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mercoledì 2 novembre 2011
(Osservatorio refusi) Presi D mira.
Segnaliamo un paio di refusi, più errori che veri e propri refusi, apparsi sul penultimo numero di D la Repubblica delle Donne.
Il primo è all'interno del boxino settimanale Webscout curato da Riccardo Staglianò.
Staglianò parla dell'interessante sito If this than that, ma al momento di scrivere il link, lo scrive erroneamente (www.ittt.com).
Possibile che in una rubrica di nove righe (per giunta di un settimanale e quindi con maggior tempo per ripassare i pezzi) si riesca ancora a fare degli errori così?
ps: il link giusto è questo: www.ifttt.com
Il secondo è nel sommarietto di un pezzo di Marco Benedettelli ed è ancor più grave perchè parla di un fenomeno di tendenza, il crowdsourcing, che invece viene riportato come crow-sourcing (senza la d e con un inutile trattino). Per chi non lo sapesse, crow in inglese significa corvo.
Anche qui, bastava davvero poco. Una connessione al web o un vocabolario cartaceo vecchia maniera.
Il primo è all'interno del boxino settimanale Webscout curato da Riccardo Staglianò.
Staglianò parla dell'interessante sito If this than that, ma al momento di scrivere il link, lo scrive erroneamente (www.ittt.com).
Possibile che in una rubrica di nove righe (per giunta di un settimanale e quindi con maggior tempo per ripassare i pezzi) si riesca ancora a fare degli errori così?
ps: il link giusto è questo: www.ifttt.com
Il secondo è nel sommarietto di un pezzo di Marco Benedettelli ed è ancor più grave perchè parla di un fenomeno di tendenza, il crowdsourcing, che invece viene riportato come crow-sourcing (senza la d e con un inutile trattino). Per chi non lo sapesse, crow in inglese significa corvo.
Anche qui, bastava davvero poco. Una connessione al web o un vocabolario cartaceo vecchia maniera.
Il Giornaledifamiglia contro Repubblica.
Ci segnalano un articolo uscito domenica scorsa sul Giornaledifamiglia e che porta questo sommario:
C’è una fabbrica diffusa che produce Padri Pii in versione laica, atea e perfino cristiana, con relativa devozione ed ex-voto. L'assemblaggio avviene nella premiata ditta la Repubblica, più codazzo di riviste, quotidiani minori e case editrici.Il resto, turandovi adeguatamente il naso, è qui.
Se è così, il gatto è salvo.
Nella scommessa si parlava di lasciare volutamente.
Se arriva Monti, come sostiene Libero, il gatto è salvo.
Se arriva Monti, come sostiene Libero, il gatto è salvo.
Repubblica Palermo e la vicenda Cacciatore.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Caro PPR,
mi chiamo Giacomo Cacciatore, ho 43 anni, vivo a Palermo, sono scrittore (Einaudi, Mondadori, Dario Flaccovio, ecc.) e giornalista pubblicista. Ho collaborato con l’edizione cittadina de “La Repubblica” dal 1999 al 2007 circa, scrivendo per il giornale innumerevoli corsivi e storie, due romanzi estivi a puntate e una rubrica di interviste. I pezzi a mia firma sono consultabili nell’archivio online del quotidiano, sezione palermitana. Ho sospeso la collaborazione dal 2008, per motivi personali. Il giornale ha continuato tuttavia a tenere conto del mio parere in qualità di voce “narrante” e critica della città, interpellandomi per consigliare libri di autori siciliani e pubblicando di recente un mio intervento su un dibattito letterario. Mi sono riproposto qualche mese fa per tornare a collaborare. Il nuovo caporedattore (nel frattempo se ne erano avvicendati due) mi ha invitato a inviare degli articoli e io, fiducioso del merito acquisito nel tempo, della fidelizzazione e dell’apprezzamento dei lettori, nonché dell’esperienza acquisita nel “raccontare” la città, ho inviato per due volte dei pezzi in redazione. In entrambi i casi il succo della risposta è stato questo: non si sarebbe trattato né di commenti, né di articoli di cronaca e neppure di racconti brevi di storie cittadine. Potevano forse essere adatti a una rubrica, nella quale il “titolare” intrattiene un colloquio periodico con i suoi lettori, ma il giornale non disporrebbe di rubriche del genere (cosa non vera, preciso io). Si concludeva con un “mi dispiace” che tagliava la testa al toro. Così ho pubblicato in sunto sul mio profilo Facebook l’ultima mail inviatami dal caporedattore in risposta agli articoli che avevo proposto e, per un confronto, gli articoli in questione. Desideravo che fossero le persone che mi hanno letto e che mi leggono a giudicare se quei pezzi davvero non parlassero di Palermo o fossero così amorfi negli intenti e nei temi da risultare improvvisamente inadatti al giornale e ai suoi lettori. A margine, ho invitato i miei contatti a inviare una mail di contestazione in redazione, ma solo se ritenevano ingiusta la scomparsa della mia firma dal quotidiano. Nel giro di poche ore la casella de “la Repubblica” di Palermo ha ricevuto numerosi messaggi. E sta continuando a riceverne. Quello che è cominciato come un mio confronto con i lettori su Facebook si è trasformato in una piccola – e inedita – “class action” in cui, per la prima volta nella nostra città, i lettori stessi rivendicano la presenza sul giornale di una voce alla quale sono affezionati. Non penso certo a una mia “reintegrazione” nel quotidiano (che ritengo pressoché impossibile): ricominciare a collaborare non mi cambia la vita, sto lavorando a un nuovo romanzo, svolgo attività di sceneggiatore, collaboro con una rivista, Einaudi ha appena ripubblicato un mio scritto, lo scout di un’altrettanto grossa casa editrice mi ha chiesto un testo. Quel che mi importa, invece, è che i fruitori del quotidiano si siano mossi per reclamare il loro diritto a trovare su quelle pagine ciò che è di loro interesse. E’ un bell’esempio di democrazia e meritocrazia che si oppone all’opinabilità di un giudizio (legittimo, ma pur sempre personale e quindi soggetto a critiche) che esclude in modo reciso la partecipazione di un giornalista alla vita di una redazione con la quale ha collaborato così a lungo. E’ ovvio che su “la Repubblica” Palermo, a oggi, non c’è traccia di quelle mail.
Caro PPR,
mi chiamo Giacomo Cacciatore, ho 43 anni, vivo a Palermo, sono scrittore (Einaudi, Mondadori, Dario Flaccovio, ecc.) e giornalista pubblicista. Ho collaborato con l’edizione cittadina de “La Repubblica” dal 1999 al 2007 circa, scrivendo per il giornale innumerevoli corsivi e storie, due romanzi estivi a puntate e una rubrica di interviste. I pezzi a mia firma sono consultabili nell’archivio online del quotidiano, sezione palermitana. Ho sospeso la collaborazione dal 2008, per motivi personali. Il giornale ha continuato tuttavia a tenere conto del mio parere in qualità di voce “narrante” e critica della città, interpellandomi per consigliare libri di autori siciliani e pubblicando di recente un mio intervento su un dibattito letterario. Mi sono riproposto qualche mese fa per tornare a collaborare. Il nuovo caporedattore (nel frattempo se ne erano avvicendati due) mi ha invitato a inviare degli articoli e io, fiducioso del merito acquisito nel tempo, della fidelizzazione e dell’apprezzamento dei lettori, nonché dell’esperienza acquisita nel “raccontare” la città, ho inviato per due volte dei pezzi in redazione. In entrambi i casi il succo della risposta è stato questo: non si sarebbe trattato né di commenti, né di articoli di cronaca e neppure di racconti brevi di storie cittadine. Potevano forse essere adatti a una rubrica, nella quale il “titolare” intrattiene un colloquio periodico con i suoi lettori, ma il giornale non disporrebbe di rubriche del genere (cosa non vera, preciso io). Si concludeva con un “mi dispiace” che tagliava la testa al toro. Così ho pubblicato in sunto sul mio profilo Facebook l’ultima mail inviatami dal caporedattore in risposta agli articoli che avevo proposto e, per un confronto, gli articoli in questione. Desideravo che fossero le persone che mi hanno letto e che mi leggono a giudicare se quei pezzi davvero non parlassero di Palermo o fossero così amorfi negli intenti e nei temi da risultare improvvisamente inadatti al giornale e ai suoi lettori. A margine, ho invitato i miei contatti a inviare una mail di contestazione in redazione, ma solo se ritenevano ingiusta la scomparsa della mia firma dal quotidiano. Nel giro di poche ore la casella de “la Repubblica” di Palermo ha ricevuto numerosi messaggi. E sta continuando a riceverne. Quello che è cominciato come un mio confronto con i lettori su Facebook si è trasformato in una piccola – e inedita – “class action” in cui, per la prima volta nella nostra città, i lettori stessi rivendicano la presenza sul giornale di una voce alla quale sono affezionati. Non penso certo a una mia “reintegrazione” nel quotidiano (che ritengo pressoché impossibile): ricominciare a collaborare non mi cambia la vita, sto lavorando a un nuovo romanzo, svolgo attività di sceneggiatore, collaboro con una rivista, Einaudi ha appena ripubblicato un mio scritto, lo scout di un’altrettanto grossa casa editrice mi ha chiesto un testo. Quel che mi importa, invece, è che i fruitori del quotidiano si siano mossi per reclamare il loro diritto a trovare su quelle pagine ciò che è di loro interesse. E’ un bell’esempio di democrazia e meritocrazia che si oppone all’opinabilità di un giudizio (legittimo, ma pur sempre personale e quindi soggetto a critiche) che esclude in modo reciso la partecipazione di un giornalista alla vita di una redazione con la quale ha collaborato così a lungo. E’ ovvio che su “la Repubblica” Palermo, a oggi, non c’è traccia di quelle mail.
Feticismi di ieri.
SALVATE A CASSANO.
GIU' LE MANI DAI REPUBLICONES
OSSERVATORIO DEL "CON O SENZA ARTICOLO"
CHE LE SIA LIEVE LA TERRA
OSSERVATORIO NECROLOGI
MARKETTE IN FAMIGLIA
Barbara Spinelli recensisce l'ultimo libro di Federico Rampini Alla mia sinistra
Più che Beck, Becks.
Considerato le birre che ha bevuto prima di scrivere una cosa del genere.
Ma è possibile che nessuno abbia passato il pezzo di Ulrich Beck?
(Visto ieri su Repubblica)
Ma è possibile che nessuno abbia passato il pezzo di Ulrich Beck?
(Visto ieri su Repubblica)
elleKappa al massimo.
Dopo questa cosa qui, candido elleKappa fissa per i prossimi 12 mesi !
GPP
Il testamento
(di Fabrizio De André)
Testo riveduto corretto e strapazzato da elleKappa
Quando la morte mi chiamerà
solo mia moglie protesterà
ho manomesso il mio testamento
e le ho soffiato l'eredità
ai suoi tre figli non lascio niente
niente di nulla diviso a metà
ai miei fenomeni da baraccone
lascio un impiego da faccendiere
insieme a un lessico da carrettiere
che privilegi l'imprecazione
a Capezzone la mia bandana
a Scilipoti mezza banana
a Minzolini, il linguagabbana
la direzione di Panorama
voglio lasciare a mia figlia Marina
che se ne frega della sentenza
il mio carisma di rara indecenza
che al mercimonio le spiani la via
tutta la Rai lascio al dandy panciuto
cento salsicce e un anacoluto
mentre a Tremonti tirchio ed arguto
a costo zero regalo uno sputo
sorella morte aspetta un momento
forse ho un legittimo impedimento
quanto sei sexy fatti palpare
e con ardire fatti trombare
dimmi la cifra che poi arrotondo
fin dentro al cuore miliardi grondo
signor becchino ho già in mente un lodo
che mi sottragga a morte rapace
prima che avviti quell'ultimo chiodo
consulti Paniz Cirielli e Storace
non seppellite 'sto capolavoro
che ha fatto fuori futuro e lavoro
se mi graziate vi cingo d'alloro
poi come a Ruby vi copro d'oro
prima di andare a marcir nella fossa
m'inchino a Vespa, il mio scendiletto
e i nei di Renzi e la sua wiki-rissa
con gioia lascio all'affabile insetto
ai Corleonesi i miei deputati
ai Casalesi i disoccupati
a Ignazio la Russa sei Maserati
venti Ferrari e due croci uncinate
quando il G-20 mi chiederà
un attestato di serietà
una pernacchia forse una sola
come una tromba risuonerà
un dito medio forse uno solo
dal frollo Bossi germoglierà
se questa Italia è ormai contagiosa
e a un solo palpito dal fallimento
per evitarmi una fama ingloriosa
al maggiordomo gl'intesto lo schianto
lascio a Piersilvio un Paese che muore
che ho depredato con tutto il cuore
io del contagio sono l'untore
l'Europa crepi e vada al creatore
a tutti lascio lo spread in ascesa
e Piazza Affari che cola a picco
solo la Fininvest vola in ripresa
da questa crisi ne esco straricco
lascio al Paese la corruzione
sciolgo le lodi all'evasione
ed una cena perbene e elegante
lascio a Leopolda per esser galante
quando la morte mi chiamerà
sarò già in fuga nell'aldiquà
sarò sparito senza pagare
senza mai dire la verità
vado ad Antigua a folleggiare
vi lascio in dono la povertà
Cari sodali della mia banda
spolpammo insieme la stessa terra
tessemmo in coro il medesimo inganno
per trasformare l'Italia in Gomorra
ma adesso Papi vi lascia soli
perché il momento si fa ferale
già sono in volo mille cetrioli
al posto mio qualcun altro s'immoli.
(01 novembre 2011)
GPP
Il testamento
(di Fabrizio De André)
Testo riveduto corretto e strapazzato da elleKappa
Quando la morte mi chiamerà
solo mia moglie protesterà
ho manomesso il mio testamento
e le ho soffiato l'eredità
ai suoi tre figli non lascio niente
niente di nulla diviso a metà
ai miei fenomeni da baraccone
lascio un impiego da faccendiere
insieme a un lessico da carrettiere
che privilegi l'imprecazione
a Capezzone la mia bandana
a Scilipoti mezza banana
a Minzolini, il linguagabbana
la direzione di Panorama
voglio lasciare a mia figlia Marina
che se ne frega della sentenza
il mio carisma di rara indecenza
che al mercimonio le spiani la via
tutta la Rai lascio al dandy panciuto
cento salsicce e un anacoluto
mentre a Tremonti tirchio ed arguto
a costo zero regalo uno sputo
sorella morte aspetta un momento
forse ho un legittimo impedimento
quanto sei sexy fatti palpare
e con ardire fatti trombare
dimmi la cifra che poi arrotondo
fin dentro al cuore miliardi grondo
signor becchino ho già in mente un lodo
che mi sottragga a morte rapace
prima che avviti quell'ultimo chiodo
consulti Paniz Cirielli e Storace
non seppellite 'sto capolavoro
che ha fatto fuori futuro e lavoro
se mi graziate vi cingo d'alloro
poi come a Ruby vi copro d'oro
prima di andare a marcir nella fossa
m'inchino a Vespa, il mio scendiletto
e i nei di Renzi e la sua wiki-rissa
con gioia lascio all'affabile insetto
ai Corleonesi i miei deputati
ai Casalesi i disoccupati
a Ignazio la Russa sei Maserati
venti Ferrari e due croci uncinate
quando il G-20 mi chiederà
un attestato di serietà
una pernacchia forse una sola
come una tromba risuonerà
un dito medio forse uno solo
dal frollo Bossi germoglierà
se questa Italia è ormai contagiosa
e a un solo palpito dal fallimento
per evitarmi una fama ingloriosa
al maggiordomo gl'intesto lo schianto
lascio a Piersilvio un Paese che muore
che ho depredato con tutto il cuore
io del contagio sono l'untore
l'Europa crepi e vada al creatore
a tutti lascio lo spread in ascesa
e Piazza Affari che cola a picco
solo la Fininvest vola in ripresa
da questa crisi ne esco straricco
lascio al Paese la corruzione
sciolgo le lodi all'evasione
ed una cena perbene e elegante
lascio a Leopolda per esser galante
quando la morte mi chiamerà
sarò già in fuga nell'aldiquà
sarò sparito senza pagare
senza mai dire la verità
vado ad Antigua a folleggiare
vi lascio in dono la povertà
Cari sodali della mia banda
spolpammo insieme la stessa terra
tessemmo in coro il medesimo inganno
per trasformare l'Italia in Gomorra
ma adesso Papi vi lascia soli
perché il momento si fa ferale
già sono in volo mille cetrioli
al posto mio qualcun altro s'immoli.
(01 novembre 2011)
martedì 1 novembre 2011
Il rottamatore Michele Serra.
Dopo Concita, ecco Michele:
“Ipotesi fausta: Renzi è, con una ventina d’anni di ritardo, il nostro Tony Blair, traghettatore delle forze progressiste dal secolo ideologico a quello post-ideologico, con tutti i pro e i contro del caso. Niente di entusiasmante, ma qualcosa di nuovo e di spiazzante, sì. Quanto ai vent’anni di ritardo, non sarebbero colpa sua ma di un Paese che ha viaggiato, ultimamente, in costante retromarcia. Un Tony Blair, anche usato, per un Italia così conciata sarebbe un lusso.”Michele Serra nella sua Amaca di oggi.
Sondaggione: votate gli articoli PPR+ e PPR- di agosto.
Ecco gli articoli da votare per le due categorie, in rigoroso ordine cronologico.
Vi ricordiamo che si vota sempre qui a destra sotto alla foto della gamba tatuata.
Buona lettura e buon voto!
Paolo Rumiz, reportage Le case degli spiriti. Il tradizionale, spettacolare, irresistibile viaggio estivo di Paolo Rumiz quest’anno si è snodato lungo l'Italia alla ricerca delle "Case degli spiriti", luoghi dove la vita ferveva e dove oggi si aggira soltanto il vento, come recita l’introduzione del giornale. “Fari, miniere, passi alpini, fortezze, strade, ferrovie, stazioni, fattorie, depositi di scorie atomiche, dighe. Rovine benefiche o sinistre. Abitate da epopee o da storie nere. Case degli spiriti dove talvolta ho provato brividi di paura, ma più spesso serenità, specie là dove madre natura si era ripresa il suo.”. Rumiz riporta mirabilmente alla luce storie dimenticate, personaggi che tornano dal passato, leggende nere attraverso un racconto che, al fondo, riflette l’Italia odierna.
Bernardo Valli, articolo del 10 agosto Non mettete, vi prego, l'aureola a Terzani. In occasione della pubblicazione del Meridiano dedicato a Tiziano Terzani, l’intramontabile Valli recensisce il volume e ricorda l’amico scomparso. “Una rievocazione meravigliosa di un giornalismo e di giornalisti d'altri tempi.” (Barbapapà) Reportage del 29 agosto La democrazia dei kalashnikov nel caos di Tripoli. A 80 anni, splendidamente portati, il mitico Bernardo ritorna in Libia per raccontare in un nuovo, memorabile reportage la guerra di transizione verso il dopo Gheddafi. Spettacolare, e profetica, la conclusione: "Il nuovo potere rischia la sua reputazione e ne è cosciente, poiché i richiami all’ordine del Consiglio nazionale di transizione sono stati numerosi e fermi. Se ai suoi primi passi i nuovi dirigenti accettassero il dilagare delle vendette la loro rispettabilità sarebbe seriamente compromessa. Ma quando la sera, alla fine del digiuno, condivido la cena con gli shebab, che tengono il kalashnikov tra le gambe, mi accorgo che i loro sorrisi nascondono intenzioni bellicose. E quando dico che la democrazia non è un regolamento di conti, molti mi guardano perplessi. Forse non ci capiamo.".
Francesco Merlo, articolo del 14 agosto Ma l'utopia di Gibellina è un disastro spettrale Alla morte di Ludovico Corrao, un tempo sindaco mecenate di Gibellina, Merlo si produce in un memorabile pezzo sulla sua amata Sicilia e su questo personaggio leggendario. “Era un 'terremoto' pure lui. Il bianco dei lini e del panama non lo avrebbe notato nessuno se non si fosse incastonato sul nero del malessere che non è solo geografico in quella terra”. Corrao fece della ricostruzione di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice, un evento coinvolgendo nell’impresa artisti, letterati e architetti di fama mondiale. Commenta sconsolato Merlo: “E oggi che Corrao è morto e la sua utopia è stata giustamente celebrata dalla cultura, dalla politica e dalla chiesa, tutti dovrebbero andare a vedere come è ridotta la città che ha tormentato gli intellettuali siciliani, com’è più invasiva la spazzatura e come sono più tristi, tra i Consagra e i Purini, le baracche provvisorie che sono diventate ambiente e natura.”.
Adriano Sofri, commento del 14 agosto Digiunare per le carceri. La protesta per la condizione vergognosa delle carceri italiane (“67 mila persone, oggi, nello spazio che ne terrebbe, "ristretti", 43 mila”) trova eco preziosa in questo bel pezzo di Sofri. Che ci offre un quadro icastico di quel mondo di sommersi: “Poi c'è l'etimologia penitenziaria: l'agosto dei ferri battuti, di grate, cancelli, blindate, catenacci, dei ferri roventi. Immaginate: gli urli, i silenzi attoniti, le agonie, l'astinenza, i cessi a vista, l'acqua che manca, il sangue che corre, quelli che sono pazzi e quelli che diventano pazzi, che aggrediscono e che si feriscono, quelli che sniffano la bomboletta per morire o muoiono per sniffare, e non lo sanno più, quelli che pregano rivolti alla Mecca e non gli basta lo spazio e quelli che pregano Cristo e quelli che non pregano, quelli che si masturbano a sangue e che tossiscono a morte e ingoiano lamette e batterie e gridano nel sonno.”.
Alessandro Penati, articolo del 15 agosto Lotta all’evasione se non ora, quando? e articolo del 25 agosto Debito, speculazione, banche la mappa della crisi globale cosa si rischia e come uscirne. I due migliori contributi sulla crisi scritti da un professore universitario e uomo di finanza “contro”, noto e apprezzato per le sue analisi sulle magagne del sistema economico-finanziario italiano scritte senza guardare in faccia nessuno. Nel primo articolo indica con estrema chiarezza la strada per combattere efficacemente l’evasione fiscale, se solo vi fosse la volontà politica di farlo, nel secondo aiuta i lettori a comprendere le ragioni della crisi pur non nascondendo un certo scetticismo su una sua positiva soluzione.
Michele Serra, L’Amaca del 23 e 31 agosto. Di ritorno dalle vacanze estive, Serra riprende la rubrica tanto amata dai pipierrini occupandosi mestamente dell’assurdo balletto della manovra economica (“nulla è certo, tutto è mutevole, molto è trattabile e dunque ritrattabile”) per la messa in sicurezza dei conti pubblici italiani. “Un tirare a campare da democristiano (insieme a quegli altri stra-democristiani dei leghisti), che cerca disperatamente di rimandare ogni rendiconto, ogni decisione vera.”. Con stoccata finale a Tremonti: “(…) della sua manovra non rimangono nemmeno i cocci. Come l'architetto che propone il grattacielo e glielo trasformano in pagoda. Un professionista serio, in quei casi, ringrazia e toglie il disturbo.”.
Gianni Mura, articolo del 23 agosto I 70 anni dell' insolente Mariolino il sinistro che creò la foglia morta. Il non plus ultra per noi pipierrini è stato trovare a fine agosto un memorabile pezzo di Mura sui 70 anni di Mario Corso, impreziosito oltretutto da una vignetta di Paolo Samarelli. “Un fil di ferro con le orecchie a sventola, pochi capelli, un'aria ciondolona, i calzettoni abbassati sulle caviglie (a cacaiola, avrebbe chiosato Brera).”. Così l’immenso Gianni rievoca il grande Corso e il calcio d’altri tempi. Come la mitica punizione a foglia morta. “È una presenza gentile e lieve, va dove la porta il vento così come Corso andava dove lo portava l' estro. Insofferente agli schemi, anarchico, imprevedibile, lunatico, geniale, per noi Mario Corso era la libertà, ma non lo sapevamo.”. Bellissimo.
Michele Smargiassi, inchiesta del 26 agosto 'Noi, il popolo di Dio'. Per il tradizionale appuntamento estivo di Comunione e Liberazione Smargiassi ci regala una profonda immersione nel popolo ciellino. Il suo è lo sguardo rispettoso di un cronista che, pur consapevole che CL è “una lobby politica scaltra, (…) una holding degli affari e degli appalti disinvolta e spesso discussa, un impero no-profit che mira a occupare ogni angolo del sociale”, descrive con particolare e doverosa attenzione i “pellegrini dalle certezze salde”. “Ma chi passi qualche giorno al Meeting non può non ammettere che nulla di tutto questo esisterebbe se non poggiasse su una sorprendente capacità di mobilitazione di coscienze, di sincero coinvolgimento intimo, su una leva di massa di entusiasmi come ormai pochi movimenti in Italia sanno suscitare, e nessuno da altrettanto tempo”. “Ottimo articolo” (Luca Massaro)
Angelo Aquaro, articolo del 24 agosto Stress e calo di zuccheri ecco perché decidere stanca. Consueto, fondamentale approfondimento di Repubblica sulle conseguenze fisiche del faticoso prender decisioni. Sempre con la mente al PD, eh?
Caterina Pasolini, articolo del 17 agosto I turisti del divorzio express adesso per dirsi addio gli italiani vanno in Romania. Ottomila italiani in 5 anni si sono rivolti all’estero per accelerare le pratiche divorziste. Tanto basta per farne un trend e giustificare un articolo? Bah!
Giuliano Balestrieri, Luca Pagni articolo del 20 agosto Manuale per i risparmiatori nei mercati al tempo della crisi. Lanciato in pompa magna in prima pagina, questo presunto manuale per i risparmiatori si rivela poca cosa. Anzitutto, un’informativa sull’andamento dei vari strumenti finanziari negli ultimi 12 mesi, accompagnata da alcune incredibili ovvietà: “(…) in momenti di grande nervosismo vince solo chi ha saputo fare per tempo la scelta giusta”, oppure “per tutti gli altri i risultati dipendono non solo dal tipo di prodotto, ma anche dal momento di ingresso sul mercato.”. Seguono alcuni confusi suggerimenti su cosa fare per il futuro, che spaziano dal “fuga dall’euro. E dal dollaro” (senza indicare però quale divisa privilegiare a quel punto) a “i titoli di Stato americani sono una buona opportunità di investimento” (ma non bisognava evitare il dollaro? O si suggerisce implicitamente di coprire il rischio cambio?). Ancora una volta, quando si parla di investimenti personali, Repubblica si rivela un pesce fuor d’acqua.
Enrico Franceschini, articolo del 26 agosto Arriva il galateo per chi pranza alla scrivania. Immancabile contributo di pura aria fritta del corrispondente londinese. Va bene che d’estate le notizie latitano, ma dovrebbe esserci un limite a tutto.
Vittorio Zucconi, articolo del 28 agosto Gli angeli con la coda nell'inferno di Ground Zero. Nella gara scatenatasi tra i media nello scovare storie originali legate all’11 settembre, Zucconi batte tutti occupandosi dei cani soccorritori. “Capita spesso che giornalisti e scrittori, invecchiando e rincoglionendosi, diventino sentimentali, e scrivano articoli o addirittura libri sul proprio cane. E già questo fa venire l'orticaria. Se poi colleghiamo questa tendenza all'ormai partito fracassamento di zebedei dell'anniversario dell'11 settembre (come ha fatto la Repubblica di oggi con l'articolessa di Zucconi (…) sui cani che erano andati a frugare nelle macerie) allora l'orticaria diventa davvero irrefrenabile.” (Fabio P.). “articolo un po' bizzarro, quello di Zucconi. Pur di offrire uno sguardo diverso sulla tragedia dell'11 settembre si vanno a scovare storie assurde.” (Barbapapà)
Marina Cavallieri, articolo del 18 agosto La vacanza nel club? E' in rianimazione. Il filone della crisi economica si arricchisce di questa Inchiesta italiana sulla crisi dei villaggi vacanza. Non pareva argomento da doppio paginone, nonostante alcune rivelazioni esclusive: “Gli animatori sono gli operai del divertimento, i forzati del sorriso, cominciano la mattina con i giochi in spiaggia, continuano con l'acqua gym e il gioco-aperitivo, si danno da fare al mini club. E dopo la pausa pranzo, alle quattro, ricominciano tra un ballo di gruppo e un torneo di bocce. Fino alla sera alle undici e oltre.”.
Ricordiamo che per segnalare articoli per il sondaggio mensile potete scrivere a enricoporrochiocciolafastwebnet.it oppure lasciare un commento in un post, anche se OT.
Si ringrazia Barbapapà per la collaborazione ai testi e alla selezione degli articoli.
Vi ricordiamo che si vota sempre qui a destra sotto alla foto della gamba tatuata.
Buona lettura e buon voto!
Paolo Rumiz, reportage Le case degli spiriti. Il tradizionale, spettacolare, irresistibile viaggio estivo di Paolo Rumiz quest’anno si è snodato lungo l'Italia alla ricerca delle "Case degli spiriti", luoghi dove la vita ferveva e dove oggi si aggira soltanto il vento, come recita l’introduzione del giornale. “Fari, miniere, passi alpini, fortezze, strade, ferrovie, stazioni, fattorie, depositi di scorie atomiche, dighe. Rovine benefiche o sinistre. Abitate da epopee o da storie nere. Case degli spiriti dove talvolta ho provato brividi di paura, ma più spesso serenità, specie là dove madre natura si era ripresa il suo.”. Rumiz riporta mirabilmente alla luce storie dimenticate, personaggi che tornano dal passato, leggende nere attraverso un racconto che, al fondo, riflette l’Italia odierna.
Bernardo Valli, articolo del 10 agosto Non mettete, vi prego, l'aureola a Terzani. In occasione della pubblicazione del Meridiano dedicato a Tiziano Terzani, l’intramontabile Valli recensisce il volume e ricorda l’amico scomparso. “Una rievocazione meravigliosa di un giornalismo e di giornalisti d'altri tempi.” (Barbapapà) Reportage del 29 agosto La democrazia dei kalashnikov nel caos di Tripoli. A 80 anni, splendidamente portati, il mitico Bernardo ritorna in Libia per raccontare in un nuovo, memorabile reportage la guerra di transizione verso il dopo Gheddafi. Spettacolare, e profetica, la conclusione: "Il nuovo potere rischia la sua reputazione e ne è cosciente, poiché i richiami all’ordine del Consiglio nazionale di transizione sono stati numerosi e fermi. Se ai suoi primi passi i nuovi dirigenti accettassero il dilagare delle vendette la loro rispettabilità sarebbe seriamente compromessa. Ma quando la sera, alla fine del digiuno, condivido la cena con gli shebab, che tengono il kalashnikov tra le gambe, mi accorgo che i loro sorrisi nascondono intenzioni bellicose. E quando dico che la democrazia non è un regolamento di conti, molti mi guardano perplessi. Forse non ci capiamo.".
Francesco Merlo, articolo del 14 agosto Ma l'utopia di Gibellina è un disastro spettrale Alla morte di Ludovico Corrao, un tempo sindaco mecenate di Gibellina, Merlo si produce in un memorabile pezzo sulla sua amata Sicilia e su questo personaggio leggendario. “Era un 'terremoto' pure lui. Il bianco dei lini e del panama non lo avrebbe notato nessuno se non si fosse incastonato sul nero del malessere che non è solo geografico in quella terra”. Corrao fece della ricostruzione di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice, un evento coinvolgendo nell’impresa artisti, letterati e architetti di fama mondiale. Commenta sconsolato Merlo: “E oggi che Corrao è morto e la sua utopia è stata giustamente celebrata dalla cultura, dalla politica e dalla chiesa, tutti dovrebbero andare a vedere come è ridotta la città che ha tormentato gli intellettuali siciliani, com’è più invasiva la spazzatura e come sono più tristi, tra i Consagra e i Purini, le baracche provvisorie che sono diventate ambiente e natura.”.
Adriano Sofri, commento del 14 agosto Digiunare per le carceri. La protesta per la condizione vergognosa delle carceri italiane (“67 mila persone, oggi, nello spazio che ne terrebbe, "ristretti", 43 mila”) trova eco preziosa in questo bel pezzo di Sofri. Che ci offre un quadro icastico di quel mondo di sommersi: “Poi c'è l'etimologia penitenziaria: l'agosto dei ferri battuti, di grate, cancelli, blindate, catenacci, dei ferri roventi. Immaginate: gli urli, i silenzi attoniti, le agonie, l'astinenza, i cessi a vista, l'acqua che manca, il sangue che corre, quelli che sono pazzi e quelli che diventano pazzi, che aggrediscono e che si feriscono, quelli che sniffano la bomboletta per morire o muoiono per sniffare, e non lo sanno più, quelli che pregano rivolti alla Mecca e non gli basta lo spazio e quelli che pregano Cristo e quelli che non pregano, quelli che si masturbano a sangue e che tossiscono a morte e ingoiano lamette e batterie e gridano nel sonno.”.
Alessandro Penati, articolo del 15 agosto Lotta all’evasione se non ora, quando? e articolo del 25 agosto Debito, speculazione, banche la mappa della crisi globale cosa si rischia e come uscirne. I due migliori contributi sulla crisi scritti da un professore universitario e uomo di finanza “contro”, noto e apprezzato per le sue analisi sulle magagne del sistema economico-finanziario italiano scritte senza guardare in faccia nessuno. Nel primo articolo indica con estrema chiarezza la strada per combattere efficacemente l’evasione fiscale, se solo vi fosse la volontà politica di farlo, nel secondo aiuta i lettori a comprendere le ragioni della crisi pur non nascondendo un certo scetticismo su una sua positiva soluzione.
Michele Serra, L’Amaca del 23 e 31 agosto. Di ritorno dalle vacanze estive, Serra riprende la rubrica tanto amata dai pipierrini occupandosi mestamente dell’assurdo balletto della manovra economica (“nulla è certo, tutto è mutevole, molto è trattabile e dunque ritrattabile”) per la messa in sicurezza dei conti pubblici italiani. “Un tirare a campare da democristiano (insieme a quegli altri stra-democristiani dei leghisti), che cerca disperatamente di rimandare ogni rendiconto, ogni decisione vera.”. Con stoccata finale a Tremonti: “(…) della sua manovra non rimangono nemmeno i cocci. Come l'architetto che propone il grattacielo e glielo trasformano in pagoda. Un professionista serio, in quei casi, ringrazia e toglie il disturbo.”.
Gianni Mura, articolo del 23 agosto I 70 anni dell' insolente Mariolino il sinistro che creò la foglia morta. Il non plus ultra per noi pipierrini è stato trovare a fine agosto un memorabile pezzo di Mura sui 70 anni di Mario Corso, impreziosito oltretutto da una vignetta di Paolo Samarelli. “Un fil di ferro con le orecchie a sventola, pochi capelli, un'aria ciondolona, i calzettoni abbassati sulle caviglie (a cacaiola, avrebbe chiosato Brera).”. Così l’immenso Gianni rievoca il grande Corso e il calcio d’altri tempi. Come la mitica punizione a foglia morta. “È una presenza gentile e lieve, va dove la porta il vento così come Corso andava dove lo portava l' estro. Insofferente agli schemi, anarchico, imprevedibile, lunatico, geniale, per noi Mario Corso era la libertà, ma non lo sapevamo.”. Bellissimo.
Michele Smargiassi, inchiesta del 26 agosto 'Noi, il popolo di Dio'. Per il tradizionale appuntamento estivo di Comunione e Liberazione Smargiassi ci regala una profonda immersione nel popolo ciellino. Il suo è lo sguardo rispettoso di un cronista che, pur consapevole che CL è “una lobby politica scaltra, (…) una holding degli affari e degli appalti disinvolta e spesso discussa, un impero no-profit che mira a occupare ogni angolo del sociale”, descrive con particolare e doverosa attenzione i “pellegrini dalle certezze salde”. “Ma chi passi qualche giorno al Meeting non può non ammettere che nulla di tutto questo esisterebbe se non poggiasse su una sorprendente capacità di mobilitazione di coscienze, di sincero coinvolgimento intimo, su una leva di massa di entusiasmi come ormai pochi movimenti in Italia sanno suscitare, e nessuno da altrettanto tempo”. “Ottimo articolo” (Luca Massaro)
Angelo Aquaro, articolo del 24 agosto Stress e calo di zuccheri ecco perché decidere stanca. Consueto, fondamentale approfondimento di Repubblica sulle conseguenze fisiche del faticoso prender decisioni. Sempre con la mente al PD, eh?
Caterina Pasolini, articolo del 17 agosto I turisti del divorzio express adesso per dirsi addio gli italiani vanno in Romania. Ottomila italiani in 5 anni si sono rivolti all’estero per accelerare le pratiche divorziste. Tanto basta per farne un trend e giustificare un articolo? Bah!
Giuliano Balestrieri, Luca Pagni articolo del 20 agosto Manuale per i risparmiatori nei mercati al tempo della crisi. Lanciato in pompa magna in prima pagina, questo presunto manuale per i risparmiatori si rivela poca cosa. Anzitutto, un’informativa sull’andamento dei vari strumenti finanziari negli ultimi 12 mesi, accompagnata da alcune incredibili ovvietà: “(…) in momenti di grande nervosismo vince solo chi ha saputo fare per tempo la scelta giusta”, oppure “per tutti gli altri i risultati dipendono non solo dal tipo di prodotto, ma anche dal momento di ingresso sul mercato.”. Seguono alcuni confusi suggerimenti su cosa fare per il futuro, che spaziano dal “fuga dall’euro. E dal dollaro” (senza indicare però quale divisa privilegiare a quel punto) a “i titoli di Stato americani sono una buona opportunità di investimento” (ma non bisognava evitare il dollaro? O si suggerisce implicitamente di coprire il rischio cambio?). Ancora una volta, quando si parla di investimenti personali, Repubblica si rivela un pesce fuor d’acqua.
Enrico Franceschini, articolo del 26 agosto Arriva il galateo per chi pranza alla scrivania. Immancabile contributo di pura aria fritta del corrispondente londinese. Va bene che d’estate le notizie latitano, ma dovrebbe esserci un limite a tutto.
Vittorio Zucconi, articolo del 28 agosto Gli angeli con la coda nell'inferno di Ground Zero. Nella gara scatenatasi tra i media nello scovare storie originali legate all’11 settembre, Zucconi batte tutti occupandosi dei cani soccorritori. “Capita spesso che giornalisti e scrittori, invecchiando e rincoglionendosi, diventino sentimentali, e scrivano articoli o addirittura libri sul proprio cane. E già questo fa venire l'orticaria. Se poi colleghiamo questa tendenza all'ormai partito fracassamento di zebedei dell'anniversario dell'11 settembre (come ha fatto la Repubblica di oggi con l'articolessa di Zucconi (…) sui cani che erano andati a frugare nelle macerie) allora l'orticaria diventa davvero irrefrenabile.” (Fabio P.). “articolo un po' bizzarro, quello di Zucconi. Pur di offrire uno sguardo diverso sulla tragedia dell'11 settembre si vanno a scovare storie assurde.” (Barbapapà)
Marina Cavallieri, articolo del 18 agosto La vacanza nel club? E' in rianimazione. Il filone della crisi economica si arricchisce di questa Inchiesta italiana sulla crisi dei villaggi vacanza. Non pareva argomento da doppio paginone, nonostante alcune rivelazioni esclusive: “Gli animatori sono gli operai del divertimento, i forzati del sorriso, cominciano la mattina con i giochi in spiaggia, continuano con l'acqua gym e il gioco-aperitivo, si danno da fare al mini club. E dopo la pausa pranzo, alle quattro, ricominciano tra un ballo di gruppo e un torneo di bocce. Fino alla sera alle undici e oltre.”.
Ricordiamo che per segnalare articoli per il sondaggio mensile potete scrivere a enricoporrochiocciolafastwebnet.it oppure lasciare un commento in un post, anche se OT.
Si ringrazia Barbapapà per la collaborazione ai testi e alla selezione degli articoli.
Feticismi del 31 ottobre 2011.
CARO DIRETUR TI SCRIVO
Così mi candido un po'.Bastava leggere la locandina a fianco.
IL NOSTRO CARO (E SIMPATICO) ANGELO
Incipit di un pezzo in cui si parla di un Casino di prossima costruzione a Disneyworld Florida.OSSERVATORIO REFUSI
Il nostro caro Angelo parte in quarta con una citazione cinematografica. Ma dimentica che il titolo del film è Quell'oscuro oggetto del desiderio. Non scuro. E' un po' come scrivere Io, Chiara e l'oscuro.
IL GIOCO DI PAROLE DI MURA
Che diventa ancora più divertente con il disegno di Samarelli.
LA MALEDIZIONE DELLE BREVINE
OSSERVATORIO REFUSI
Nel pezzo del vice-dirtùr DCD su Fabri Fibra. Bastava conoscere un po' lo spagnolo e sapere che Pequeno significa piccolo. Mentre Pecueno non significa nulla. Oppure fare una ricerchina su Google. E poi l'accento giusto è Guè, non Gué.
Chiavi di ricerca: Annalisa Cuzzocrea la prima "republicona" di novembre.
Secondo le statistiche riferite ai primi venti minuti di novembre, scopriamo che la prima giornalista di Repubblica a portare visitatori su PPR è stata Annalisa Cuzzocrea. Complimenti.
Curioso quel "orecchino uomo". Saranno le segnalazioni di Frank nelle varie Reunio riferite all'orecchino di Mola?
Curioso quel "orecchino uomo". Saranno le segnalazioni di Frank nelle varie Reunio riferite all'orecchino di Mola?
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