martedì 19 febbraio 2019

Il nuovo Espresso e il nuovo Diretùr.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo/1:

Non mi piace questo claim con cui L'Espresso si vanta di raccontare "la verità". La verità, addirittura! Giornalismo è raccontare i fatti, non "la verità", dato che ogni racconto è sempre un'interpretazione. Mala tempora currunt.

Inoltre, già che ci sono, Il comunicato di oggi dell'editore Gedi è il solito capolavoro di ipocrisia. Sin dall'inizio: "Mario Calabresi lascia oggi la direzione di Repubblica".

LASCIA? L'avete licenziato in tronco.

"Calabresi ha saputo sperimentare nuove prospettive di sviluppo, mantenendo ferme tradizione e identità di Repubblica."

OVVERO: è stato bravo, per questo lo licenziamo. Ma forse la parola chiave è quel "ferme". Verdelli è stato chiamato per modificare l'identità di Repubblica?

walter f.

----

Riceviamo e volentieri pubblichiamo/2:

L’editoriale di addio di Mario Calabresi mi è sembrato molto di “ difesa di ciò che ho fatto”
In un mondo cattivo e brutto io ho tenuto la rotta. Ho combattuto una buona battaglia e ho conservato la Fede .....
Ho lavorato per la giustizia e Repubblica ha mantenuto una forte rafforzata identità
Bene ma non benissimo si può dire?

Inoltre.

Mi piacerebbe essere presente oggi alla riunione  di redazione. Chissà cosa racconterà Verdelli.
E soprattutto vorrei capire se esiste ancora il voto di gradimento.
Penso che con Verdelli il gruppo abbia voluto designare un direttore manager. Per vedere di dare una scossa ad un corpo ormai esanime. Domani leggeremo il suo programma, sperando che sia concreto e poco aulico.

Io ho “amato” solo Scalfari. E al Corsera Paolo Mieli.
In loro c’era (c’è) il dono dello Spirito, che altri uomini e direttori normali, non hanno.
Sono però in attesa di qualche altro miracolo. I giornali bisogna farli vivere, dare loro quel soffio di vita che li trasforma in pagine di “sangue”, di passione di uomini che raccontano e dibattono l’umana quotidiana avventura. Dovrai compiere questo miracolo se vuoi ritrovare al mattino un pubblico che aspetta la tua uscita.

AB

L'ultimo editoriale di Marione. Da oggi il giornale lo firma Carlino.

Ultimo giorno a Repubblica per Mario Calabresi, proprio nel giorno dell'arresto dei genitori di Matteo Renzi. E Hitchcock non c'entra nulla.

Più sotto riportiamo integralmente l'editoriale di commiato di Mario Calabresi. Da domani il giornale lo firma Carlo Verdelli.

Ciao Mario, in bocca al lupo.



"Abbiamo investito sulla qualità e sulla capacità di innovare".

"Sono orgoglioso di aver aumentato le firme femminili. Da oggi Repubblica passa nelle mani sicure di Carlo Verdelli. A tutti voi un abbraccio affettuoso".

Due frasi di Marione che ci hanno colpito.

Feticisticamente parlando, Calabresi parla chiaramente al passato solo di Super8.

Ecco il comunicato di GEDI, editore di Repubblica.



----

Cari lettori,
lascio la direzione di Repubblica dopo poco più di tre anni, in un mondo radicalmente cambiato e di cui è difficile cogliere il destino. In questi mille giorni siamo passati da Obama a Trump, dai discorsi ispirati ai tweet rancorosi, dal dovere di salvare chi sta affogando al dovere di respingerlo, dagli ultimi fuochi dell'idea di progresso alla chiusura totale nelle nostre paure.

Abbiamo assistito all'ascesa e al declino di un Movimento che prometteva politici nuovi per regalarci invece incompetenza, e di un partito che voleva dividere il Nord dal Sud e ora sta conquistando anche il Meridione in nome di un nuovo nemico, lo straniero. Allo stesso modo declina l'idea di democrazia, messa in un angolo dal fascino perverso degli uomini forti, coloro che si vantano di dire ciò che prima pareva impronunciabile.

Lascio questo giornale con l'orgoglio e la consapevolezza di aver raccontato tutto questo con chiarezza. Avevamo visto giusto. Ci hanno rimproverato di avere pregiudizi, ci hanno intimato di lasciarli lavorare, ci hanno accusato di lanciare falsi allarmi, invece era chiaro che l'ignoranza e l'improvvisazione ci avrebbero portato fuori strada e che i nuovi razzismi avrebbero lacerato il tessuto del Paese.

Viviamo in un'Italia isolata nel mondo: un risultato ottenuto in tempi record, senza che questo abbia portato alcun giovamento, perseguito solo per dinamiche elettorali interne, per gonfiare i muscoli e mostrare di esistere.

Un percorso di scardinamento della democrazia che si legge nel tentativo di eliminare contrappesi e organi di controllo. Lo vediamo con la Banca d'Italia, con la Consob, con il fastidio verso chi fa opposizione o contro chi semplicemente esercita un diritto di critica, così anche la stampa non fiancheggiatrice diventa nemica del popolo e va messa all'indice.

Abbiamo tenuto la barra dritta, non abbiamo derogato su convinzioni fondamentali come lo spazio europeo, la democrazia liberale, il metodo scientifico e i diritti, che sono prima di tutto quelli dei più deboli e non quelli dei più forti, per definizione già capaci di tutelarsi da soli.

Gli attacchi e le pressioni che abbiamo ricevuto sono stati pesanti, ci siamo preoccupati ma non abbiamo mai arretrato, perché la cronaca e la storia indicano che mai tutto è perduto, che resistere è difficile ma possibile.

Ho sempre praticato la convinzione che ogni volta la notte lascerà posto all'alba, purtroppo per spegnere un incendio ci vuole molto più tempo che ad appiccarlo ma la tenacia e l'impegno sono l'unica scommessa possibile. Per recuperare speranza bisogna andare nei luoghi bollati come perduti. Roma e le sue periferie ne sono l'esempio perfetto: nel momento in cui lo sconforto e la rassegnazione sembravano aver vinto, abbiamo assistito alla nascita di decine, centinaia di comitati spontanei che si sono presi cura di un pezzo di società, che stanno impedendo caparbiamente che la barca affondi per sempre.

L'impegno a Repubblica è stato quello di investire sulla qualità e sulla capacità di innovare. Abbiamo dato nuova energia alle campagne sociali, dalle unioni civili alle sei leggi da salvare, dalla difesa convinta delle ong al rifiuto di una logica che vuole trasformare l'immigrazione in una mera questione di sicurezza. Battaglie solitarie come quella per dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, naufragata per la pavidità di chi si è arreso alla propaganda della paura.

Mario Calabresi

lunedì 18 febbraio 2019

Quel laziale di Cardone, la risposta a Leonardo Coen e altre imperdibili cose.

Per prima cosa segnaliamo il bel sito Solo la Lazio, che oggi esordisce sotto la direzione del republicone Giulio Cardone.

In bocca al lupo.


----

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

il post su Fb del bravissimo Leonardo Coen, pur equilibrato e affettuoso nei confronti di Repubblica, non si fa del tutto apprezzare nel finale e certamente non per il guizzo critico che viene riservato al suo ex giornale. Avrei capito di più la posizione di Coen se avesse scelto di scrivere, nel suo periodo post-Repubblica, per Il Manifesto o, non sembri strano, per l’Avvenire di questi anni, ma mi sembra che dal pulpito (si fa per dire) del Fatto quotidiano ci sia qualcosa che non torna. Repubblica probabilmente avrà avuto pure i difetti che Coen individua nel suo post e però bisognerebbe evitare di vedere la pagliuzza ignorando la trave. E questa trave, nell’attuale giornale di Coen, si chiama manifesta faziosità, fiancheggiamento mane e sera di una forza politica con la pretesa di guidarne le scelte, sistematico ottundimento delle verità sgradevoli (tramite una serie di artifici retorici sui quali non sarebbe male approfondire lo studio). Coen scrive per un giornale-partito (esattamente l’accusa tante volte indirizzata dai suoi avversari alla Repubblica scalfariana) il cui direttore (dell’edizione cartacea) si presenta in pubblico con la faccia di Renzi, alle sue spalle, stampata sulla carta igienica. Ci consenta Coen (come direbbe il Berlusconi della sua epoca d’oro): meglio e mille volte meglio questa malandata e acciaccata Repubblica, meglio il giornale di Calabresi con tutti i suoi difetti, che il foglio per il quale egli mette a disposizione adesso la sua intelligente penna.
Calaber

----

L'attento Frank ci invia la figurina del republicone Giacomo Talignani.


----

Qualche feticismo arretrato e non.

15 febbraio

Riportiamo dalla pagina Facebook di Errore di Repubblica!

Pagina 7. La Spd di Angela Merkel?!?!
O Gesù.



E poi, ancora da Errore di Repubblica!

Pagina 8.
Il sindaco di Milano RODOLFO Sala?
Forse Barbara Ardù, autrice del pezzo, si è confusa con il republicone meneghino.


----

Si è fatto un po' attendere, ma ecco bella pimpante la seconda puntata delle Cronache del muro dell'EMerito Ezio Mauro.


----

16 febbraio

Nella didascalia della foto a cavallo delle pagg. 6 e 7 si parla di "un auto che percorre". Ma nella foto non c'e nessuna auto. Si vede che hanno cambiato la foto senza cambiare la dida.



----

18 febbraio

A pagina 15, nell'articolo firmato da Alessandro Oppes, leggiamo "il gioco del comunismo". Ma stiamo a giocà? 


----

Da non perdere il racconto dell'onnivoro Bolognini a spasso per Milano con Mahmood.

Bolognini riesce a scrivere tre panini di Mc Donald's senza cadere in nessun refuso.



----

L'addio di Andrea Sorrentino ha costretto il "milanista" Enrico Currò ad occuparsi (anche) di Inter. 

In settimana era già andato anche a Vienna. Coraggio, arriverà un aiuto, prima o poi.


venerdì 15 febbraio 2019

Quell'inserto un po' così.

A proposito di LIVE, il nuovo inserto sul benessere di Repubblica, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

era proprio necessario abbattere tanti alberi per dare alle stampe l’ennesimo inserto inutile? Ma con tutto questo benessere non è che poi moriamo prima? E a Repubblica svolgono indagini di mercato prima di lanciare questi inserti? Sicuro? Perché se l’avessero chiesto a me, io li avrei supplicati in ginocchio di non commettere un simile peccato di presunzione.

All’edicola mia molti umarells si sono rifiutati di acquistare Repubblica con l’inserto obbligatorio.
Poi tra l’altro a Cesena chi acquista La Stampa ha in regalo il Corriere di Romagna con le cronache locali della città . Ti immagini i poveretti che per lo più acquistano il Corriere di Cesena e a cui non frega un tubo della Stampa costretti a spendere 2€? E anche con loro discussioni a non finire.

AB

----

Caro Pazzo, 

Live, il nuovo inserto, è davvero una cosa inutile, sicuramente serve soltanto a veicolare pubblicità mirata: oltretutto pensavo fosse un magazine, non un inserto con un carta di grammatura appena superiore al quotidiano, quindi sovrapprezzo assolutamente ingiustificato. 

Spero Verdelli impallini subito questo obbrobrio, così come quei dorsi centrali portati all'eccesso da Calabresi, che oltre a essere vacui, spezzano la lettura del giornale vero e proprio.

Signor Marco

giovedì 14 febbraio 2019

Randacio, Audisio, Lettore1, Lettore2, ellekappa e Gordon Banks.

Emilio Randacio. RIP.
(da Rep di oggi)




----

Nostra Signora dello Sport Emanuela Audisio.
(da Rep e da El Pais di ieri)



----

Riceviamo e volentieri pubblichiamo/1:

Un tempo assiduo lettore di giornali, da anni non compro più nulla ormai. Pilucco qualcosa sul web o al bar, dove mi capita saltuariamente (frequento poco anche i bar) di leggere (con poso entusiasmo) i giornali. Che sono MORTI. Perlomeno così come li conosciamo. Sono morti che camminano. Il 90% di quel che pubblicano NON m interessa minimamente.

wild56

----

Riceviamo e volentieri pubblichiamo/2:

Sono incazzatissimo. Oggi trovo l'ennesimo inserto/allegato Live INUTILE che per giunta debbo prendere e pagare obbligatoriamente. È vero, la carta costa meno che in passato ma facciamone c/igienica che almeno è utile. Finirà che comprerò Repubblica solo ven-sab-dom.

Ginettaccio

----

Da Rep di oggi.

Buon San Valentino da ellekappa.


----

Da Rep di ieri.

Andate a recuperare il bel ricordo di Angelo Carotenuto del grandissimo Gordon Banks, che martedì ci ha lasciato. RIP.


lunedì 11 febbraio 2019

Un ex republicone dice la sua su Calabresi-Verdelli e altri feticismi imperdibili.

Leonardo Coen, sul suo profilo Facebook ha pubblicamente espresso la sua opinione in merito al cambio di poltrona alla direzione di Largo Fochetti:

Carlo Verdelli è il quarto direttore di Repubblica: succede a Mario Calabresi. Irrompe in un momento difficile del nostro Paese, soverchiato da forze sovraniste ed isolazioniste. Ho vissuto la fondazione di questo giornale, fin dai giorni dei suoi “numeri zero” (conservo un menabò di fine dicembre 1975). La Repubblica ha cambiato e svecchiato il giornalismo italiano, rendendolo più moderno e attento alle dinamiche sociali e culturali globali, cambiando con un lavoro in profondità il modo di scrivere ed operare, avendo una redazione che miscelava sapientemente l’esperienza delle grandi firme con un manipolo di giovani e con molte donne, costoro in una percentuale che nessun’altra testata poteva vantare, soprattutto per qualità e intraprendenza professionale. In pochi anni quel manipolo guidato da Eugenio Scalfari riuscì a rendere Repubblica il primo giornale italiano ed uno dei più reputati quotidiani del mondo. Una lunga stagione irripetibile, contrassegnata da una cura editoriale che costrinse i concorrenti ad inseguirne i modelli grafici e a trasformare il modo di scrivere, sia pure dopo crisi sistemiche (la vicenda P2 che colpì il Corriere della Sera), e crisi politiche (Tangentopoli, la morte della Prima Repubblica). Verdelli dunque eredita la storia giornalistica italiana più importante di questi ultimi quarantatré anni, un fardello pesantissimo, una sfida mostruosa in tempi di web e social network, i nemici dell’informazione cartacea e pericolosamente inclini ad ospitare fake news che ingannano e destabilizzano i lettori. È infatti sempre più difficile mantenere la fondamentale regola del giornalismo libero ed indipendente: non essere al servizio di chi governa, ma a quello dei governati, cioè dei cittadini, per difenderli dai soprusi e dalle violazioni della giustizia. Auguri, dunque, a Verdelli, da chi ha avuto la fortuna di partecipare al concepimento, alla nascita e alla progressiva esaltante crescita di un giornale che poi ha purtroppo conosciuto qualche problema di identità e coraggio, e che ha ceduto alle logiche delle cordate aziendali, sacrificando il patrimonio professionale acquisito dalla sua gloriosa ed impavida vecchia guardia.

Poi, alla netta domanda di un lettore che gli chiedeva il motivo del "siluramento" di Calabresi, ha così risposto:

Mi piacerebbe poter dare una risposta precisa, ma le mie informazioni sono di parte. È stato silurato dalla proprietà. Che forse si aspettava risultati diffusionali diversi o forse, ed è più probabile, desiderava un approccio meno caustico nei confronti del Pd e dei tentativi di spaccare il governo (lo spread che va su fa male a chi è indebitato...).

----

Qualche feticismo sparso.

----

Inizia (riprende) la fuga dei republicones: Antonio Monda è un nuovo giornalista della Stampa.

Sorrentino, invece, non scrive più per Repubblica. I più attenti se ne saranno accorti

----

Sabaro 9 febbraio, Maurizio Crosetti nel suo pezzo su fumetti e calcio poteva citare anche i disegni di Paolo Samarelli, accanto a quelli di Silva. Dato che Paolo per Repubblica ha disegnato calcio per 35 anni.


----

La paginata a pagamento di Lupo Rattazzi per Matteo Salvini (sempre Rep. di sabato 9 febbraio).



Due errori che ci segnala l'amico genovese Sergio T. sempre da Repubblica del 9 febbraio.

In questa infografica di pagina 19, due Gran Bretagna sono troppe.



E, poi, a pagina 28, l'inviato a Sanremo Carlo Moretti dà della pisana a Nada. Se lei, nata a Gabbro, Livorno, lo viene a sapere, lo denuncia.


----

Chiudiamo con un feticismo extramoenia:

Alla Stampa hanno titolisti che sanno bene "l'itagliano". I lettori sono proprio in buone mani. Avvisate la redazione di disattivare il correttore automatico.

Due commenti arretrati (se li avete persi).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

A proposito di ... tutto quello che sta succedendo; sono d'accordo con quanto riportato da Calaber e devo dare atto a Marione di aver fatto un giornale veramente bello (anche esteticamente, la precedente versione era inguardabile) ed interessante; ha fatto diversi tentativi di rinnovamento, penso alle gallerie fotografiche e a Super8 (magnifici, purtroppo - con il tempo - sempre più diradate), a Controvento e Robinson ( a volte un pò superfluo, è vero, però è anche gratis), ha valorizzato - più di prima - alcune firme (penso ad es. a Patucchi e Ruffolo, che prima non scrivevano quasi mai), insomma credo che abbia fatto tanto per rilanciare Rep; secondo me ha pagato la linea editoriale che ha trovato quando è arrivato, molto appiattita sul Renzismo, e - credo - una sua carenza di autorevolezza, anche nel catturare firme importanti; poi, mi attendevo - come denunciato (credo da Elle Elle) - una sezione inchieste più nutrita (anche perché se prendi Di Feo e Rizzo, oltre a quelli che già hai - Bonini, ..., immagino che intendi puntare lì), ma non è avvenuto, ma la cosa era già presente negli ultimi anni della direzione Mauro.
Ha ridotto, di molto, le pagine del politiche e gli infiniti retroscena di prima, insomma confermo che il suo giornale mi è parso molto più interessante di prima.
Però quando leggo che contro di lui ci sarebbero Scalfari (continua a scrivere pistolotti identici ogni domenica e la nuova versione ha pure il carattere Eugenio, che vuole di più?) e Mauro (il quale, mi sembra, abbia finalmente dimostrato di essere il più bravo giornalista italiano, scrivendo spesso e facendo reportage molto interessanti), mi sembra inverosimile.
A proposito: ma il reportage a puntate sulla caduta del muro si è perso?

Grazie per tutto quello che fai, FS, continua con PPR, ti prego!

Virgela

----

Calaber e Virgela, scrivete cose condivisibilissime. Altre considerazioni (cit. GM)

• Su Patucchi e Ruffolo, mi sono fato l'idea che siano stati quasi "costretti" a scrivere di più per via dell'arrivo del calabresiano Manacorda, ex Stampa, al vertice della sezione Economia (a proposito: che ne sarà adesso di tutta la pattuglia innestata 3 anni fa col cambio di direzione?) 

• A proposito/2, ci sarà spazio per il rientro di ex Republicones in fuga verso i cugini della Stampa (Bei e Vincenzi su tutti)?

• A proposito/3, nel portare con sé la pattuglia di fedelissimi, as usual, il neo-diretùr CV pescherà dal periodo Vanity o da quello Rcs? 

• Interessante notare che CV A) andò via dal Corsera con l'avvento del suo futuro sottoposto Stefano Folli e B) nel breve periodo in Rai, portò con sé Francesco Merlo come più d'uno ricorderà: che ne sarà di questi due rapporti, adesso che lo scenario è mutato?

• La seconda puntata dell'EMerito sul Muro, secondo me, andrà tra una settimana, il 15 febbraio (la prima puntata risale a venerdì 18 gennaio)

MUDD

domenica 10 febbraio 2019

Mario Calabresi risponde (e non dice granché) ai lettori sul cambio di direzione.

Riportiamo da repubblica.it:

Pubblicato anche sul cartaceo nella rubrica di Corrado Augias

Buongiorno caro Augias, come lettore di Repubblica dal 1° giorno di uscita ormai nel lontano 1976, posso permettermi di chiedere un articolo sulla improvvisa (e per me inopinata) uscita del direttore Calabresi dal (nostro) giornale? Grazie
Carlo Dalla Valle — carlodallavalle@gmail.com

La richiesta del signor Della Valle non è stata la sola. Parecchi lettori si sono fatti la stessa domanda, qualcuno ha aggiunto di aver trovato una certa reticenza nell’operazione. Potrei anche rispondere direttamente tanto più che il cambio di direzione avverrà il prossimo 19 febbraio. Meglio però che risponda Mario Calabresi al quale cedo volentieri il mio spazio — con i miei affettuosi auguri per il suo futuro.

Corrado Augias

***

Ringrazio Corrado Augias per avermi ceduto il suo prezioso spazio, così da poter rispondere brevemente ai lettori prima del mio editoriale di congedo tra una settimana.

Nei giornali di tutto il mondo i direttori cambiano con una certa frequenza, Repubblica finora aveva fatto eccezione, avendone avuti soltanto due in quarant’anni. Quando sono arrivato non ho messo il mio nome sotto la testata, lasciando solo quello del fondatore perché una eccezionalità era finita e un segno di normalità è anche una direzione di tre anni.

I tempi e i modi sono stati certo bruschi e repentini, inoltre le vecchie formule degli stringati comunicati aziendali probabilmente non funzionano più, viviamo tempi in cui si pretende trasparenza e dialogo orizzontale e tutto questo ha disorientato e spaventato molti di voi, così ho deciso di scrivere oggi, per dirvi che di Repubblica, dei suoi giornalisti e del nuovo direttore Carlo Verdelli potrete continuare a fidarvi.

Ricordo che anche quando arrivai, dopo i 20 anni di Ezio Mauro, tanti lettori erano preoccupati, temevano uno stravolgimento dell’identità e all’inizio furono diffidenti, poi il tempo ha fatto cadere barriere e costruito nuove relazioni feconde. I giornali sono case di vetro, ogni giorno avete la possibilità di valutare le posizioni, le idee e perfino le sfumature.

Non ci sono retroscena particolari in questo passaggio, motivazioni nascoste e oscure, e nemmeno un crollo nelle edicole o nei numeri digitali, ma idee diverse sull’organizzazione del giornale, le priorità e le linee di sviluppo. Quando tra l’editore e il direttore viene meno la sintonia, si chiude un ciclo.

Difficile nascondere che mi dispiace lasciare questa direzione, a cui ho lavorato con passione e dedizione, c’erano nuovi progetti e il cantiere del quotidiano era ed è in fermento. Sono convinto che Repubblica abbia espresso una sua identità chiara e forte, particolarmente preziosa in questo momento. Una linea di opposizione a questa maggioranza che sta isolando e lacerando l’Italia.

Mi sono battuto per un mondo aperto, per salvaguardare lo spazio europeo, per l’integrazione, per la scienza, le competenze e i diritti. Ma tutto questo fa parte del Dna di Repubblica, non sono soltanto mie convinzioni, appartengono al corpo dei giornalisti e alla comunità dei nostri lettori. Non ho dubbi che anche il nuovo direttore interpreterà, con il suo stile personale, questo mondo di valori.

Grazie di cuore a tutti quelli che hanno scritto in questi giorni esprimendomi apprezzamento e affetto, sono certo che con molti di voi ci ritroveremo anche in futuro a condividere storie e battaglie ideali.

Mario Calabresi

venerdì 8 febbraio 2019

I dati ads di dicembre (per completezza dell'informazione).

Per completezza dell'informazione, e a parziale rettifica di quanto scritto qui, pubblichiamo i dati ads di dicembre tratti da Italia Oggi di oggi.

Corriere -3 

Stampa -11 

Repubblica  +0,03






A proposito di (e altre cose tra cui Concita).

A proposito di questo nostro post di ieri, ci scrive un amico:

Caro Pazzo,

non siate ingenerosi, Mario le ha provate tutte e non è vero che le copie sono precipitate e che i lettori sono andati a Corriere Stampa Fatto.

----

A proposito di quest'altro post, invece, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

in cauda venenum, come si diceva una volta. L’osservazione conclusiva del “ tuo fedelissimo lettore” (e che peccato abbia deciso di allegare il pezzo forte “for your eyes only”) è una vera chicca che impreziosisce un contributo indubbiamente attento e ponderato. Non entrando nel merito delle valutazioni che vi sono contenute, mi limiterei a segnalare (a proposito del latte versato su cui nel post si piange) che Giugliano ha continuato a essere un frequente collaboratore di Repubblica, mentre riguardo alle qualità giornalistiche di Fubini forse si può anche discutere (aggiungo: Manacorda, new entry dell’era Calabresi, per continuare con l’inglesorum, è un giornalista economico di minor valore? E Sergio Rizzo, “strappato” al Corriere, è da buttare? E il fine editorialista Ainis? Insomma, per rimanere sul terreno prediletto dal “tuo fedelissimo lettore”, mi sembra che quando si compila un bilancio occorra iscrivervi tutte le “poste”, non soltanto quelle che confermano la propria tesi).

Calaber

----

Concita, tu ci blocchi ma noi solidarizziamo con te per questa vicenda assurda che la dice lunga su querele temerarie e libertà di stampa. In bocca al lupo.


----

La crisi diplomatica con la Francia vista da ellekappa.

La quiete dopo la tempesta (a Largo Fochetti nessuno parla).

A Largo Fochetti nessuno parla.

E silenzio anche altrove, oggi.

Forse, nelle prossime settimane, qualche giornale sfruculierà o tenterà di farlo con Verdelli o Marco De Benedetti. Ma temiamo invano.

Ora Verdelli preparerà a grandi linee il suo programma d’attacco e prenderà i contatti per costruire la sua squadra.

E ne sapremo molto poco, visto il personaggio.

giovedì 7 febbraio 2019

I Pazzi per Repubblica non lasciano.

Siamo probabilmente davanti ad una svolta importante per la vita di Repubblica e il nostro umile blog continuerà ad essere un elemento di vitale importanza per riflettere e discutere non solo Repubblica, ma l'universo dei media.

Attendiamo con fiducia di scoprire che cosa ci porterà Verdelli, in termini di novità di costruzione del giornale e di revisione (grafica, vice direttori o condirettore, rubriche, inserti, opinionisti e editorialisti) perché siamo certi che Verdelli cambierà radicalmente il giornale.

Su Mario Calabresi non ci può essere stato un licenziamento così traumatico, senza una ragione di profonda lacerazione e dissidio sul "fare" Repubblica.

Intendiamo dire che GEDI avrà chiesto a Verdelli un altro giornale, radicalmente diverso, perché si deve riconquistare un lettorato pigro e deluso e fare ritornare un esercito di lettori passati a Corsera, Stampa e Fatto.

Insomma ci si aspetta un'impresa, ma affidata ad un abile "facitore" di giornali, tenace e geniale.

Un alto profilo da cui ci aspettiamo una svolta giornalistica importante e portatrice di fertile confronto.

Per tutto questo e in attesa, non lasciamo.

I Pazzi per Repubblica

Miscellanea post dimissionaria.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Speriamo che il banner di Calabresi che invita ad abbonarsi scompaia al più presto dal sito.
Sono entusiasta per l'arrivo di Verdelli dato che si tratta di un fuoriclasse, mi aspetto grandi cose.

Gabriele

----

Ciao Pazzo e Pazzi,

se avete dieci minuti leggetevi questo notevole articolo di Michele Mezza sull'avvicendamento tra Calabresi e Verdelli.

Antonio Lo Nardo

----

Riassumendo: un CDR veramente freddo, non mi è piaciuto per niente. Non conosco Verdelli e non mi ispira. A maggior ragione PPR deve continuare per difendere la storia di tutti noi, anche se anche noi tuoi seguaci non siamo d'accordo tra di noi (io completamente in disaccordo con ElleElle). FS for president.

Sergio T.

----

E poi.

----

Quelli di Refus ci segnalano questa cosa:

"Quando BHL promuoveva sovranismo e populismo (nuova serie: Refusi che non lo erano)".


----

Quelli di Errore di Repubblica, i nipotini di PPR, ci segnalano, appunto, un Errore di Repubblica

Oggi a pag. 9, nel pezzo firmato da Alessandra Longo, si parla di AN in riferimento all'anno 1993. 

In realtà AN, come partito, nel 1993 non esisteva ancora in Parlamento.
Al massimo c'era l'Msi.



----

Ecco il pezzo di Giuliano Ferrara sul Foglio per celebrare l’avvicendamento di un direttore al comando di Repubblica, con tanti auguri all’entrante e all’uscente.


----

Infine, un trafiletto da Italia Oggi di oggi.

Pazzo per Repubblica: il "watchdog" dei "watchdog".

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

come stai? Mi dispiace sapere che hai perso un po' la voglia di seguire il blog e aggiornarlo, e' comprensibile dato questo periodo di crisi senza fine della carta stampata, politica ed economia. Spero che tu non voglia fermarti proprio adesso, con il cambio di direttore spero si aprano nuove e interessanti sfide per il nostro giornale preferito.

Personalmente sono affezionato a PPR, mi sento anche io feticista di Repubblica, che leggo praticamente da quando sono nato. Ti seguo dal 2009, quando mia madre mi passo' l'indirizzo del blog ,di cui abbiamo spesso discusso insieme in piena sintonia con il motto "critichiamo cio' che amiamo" . Hai fatto (e spero che continui) da 'watchdog' dei 'watchdog', segnalando cadute di stile, strafalcione eccetera con contenuti sempre puntuali, interessanti e spesso divertenti. Cio' mi ha reso un appassionato lettore durante questi anni.

Purtroppo siamo testimoni del declino del giornalismo cartaceo e della professione in generale. Non ci sono piu' grandi inchieste e anche il watchdog journalism non si vede su Repubblica, tranne pochi casi. Da quando se ne e' andato Ezio Mauro il resto e' diventato una galleria dell'orrore, editoriali superficiali, inserti satirici che non fanno ridere, poche notizie interessanti e scarsi contenuti (inchieste) veramente originali. Mi interessa l'economia ma raramente trovo dei contenuti di livello su Repubblica e preferisco leggere il Sole 24 ore o il FInancial Times. E' un peccato che il giornale abbia lasciato andare professionisti competenti come Giugliano o Fubini. Apprezzo R. Amato e V. Conte, che fanno pezzi sempre ricchi di dati e guardando le fonti primarie, mentre non mi piace tanto Tito, i cui editoriali (spesso futuribili scenari) trovo piu' inconsistenti.

Non sono d'accordo con il tweet di Calabresi, quale identita' avrebbe ridato al giornale? Spero che la nuova direzione con l'azienda inizi a ragionare in termini di prodotto e posizionamento, che, mi pare di capire dalla discussione sviluppatasi sul tuo blog, abbia lasciato spiazzati molti vecchi lettori. In piu' e' la regola aurea del business, dalla grande azienda al chiosco, concentrarsi sulla qualita' del prodotto.

Bisogna interrogarsi sul perche' gli altri giornali vanno meglio, a prescidere da quelli stranieri, che hanno una qualita' impressionante.
Ti allego (for your eyes only), un estratto del bilancio del gruppo GEDI. Non e' sorprendente la caduta dei ricavi delle vendite e dell'utile netto, anche il numero dei dipendenti. Il bilancio riflette pochi investimenti (0 leva) e molta cassa. E' vero che c'e' grossa crisi ma non si possono fare le nozze con i fichi secchi.

Un abbraccio da un tuo fedelissimo lettore