lunedì 9 luglio 2007

Il "prode prodiano" in Terra Santa.


In questo periodo il corrispondente abituale da Gerusalemme, Alberto Stabile, parrebbe essersi preso qualche dì di vacanza. Infatti dalla capitale israeliana sta scrivendo da qualche giorno Alberto Mattone. Oggi a Gerusalemme c'è in visita ufficiale Romano Prodi, il quale, però, probabilmente non si accontenta di Alberto Mattone e quindi ha preteso , come sempre, che al suo seguito per Repubblica, ci fosse il "prode prodiano" Marco Marozzi. E così è stato.

Benzinaio ucciso nel Salernitano: tutto sulle spalle di Irene de Arcangelis.


La "napoletana" Irene de Arcangelis è andata ad Agropoli per raccontarci la tragedia del benzinaio Davide Pecora ucciso da tre malavitosi campani. Dario Del Porto avrebbe potuto fare il cavaliere e andarci lui.

Lo strano caso del Dr. Carlucci e Mr. Davide.


Continua l'anda e rianda tra Milano e Padova dell'inviato milanese Davide Carlucci (ne abbiamo fatto menzione già ieri). A Milano, ci aggiorna sulle sorti di padre Bossi (Carlucci dottor Jekyll) e da Padova ci parla dei neo brigatisti catturati (Carlucci mister Hyde).

Live Earth: solo due pagine per l'evento musicale dell'anno.


Siamo sinceramente rimasti un po' delusi nello scoprire, oggi, che Repubblica ha dedicato solo due pagine all'evento musicale Live Earth che dovrebbe cambiare le sorti della salute del nostro pianeta.
E' vero che c'è l'apertura in prima pagina e un fondo interessante di Francesco Merlo, ma il solo pezzo forte di Gino Castaldo, che sembrerebbe essersene stato a casina sua, non ci sembra sufficente. Pezzi anche del corrispondente londinese Franceschini e dell'ambientalista di Repubblica Antonio Cianciullo.

domenica 8 luglio 2007

E' partito il Tour de France. E' partito anche Gianni Mura.


Da oggi e per circa tre settimane sarà obbligatorio leggere il pezzo quotidiano di Gianni Mura sul Tour de France. Mandare Gianni lla Gran Boucle è come mandare un bambino a Disneyland. E noi siamo felici come bambini nel leggere i suoi pezzi.

Davide Carlucci: Milano-Padova-Milano alla velocità della luce.




A Repubblica, da oggi, il dono dell'ubiquità non appartiene solo all'ottimo Leonardo Coen, ma anche al milanese Davide Carlucci. Oggi infatti a pagina 10 lo troviamo come inviato a Padova per la storia dell'arresto dei due complici delle nuove Br e quattro pagine dopo lo troviamo a Milano (ma come?) a commentare gli sviluppi del rapimento di padre Bossi.

venerdì 6 luglio 2007

La morte di Claudio Rinaldi nel ricordo di Bocca, Pansa e Ajello.


La morte di Claudio Rinaldi è stato un cazzotto nello stomaco per tutta la redazione di Repubblica. In prima pagina un breve ma intenso ricordo affidato al "collega storico" Giorgio Bocca. E poi la scelta di dedicare a Claudio il paginone centrale della cultura con due pezzi di Nello Ajello e Giampaolo Pansa.

A proposito di Pansa, altro collega storico di Rinaldi, riportiamo qui sotto il pezzo che uscirà oggi su L'Espresso:

E' morto nel sonno, Claudio Rinaldi. Nel piccolo sonno del primo pomeriggio, un'abitudine che per molto tempo non aveva avuto.
Morire nel sonno è il sogno di molti, quando pensano alla morte. Perchè vuol dire andarsene all'improvviso, senza soffrire. Ma Claudio di sofferenze ne aveva patite molte e ne ha patite sino all'ultimo istante, prima di chiudere gli occhi per sempre. Era malato da tanti anni, però non si considerava così. Era un uomo di forte carattere, molto determinato e assolutamente restio al lamento. Anche nei momenti più duri del suo male, ha sempre rifiutato di parlarne.
Gli chiedevi come andava, lui alzava le spalle e cercava subito di passare ad altro.

Per Claudio, l'altro era la politica italiana. Era questo il suo interesse vitale, anche nel senso che lo teneva agganciato a una vita sempre più difficile da affrontare. Ma non era un militante, non lo era mai stato, nel senso classico del termine. Era un giornalista integrale che osservava lo zoo dei partiti con un occhio scaltro, disincantato, pronto a rilevarne gli aspetti grotteschi. Nei suoi articoli e soprattutto nei giornali che aveva diretto, dapprima "L'Europeo", poi "Panorama" e infine "L'Espresso", si avvertiva sempre un sorriso ironico, di grande distacco. Come se volesse dire ai big dei partiti: non prendetevi troppo sul serio, sono ben altre le sfide della vita.

Come direttore, Claudio era anche un comandante. Anzi, un capo banda. Sapeva sempre quel che voleva. E non aveva incertezze nel chiederlo ai giornalisti che lavoravano con lui. Accettava di discuterne solo con i collaboratori più stretti. Ti ascoltava sorridendo, quasi pensasse: sentiamo un po' che cosa vuole questo qui... Se ascoltava un'obiezione convincente, ti diceva soltanto: adesso ci penserò... Quando il consiglio gli sembrava utile, poteva cambiare una briciola del suo programma. Ma tu lo scoprivi soltanto a cose fatte.


Ho lavorato con Claudio all'"Espresso" per otto anni, dal luglio 1991 al luglio 1999. Ero la sua prima "spalla", il condirettore. Ma di fronte a lui mi sentivo come l'ultimo dei redattori. Ossia, sempre sotto esame. Il miracolo del nostro lavoro in comune è che anche lui, nei miei confronti, si sentiva come mi sentivo io. Sempre sotto esame, come direttore. Un giorno mi disse: Giampaolo, mi fai soggezione perché non hai nessuno scrupolo nel mandarmi a quel paese... Ricordo quegli anni come un tempo irripetibile. Claudio amava soprattutto la propria indipendenza di giudizio, anche perché la considerava l'elemento numero uno di successo per il giornale che gli era stato affidato. Era questo il fattore umano e professionale che ci rendeva molto simili. Se qualcuno mi chiedesse com'era Rinaldi, avrei una sola risposta: era un anarchico individualista. Una qualità sempre più rara nel giornalismo italiano.

Ma Zucconi è in Liguria o in America?

Giusto ieri rendevamo pubblica la considerazione che Vittorio Zucconi scrivesse i suoi pezzi amricani dalla spiaggia ligure dove si trova in vacanza. Oggi a firma di un suo pezzo riappare la scritta "dal nostro inviato a Washington". Pronto rientro di Vittorio negli States o pronto intervento riparatore di Repubblica che finge che gli articoli di Zucconi siano scritti all'ombra della Casa Bianca? ( O all'ombra del sole ponentino?).

Il Fiat Day per la nuova 500. Il polpettone hollywoodiano nelle mani del trio torinese Crosetti-Griseri-Tropea.


Avevamo decisamente esagerato, ieri, pronosticando pezzi d'autore per il lancio in pompa magna della nuova 500. Niente dolce Concita, niente Romagnoli, nè Serra. Solo Maurizio Crosetti (che sfodera un pezzo stile dolce Concita) con l'ausilio dei torinesi Paolo Griseri e Salvatore Tropea. A margine un'intervista di Ernesto Assante a Renzo Arbore che secondo noi non aggiunge nulla alla notizia.

Gaza: Alan Johnston liberato dopo 114 giorni di prigionia. Ad attenderlo Alberto Mattone.


Una cosa è certa: Alberto Stabile, abituale corrispondente di Repubblica da Gerusalemme e dintorni, è in vacanza. A sostituirlo c'è, come già detto qualche post fa, Alberto Mattone che si è beccato in pieno la notiziona della liberazione del reporter della Bbc. Stabile sarà livido di rabbia per essersi perso questo "scoop".

San Walter nella città del Santo.


Veltroni alla prova del nord (est). Si reca infatti a Padova per iniziare il lungo esercizio di proselitismo per il nuovo Partito Democratico. Per Repubblica, ad ascoltarlo, c'erano l'ex "donna di Bertinotti" Alessandra Longo e il "nordesta" Alberto Statera.

Gad Lerner si dà al gossip.


Inaspettato pezzo in prima pagina di Gad Lerner che si getta violentemente sul trio Fiorani-Mora-Corona e sfodera un pezzo degno dei migliori giornaletti di gossip. Domani tutti al Billionaire (foto).

giovedì 5 luglio 2007

Ciao, Claudio.


E' morto oggi il giornalista Claudio Rinaldi, grande innovatore di settimanali.
Aveva 61 anni, è stato direttore di Europeo, Panorama ed Espresso. Malato da lungo tempo, fino all'ultimo ha scritto la seguitissima rubrica sull'Espresso e il blog. Riproponiamo qui di seguito il suo ultimo post di due giorni fa, dal blog che curava personalmente sul sito dell'Espresso.

E Visco non si dimette
Postato in il 2 Luglio, 2007

Ammetto di non provare una particolare simpatia per Vincenzo Visco. Ritengo sbagliata e inutilmente punitiva la sua politica tributaria; escludo che contro l’evasione fiscale stia facendo i miracoli di cui certuni favoleggiano; trovo disdicevole, in lui come in qualsiasi uomo politico, l’assoluta mancanza di cordialità; e deploro che, davanti alle polemiche sul suo conflitto con l’ex comandante della Guardia di finanza, non abbia sentito il dovere di illustrare personalmente le sue ragioni al Parlamento o all’opinione pubblica.

Dunque non sono obiettivo, tanto che sull’Espresso ho redarguito il governo Prodi perché non ha approfittato dello scontro con la Gdf per liberarsi dell’impopolare viceministro.

Però non mi sento affatto fazioso a danno di Visco se adesso, dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, dico che farebbe bene a dimettersi dal suo delicato incarico.

Lo so, è possibilissimo che presto le ipotesi accusatorie contro di lui (abuso di ufficio e minacce verso il generale Roberto Speciale) cadano. Glielo auguro sinceramente. In caso contrario, varrebbe anche per lui la presunzione di innocenza che la Costituzione stabilisce per chiunque non abbia riportato una condanna definitiva.

Ma esistono ragioni di opportunità politica che dovrebbero consigliare a Visco un sano passo indietro.

Spiace doverlo ricordare, ma nel sordido governo Berlusconi ben tre personaggi di peso non esitarono a farsi da parte quando, benché non fossero indagati da alcuna magistratura, diventarono bersaglio di duri attacchi politici, a causa di comportamenti di pessimo gusto o semplicemente folcloristici.

Carlo Taormina si dimise da sottosegretario agli Interni perché aveva dichiarato che certi pm milanesi avrebbero dovuto essere arrestati. Claudio Scajola si dimise da ministro dell’Interno perché aveva confidato a due giornalisti che il povero Marco Biagi era «un rompicoglioni». Roberto Calderoli si dimise da ministro delle Riforme perché aveva indossato una t-shirt recante stampata una vignetta antiislamica.

Se si va a casa in seguito a comportamenti del tutto privi di rilievo penale, dubito che sia lungimirante rimanere attaccati a una poltrona dopo che si è appreso di essere oggetto di indagini addirittura per minacce.

Certo Visco non è tipo da farsi tanti problemi, visto che giorni fa si è presentato alla cerimonia di insediamento del nuovo comandante della Gdf benché fosse già stato spogliato della delega al controllo delle Fiamme gialle.

Ognuno ha la sua sensibilità.

Va detto, però, che è l’intero governo Prodi a considerare irrilevante, almeno così sembra, l’iscrizione di un proprio membro in qualche registro degli indagati.

Un esempio? L’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è indagato a Genova, eppure ha conquistato senza colpo ferire l’appetitoso posto di capo di gabinetto del ministro dell’Interno.

Chi commenterà il polpettone del lancio della Fiat 500? Uno sicuro è Crosetti.


Lancio in grande stile per la nuova Fiat 500 stasera a Torino sul lungopo dei murazzi. Ne è venuto fuori un mezzo polpettone hollywoodiano a metà tra inaugurazione delle Olimpiadi e sceneggiata felliniana. Ovviamente in subbuglio l'intera redazione torinese di Repubblica che domani coprirà abbondantemente la notizia sul giornale. Uno che sicuramente dirà la sua è il torinese doc Maurizio Crosetti. Ma ci aspettiamo anche altri pezzi al vetriolo della dolce Concita De Gregorio, di Gabriele Romagnoli, di Michele Serra e, perchè no?, del "torinese" Ezio Mauro.

mercoledì 4 luglio 2007

L'ultima regata di Carlo Marincovich. Da adesso si torna in pista.


Con la vittoria di Alinghi su New Zealand chiude i battenti la Coppa America di Valencia. Finisce anche la lunga vacanza di lavoro di Carlo Marincovich, il collaboratore di Repubblica che per circa due mesi è stato a Valencia a seguire tutte le fasi della competizione. Adesso Carlo potrà tornare ad occuparsi di Formula Uno.

"Dal nostro inviato Daniele Mastrogiacomo". Quanto abbiamo atteso questo momento.


La vera notizia sulla prima pagina di Repubblica di oggi è il ritorno alla penna di Daniele Mastrogiacomo che scrive un reportage da Città Del Capo su Helen Zille.

Bentornato Daniele, quanto ci sei mancato.