martedì 21 agosto 2018

Rieccoci, stancamente - Miscellanea di errori e strafalcioni di mezz'agosto.

ERRORACCI E STRAFALCIONI DI MEZZ'AGOSTO

Sempre in attesa dei rapportoni sull'esplosione di Bologna del 6 agosto e sul crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto.

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Pagina 36 del 9 agosto: secondo Silvia Bizio l'Academy di Hollywood è un pesce.


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Due chicche scovate dal nostro collaboratore Fabio P.

La prima, purtroppo, riguarda un trafiletto firmato dalla nostra amica Rosalba Castelletti:

Il titolo dice raggiunta l'intesa ma non dice che intesa è. E dopo quindici righe conclude senza dire cosa è stato deciso. Il vero quiz dell'estate.



Da Repubblica del 20 agosto: Giocata ieri? E quindi non si sa com'è finita? 


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ALTRE SEGNALAZIONI

Da Repubblica del 20 agosto, pezzo firmato da Giuliano Aluffi (altro amico di PPR): scrivere pocker invece di poker? Si può, se sei un giornalista?


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Poi un errore di Paolo Rumiz in una puntata del suo bel raccontone d'agosto.


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Poi due errori segnalati dal nostro attentissimo MUDD.

Il primo sulla prima pagina di Repubblica del 12 agosto, quindi molto grave. Il secondo nell'ultimo numero dell'Espresso.



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Infine una cosa che si poteva (forse evitare): la pubblicità del nuovo gioco di Repubblica piazzata proprio nella pagina in cui si parla del Ponte Morandi.

Non vogliamo difendere nessuno, ma chi impagina i giornali non sa che pubblicità finiranno in pagina. Neanche la concessionaria sa cosa c’è attorno alla pubblicità. Anche se a volte è intuibile. Detto ciò si poteva in qualche modo evitare.


Rieccoci, stancamente - Miscellanea d'agosto parte prima.

Un secondo prima di pubblicare questo post, scopriamo che è morto Vincino.
Che la terra gli sia lieve. RIP-

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MISCELLANEA D'AGOSTO PARTE PRIMA

In attesa dei rapportoni sull'esplosione di Bologna del 6 agosto e sul crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto.

Stancamente, come le vendite (pare) di Repubblica segnalate da Dagospia.

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RUBRICHE CHE CI SONO PIACIUTE:

I giochi d'estate di Bartez, con le illustrazioni (carine) di Serena Gianoli.

Il raccontone estivo di Paolo Rumiz, con le illustrazioni (bellissime) di Carlo Stanga.

La rubrica di Maurizio Maggiani.






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ALTRE COSE VISTE AD AGOSTO

Abbracciamo Elsa Vinci che il 13 agosto ha perso il papà.




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Bello il pezzo di Luca Valtorta sulla scomparsa del grandissimo cantautore e scrittore Claudio Lolli. A parte l’ego: "Mi disse". "Conobbi". "Gli chiesi".



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Il 13 agosto scorso, sul dorso milanese del Corriere si parla di ponti pericolanti in Lombardia. Un tempismo davvero eccezionale considerato ciò che è successo il giorno dopo a Genova.

giovedì 2 agosto 2018

Blog a scartamento ridotto.

Ristacchiamo la spina per qualche giorno.

Che qui, davvero, non si vede una lira. Neanche un viaggetto a New York.

Ciao. E riposatevi anche voi, che ne avete bisogno.

PS: su Twitter qualche nostro collaboratore dovrebbe fare capolino, ogni tanto.


martedì 31 luglio 2018

Far finta di essere sani (parte sesta).

E come tutti gli anni, alla fine del Tour, ecco il Tour di Cattivi Pensieri.


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Monica ci ringrazia così su Twitter. Onorati.


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Sette anni senza Peppe. RIP.

lunedì 30 luglio 2018

Far finta di essere sani (parte quinta): cartoline, castronerie, traduzioni e tante altre belle cose.

E' finalmente partito il gioco di Repubblica che mette in palio dei viaggi a New York.

E giusto per tenere alta la polemica, la prima domanda del concorso parla di emigranti. Così, giusto per mettere carne al fuoco. Ma non ditelo a Salvini, tanto lui non legge Repubblica.


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Puntuale come ogni anno, ecco la cartolina di Gianni Mura al vostro FS. Un mito. 



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Marco Passarella, su Twitter, ci segnala un doppio errore di Repubblica.it


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Sabato scorso, la nostra amica Monica è tornata a tradurre, per Repubblica di carta inserto Fuoricampo, gli articoli del Paìs.


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Ancora su Twitter, Vasco ci segnala un altro errore di Repubblica.it


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Proseguiamo con gli errori, stavolta sul cartaceo. Ce li segnala il nostro amico Fabio P.

Il primo è da Robinson di due domeniche fa, a pagina 8. Valerio Mastandrea si scrive senza la prima erre.



Il secondo è su Repubblica di ieri: il nome completo di Maria Gallone è Maria Alessandra Gallone, lei ci tiene. 


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Sull'ultimo numero dell'inserto meheghino TuttoMilano, Paolo Berizzi nella sua bella rubrica Rebelot confessa di essere un tifosissimo dell'Atalanta. Bel feticismo.



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Nel film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, il papà del protagonista a un certo punto sfoglia il Corrierone. Il film è ambientato nei primi anni ottanta e nel titolo si parla di Governo Craxi.


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Chiudiamo con una segnalazione che l'attento Saverio Lombardo ci ha inviato sulla nostra pagina  Facebook:

Da Prima Comunicazione - Bernard-Henri Lévy, filosofo e saggista francese nonchè editorialista del Corriere della Sera ha deciso, dopo 35 anni di collaborazione, di lasciare il quotidiano Rcs e passare da domani a La Stampa. Il giornale edito da GEDI e diretto da Maurizio Molinari che oggi si è assicurato un’altra prestigiosa firma, quella di Tahar Ben Jelloun, scrittore, poeta e saggista marocchino che interrompe la collaborazione con Repubblica.

giovedì 26 luglio 2018

Marchionne sui cartacei.

Repubblica

Nessun titolone urlato in prima, ma solo un titoletto centrato sotto la testata (tipo quello di ieri sui roghi in Grecia) come da disposizioni dall'avvento della Nuova Repubblica.



Editoriale (che sfocia nelle prime due pagine di sfoglio) del Diretùr Mario Calabresi: Marchionne, l'uomo che viveva di lavoro.

In tutto 6 paginate (copertina esclusa). Neanche tante.

Stralci di vecchie interviste.



Contributi di Paolo Griseri, Francesca Bolino e Valerio Berruti.

Sandro De Riccardis è andato a Zurigo, dove Marchionne è deceduto. Nessuna traccia invece di Crosetti, in Svizzera nei giorni scorsi. Anzi sì. Crosetti ha preferito andare a Vinovo, ad attendere l'arrivo del Messia.



Marco Mensurati è volato a Detroit,  dove c'è commozione tra gli operai della città dell’auto.

Bucchi fa la vignetta su SM.



Necrologi. RIP.


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Corriere

Faccione di SM in prima.



Giusi Fasano inviata a Zurigo. Bel ritratto firmato da Aldo Cazzullo: "La fine tragica nel solco degli Agnelli".

Anche in via Solferino 6 paginate (copertina esclusa). Neanche tante.

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Stampa


Faccione e titolone. La Stampa è di Torino, che pensavate?


Editorialone del Diretùr Maurizio Molinari: Pioniere del nostro tempo.

Alberto Mattioli inviato a Zurigo. 

Le paginate qui sono 7 (copertina esclusa). Sempre per quel discorso che La Stampa è di Torino.

mercoledì 25 luglio 2018

(Stancamente) qualche feticismo di oggi: Marchionne, incendi in Grecia e l'Italia ridotta all'osso.

(Stancamente) qualche feticismo di oggi. Ma solo parole e pochissime foto.

Intanto, nel momento in cui scriviamo, apprendiamo della morte di Sergio Marchionne. RIP. Che la terra gli sia lieve.

Marione ha tuittato questa cosa.


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Oggi sui cartacei.

Repubblica

In prima, chi si aspettava foto di roghi e fuochi, si deve accontentare di una montagna di macchine bruciate. Bella scelta, per comunicare la tragedia degli incendi in Grecia. Il Corriere il fuoco ce l'ha, (in prima). Per dire.


Per Repubblica in Grecia c'è Pietro Del Re, inviato a Mati, vicino ad Atene (incipit "Yorgos ha la faccia da minatore, lustra di sudore e nera di fuliggine."). Se ne parla già in apertura di sfoglio, per tre paginate, le cui prime due sono integralmente firmate da PDR.

E nella terza c'è una bella infografica, ovviamente non firmata, che spiega bene cosa è accaduto e dove.



Ellekappa ridisegna l'Italia che da stivale diventa osso.


Segnaliamo il ritorno in Nazionale della meneghina Valeria Cerabolini, già responsabile dell'inserto TuttoMilano, che ha assistito all'inaugurazione del flagship store della Apple a Milano.


Gianni Mura, inviato al Tour, si legge sempre volentieri.

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Gli altri giornali

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Corriere

In prima foto di fuoco, come si diceva.

Anche il Corriere ha un inviato a Mati. È Virginia Piccolillo (incipit "Correvano con le infradito"). E le paginate sui roghi sono 4, una in più di Rep. A pagina 4 c'è una foto gigantesca.

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La Stampa

In prima niente fuoco. Ma La Stampa è Gruppo GEDI. Quindi va così.

Anche La Busiarda ha un inviato a Mati. È Letizia Tortello (incipit "Mati è il villaggio degli spettri"). E le pagine sono 3. Quindi vince il Corriere per 4-3 e 4-3.

martedì 24 luglio 2018

Varie ed eventuali.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

levami una curiosità. La persona per cui la redazione bolognese è un cesso intasato di merda è per caso l’autore del pezzo del “Secolo d’Italia”? O un semplice, e non attentissimo, ammiratore?

In ogni caso, fagli sapere che, da questa redazione, nessuno si è rivolto al papà della Bergonzoni, ma è stato lui a scrivere una lettera alla redazione e a chiedere che venisse pubblicata. Da quella lettera è scaturito un (prevedibile) dibattito, finito pure sulla prima pagina del Corriere della Sera.

Saluti. Anonimo Bolognese

Caro AB,

l'autore del pezzo è Massimiliano Mazzanti. FS

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Cose Twittanti.

Filocane ci segnala dall'inserto economico del Corriere che il premier é diventato Antonio Conte.



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E poi due cose segnalate da Loris C.


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lunedì 23 luglio 2018

Varie cose per dare un segnale.

Piccoli feticismi di domenica 22 luglio:

Era il triste giorno con le notizie su Sergio Marchionne, a cui vanno i nostri migliori auguri.

D'obbligo il titolone in prima.


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Sei paginate in apertura di sfoglio. E il Crosetti che prende baracca e burattini e vola a Zurigo all'ospedale dove è ricoverato Marchionne.


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Da non perdere il pezzo dell'EMerito Ezio Mauro.



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Voltiamo pagina. La ex-manhattaniana Anna Lombardi si riconferma tale fino a nuovo ordine.


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A Pag.16 Federica Angeli si deve occupare, per una volta, di qualcosa di diverso del clan Spada. Ma forse è qualcosa di peggio: l'omofobia.


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L'ex terrasantista Alberto Stabile è a Favignana. Vacanza?


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Dai Social:

L'attento Saverio Lombardo ci segnala questo articolo apparso sul Secolo d'Italia del 20 luglio scorso:

Caro direttore,
fazioso lo è sempre stato, ma almeno un tempo “La Repubblica” era un “fazioso signor giornale”. Ora, se non dappertutto certamente nella redazione di Bologna, l’informazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sembra ispirarsi a “Uomini&Donne”, agitando polemiche da “Isola dei famosi”, più avido di “followers”, piuttosto che di lettori. Com’è noto, il “politico forte” della città, in particolare dopo le recenti elezioni, è Lucia Borgonzoni che, quanto meno nel circuito mediatico, ha soppiantato anche tutti gli esponenti del Pd – che pure restano espressione della maggioranza relativa dell’elettorato petroniano – e chiunque altro nell’opposizione (che, poi, potrebbe non essere più nemmeno tale, guardando ai dati i Imola del mese scorso). Dunque, ci sta che sia diventata il bersaglio preferito de “La Repubblica” e che da quelle colonne venga puntualmente bersagliata da quando, due anni or sono, sfidò l’attuale sindaco Virginio Merola, risultando sconfitta, ma con un’ottima performance politico-elettorale alla guida dell’intero Centrodestra locale. Quel che non ci sta – ora come allora – è che lo strumento privilegiato per insultare la Borgonzoni sia regolarmente il padre della stessa. Oddio, che alle comunali fosse una notizia che il padre non avrebbe votato per la figlia – per quanto sia bizzarro rendere pubblica questa scelta in cui privato e politico si mescolano in modo, per di più, non chiarissimo -, volendo, si può pure ammettere; quel che non è concepibile è rivolgersi nuovamente al signor Giambattista Borgonzoni – architetto tra le decine di migliaia di architetti italiani – per alimentare la grottesca polemica montata ad arte – sempre da “La Repubblica” – sulla presunta scortesia che la neo-sottosegretaria ai Beni culturali avrebbe riservato al cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, allontanandosi anticipatamente da un convegno sull’immigrazione, poco prima che proprio il porporato prendesse la parola per difendere il diritto dei migranti d’invadere il nostro Paese fuori da ogni regolamentazione. In primo luogo – lo si ricorda a beneficio di chi non ha seguito la “querelle” -, perché la Borgonzoni non è stata affatto scortese col cardinale, essendosi allontanata – per ottemperare ad altro impegno istituzionale programmato – all’orario preventivamente indicato e che le ha impedito di ascoltare Zuppi solo perché questi, sempre per altri precedenti impegni a sua volta, era giunto in ritardo nel luogo del convegno dibattito. Forse, a voler far la punta alle matite, si potrebbe rimproverare alla Borgonzoni d’aver accettato un tale invito in un giorno denso d’appuntamenti; ma è certo che, se avesse rifiutato, il tono degli articoli de “La Repubblica” non sarebbe cambiato di molto, visto quello che è comunque successo: avrebbero accusato la leghista di “snobbare” il prelato, oppure di aver paura del confronto con un così autorevole esponente della Chiesa. In secondo luogo, perché rivolgendosi al padre, il quale ovviamente ha lungamente discettato sull’errore della figlia, si è tentato di trasformare l’incidente in una sorta di “esempio di maleducazione”, col genitore che “bacchetta” la figlia, quasi si trattasse non di una polemica politica, ma di una questione adolescenziale di buone maniere. Per di più, col cattivissimo gusto – poiché la cosa è risaputa – di contrapporre a una figlia il padre che, da quando la ragazza di oggi era solo una bambina di sei anni, come lei stessa è stata costretta a ricordare pubblicamente, si è volontariamente allontanato da lei e dalla famiglia, perdendo così, di fatto, proprio il diritto a fare “concioni” di tipo moralistico. È “roba” da giornale serio, tutto ciò? Per non parlare, poi, dell’immancabile “appello” degli “intellettuali” che – dopo aver sollevato l’inutile polemica e dopo averla gettata nel tritacarne dei “social” -, hanno gridato allo scandalo e si sono pubblicamente contriti, battendosi il petto e indossando virtuali e catartici cilici, per qualche “scostumato” commento con cui, nei vari “post” della vicenda, alcuni leghisti avevano difeso la loro esponente. È “roba” da opposizione seria, tutto ciò? Quel che è certo, è che se la Borgonzoni, da tre anni a questa parte, non è più riuscita a leggere un “libro d’evasione” – e non a “non leggere un libro”, come hanno scritto capziosamente i giornali, distorcendo le parole del sottosegretario a Radio 1 -, certamente i suoi avversari, dentro e fuori la redazione bolognese de “La Repubblica” di tempo ne hanno avuto e tantissimo per guardare la televisione e per adeguare i livelli del loro linguaggio e della loro intelligenza ai programmi-spazzatura, tanto del pomeriggio che del prime-time.