue qui

La conferenza stampa di Monti: "Repubblica e Corriere non hanno capito un beneamato cazzo".

Lo dice il sito MenteCritica:

Prima c’era il Salva Italia, ora è il Cresci Italia. Niente a che fare con il lievito o con il criscito.  E’ roba seria, roba di politica. Firmato Monti. Mica cose di panettieri. Merde.
Certo, Corriere e Repubblica, con tutta la buona volontà non hanno capito un beneamato cazzo.  Bla, bla, bla, bla … nessun fatto, solo aria compressa. Monti non racconta una manovra, ipotizza, suggerisce, anticipa, per vedere l’effetto che fa. Il senso delle cose è sempre lo stesso. Dopo aver aperto il culo per consentire l’ingresso della prima fase della manovra, ora tocca aprire la bocca, perché come nella migliore tradizione dei film porno di serie B, il climax possa esplicitarsi nel cavo orale in un fastoso susseguirsi di gemiti e spruzzi.

Osservatorio Refusi Chirurgici.

Certo non è un "assassino" chi ha commesso l'errore, però è stato violento assai con l'italiano.
Frank

Osservatorio Errori.

La bufala delloYeti: il sito del Corriere oggi ci è cascato, ma poi ha corretto.
(dalla pagina Facebook di Gravità Zero)

Dedicato a Fabio P.

Guardate cosa mi ha portato Babbo Natale.
FS

giovedì 29 dicembre 2011

Caro Gesù padano.

Dalla Padania di oggi.
(via NLQB)


L'erba Foglio.

Leggiamo sul Kobayashi blog:

Vista la tiratura, probabilmente, questa può essere considerata una notizia “di nicchia” ma anche eventualmente un’occasione per dare una chance al quotidiano diretto da Giuliano Ferrara: da martedì 27 dicembre e fino al 3 gennaio il Foglio ha lanciato un periodo di sconti in corrispondenza delle feste post-natalizie offrendo un abbonamento agevolato per 7 giorni a 4 euro per scaricare e leggere l’edizione digitale a un prezzo fortemente scontato, con pagamento tramite carta di credito, Paypal o via bonifico. In alternativa, nella stessa settimana, si potrà acquistare una singola copia del quotidiano a un euro anziché 1,30 €.

I 100 nomi dell'anno di Gianni Mura (parte prima).

Due pagine da ritagliare e mostrare ai nipotini. In particolare segnaliamo i brani su Vittorio Arrigoni, Atalanta e Cadel Evans.


Arrigoni Vittorio (pacifista)
Brutto destino, ammazzato nella striscia di Gaza da quelli che voleva difendere. Gli sopravvive il suo messaggio: "Restiamo umani".












Atalanta (squadra di calcio)
Doni potrebbe essere l'anticipo della valanga, ma il voto (8) si riferisce solo a quello che ha fatto vedere sul campo da settembre a oggi. Ammirevole.












Evans Cadel (ciclista)
Al Tour, finalmente, una vittoria del ciclismo pulito: 9.

Ancora su Giorgio Bocca.

Detto che "L'espresso" ricevuto oggi ne tratteggia il ricordo con foto e testimonianze (ma gli aveva riservato l'altra copertina, perchè immagino che Bocca non ci si sarebbe visto nella vera copertina), vedrò cosa trarre dai libri di Bocca. "Il provinciale" è molto citato, ma si tralascia il fatto - a proposito delle accuse di razzismo - che Giorgio Bocca scrisse nel 1989 (mi pare) un libro intitolato "Gli italiani sono razzisti?" e quasi in parallelo Rosellina Balbi gli rispondeva "All'armi siam razzisti".
Se ne parla, però, il prossimo mese.

Frank

Osservatorio Concita.

Concita De Gregorio via Facebook

Giorgio+.

In ricordo del grande Giorgio Bocca, vogliamo riproporre gli articoli che sono stati candidati nel corso del tempo dai feticisti di questo blog per il sondaggio mensile PPR+, con le relative motivazioni.
Per quanto Bocca avesse diradato significativamente la sua presenza sulle colonne di Repubblica, nel nostro blog abbiamo fatto in tempo a celebrarne le indiscusse qualità giornalistiche, tributandogli anche la vittoria nel sondaggio del gennaio 2010.

Grazie Giorgio.

Articolo del 5 gennaio 2010, Ricordando la Milano di Bettino [vincitore del PPR+]. In occasione della discussa commemorazione del decennale della morte di Craxi, Bocca ricorda da par suo ai tanti celebratori dell’era craxiana cosa fu il PSI negli anni della Milano da bere. E a Nencini, sopravvissuto socialista, che gli contesta l’articolo, Bocca risponde: “Al di là di tutti questi bei discorsi l’unica cosa che posso dire è che per me, ora come allora, chi ruba è un ladro”. Noi sottoscriviamo queste parole.

Commento del 16 febbraio 2010, Se questo è il paese del “Rubo dunque sono” Straordinario l’incipit: “«Rubo dunque sono». Solo Cartesio forse riesce a spiegare l'epidemia ladrona che imperversa nel Paese.”. L’analisi di Bocca si snoda da Mani Pulite fino all’odierna illegalità “gelatinosa” . “La delinquenza dilagante e ossessiva non è solo avidità, è anche voglia di «farla franca», di essere più furbi, più disinvolti, più pronti degli altri.”.

Commento del 13 maggio 2011, La città feroce. Le elezioni amministrative stimolano il grande giornalista cuneese ad una profonda riflessione, invero assai cupa, sulla Milano odierna. “Una metropoli feroce del capitalismo avanzato in cui sotto varie forme comandano i ricchi che hanno il favore e la fedeltà della maggioranza benestante o soddisfatta del suo stato, diciamo il sessanta percento degli abitanti. Gli altri quaranta, che in teoria dovrebbero stare all'opposizione, sono rassegnati a essere cittadini di serie B, per non parlare dei poveri che sono come la pula del grano che vola a ogni soffio di vento; un po' ridicolo che questa società autoritaria dei pochi ricchi e potenti abbia la fedeltà sicura dei benestanti e dei comunque soddisfatti.”. Riflessioni amare che Bocca estende inevitabilmente al resto del Paese il cui decadimento civile è imputabile alla “generale mancanza di indignazione, di protesta a ogni violazione pretesa dal dominio economico e pubblicitario.”. 

(ringraziamo Barbapapà per la collaborazione)
(foto presa qui)

Una lettera di Frank su Bocca, oroscopo e Twitter.

Caro Pazzo,
sai, scorrevo con le dita e con lo sguardo i libri di Giorgio Bocca che ho su uno scaffale della libreria. Mi faceva piacere vederli, avevo fatto bene ad acquistarli, come se volessi trattenere lo spirito di Bocca. Non mancherò di integrarli con il libro postumo.
Condivido moltissimo anche tutti i vari post su PPR dedicati alla memoria del grande giornalista.
Ho notato pure io lo smodato spazio sul sito del Nemico per l'oroscopo. Ma è obbligatorio conservare per sempre il cervello all'ammasso? Ma quando la finiremo con le stupidaggini degli oroscopi? Mi dà fastidio pure lo spazio che concede Radio Dee Jay a tale Paolo Fox.
Piuttosto, a parte gli ottimi Rizzo e Stella, ho scoperto per quale motivo De Bortoli vanti molti followers: semplice ha uno spazio in home dedicato a Twitter. Per risalire in classifica il Diretùr, se vuol mantenersi social, deve pensare a qualcosa di analogo.

Ciao, Frank

Giù le mani da Giuliano Foschini.

Riportiamo dal sito Giornalettismo:
Su Leccegiallorossa qualcuno fa anche dell’umorismo sull’indagine di Cremona, con un’utente che si chiede se si tratta di una prova seria “il fatto che due emissari degli scommettitori soggiornavano nello stesso albergo dove c’era il Lecce in ritiro”. Probabilmente no, ma ancora non ci sono riscontri su cosa ci facesse Zamperini in quell’albergo. Qualcun altro ricorda che la sfida tra Lecce e Lazio, finita 2-4, arrivò a fine stagione, coi giallorossi salvi e i biancazzurri alla ricerca del posto Champions che poi finì all’Udinese. Per concludere qualcuno si augura che venga intrapresa un’azione legale contro il giornalista di Repubblica Giuliano Foschini, accusato di anti-leccesità.

Ma lo sport a stelle e strisce deve essere necessariamente raccontato dai corrispondenti?

A proposito di sport, oggi (ieri ndfs) finalmente Repubblica si occupa in maniera seria dell'avvio del campionato NBA con un bell'articolo di Walter Fuochi sull'esordio di Ettore Messina sulla panchina dei Lakers come assistente dell'allenatore Mike Brown.
Un buon recupero del giornale dopo i fiacchi articoli della scorsa settimana di Enrico Sisti sul divorzio di Bryant (importante, no?) e di Vittorio Zucconi sulle ragioni del ritardato avvio del campionato.

Oggi ci siamo dovuti sorbire anche Aquaro con l'immancabile errore: la precedente stagione accorciata dell'NBA, sempre per questioni contrattuali, risale al 1998-99 e non al 1989-90, come scritto dal prode Angelo. Che, oltretutto, scrivendo che in quella stagione "ad emergere furono i Knicks" lascia intendere che furono loro a vincere l'anello quando invece persero in finale contro i San Antonio Spurs.
Barbapapà

Omaggio a Giorgio Bocca (update).

Il Fundador
Il Diretùr
Stefano Bartezzaghi
Marco Travaglio
Giuliano Ferrara
Gian Antonio Stella
Beppe Severgnini
Beppe Grillo
Daria Bignardi 
Fabio Chiusi (Il Nichilista) 
Phastidio
Luca Telese
Vittorio Zambardino
Alessandro Gilioli (Piovono rane)
Roberto Saviano
Enrico Franceschini
Guglielmo Pepe
Bruno Manfellotto
Fabrizio Ravelli 
Paolo Flores D'Arcais 
Blogorrea 
Il Fundador 2
Il Diretùr 2
Ferruccio De Bortoli
Gianni Mura
Leonardo Coen
Piero Colaprico
Giulio Anselmi
Giampaolo Pansa 
Massimo Fini 
Oliviero Beha

e altri si aggiungeranno a breve.

Osservatorio Giornalismo.

Riportiamo dal sito Settimo Potere:

Dal mese di agosto 2012 l’albo dei giornalisti pubblicisti verrà abolito. Lo stabilisce la norma, passata sotto il più assoluto silenzio, contenuta nella “manovra Salva Italia” del governo Monti al capitolo “riforma degli ordini professionali“. All’interno dell’Ordine dei Giornalisti verrà meno la tradizionale distinzione tra giornalisti pubblicisti e professionisti, a tutto svantaggio dei primi: chi infatti non avrà conseguito il praticantato e sostenuto l’esame per accedere all'albo dei professionisti entro il prossimo agosto non potrà più svolgere regolarmente il suo lavoro, pena una denuncia per esercizio abusivo della professione...  prosegue qui