giovedì 21 febbraio 2019

Un direttore detwitterizzato.

Ma la domanda del giorno è la seguente: può Carlo Verdelli non avere un profilo Twitter? O forse è proprio per questo che è diventato direttore di Repubblica?

Se/ce lo chiede Daniele Ferrazza su Twitter.


Il secondo giorno al volante di Carlo Verdelli: considerazioni, piccoli feticismi e Calabresi al Corsera.

Abbiamo passato sotto la lente d'ingrandimento ogni pagina e non abbiamo trovato segni di cambiamento.  Solo la conferma della scomparsa di Fusi Orari assorbita da Mondo.

Un attimo, però.

C'è qualcosa di strano nell'Amaca di oggi.

+++L'AMACA HA IL TITOLO, NON ERA MAI SUCCESSO+++

Ed è stato decapitato il capoverso gigante.



Dobbiamo rilevare che questi sono forse giorni tumultuosi persi in assemblee e riunioni.
Crediamo che le novità salienti cominceranno a vedersi a marzo.

Ah, una nota di gossip: Carlo Verdelli e Stefano Folli si saranno chiariti? Perché SF scrive più che mai.

Insomma il Nuovo lo scopriremo solo vivendo.

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Inoltre il Rinnovamento editoriale delle pagine, le nuove rubriche ele  analisi dovranno passare inevitabilmente da una revisione grafica delle pagine.

Così come è concepita, Repubblica è una gabbia anonima che non lascia respiro e libertà, dopo i fasti iniziali. Ma questa è un’opinione di chi (ultimamente) non ama (più) questo abito e lo ritiene troppo vincolante.

Lasciamo a Verdelli il tempo per analizzare i vari settori e poi metterà mano a ciò che non va e darà al giornale la sua impronta.

Curiosa però l'immediata decapitazione di Fusi Orari. Ma ormai era diventata una pagina di notizie spazzatura.

E, a proposito di Esteri,  ci aspettiam un cambio di marcia. Portare le pagine molto avanti e non prendere buchi e capire se Lucio Caracciolo può dare una mano.

Hai Limes nel gruppo che è uno scrigno prezioso di competenze. Crediamo si possa chiedere una collaborazione più stretta.

Poi le pagine di commenti e posta varia sono diventate troppo ampie e in alcuni casi barbose.

Oggi, tra l'altro, le lettere sono tutte dedicate all'editoriale d'avvento di Verdelli. Ci sta.

(le considerazioni proseguono più in basso)




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Poi chiameremmo a collaborare anche qualche opinionista non obbligatoriamente di sinistra ma di ambito liberale. Per una sorta di diverso parere utile per una dialettica fertile con le istituzioni e i lettori.

Tornando Verdelli, speriamo che qualcuno ci racconti com’è andato il voto di gradimento sul programma di governo. Così per capire un po’ l’aria che tira a Repubblica.

Ha suscitato forse qualche domanda il richiamo del Nuevo Diretùr di guardare e confrontarsi ogni giorno con il prodotto Corsera?
E d’altra parte il Corsera è un grande concorrente.  Si può anche imparare ad essere più bravi.

E poi.

Siamo sicuri che CV confermerà tutti i vice?
E il condirettore?
E il vicario?

E comunque secondo noi Mario Calabresi andrà al Corsera. Non si accettano neanche scommesse.
Anche se dicono che “ora si dedicherà ai viaggi” ad aprile al più tardi sarà un editorialista del Corsera.

Qui elencano delle ipotesi.

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Da un secondo sfoglio più ragionato, vi invitiamo a guardare bene queste due infografiche: a voi non
sembrano diverse dal solito? Meno in stile Francesco Franchi?

Il dibattito è aperto.


mercoledì 20 febbraio 2019

Nel giorno dell'insediamento di Carlo Verdelli e altre cosine.

20 Febbraio 2019: il giorno dell'insediamento di CV

Aggiornata pure la gerenza: adesso è proprio vero.


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Ecco la prima "prima pagina" firmata da Carlo Verdelli.


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E nel primo numero di Carlo Verdelli, c'è già una cosa sua: la pagina Fusi Orari non c’è più. Oggi si chiama semplicemente Mondo.


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(ma la vera notizia di oggi è in basso in una pagina sinistra di economia)


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E arriva anche la confidenza dell'anno


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E nel giorno dell'insediamento di Verdelli, succede anche che PPR tagli il traguardo dei 3.000 follower su Twitter. Nel mondo di Twitter sono un'inezia, nel nostro mondo un risultato straordinario. Grazie a tutti.

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Verdelli nel suo primo giorno in redazione (cioè ieri) è stato critico sulla grafica: “Troppo verticale, non si concilia con la pubblicità che abbiamo”. Mentre, a proposito delle vicende sindacali, ha parlato di “ultimo atto di crisi, ma per scongiurare altri tagli occorre vendere più copie”.

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Altre cose arretrate.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo/1:

Caro Pazzo,

grazie per il riferimento al sito di Giulio Cardone da un pipierrino biancoceleste: il giornalista, pur non essendo propriamente un tifoso della Lazio, anche se ormai la segue professionalmente da una vita, è garanzia di qualità in una redazione romana pericolosamente e non sempre lucidamente sbilanciata verso l'altra sponda cittadina.

Se Giulio legge queste pagine vorrei augurargli un bel "in becco all'aquila"!

Signor Marco

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo/2:

Il tempo ci dirà caro Pazzo.... solo che nella sequenza Scalfari Mauro Calabresi si trovava un fil rouge che ora sembra spezzarsi.....intanto registriamo che si parla di Super 8 al passato e RClub spostato al martedì....

Gianluca via Twitter

Un anno bellissimo (il primo, asciutto e vigoroso editoriale di Carlo Verdelli su Repubblica).

Forse non sarà un anno bellissimo, ma l’editoriale d’esordio di Carlo Verdelli è asciutto, vigoroso e nella citazione dei tre direttori che l’hanno preceduto, non c’è solo un doveroso omaggio, ma un patrimonio politico-culturale da coltivare e non disperdere.

Ci sembra un editoriale che lascia intravedere una Repubblica che cercherà di aprire un nuovo dialogo con i lettori.
C’è speranza.
Il cuore batte forte.

Ps Nell’edizione di oggi già una cosa sua: la pagina che era fusi orari non c’è più ma è semplicemente Mondo.

Buon lavoro Carlo.

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Secondo una previsione temeraria del presidente del Consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte, il 2019 sarà un anno bellissimo. La speranza di tutti è che abbia ragione. L’evidenza di questi primi cinquanta giorni direbbe il contrario. Siamo entrati ufficialmente in recessione. Le previsioni di crescita del nostro Pil sono franate allo 0,2 per cento, il gradino più basso d’Europa. La produzione industriale è balzata all’indietro del 5,5 per cento. Si è scoperto che l’agognato reddito di cittadinanza non arriverà a destinazione per un milione e mezzo di lavoratori poveri: sei su dieci degli aventi diritto, più della metà. In Abruzzo, alle Regionali di dieci giorni fa, ha votato il 53 per cento, una percentuale allarmante, tranne per chi pensa che la democrazia parlamentare sia un orpello da smantellare, un ostacolo tra popolo e capipopolo.

Le uniche cose che salgono, e non pare di buon auspicio, sono il livello dell’insofferenza verso chi rema contro, dal Quirinale al Vaticano, e il volume delle minacce contro i nemici, dovunque si annidino. Bankitalia e Consob? «I vertici andrebbero azzerati» è l’opzione zero di Matteo Salvini. Azzerati. Come gli sbarchi dei migranti. O le canzoni straniere, da intervallare per legge con musica nostrana doc. Il giorno di San Valentino, a Melegnano, provincia di Milano, sul muro della casa di una famiglia che aveva da poco adottato un ragazzo senegalese è comparsa questa scritta: “Pagate per questi negri di merda”. È come se la natura di tanti italiani si stesse rapidamente trasformando, incattivendosi. Insieme a molti diritti su cui si fonda la nostra comunità, stanno saltando i valori che quei diritti sottendono e sostengono. Stavamo seduti sopra un vulcano di rabbia e rancore, e non ce ne eravamo accorti. 

Se abbiamo forti dubbi su un 2019 bellissimo, abbiamo una certezza sul 2018: è stato un anno incredibile, l’eruzione di un’Italia delusa, spaventata, e anche un po’ spaventosa. È passato un anno, anche se sembra molto di più: 4 marzo 2018, un voto che cambia connotati e anima a un Paese, che da lì ha cominciato freneticamente a scollarsi, a disunirsi, a isolarsi da quell’idea di Europa che aveva contribuito a edificare, per inseguire pericolose alleanze con Paesi e concezioni del mondo lontani anni luce dai pilastri ideali della nostra Costituzione. Un anno durante il quale la sinistra ha assistito attonita al proprio disfacimento, dilapidando milioni di consensi e di speranze, in attesa di una rinascita che con fatica, e ci auguriamo con umiltà, proprio in queste settimane stava assumendo un qualche contorno riconoscibile (le ultime vicende di casa Renzi di certo non aiutano). Un anno dove la Terra che ci ospita ha visto peggiorare il suo già precario stato di salute, nell’incuranza e nello sfregio dei Grandi che dovrebbero invece proteggerne il cuore. E così la scienza, oltraggiata dall’incompetenza al potere. L’Internazionale dell’egoismo, del «me ne frego», ha rotto argini che sembravano incrollabili. E l’Italia è un fronte avanzato di questa ondata globale di “disumanesimo”. 

Alzi la mano chi, un anno fa, avrebbe potuto immaginare che il ministro dell’Interno sarebbe stato indagato per sequestro di persona, oppure che l’ambasciatore francese a Roma sarebbe stato richiamato in Patria in segno di protesta, o ancora che una parlamentare di Forza Italia avrebbe guidato un gommone per forzare un blocco e verificare lo stato di salute di un’umanità derelitta tenuta in ostaggio su una nave a cui era negato l’approdo a un porto. E chi poteva spingersi a prevedere che persino la vittoria al Festival di Sanremo di un cantante milanese, ma di origini egiziane, sarebbe stata additata come una mossa contro il popolo sovrano? 

È così, credo, che si senta il lettore di Repubblica quando ogni mattina apre il giornale: incredulo. Davvero siamo arrivati fin qui? Davvero, prima gli italiani? Davvero si possono mischiare nella stessa frase le parole “pacchia” e “migranti”? Davvero se uno muore durante un arresto ci si può chiedere: e che doveva fare la polizia, offrire cappuccino e brioche? Davvero Ong e trafficanti sono sulla stessa barca? Davvero una piattaforma digitale privata, dal dubbio funzionamento e dall’oscuro reticolo di interessi e scopi, può indirizzare le scelte strategiche di un governo?

Ecco, al cittadino disorientato mi sento di garantire soltanto una cosa: ogni giorno proveremo a capire e spiegare il tempo che viviamo, tempo imprevisto e dagli esiti imprevedibili, con la serietà, il rigore e la passione civile che sono il vero patrimonio di questo giornale e della comunità che rappresenta. Comunità eterogenea, che mai come oggi, nei mille rivoli nei quali manifesta il suo dissenso non verso un esito elettorale legittimo ma contro gli squarci alla democrazia che quell’esito quotidianamente produce, ha il bisogno vitale di una casa comune dove ritrovarsi. Ecco, noi siamo quella casa. E siamo aperti, ogni ora e ogni giorno, nelle edicole e nel vasto universo digitale. Pronti a informarvi, ma insieme ad accogliervi, ad ascoltarvi, a progettare con voi un’altra Italia possibile, e possibilmente più umana. 

Nel suo primo editoriale, il primo giorno di vita di Repubblica, il 14 gennaio 1976, Eugenio Scalfari scriveva: «Questo giornale è un poco diverso dagli altri. Anziché ostentare un’illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente d’avere operato una scelta di campo. È fatto da persone che appartengono al vasto arco della sinistra italiana, consapevoli di esercitare un mestiere fondato su un massimo di professionalità e anche di indipendenza». Vent’anni dopo, il 6 maggio 1996, il secondo direttore di Repubblica, Ezio Mauro, rilancerà la sfida: «Repubblica non è un partito, come hanno semplificato in troppi, e non ha mai avuto un orizzonte diverso da quello del giornalismo. Ma è certo qualcosa di più di un giornale. Qualcosa in cui un pezzo d’Italia si riconosce, uno strumento di identità libera ma collettiva».

Il terzo direttore, Mario Calabresi, che mi passa il testimone e che idealmente abbraccio per il grande lavoro e le indispensabili dosi di modernità che ha saputo iniettare nelle vene del giornale, il 16 gennaio 2016 si presenta così: «Ho messo in valigia ciò che penso sia più necessario per combattere la crisi di fiducia che oggi la società ha verso l’informazione: capacità di mettersi in discussione, di correggersi in modo trasparente e di coltivare dubbi, che per me sono il sale della vita».

Come giornalista, non sono un figlio di Repubblica e non mi sono formato in questa scuola. Ma sono cresciuto anch’io, professionalmente e non solo, in sintonia con il lungo percorso di questa straordinaria avventura giornalistica e culturale. Da oggi ne prendo in prestito la guida, ringraziando l’editore per l’onore che ha voluto concedermi. Il giornale, specie un giornale che è qualcosa di più di un giornale, vive di sintonia profonda con i propri lettori. Quelli che l’hanno sostenuto nelle tante battaglie per un Paese più civile. Quelli che andremo a cercare per allargare la nostra casa comune. Il 2019 non sarà un anno bellissimo per l’Italia, ma faremo di tutto perché non diventi bruttissimo.

Carlo Verdelli - Repubblica del 20 febbraio 2019

martedì 19 febbraio 2019

Il nuovo Espresso e il nuovo Diretùr.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo/1:

Non mi piace questo claim con cui L'Espresso si vanta di raccontare "la verità". La verità, addirittura! Giornalismo è raccontare i fatti, non "la verità", dato che ogni racconto è sempre un'interpretazione. Mala tempora currunt.

Inoltre, già che ci sono, Il comunicato di oggi dell'editore Gedi è il solito capolavoro di ipocrisia. Sin dall'inizio: "Mario Calabresi lascia oggi la direzione di Repubblica".

LASCIA? L'avete licenziato in tronco.

"Calabresi ha saputo sperimentare nuove prospettive di sviluppo, mantenendo ferme tradizione e identità di Repubblica."

OVVERO: è stato bravo, per questo lo licenziamo. Ma forse la parola chiave è quel "ferme". Verdelli è stato chiamato per modificare l'identità di Repubblica?

walter f.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo/2:

L’editoriale di addio di Mario Calabresi mi è sembrato molto di “ difesa di ciò che ho fatto”
In un mondo cattivo e brutto io ho tenuto la rotta. Ho combattuto una buona battaglia e ho conservato la Fede .....
Ho lavorato per la giustizia e Repubblica ha mantenuto una forte rafforzata identità
Bene ma non benissimo si può dire?

Inoltre.

Mi piacerebbe essere presente oggi alla riunione  di redazione. Chissà cosa racconterà Verdelli.
E soprattutto vorrei capire se esiste ancora il voto di gradimento.
Penso che con Verdelli il gruppo abbia voluto designare un direttore manager. Per vedere di dare una scossa ad un corpo ormai esanime. Domani leggeremo il suo programma, sperando che sia concreto e poco aulico.

Io ho “amato” solo Scalfari. E al Corsera Paolo Mieli.
In loro c’era (c’è) il dono dello Spirito, che altri uomini e direttori normali, non hanno.
Sono però in attesa di qualche altro miracolo. I giornali bisogna farli vivere, dare loro quel soffio di vita che li trasforma in pagine di “sangue”, di passione di uomini che raccontano e dibattono l’umana quotidiana avventura. Dovrai compiere questo miracolo se vuoi ritrovare al mattino un pubblico che aspetta la tua uscita.

AB

L'ultimo editoriale di Marione. Da oggi il giornale lo firma Carlino.

Ultimo giorno a Repubblica per Mario Calabresi, proprio nel giorno dell'arresto dei genitori di Matteo Renzi. E Hitchcock non c'entra nulla.

Più sotto riportiamo integralmente l'editoriale di commiato di Mario Calabresi. Da domani il giornale lo firma Carlo Verdelli.

Ciao Mario, in bocca al lupo.



"Abbiamo investito sulla qualità e sulla capacità di innovare".

"Sono orgoglioso di aver aumentato le firme femminili. Da oggi Repubblica passa nelle mani sicure di Carlo Verdelli. A tutti voi un abbraccio affettuoso".

Due frasi di Marione che ci hanno colpito.

Feticisticamente parlando, Calabresi parla chiaramente al passato solo di Super8.

Ecco il comunicato di GEDI, editore di Repubblica.



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Cari lettori,
lascio la direzione di Repubblica dopo poco più di tre anni, in un mondo radicalmente cambiato e di cui è difficile cogliere il destino. In questi mille giorni siamo passati da Obama a Trump, dai discorsi ispirati ai tweet rancorosi, dal dovere di salvare chi sta affogando al dovere di respingerlo, dagli ultimi fuochi dell'idea di progresso alla chiusura totale nelle nostre paure.

Abbiamo assistito all'ascesa e al declino di un Movimento che prometteva politici nuovi per regalarci invece incompetenza, e di un partito che voleva dividere il Nord dal Sud e ora sta conquistando anche il Meridione in nome di un nuovo nemico, lo straniero. Allo stesso modo declina l'idea di democrazia, messa in un angolo dal fascino perverso degli uomini forti, coloro che si vantano di dire ciò che prima pareva impronunciabile.

Lascio questo giornale con l'orgoglio e la consapevolezza di aver raccontato tutto questo con chiarezza. Avevamo visto giusto. Ci hanno rimproverato di avere pregiudizi, ci hanno intimato di lasciarli lavorare, ci hanno accusato di lanciare falsi allarmi, invece era chiaro che l'ignoranza e l'improvvisazione ci avrebbero portato fuori strada e che i nuovi razzismi avrebbero lacerato il tessuto del Paese.

Viviamo in un'Italia isolata nel mondo: un risultato ottenuto in tempi record, senza che questo abbia portato alcun giovamento, perseguito solo per dinamiche elettorali interne, per gonfiare i muscoli e mostrare di esistere.

Un percorso di scardinamento della democrazia che si legge nel tentativo di eliminare contrappesi e organi di controllo. Lo vediamo con la Banca d'Italia, con la Consob, con il fastidio verso chi fa opposizione o contro chi semplicemente esercita un diritto di critica, così anche la stampa non fiancheggiatrice diventa nemica del popolo e va messa all'indice.

Abbiamo tenuto la barra dritta, non abbiamo derogato su convinzioni fondamentali come lo spazio europeo, la democrazia liberale, il metodo scientifico e i diritti, che sono prima di tutto quelli dei più deboli e non quelli dei più forti, per definizione già capaci di tutelarsi da soli.

Gli attacchi e le pressioni che abbiamo ricevuto sono stati pesanti, ci siamo preoccupati ma non abbiamo mai arretrato, perché la cronaca e la storia indicano che mai tutto è perduto, che resistere è difficile ma possibile.

Ho sempre praticato la convinzione che ogni volta la notte lascerà posto all'alba, purtroppo per spegnere un incendio ci vuole molto più tempo che ad appiccarlo ma la tenacia e l'impegno sono l'unica scommessa possibile. Per recuperare speranza bisogna andare nei luoghi bollati come perduti. Roma e le sue periferie ne sono l'esempio perfetto: nel momento in cui lo sconforto e la rassegnazione sembravano aver vinto, abbiamo assistito alla nascita di decine, centinaia di comitati spontanei che si sono presi cura di un pezzo di società, che stanno impedendo caparbiamente che la barca affondi per sempre.

L'impegno a Repubblica è stato quello di investire sulla qualità e sulla capacità di innovare. Abbiamo dato nuova energia alle campagne sociali, dalle unioni civili alle sei leggi da salvare, dalla difesa convinta delle ong al rifiuto di una logica che vuole trasformare l'immigrazione in una mera questione di sicurezza. Battaglie solitarie come quella per dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, naufragata per la pavidità di chi si è arreso alla propaganda della paura.

Mario Calabresi

lunedì 18 febbraio 2019

Quel laziale di Cardone, la risposta a Leonardo Coen e altre imperdibili cose.

Per prima cosa segnaliamo il bel sito Solo la Lazio, che oggi esordisce sotto la direzione del republicone Giulio Cardone.

In bocca al lupo.


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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

il post su Fb del bravissimo Leonardo Coen, pur equilibrato e affettuoso nei confronti di Repubblica, non si fa del tutto apprezzare nel finale e certamente non per il guizzo critico che viene riservato al suo ex giornale. Avrei capito di più la posizione di Coen se avesse scelto di scrivere, nel suo periodo post-Repubblica, per Il Manifesto o, non sembri strano, per l’Avvenire di questi anni, ma mi sembra che dal pulpito (si fa per dire) del Fatto quotidiano ci sia qualcosa che non torna. Repubblica probabilmente avrà avuto pure i difetti che Coen individua nel suo post e però bisognerebbe evitare di vedere la pagliuzza ignorando la trave. E questa trave, nell’attuale giornale di Coen, si chiama manifesta faziosità, fiancheggiamento mane e sera di una forza politica con la pretesa di guidarne le scelte, sistematico ottundimento delle verità sgradevoli (tramite una serie di artifici retorici sui quali non sarebbe male approfondire lo studio). Coen scrive per un giornale-partito (esattamente l’accusa tante volte indirizzata dai suoi avversari alla Repubblica scalfariana) il cui direttore (dell’edizione cartacea) si presenta in pubblico con la faccia di Renzi, alle sue spalle, stampata sulla carta igienica. Ci consenta Coen (come direbbe il Berlusconi della sua epoca d’oro): meglio e mille volte meglio questa malandata e acciaccata Repubblica, meglio il giornale di Calabresi con tutti i suoi difetti, che il foglio per il quale egli mette a disposizione adesso la sua intelligente penna.
Calaber

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L'attento Frank ci invia la figurina del republicone Giacomo Talignani.


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Qualche feticismo arretrato e non.

15 febbraio

Riportiamo dalla pagina Facebook di Errore di Repubblica!

Pagina 7. La Spd di Angela Merkel?!?!
O Gesù.



E poi, ancora da Errore di Repubblica!

Pagina 8.
Il sindaco di Milano RODOLFO Sala?
Forse Barbara Ardù, autrice del pezzo, si è confusa con il republicone meneghino.


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Si è fatto un po' attendere, ma ecco bella pimpante la seconda puntata delle Cronache del muro dell'EMerito Ezio Mauro.


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16 febbraio

Nella didascalia della foto a cavallo delle pagg. 6 e 7 si parla di "un auto che percorre". Ma nella foto non c'e nessuna auto. Si vede che hanno cambiato la foto senza cambiare la dida.



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18 febbraio

A pagina 15, nell'articolo firmato da Alessandro Oppes, leggiamo "il gioco del comunismo". Ma stiamo a giocà? 


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Da non perdere il racconto dell'onnivoro Bolognini a spasso per Milano con Mahmood.

Bolognini riesce a scrivere tre panini di Mc Donald's senza cadere in nessun refuso.



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L'addio di Andrea Sorrentino ha costretto il "milanista" Enrico Currò ad occuparsi (anche) di Inter. 

In settimana era già andato anche a Vienna. Coraggio, arriverà un aiuto, prima o poi.


venerdì 15 febbraio 2019

Quell'inserto un po' così.

A proposito di LIVE, il nuovo inserto sul benessere di Repubblica, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

era proprio necessario abbattere tanti alberi per dare alle stampe l’ennesimo inserto inutile? Ma con tutto questo benessere non è che poi moriamo prima? E a Repubblica svolgono indagini di mercato prima di lanciare questi inserti? Sicuro? Perché se l’avessero chiesto a me, io li avrei supplicati in ginocchio di non commettere un simile peccato di presunzione.

All’edicola mia molti umarells si sono rifiutati di acquistare Repubblica con l’inserto obbligatorio.
Poi tra l’altro a Cesena chi acquista La Stampa ha in regalo il Corriere di Romagna con le cronache locali della città . Ti immagini i poveretti che per lo più acquistano il Corriere di Cesena e a cui non frega un tubo della Stampa costretti a spendere 2€? E anche con loro discussioni a non finire.

AB

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Caro Pazzo, 

Live, il nuovo inserto, è davvero una cosa inutile, sicuramente serve soltanto a veicolare pubblicità mirata: oltretutto pensavo fosse un magazine, non un inserto con un carta di grammatura appena superiore al quotidiano, quindi sovrapprezzo assolutamente ingiustificato. 

Spero Verdelli impallini subito questo obbrobrio, così come quei dorsi centrali portati all'eccesso da Calabresi, che oltre a essere vacui, spezzano la lettura del giornale vero e proprio.

Signor Marco

giovedì 14 febbraio 2019

Randacio, Audisio, Lettore1, Lettore2, ellekappa e Gordon Banks.

Emilio Randacio. RIP.
(da Rep di oggi)




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Nostra Signora dello Sport Emanuela Audisio.
(da Rep e da El Pais di ieri)



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Riceviamo e volentieri pubblichiamo/1:

Un tempo assiduo lettore di giornali, da anni non compro più nulla ormai. Pilucco qualcosa sul web o al bar, dove mi capita saltuariamente (frequento poco anche i bar) di leggere (con poso entusiasmo) i giornali. Che sono MORTI. Perlomeno così come li conosciamo. Sono morti che camminano. Il 90% di quel che pubblicano NON m interessa minimamente.

wild56

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo/2:

Sono incazzatissimo. Oggi trovo l'ennesimo inserto/allegato Live INUTILE che per giunta debbo prendere e pagare obbligatoriamente. È vero, la carta costa meno che in passato ma facciamone c/igienica che almeno è utile. Finirà che comprerò Repubblica solo ven-sab-dom.

Ginettaccio

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Da Rep di oggi.

Buon San Valentino da ellekappa.


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Da Rep di ieri.

Andate a recuperare il bel ricordo di Angelo Carotenuto del grandissimo Gordon Banks, che martedì ci ha lasciato. RIP.


lunedì 11 febbraio 2019

Un ex republicone dice la sua su Calabresi-Verdelli e altri feticismi imperdibili.

Leonardo Coen, sul suo profilo Facebook ha pubblicamente espresso la sua opinione in merito al cambio di poltrona alla direzione di Largo Fochetti:

Carlo Verdelli è il quarto direttore di Repubblica: succede a Mario Calabresi. Irrompe in un momento difficile del nostro Paese, soverchiato da forze sovraniste ed isolazioniste. Ho vissuto la fondazione di questo giornale, fin dai giorni dei suoi “numeri zero” (conservo un menabò di fine dicembre 1975). La Repubblica ha cambiato e svecchiato il giornalismo italiano, rendendolo più moderno e attento alle dinamiche sociali e culturali globali, cambiando con un lavoro in profondità il modo di scrivere ed operare, avendo una redazione che miscelava sapientemente l’esperienza delle grandi firme con un manipolo di giovani e con molte donne, costoro in una percentuale che nessun’altra testata poteva vantare, soprattutto per qualità e intraprendenza professionale. In pochi anni quel manipolo guidato da Eugenio Scalfari riuscì a rendere Repubblica il primo giornale italiano ed uno dei più reputati quotidiani del mondo. Una lunga stagione irripetibile, contrassegnata da una cura editoriale che costrinse i concorrenti ad inseguirne i modelli grafici e a trasformare il modo di scrivere, sia pure dopo crisi sistemiche (la vicenda P2 che colpì il Corriere della Sera), e crisi politiche (Tangentopoli, la morte della Prima Repubblica). Verdelli dunque eredita la storia giornalistica italiana più importante di questi ultimi quarantatré anni, un fardello pesantissimo, una sfida mostruosa in tempi di web e social network, i nemici dell’informazione cartacea e pericolosamente inclini ad ospitare fake news che ingannano e destabilizzano i lettori. È infatti sempre più difficile mantenere la fondamentale regola del giornalismo libero ed indipendente: non essere al servizio di chi governa, ma a quello dei governati, cioè dei cittadini, per difenderli dai soprusi e dalle violazioni della giustizia. Auguri, dunque, a Verdelli, da chi ha avuto la fortuna di partecipare al concepimento, alla nascita e alla progressiva esaltante crescita di un giornale che poi ha purtroppo conosciuto qualche problema di identità e coraggio, e che ha ceduto alle logiche delle cordate aziendali, sacrificando il patrimonio professionale acquisito dalla sua gloriosa ed impavida vecchia guardia.

Poi, alla netta domanda di un lettore che gli chiedeva il motivo del "siluramento" di Calabresi, ha così risposto:

Mi piacerebbe poter dare una risposta precisa, ma le mie informazioni sono di parte. È stato silurato dalla proprietà. Che forse si aspettava risultati diffusionali diversi o forse, ed è più probabile, desiderava un approccio meno caustico nei confronti del Pd e dei tentativi di spaccare il governo (lo spread che va su fa male a chi è indebitato...).

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Qualche feticismo sparso.

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Inizia (riprende) la fuga dei republicones: Antonio Monda è un nuovo giornalista della Stampa.

Sorrentino, invece, non scrive più per Repubblica. I più attenti se ne saranno accorti

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Sabaro 9 febbraio, Maurizio Crosetti nel suo pezzo su fumetti e calcio poteva citare anche i disegni di Paolo Samarelli, accanto a quelli di Silva. Dato che Paolo per Repubblica ha disegnato calcio per 35 anni.


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La paginata a pagamento di Lupo Rattazzi per Matteo Salvini (sempre Rep. di sabato 9 febbraio).



Due errori che ci segnala l'amico genovese Sergio T. sempre da Repubblica del 9 febbraio.

In questa infografica di pagina 19, due Gran Bretagna sono troppe.



E, poi, a pagina 28, l'inviato a Sanremo Carlo Moretti dà della pisana a Nada. Se lei, nata a Gabbro, Livorno, lo viene a sapere, lo denuncia.


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Chiudiamo con un feticismo extramoenia:

Alla Stampa hanno titolisti che sanno bene "l'itagliano". I lettori sono proprio in buone mani. Avvisate la redazione di disattivare il correttore automatico.

Due commenti arretrati (se li avete persi).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

A proposito di ... tutto quello che sta succedendo; sono d'accordo con quanto riportato da Calaber e devo dare atto a Marione di aver fatto un giornale veramente bello (anche esteticamente, la precedente versione era inguardabile) ed interessante; ha fatto diversi tentativi di rinnovamento, penso alle gallerie fotografiche e a Super8 (magnifici, purtroppo - con il tempo - sempre più diradate), a Controvento e Robinson ( a volte un pò superfluo, è vero, però è anche gratis), ha valorizzato - più di prima - alcune firme (penso ad es. a Patucchi e Ruffolo, che prima non scrivevano quasi mai), insomma credo che abbia fatto tanto per rilanciare Rep; secondo me ha pagato la linea editoriale che ha trovato quando è arrivato, molto appiattita sul Renzismo, e - credo - una sua carenza di autorevolezza, anche nel catturare firme importanti; poi, mi attendevo - come denunciato (credo da Elle Elle) - una sezione inchieste più nutrita (anche perché se prendi Di Feo e Rizzo, oltre a quelli che già hai - Bonini, ..., immagino che intendi puntare lì), ma non è avvenuto, ma la cosa era già presente negli ultimi anni della direzione Mauro.
Ha ridotto, di molto, le pagine del politiche e gli infiniti retroscena di prima, insomma confermo che il suo giornale mi è parso molto più interessante di prima.
Però quando leggo che contro di lui ci sarebbero Scalfari (continua a scrivere pistolotti identici ogni domenica e la nuova versione ha pure il carattere Eugenio, che vuole di più?) e Mauro (il quale, mi sembra, abbia finalmente dimostrato di essere il più bravo giornalista italiano, scrivendo spesso e facendo reportage molto interessanti), mi sembra inverosimile.
A proposito: ma il reportage a puntate sulla caduta del muro si è perso?

Grazie per tutto quello che fai, FS, continua con PPR, ti prego!

Virgela

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Calaber e Virgela, scrivete cose condivisibilissime. Altre considerazioni (cit. GM)

• Su Patucchi e Ruffolo, mi sono fato l'idea che siano stati quasi "costretti" a scrivere di più per via dell'arrivo del calabresiano Manacorda, ex Stampa, al vertice della sezione Economia (a proposito: che ne sarà adesso di tutta la pattuglia innestata 3 anni fa col cambio di direzione?) 

• A proposito/2, ci sarà spazio per il rientro di ex Republicones in fuga verso i cugini della Stampa (Bei e Vincenzi su tutti)?

• A proposito/3, nel portare con sé la pattuglia di fedelissimi, as usual, il neo-diretùr CV pescherà dal periodo Vanity o da quello Rcs? 

• Interessante notare che CV A) andò via dal Corsera con l'avvento del suo futuro sottoposto Stefano Folli e B) nel breve periodo in Rai, portò con sé Francesco Merlo come più d'uno ricorderà: che ne sarà di questi due rapporti, adesso che lo scenario è mutato?

• La seconda puntata dell'EMerito sul Muro, secondo me, andrà tra una settimana, il 15 febbraio (la prima puntata risale a venerdì 18 gennaio)

MUDD

domenica 10 febbraio 2019

Mario Calabresi risponde (e non dice granché) ai lettori sul cambio di direzione.

Riportiamo da repubblica.it:

Pubblicato anche sul cartaceo nella rubrica di Corrado Augias

Buongiorno caro Augias, come lettore di Repubblica dal 1° giorno di uscita ormai nel lontano 1976, posso permettermi di chiedere un articolo sulla improvvisa (e per me inopinata) uscita del direttore Calabresi dal (nostro) giornale? Grazie
Carlo Dalla Valle — carlodallavalle@gmail.com

La richiesta del signor Della Valle non è stata la sola. Parecchi lettori si sono fatti la stessa domanda, qualcuno ha aggiunto di aver trovato una certa reticenza nell’operazione. Potrei anche rispondere direttamente tanto più che il cambio di direzione avverrà il prossimo 19 febbraio. Meglio però che risponda Mario Calabresi al quale cedo volentieri il mio spazio — con i miei affettuosi auguri per il suo futuro.

Corrado Augias

***

Ringrazio Corrado Augias per avermi ceduto il suo prezioso spazio, così da poter rispondere brevemente ai lettori prima del mio editoriale di congedo tra una settimana.

Nei giornali di tutto il mondo i direttori cambiano con una certa frequenza, Repubblica finora aveva fatto eccezione, avendone avuti soltanto due in quarant’anni. Quando sono arrivato non ho messo il mio nome sotto la testata, lasciando solo quello del fondatore perché una eccezionalità era finita e un segno di normalità è anche una direzione di tre anni.

I tempi e i modi sono stati certo bruschi e repentini, inoltre le vecchie formule degli stringati comunicati aziendali probabilmente non funzionano più, viviamo tempi in cui si pretende trasparenza e dialogo orizzontale e tutto questo ha disorientato e spaventato molti di voi, così ho deciso di scrivere oggi, per dirvi che di Repubblica, dei suoi giornalisti e del nuovo direttore Carlo Verdelli potrete continuare a fidarvi.

Ricordo che anche quando arrivai, dopo i 20 anni di Ezio Mauro, tanti lettori erano preoccupati, temevano uno stravolgimento dell’identità e all’inizio furono diffidenti, poi il tempo ha fatto cadere barriere e costruito nuove relazioni feconde. I giornali sono case di vetro, ogni giorno avete la possibilità di valutare le posizioni, le idee e perfino le sfumature.

Non ci sono retroscena particolari in questo passaggio, motivazioni nascoste e oscure, e nemmeno un crollo nelle edicole o nei numeri digitali, ma idee diverse sull’organizzazione del giornale, le priorità e le linee di sviluppo. Quando tra l’editore e il direttore viene meno la sintonia, si chiude un ciclo.

Difficile nascondere che mi dispiace lasciare questa direzione, a cui ho lavorato con passione e dedizione, c’erano nuovi progetti e il cantiere del quotidiano era ed è in fermento. Sono convinto che Repubblica abbia espresso una sua identità chiara e forte, particolarmente preziosa in questo momento. Una linea di opposizione a questa maggioranza che sta isolando e lacerando l’Italia.

Mi sono battuto per un mondo aperto, per salvaguardare lo spazio europeo, per l’integrazione, per la scienza, le competenze e i diritti. Ma tutto questo fa parte del Dna di Repubblica, non sono soltanto mie convinzioni, appartengono al corpo dei giornalisti e alla comunità dei nostri lettori. Non ho dubbi che anche il nuovo direttore interpreterà, con il suo stile personale, questo mondo di valori.

Grazie di cuore a tutti quelli che hanno scritto in questi giorni esprimendomi apprezzamento e affetto, sono certo che con molti di voi ci ritroveremo anche in futuro a condividere storie e battaglie ideali.

Mario Calabresi

venerdì 8 febbraio 2019

I dati ads di dicembre (per completezza dell'informazione).

Per completezza dell'informazione, e a parziale rettifica di quanto scritto qui, pubblichiamo i dati ads di dicembre tratti da Italia Oggi di oggi.

Corriere -3 

Stampa -11 

Repubblica  +0,03






A proposito di (e altre cose tra cui Concita).

A proposito di questo nostro post di ieri, ci scrive un amico:

Caro Pazzo,

non siate ingenerosi, Mario le ha provate tutte e non è vero che le copie sono precipitate e che i lettori sono andati a Corriere Stampa Fatto.

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A proposito di quest'altro post, invece, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,

in cauda venenum, come si diceva una volta. L’osservazione conclusiva del “ tuo fedelissimo lettore” (e che peccato abbia deciso di allegare il pezzo forte “for your eyes only”) è una vera chicca che impreziosisce un contributo indubbiamente attento e ponderato. Non entrando nel merito delle valutazioni che vi sono contenute, mi limiterei a segnalare (a proposito del latte versato su cui nel post si piange) che Giugliano ha continuato a essere un frequente collaboratore di Repubblica, mentre riguardo alle qualità giornalistiche di Fubini forse si può anche discutere (aggiungo: Manacorda, new entry dell’era Calabresi, per continuare con l’inglesorum, è un giornalista economico di minor valore? E Sergio Rizzo, “strappato” al Corriere, è da buttare? E il fine editorialista Ainis? Insomma, per rimanere sul terreno prediletto dal “tuo fedelissimo lettore”, mi sembra che quando si compila un bilancio occorra iscrivervi tutte le “poste”, non soltanto quelle che confermano la propria tesi).

Calaber

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Concita, tu ci blocchi ma noi solidarizziamo con te per questa vicenda assurda che la dice lunga su querele temerarie e libertà di stampa. In bocca al lupo.


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La crisi diplomatica con la Francia vista da ellekappa.