lunedì 21 luglio 2008

La dolce Concita: "E' vero, ho ricevuto un'offerta dall'Unità".



Il mitico Andrea mi manda questa velina dell'Ansa:

ROMA, 18 LUG - "Ho ricevuto una proposta per la direzione dell'Unità, proposta che giudico interessante e che sto valutando ma al momento non c'é nulla di formale": Concita De Gregorio, firma di Repubblica, fa questa puntualizzazione in seguito all'anticipazione di Prima Comunicazione (numero di luglio-agosto in edicola da domani) nella quale viene indicata come neodirettore dell'Unità. "L'Unità - spiega - ha un direttore. E tengo a chiarire che al momento quella che ho ricevuto è una proposta ma tutto è ancora da definire. C'é una trattativa che non si è chiusa e dunque è prematuro parlarne".(ANSA).

venerdì 18 luglio 2008

Rivogliamo Valerio.

Non vorremmo aver portato sfiga al buon Valerio Gualerzi che dopo aver scritto praticamente "da solo" Repubblica.it di questi ultimi giorni, non compare in nessun articolo da qualche edizione ormai. Speriamo sia in ferie o che sia un normale avvincendamento. A noi che lo seguiamo, spero che il Direttore faccia sapere qualcosa...

mercoledì 16 luglio 2008

I Bernstein e Woodward de noantri alle prese con tutti gli uomini del Presidente.





Scattano le manette al Presidente della regione Abruzzo, e scattano sull'attenti anche Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini, i Bernstein e Woodward de noantri.
Carlo parte di corsa per Pescara dove confeziona una cronaca dettagliata dello scambio di mazzette tra Vincenzo Angelini e Ottaviano Del Turco.
D'Avanzo risponde con gli interessi a Silvio Berlusconi che aveva parlato di un teorema dei magistrati contro i politici.

Il pezzo di Bonini lo trovate qui.

Quello di D'Avanzo lo trovate qui.

A supporto di Bernstein e Woodward, pezzi di Giuseppe Caporale (da Pescara), dell'adriaticolista Jenner Meletti (inviato a Collelongo, paese natale di Del Turco) di Filippo Ceccarelli che fa un ritratto alla sua maniera del governatore d'Abruzzo e di Luciano Nigro.

martedì 15 luglio 2008

Ristorante "da Valerio".



Ho ricevuto un altro commento anonimo sul giornalista di repubblica.it Valerio Guerzoni:

"Mitico Valerio Gualerzi che oggi firma anche l'articolo politico sulla condivisione delle riforme fra Silvio e Walter. Dunque ricapitolando : Gualerzi passa dal 4-3-3 donadoniano alla Legge Elettorale passando per la biografia dell'abruzzese (come me) Del Turco. Ora mi aspetto che dica la sua sulla Pace in Medio Oriente e sul dualismo Sissoko-Poulsen......"

Si ringrazia il vero Ristorante da Valerio (foto) di Giulianova Lido (Te).

Il falso diminutivo.



Avete notato il giochino da Settimana Enigmistica su Repubblica di oggi?
Il pezzo di pagina 14 (l'omicidio in Toscana) è di Maurizio Bologni. Il pezzo di pagina 15 (il maltempo) è di Luigi Bolognini.
Bologni-Bolognini: sulla Settimana Enigmistica nella Pagina della Sfinge sarebbe un perfetto Falso diminutivo.
Che il caporedattore della Cronaca sia diventato Stefano Bartezzaghi?

Andrea B.

lunedì 14 luglio 2008

Misteri.



Valerio Gualerzi oggi scrive sul sito di Repubblica una biografia politica di Ottaviano Del Turco. Ma allora che c'azzeccava con l'essere l'inviato di Repubblica.it presso il ritiro azzurro agli europei? E' come se mandassimo Rampini a parlare della Final Four di Eurolega o Giannini a delucidarci del Palermo di Colantuono?

Luca DC

venerdì 11 luglio 2008

Marco Ansaldo è di nuovo a Gerusalemme.

Così, volevamo solo segnalarvelo.

In fondo, Israele è a due passi dalla Turchia, dove lui vive da un po' di tempo.

Lo schiaffo di Mauro allo psiconano.



Di seguito il fondo di Ezio Mauro uscito oggi.

Il privilegio che fa del leader un sovrano
di EZIO MAURO

Mancava, Silvio Berlusconi, nell'aula di Montecitorio radunata ai suoi ordini, ieri, per votargli l'immunità disegnata su misura per la sua persona, consentendogli di evitare in extremis la sentenza nel processo per corruzione in atti giudiziari in corso a Milano, dove il Cavaliere è accusato di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri Fininvest all'estero. Penso che l'imbarazzo - politico, morale, istituzionale - lo abbia tenuto fuori dalla Camera dove, a due mesi dalla nascita del suo governo, l'abuso della forza ha ieri raggiunto il culmine, rivelando una debolezza che peserà come un destino sul resto della legislatura.

Nel Paese che continua a proclamare la legge uguale per tutti, dopo il voto di ieri e in attesa urgente di quello del Senato il Cavaliere si avvia a diventare "più uguale" dei suoi concittadini, sottraendo l'imputato Berlusconi al suo legittimo giudice che lo sta processando per reati comuni, per nulla legati all'attività politica. Per fare questo, l'imputato ha dovuto chiedere soccorso al premier Berlusconi, che non ha esitato a usare fino in fondo il potere esecutivo per imporre al legislativo una norma capace di bloccare il giudiziario. Anzi, di più. Finché non è stato sicuro dell'approvazione del "lodo", predisposto dal ministro-ombra della Giustizia Alfano (il vero Guardasigilli è l'avvocato del Cavaliere, Ghedini), il premier ha mandato avanti come norma d'urgenza un emendamento che fermava 100 mila procedimenti giudiziari pur di arrestare il suo. Ieri, avuta la sicurezza che l'immunità diventerà subito legge, Berlusconi ha acconsentito a disfare la norma blocca-processi, dimostrando così platealmente che la norma non aveva alcuna urgenza reale ma era solo strumentale alla sua difesa, in una combinazione legislativa meccanica che piegava due volte la procedura penale e l'uguaglianza dei cittadini per costruire un salvacondotto personale su misura ad un imputato eccellente.

Qui sta l'imbarazzo della democrazia italiana, in questa concatenazione tra l'interesse privato e la legislazione pubblica, che forma un abuso, deforma l'imparzialità della giurisdizione, trasforma la separazione dei poteri. Le tre funzioni (legiferare, amministrare, rendere giustizia) nello Stato moderno sono affidate a organi distinti in posizione di reciproca indipendenza e autonomia proprio per garantire che anche l'esercizio delle attività sovrane è sottoposto al diritto. Montesquieu ha spiegato una volta per sempre che "tutto sarebbe perduto se il medesimo uomo facesse le leggi, ne eseguisse i comandi e giudicasse delle infrazioni". Ma che accade quando il medesimo uomo fa le leggi, ne esegue i comandi e così fa in modo che nessuno possa giudicare delle sue infrazioni? Quanto è "perduto" in questo uso abusivo del potere?

Naturalmente questo ragionamento viene evitato dai costruttori del nuovo senso comune berlusconiano. Si prescinde dai fatti (un'ipotesi di reato, un'inchiesta, un processo, e la corsa politica a bloccarne l'esito) e si preferisce ragionare in termini generali: qui - si dice - non si discute di Berlusconi, ma di un sistema di guarentigie, che esiste anche altrove e riguarda le quattro principali cariche della Repubblica. Con ogni evidenza è una mistificazione. A parte il fatto che l'immunità del Capo del governo non esiste nelle democrazie europee, si può discutere in astratto di immunità se e in quanto serva a disegnare un sistema generale di garanzie, non quando urga la necessità di sottrarre un imputato al suo giudizio, strappandolo all'aula del Tribunale che sta per concludere il processo.

Questo anzi è il caso in cui la garanzia si trasforma in privilegio, e l'immunità studiata dalla dottrina costituzionale in considerazione della funzione pubblica e della sua tutela - nell'interesse non già del singolo, ma della collettività -, si riduce a impunità costruita nell'interesse esclusivo non di una carica ma di una persona, che con un vantaggio improprio viene sottratta ad oneri e responsabilità che valgono per tutti gli altri cittadini.

Qui sta tutta l'eccezionalità (uso la parola in senso tecnico) di ciò che sta accadendo in un parlamento ridotto a collegio di difesa di un imputato di corruzione, costretto a votare leggi speciali a sua tutela, impegnato a costruire un regime esclusivo di salvaguardia per un leader a cui non basta la politica, il trionfo elettorale, la forza della maggioranza, la dignità della funzione che ricopre nel nostro Stato. Sul piano culturale, c'è qualcosa di più. Una forzatura nella costituzione materiale del Paese, nella struttura politica del sistema, per cui da questo eccesso d'autorità scaturirà una nuova concezione dello Stato, con la supremazia del Leader che ha vinto le elezioni e per questo è intoccabile perché è un tutt'uno con la volontà dei cittadini, in un'unione sacra al punto che nessuna legge, nessun diritto, nessun potere può intervenire a sindacarla. Attraverso questa concezione, il leader legittimo del Paese diventa sovrano di fatto, perché si appropria di una sovranità che per Costituzione appartiene al popolo: non "emana" dal popolo verso qualche potere come oggi si vuole far credere e come pretende la teoria del moderno populismo, ma nel popolo risiede perché è il popolo che la esercita, "come contrassegno ineliminabile - si disse nella discussione in Costituente - del regime democratico".

Questa è la posta in palio negli eventi a cui stiamo assistendo, nonostante la riduzione interessata a stanca contesa tra politica e magistratura, nonostante la banalizzazione accurata della sostanza politica, istituzionale e costituzionale di questa vicenda: non per caso immersa in un grande pettegolezzo sessuale su presunte intercettazioni in parte già distrutte dai magistrati e in parte prossime alla distruzione e tuttavia evocate e sceneggiate senza posa dai costruttori del paesaggio politico berlusconiano, secondo la modernissima strategia feticista che - come spiega la psicanalista Louise J. Kaplan - "mette in rilievo un dettaglio particolare per poter distrarre l'attenzione da altre caratteristiche considerate inquietanti", "per immobilizzare e ammutolire, vincolare e dominare".

Proprio per questo, a mio parere, è importante e significativo che migliaia di persone abbiano sentito il bisogno martedì scorso di uscire dalla solitudine repubblicana in cui viviamo per andare nella piazza di Roma dov'era annunciata una manifestazione di testimonianza e di protesta per le leggi ad personam predisposte dalla destra berlusconiana. Nella nuova egemonia culturale che domina l'Italia e che mette l'azione e le decisioni del governo al primo posto, trasformando la legittimità in nuova sovranità, e chiedendo alla legalità di non intralciarla, la vera domanda è se c'è una capacità di reazione liberale e democratica, costituzionale e repubblicana. Quella piazza, fatta di cittadini sconosciuti che hanno voluto riconnettersi al discorso pubblico in un momento delicato (e in molti casi hanno dovuto farlo da soli, senza il tradizionale canale dei partiti) è appunto un principio di reazione.

Ma alla domanda tutta politica - finalmente - che veniva dai cittadini in piazza (e dai molti altri che non hanno partecipato per molte ragioni, ma anche perché non si riconoscevano nelle forme, nei modi e nel programma dell'organizzazione) è stata servita una risposta di segno opposto, tutta impolitica. Anzi, antipolitica. Con un crescendo da "Corrida" che mescolava denunce planetarie e racconti da Calandrino sul Cavaliere, accuse a Napolitano (come se fossero le istituzioni di garanzia il vero problema del Paese), e al Pd come principale nemico, secondo la tradizione consolidata della peggior sinistra, per cui il vero avversario è il tuo compagno. Attraverso questo meccanismo che ha sostituito gli "idoli" dello spettacolo ai leader, trasformando il loro linguaggio in discorso politico e riducendo i cittadini a spettatori che applaudono, si è rotta la cornice istituzionalmente drammatica in cui si sta compiendo la prova di forza di Berlusconi. Anzi, si è persa l'"eccezionalità" di quanto la nuova destra berlusconiana sta facendo, l'unicità di questo passaggio, smarrito nella denuncia antipolitica grillina che urlando vuole tutti uguali: dunque Berlusconi è come gli altri e tutti insieme sono "un comitato d'affari", col risultato che lo show convince il cittadino della sua impotenza, lo depriva della sua scelta di partecipare, depotenzia la sua reazione di ogni qualità politica, infine lo restituisce al privato con la convinzione che ogni azione pubblica collettiva è impossibile, peggio, inutile. Salvo battere le mani all'idolo che urla a vuoto, contro tutti e nessuno.

Si possono recuperare le ragioni che hanno portato quei cittadini in piazza, provando a dar loro un indirizzo politico, un percorso democratico, uno sbocco possibile? Molti "girotondi" hanno capito i limiti dell'antipolitica, che probabilmente ha consumato qui la sua stagione. Il Pd dovrebbe aver compreso che il vuoto della politica, anche lui genera mostri, e bisogna costruire un orizzonte riformista che sappia mobilitare e rispondere, dando radicalità ai valori e ai diritti, soprattutto quando sono sotto attacco. La sinistra sparsa, il centro cattolico, i moderati che non accettano il passaggio di sovranità hanno a disposizione un'idea semplice e necessaria: la democrazia come idea comune, nell'Italia sfortunata del 2008.

(11 luglio 2008) fonte: REPUBBLICA.IT

Il regista che ha "rifatto un remake"? Esiste.



Si ha un remake quando si rifà un film, cioè se ne gira uno nuovo sulla traccia di uno già esistente. Invece secondo chi ha scritto oggi l’occhiello della recensione al film “Funny games”, il regista Michael Hanneke avrebbe “rifatto un remake”, quindi avrebbe girato lo stesso film tre volte. Urge un pallottoliere.

Fabio P.

giovedì 10 luglio 2008

Francesismi (i Murales dal Tour).



Scrive oggi Gianni Mura:

"Siamo passati dal paese di Descartes (foto), il filosofo del metodo. Non rimase a lungo al paese, visse in Olanda e morì a Stoccolma. Il suo "penso dunque sono" era il passaggio fisso delle interrogazioni. Si potrebbe suggerire una variante, penso dunque stono, ma è certamente suggerita dal primo caldo."

I sex-antenni: un bellissimo gioco di parole.



Chissà se l'ha inventato Cinzia Sasso, autrice dell'articolo di oggi su R2, o se è un'idea del titolista.

Comunque bravi.

Benvenuti al G11 di Toyako.



Con i tre invati di Repubblica (Ricci,Tito e Rampini) i grandi della terra riuniti in Giappone sono 11.

Zucconate (le chicche di Vittorio Zucconi).



Parte una nuova rubrica dal nome "Zucconate", che raccoglie le chicche dell'inviato "ammerigano" Vittorio Zucconi.

Oggi Zucconi parla dell'I-Phone:

"In una tavoletta di 10 centimetri per sei, per lo spessore e il peso di una merendina da asilo..."

Per leggere tutto il pezzo, cliccate qui.

mercoledì 9 luglio 2008

Coincidenze.



Lo so, non è un errore e non è colpa di nessuno ma l’effetto è comunque strano. Pagina 2 di oggi. Nel pezzo sopra si cita la Guzzanti sulla Carfagna: “Non può diventare ministro una che gli ha succhiato l’uccello”. Sotto: “’E’ una vergogna’, dice Italo Bocchino”. E vabbè.

Fabio P.

“Buongiorno, sono La Regina della Repubblica”.



Oggi il pezzo di prima pagina sulla lupa di Roma è firmato da Adriano La Regina. Me lo immagino quando telefona a qualcuno per lavoro e con voce baritonale dice “Buongiorno, sono La Regina della Repubblica”. Sicuramente pensano a un maniaco megalomane o a una drag queen fissata col Quirinale.

Fabio P.

Siamo tutti sotto shock per la morte di Federica. Compreso il grafico di Repubblica.



Nel pezzo di Mastrogiacomo sulla morte di Federica Squarise (pace all'anima sua) ci sono due refusi giganteschi nei sommarietti a contorno del pezzo.

Cliccate sulla foto per vederla in grande.