26 novembre 2009

A proposito di sondaggi.

Sarebbe sacrilegio, caro Feticista Supremo, avviare il sondaggio sui migliori articoli di Repubblica e non prevedere, almeno nel primo di essi, una menzione al Fondatore, Eugenio Scalfari.
Vorrei allontanare questo inaccettabile rischio segnalando l’articolo di domenica scorsa “Il mondo degli uomini senza qualità”.
Sarò onesto: è un articolo bello, ma non appassionante nè memorabile (tema già trattato).
Scalfari si sofferma su quel tipo umano amorale che “non fa parte della classe dirigente se non in funzione servile. Servile, ma essenziale: ne riecheggia i desideri, ne soddisfa i bisogni, si incarica di condurre a termine le operazioni abiette, è la controfigura dei potenti quando si tratti di questioni troppo delicate e rischiose.”. Una genìa in forte crescita, scrive Scalfari spiegandone le cause, e di cui Berlusconi si serve, ripagandola generosamente.
Nel finale però Eugenio d'improvviso scarta e si rivolge all’esimio Pigi Battista, che la scorsa settimana aveva criticato sul Corsera i “professionisti dell’antiCaimano” (innominati, ma agevolmente identificabili) che, a suo dire, dall’aver combattuto Berlusconi hanno tratto onori e fama e che dalla possibile fine del berlusconismo rischiano (temono) di subire danni. L’articolo mi aveva infastidito assai, come accade invariabilmente quando leggo Battista e le sue prediche finto-terziste.
Ebbene, Scalfari procede contro Battista rovesciandone la domanda, ovvero: quando Berlusconi non ci sarà più (politicamente): “Che faranno i revisionisti di mestiere, gli specializzati a sostenere che il problema è un altro, che le questioni serie sono altre e chi parla male di lui peste lo colga? E i terzisti, caro Battista? I terzisti avranno ancora qualcosa da scrivere?”.
[Lunedì scorso Battista, nella sua mefitica rubrichetta, ha poi risposto inacidito a Scalfari, definendolo “il più autorevole e intransigente nella guerra santa al terzista”.]

Mi piace l’idea che si parta da qui nel primo sondaggio, dall’ affermazione cioè di un giornalismo che vuole essere di parte, che si schiera per far valere un punto di vista, per difendere i valori fondanti di una comunità civile, i valori della Costituzione, i valori della legalità contro l’ipocrisia del doppiopesismo, del terzismo, del cerchiobottismo. Contro quel giornalismo che, dietro le false insegne dell’equidistanza, mena sistematicamente fendenti al centro-sinistra reo di non migliorare il clima civile evitando critiche al governo (collabori piuttosto, scrisse poco tempo fa l’ineffabile Panebianco, così potrà ascriversi qualche merito!) e rinunciando a contrastare le iniziative legislative ad personam del Cav.
Noi siamo schierati. Ed è questo il giornalismo che io personalmente amo. Watch-dog, dicono gli anglosassoni. E Repubblica assolve egregiamente questa funzione.

Partiamo da qui. Da ciò che differenzia Repubblica dal Corriere della Sera. Come Scalfari ha ricordato a De Bortoli poco tempo fa, in un articolo che mi sarebbe piaciuto segnalare non fosse stato scritto ad ottobre.

Barbapapà

Non solo Aquaro.

Leggiamo sul blog di Luca Sofri che l’equivoco tra i due libri di e su Sarah Palin, sta mettendo nel panico anche diversi media americani.

Sette.

Due parole sul nuovo Sette del Corriere della Sera: inutilmente grande.

Fabio P.

Amarcord: quando due anni fa Pazzo Per Repubblica finì sulla prima pagina del Foglio di Ferrara.





Cari feticisti, siccome tra i commenti che avete inserito ieri a margine del post in cui si parlava del record di accessi, c'è anche chi ipotizza che qualche giornale di destra prima o poi si deciderà a pubblicare un articolo su PPR, mi sembra doveroso ricordare che un paio di estati fa mi scrisse Claudio Cerasa de Il Foglio proponendomi proprio un articolo sul blog.

Tutto ciò successe quando eravamo ancora piccoli e mocciosi, e (quasi) tutti voi (parlo dei nuovi feticisti dell'ultima ora) eravate ancora all'oscuro di tutto.

Fu così infatti che il Foglio ci dedicò un articolo in prima pagina dal titolo IL BACO DI REPUBBLICA (lo vedete qui sopra nella foto).

La versione integrale dell'articolo è disponibile sul blog di Claudio Cerasa, che colgo l'occasione di ringraziare nuovamente per l'opportunità.

25 novembre 2009

Cose che si potevano evitare.



Dalla prima pagina de Il Giornale di oggi.

Da un assist di Gery Palazzotto.

Luigi Barcelonini.



Luigi Bolognini, della redazione milanese di Repubblica, è uno dei 200 italiani soci del Barcelona FC, che ieri ha asfaltato l'Inter in Champions League.

Qui il racconto della sua serata al Camp Nou.

Record.



Grazie (soprattutto) alla citazione apparsa sul blog di Luca Sofri, che da sola ha portato circa 400 nuovi visitatori, Pazzo Per Repubblica ieri ha raggiunto il record stagionale di visitatori giornalieri sfondando il tetto delle 1000 visite (1325 per l’esattezza), di cui 650 nuovi visitatori che speriamo tornino a farci visita.
E’ un numero modesto, ma per noi è un traguardo eccezionale.
Grazie quindi a Luca, ma soprattutto grazie a tutti quelli che credono in questo blog.

Finalmente una recensione cinematografica con le palline.



Visto che a forza di dar fuoco alle barricate, di agitare i forconi e le fiaccole intorno a Largo Fochetti qualcosa si ottiene? Altro che linea morbida…

La violenza e il frignare ossessivo sono le levatrici della Storia! Oggi spazio a Paolo D'Agostini con una bella paginata (sopra) battezzata "Anteprima Cinema", nuova rubrica con tanto di logo, bruttino (lo vedete qui sotto), e con tanto di palline (sempre sotto).






Quando ho letto il titolo "Come donna comanda - Il maschio tramonta anche nella commedia USA" ho detto: "ciao, Natalia, è bello rivederti"; e invece…

Non crediate però che quest'offa ci ammansisca! Cosa vogliamo? Vogliamo questo al mercoledì, in aeternum; e rivogliamo Nepoti il venerdì. Tutta la pagina. Con fotina di Nepoti. Ah, e vogliamo cinque palline invece di sei.

Caterina

Omero Ciai in carcere.

A intervistare Cesare Battisti.

24 novembre 2009

Le Quattro Leggi di PPRTrans.



Caterina ha stilato le Quattro Leggi di PPRTrans (forma definitiva):

1) chi dice "i trans" sbaglia, ed è di destra;

2) chi dice "le trans," ha ragione, ed è di sinistra (gpp);

3) chi dice che c'è ambiguità, sbaglia, ed è di destra;

4) chi dice "li rtans," sbaglia, ed è Aquaro.

Le Due Leggi Grammaticali, dette di Bonini:

a) chi usa il maschile col nome anagrafico di una persona trans: "Adriano (m.) è un clandestino (m)", rispetta la grammatica italiana, e può essere sia di sinistra che di destra;

b) chi dice "Jennifer (fm.) è un trans (m.)" viola la grammatica italiana; ed è di destra.

Con ciò la discussione è chiusa. Eventuali contributi si limiteranno allo studio filologico delle sei Leggi.

Caterina

Il Clandestino non graffia.

Oggi è uscito Il Clandestino: ecco il commento del nostro collaboratore Occam:

Oggi ho comprato il Clandestino, per vedere se davvero può erodere copie a Repubblica.
Giuro che non lo comprerò mai più. Eccone i motivi:

1) REFUSI
A parte l'analfabetismo di ritorno («un autentica ginnastica» senza l'apostrofo, non in una breve bensì nella rubrichetta del "vicedirettore" Diaco e soprattutto il «benchè» con accento sbagliato nella citazione di prima pagina) e i refusi («presiuta» per presieduta nell'editoriale d'insediamento!!! ma com'è possibile?!?), veramente incredibile firmare la citazione di prima pagina "George Bernard ShOw", con la "o"aiutoooooooooooooooooo

2) DIMENTICANZE
Il pezzo di apertura del giornale («Parlamento, giallo sull'inchiesta»: quale inchiesta? Bbu, neanche un sommario o un catenaccio a spiegarcelo) non ha il richiamo della pagina all'interno; un pezzo in apertura a pagina 3 è senza la fotina del giornalista che lo firma.

3) CARATTERI
il carattere scelto – famiglia Helvetica, credo – non ha la "à" e dunque nei pezzi, per le "a" accentate si ricorre a un altro carattere (mai visto!); inoltre la
sillabazione degli articoli non è stata impostata in italiano bensì lasciata in inglese per default (si leggono scempi del tipo «polit-ica» e «accompag-nata», etc etc);

E dire che qualcuno s'è lamentato del Fatto...
BLASFEMO il solo aver pensato che ruberà una-copia-una a Rep.

Occam

The show must Going Rogue.



Proseguendo la querelle intorno al libro di Sarah Palin, vogliamo dar conto di come si è comportato oggi il quotidiano La Stampa in un articolo (sopra) in cui se ne parla.

Il pezzo è del corrispondente da New York Maurizio Molinari che nel riportare il titolo del libro svolge bene il suo compito scrivendo Going Rogue (foto sotto), anche se poi cade anche lui in errore scrivendo An America(n) Life senza la n.



Il nostro Angelo Aquaro, però, tirerà un sospiro di sollievo leggendo quanto hanno riportato i grafici che si occupano delle didascalie, che nella confusione hanno scritto Going Rougue, una via di mezzo tra Going Rogue e Going Rouge (foto sotto).

Le cappellate della concorrenza.



Secondi quelli di Corriere.it, in un “matricidio” la madre sarebbe il carnefice e non la vittima.

Complimenti.

Fonte: Il Nichilista

Ancora su Brenda (poi però basta).



Segnaliamo tre contributi interessanti riguardanti l'uso dell'articolo davanti alla parola trans.

Il primo.

Il secondo.

Il terzo.

Mentre il cervello rimpicciolisce...



Sul caso Brenda,nel casino generale dei giorni scorsi, ci siamo dimenticati di segnalare la prima pagina di Libero di sabato scorso.

Mica male eh?

Cari feticisti, siamo su Wittgenstein!

E indovinate per cosa?

Sì, proprio per quella cosa lì.

Grazie Luca!

ps: tutto ciò giustifica in parte la confusione di AA

Chi di domande ferisce.

Di domande perisce.

Scivolata in prima pagina.



Dopo tutto il casino fatto (e generato) sul caso Brenda, oggi (ieri) Repubblica è clamorosamente scivolata su un richiamo in prima pagina.

Questa cosa ricorda molto le autoreti che faceva Comunardo Niccolai nel Cagliari ai tempi dello scudetto.

E adesso chi lo racconta a Bonini? Che si era adoperato per fare le cose per bene? Riuscendoci pure?

Murales di giornata.



Dal pezzo di Gianni Mura di oggi (su Milan-Cagliari):

Per il Milan si mette subito bene. Neanche il tempo di finire un cartoccio di castagne e Seedorf s’inventa un taglio per Borriello...

... fino a questo punto Ronaldinho era incisivo come una piuma di gallina sul granito.


Siamo ormai vicini alla poetica calcistica di Gianni Brera.

Giusto per alleggerire i toni.



Un post calcistico per stemperare i toni delle ultime discussioni.

Cliccate sulla foto e leggete la riga sottolineata di rosso. Ma che squadra allena Mourinho?

A Repubblica.it hanno fatto un po' di confusione...

Capita, quando si fan le cose in fretta.

Update: dopo circa 12 ore il desk ha corretto l'errore: Juve anzichè Inter.

C'è chi spara sulla crocerossa.

E lo fa prendendo bene la mira.

23 novembre 2009

A proposito di Going Rogue.



Manco a farlo apposta, ecco cosa scrive oggi Luca Sofri sul suo blog:

Il libro di Sarah Palin di cui tutto l’establishment mediatico parla da settimane, a San Francisco non si vende.

Lo sa Aquaro?

Fiorenza Sarzanini, la mejo cronista che ci sia.

Oggi a Ultime da Babele, trasmissione radiofonica su Radio Uno curata da Giorgio Dell'Arti, era ospite Fiorenza Sarzanini, giornalista del Corriere della Sera esperta di cronaca giudiziaria. Il tema della puntata era la misteriosa morte della transessuale Brenda.

Dell'Arti presenta la Sarzanini agli ascoltatori come "la più brava cronista di cronaca giudiziaria in circolazione". Capito Bonini? Capito Lugli? Capito D'Avanzo? Capito Bolzoni?

Ascoltando la trasmissione, è curioso sentire Dell'Arti parlare della trans Brenda e la Sarzanini parlare del trans Brenda, come se stessero parlando di due persone differenti.

Qui potete riascoltare la trasmissione.

A proposito di PC.



Guardate come titola oggi La Stampa il commento di Luca Ricolfi sulla querelle Brunetta-Tremonti.

ps: qaualcuno nei commenti ne aveva già parlato

Gli straordinari di Gianni Mura.



A Repubblica devono essersi chiesti: “Ma noi abbiamo Gianni Mura (e gli altri no) e allora perché non sfruttarlo di più?

Ecco giustificata la nascita della nuova rubrica sportiva dal titolo “La partita di Gianni Mura” che esordisce oggi con la partita Milan-Cagliari e con tanto di succulente pagelle.

Resta da capire se la rubrica rimarrà circoscritta alle partite giocate a San Siro o se Gianni (ri)comincerà a trottare in giro per l’Italia. Da verificare anche se la rubrica è riservata al campionato o si estenderà anche alla Champions League e alla Nazionale di Lippi.

Due cose sono certe: la prima è che La partita di Gianni Mura toglierà spazio ad altri cronisti sportivi. Oggi, per esempio, Mura da San Siro ha tolto il lavoro a Enrico Currò e/o Andrea Sorrentino.
La seconda è che lo spostamento di Mura su una specifica partita, ha fatto sì che oggi il punto sul campionato fosse a cura di Maurizio Crosetti.

Vedremo lunedì prossimo cosa succede.

Ufficiale: Angelo Aquaro non legge Pazzo Per Repubblica.



Altrimenti non avrebbe sbagliato nuovamente a scrivere il titolo del libro di Sarah Palin. Lui scrive "Going Rouge" non sapendo che il vero titolo del libro è "Going Rogue".

Recidivo.

PC.

Dispiace vedere che persino a Repubblica non abbiano ancora capito il significato dell'espressione "politicamente corretto." Eppure non è difficile. Basta dare un'occhiata a Wikipedia
E' evidente che tutto quello che ha detto ieri Fini ai ragazzi della scuola, e in particolare lo "stronzo" dato ai razzisti, è l'apoteosi del PC. L'insulto "stronzo" NON è "politicamente scorretto": non offende gli escrementi, che, in quanto esseri inanimati non hanno né sensibilità né coscienza, né offende alcuna categoria di umani, poiché nessun essere umano si autodefinisce come "stronzo" (anche se molti dovrebbero). Tale insulto può essere definito "volgare" o "maleducato," ma non "politicamente scorretto." 

Questo valga per il portavoce di Fini (citato a p. 6 di ieri), e pazienza: a destra si può capire. Ma valga anche per Francesco Bei di Repubblica, che, nell'intervista a Tullio De Mauro, sempre a p. 6, quando De Mauro afferma che l'uso di "stronzo" è ormai sdoganato, gli chiede "Ma allora la diga del politicamente corretto è saltata del tutto?" Cosa diavolo c'entra? La diga del PC salterebbe se si sdoganassero certi insulti leghisti che qui non voglio neppure ripetere.  La "diga del PC" in Italia non esiste e non è mai esistita. Anche dalla nostra parte: vd. l'orrido "psiconano" (che offende, assieme a B., i milioni di persone alte come e meno di B.), e le varie amenità sull'altezza di Brunetta, per citare le prime cose che mi vengono in mente. 

Anche Michele Serra ha le idee un po' confuse sul PC, come appare dall'incipit del suo commento di oggi, in prima pagina. Il PC non impone necessariamente eufemismi. Si può essere volgari, maleducati e offensivi, ed essere tuttavia PC: "Tizio, sei un pezzo di m.," "Caio, sei una grossissima testa di c." etc.

Quindi, non parliamo di favoleggiate "dighe" che saltano. Prima costruiamole. 

L'espressione politicamente corretto (traduzione letterale dell'inglese politically correct) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect): cioè, alla stregua di questa visione, inaccettabile e sbagliata.
L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente scevra, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razziale etnicoreligioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona.

Caterina

Come una piantina di capelvenere.



Gianni Mura, nella sua consueta rubrica della domenica, interamente dedicata all'ignobile gesto di Thierry Henry, a un certo punto parla dell'allenatore della Francia Domenech:

"Domenech, che coltiva la sua straordinaria antipatia come una piantina di capelvenere..."


Geniale.

Una gran bella notizia.

E' ufficiale: Gianni Clerici è tornato alla grande a poeticare sul tennis.

E' a Londra per il Master. Ne leggeremo delle belle, prossimamente.

Oggi, per esempio, parlando di alcune statistiche scrive:

"Qualsiasi giovane appassionato dotato di computerino ne sa sicuramente più del vecchio Scriba."


E così scrivendo ha voluto dire la sua su internet e nuove tecnologie. Lui che, probabilmente, non sa neanche accendere un pc.

Cose che si potevano evitare.



Ieri su Repubblica, a pagina 27 c'è un bel pezzo di Maurizio Crosetti sul fenomeno incalzante delle previsioni meteo.

Peccato che il pezzo sia corredato da un'illustrazione che è un collage orribile di cose buttate lì.

Guardate che brutta cosa ne è venuta fuori. Quella mano lì, suvvia.

"Omero, già che ci sei potresti parlare di...? "

Omero Ciai da qualche giorno è a Brasilia per seguire il caso di Cesare Battisti. Ma in questi giorni di attesa, a Repubblica hanno pensato bene di fargli scrivere qualcosa d'altro, già che è lì a spese di Largo Fochetti.

Tre giorni fa l'hanno mandato a Miami per I Viaggi di Repubblica. Oggi, pur stando a Brasilia, ci ha raccontato i venti di guerra tra Venezuela e Colombia.

Noi intanto continuiamo la nostra battaglia per avere Ciai fisso in Sudamerica tutto l'anno. Costerebbe sicuramente meno che fare gli "anda e rianda".

Timore fondato.



Come ipotizzato qualche settimana fa, il nuovo vaticanista di Repubblica è Orazio La Rocca.

Doppioni.



Ieri notte, i grafici di Repubblica e Stampa, si sono accordati al telefono?

Non solo usano la stessa foto di Amanda Knox, ma addirittura la mettono nello stesso punto della pagina.

Curioso.

ps: già che siamo sulla notizia, salutiamo il ritorno a Perugia del grande Meo (Bartolomeo) Ponte. Ormai Meo conosce Perugia come le sue tasche. A proposito Meo, sei andato a vedere Perugia-Lecco oggi al Curi?

Barbituriconfusione.



Oggi, nel pezzo di Bonini sulla morte della povera Brenda, c'e un po'di confusione sui tranquillanti: Minias è il nome commerciale di una "benzodiazepina" (BDZ), il Lormetazepam, specialmente indicata per i disturbi del sonno. I "barbiturici" sono tutt'altra cosa; enormemente più pericolosi delle pur a loro volta assai pericolose BDZ, non sono più usati come tranquillanti a partire dagli anni '70 (direi). E' errato (il grande Bonini) riferirsi al Minias ora come BDZ (addirittura, "benziodiazepine"), ora come barbiturico, dizione che ritroviamo, ahimè, nel titolo dell'articolo.

Caterina 

22 novembre 2009

Ci riproviamo.



Chi ci legge da tempo, si ricorderà certamente della campagna che per un po' abbiamo portato avanti a favore di una migliore leggibilità e comprensione dei richiami posti in prima pagina, la domenica, per annunciare gli argomenti della Domenica di Repubblica.

Ne abbiamo parlato qui e qui, giusto per fare due esempi.

Oggi però non siamo più riusciti a trattenerci perchè, vedendo i richiami in prima (foto sopra), abbiamo pensato che chi non conosce Chagall, e ce ne sono parecchi, pensa che Welby sia un pittore, e anche bravo.

Ma è mai possibile che Angelo Rinaldi, o chi per esso, non si accorga che immagine e testo non collimano tra loro?

Qui sotto abbiamo rimpaginato la testata come, secondo noi, andrebbe fatta, magari con l'introduzione di alcuni filetti divisori. Crediamo che ci voglia davvero poco.

Grazie ad Aquaro, Sarah Palin diventa "rossa", diventa un "rossetto", va al Moulin Rouge e gioca a rouge et noir.



Ieri, nel deliro di R2Cult, per ritemprarsi una cerca disperatamente Aquaro – dare un rubrica FISSA ad Aquaro, è questo l'unico merito di R2Cult –, la trova; ecco il titolo; parla del libro della Palin; non c'è bisogno di iniziare a leggere, basta uno sguardo, ed eccolo: "Going Rouge," non "Rogue," "Rouge"! Una, due, tre volte! Il titolo stesso del libro che è oggetto dell'articolo è scritto sbagliato, sempre! La Palin diventa "rossa", diventa un "rossetto", va al Moulin Rouge, gioca a rouge et noir – va assaporato ad alta voce, |goʊɪŋ ruʒ| – fantastico. Vorrei essere Letterman per commentare adeguatamente; ma non lo sono; e mi limito ad assaporare il suono pieno e corposo di "Going Rouge," |goʊɪŋ ruʒ|…

Caterina

Prime pagine su Brenda: vince ancora il maschile.



Ecco come cinque tra i principali quotidiani nazionali hanno riportato oggi in prima la notizia della morte di Brenda.

Da notare come il Corriere abbia brillantemente evitato di citare nel titolo forte le due parole Brenda e trans.

Che ne sarà de Il Venerdì adesso che il nemico cambia?



Quella che vedete qui sopra è la campagna di (ri)lancio di Sette, il nuovo magazine del Corriere della Sera che esce giovedì prossimo. Il nemico torna al passato, abbandonando il Magazine (Magazzino, come lo chiama Fabio P.) e rispolverando il nome originale del settimanale.

Che farà Repubblica con il suo venerdì?

Gramellini da Fazio cita Repubblica due volte.

Stasera ho visto Gramellini da Fazio. Come al solito, alterna momenti di grande acume, humour, e anche velenosissima polemica anti-B. (in TV!), a momenti di beata, quasi infantile ingenuità. E per stasera – non per sembrare fissata – penso al balbettio sulle incertezze giornalistiche riguardo al genere delle trans. (E' vero, le incertezze ci sono, ma suvvia, la soluzione non è difficile.) 
Comunque, volevo dire che il vicedirettore della Stampa ha citato per due volte espressamente Repubblica; almeno una volta ha letto un passo di un'intervista di Rep., a proposito dell'ignominiosa vicenda del "White Christmas" razzista del bresciano, con ottimo commento; e – guarda caso – ad illustrare le foto presunte "hard" del Calendario Pirelli (in effetti descritte da Gramellini con una dovizia di particolari persino eccessiva) è stata mostrata una foto tratta (come da didascalia) da Repubblica.it.

Che strano. 

Caterina

R2Cult, dove R sta per riciclo.



Come si fa a usare nella copertina di R2Cult di oggi la stessa immagine scelta per lo speciale sull'eBook pubblicato solo 7 mesi fa ("La nuova età del libro", 24 aprile 2009, pagg. 37 - 39)? È riprodotta in prima, alla pag. 41 e al centro di 42-43, in dimensioni sempre maggiori.

Eppure l'archivio immagini di un giornalone come Repubblica dovrebbe contenere qualcosina in più, o no?

clicky

R2Cult, dove R sta per ritardo.

R2 Cult se la prende comoda... I lettori di Repubblica vengono informati solo oggi sulla bellissima mostra Lacrime di Eros, in corso a Madrid. Il Fatto Quotidiano ne aveva già parlato, dedicandole una pagina intera, una ventina di giorni fa...

Sfatto

21 novembre 2009

La provocazione di Caterina: "Non comprerò più Repubblica al sabato finché Nepoti non curerà la recensione principale".



NON CI POSSO CREDERE.

Appena ho in mano Rep., vedo in prima pagina il richiamo a "Il film - Valentino, le mani che hanno scolpito lo stile delle donne", di Natalia Aspesi! E sì, è incredibile, ma quelli di Rep. riciclano come recensione di punta della settimana cinematografica il pezzo della Aspesi uscito IERI sul Venerdì!

Giuro che ieri sera nel proporlo al Sommo Feticista come candidato alla short list quale "Peggior articolo della Aspesi", stavo per aggiungere: "Beh, almeno possiamo stare tranquilli che non sarà questa la recensione di R2Cult."

Il mockumentary su Valentino non è in sé degno, a mio avviso, della recensione di punta. Il mio giudizio personale sul film coincide con quello di Nanni Moretti su "Henry - Pioggia di sangue.".

Da "Caro Diario" (ap. Wik. s.v. Henry etc.):« Per alcune ore vago per la città, cercando di ricordarmi chi avesse parlato bene di questo film. Io avevo letto una recensione su un giornale, e avevo letto qualcosa di positivo su "Valentino." Improvvisamente mi viene in mente... trovo l'articolo e lo voglio proprio copiare sul mio diario: "… e l'appartamento di New York, dove ogni sera le lenzuola devono essere nuovamente stirate, lo yacht T.M. Blue con i suoi Warhol, e soprattutto il famoso [?] Chateau de Wideville, a trenta chilometri da Parigi, dove aveva vissuto a metà Seicento Louise de la Vallière, amante di Luigi XVI. Dove Valentino accorre appena gli annunciano che il milione di rose profumate è finalmente sbocciato." Ecco, penso, ma chi scrive queste cose non è che la sera, magari prima di addormentarsi, ha un momento di rimorso? »


E l'articolo della Aspesi, in entrambe le versioni, è, a mio avviso, orrido – e comunque indegno di analisi approfondita; dire che ogni volta che scrive la parola "carlini" è come se mi infilasse un ago avvelenato nel cuore non sarebbe rifarsi a categorie critiche consolidate; quindi, non lo dirò.

(A parte che i carlini di Valentino mi pare che storicamente siano cinque, come risulta anche dalla foto di copertina del Venerdì; ma lei ne sa i nomi di sei, come Wikipedia… Ma non è questo il punto, ovviamente.)

Il fatto è che non si ricicla un articolo da Venerdì al sabato, dandogli per giunta la posizione di recensione principale - neanche se fosse Ejzenštejn che recensisce "Quarto Potere," figuriamoci la Aspesi su "Valentino-The Last Emperor."

Quindi: senza avere ancora letto null'altro, dichiaro che non comprerò più Rep. al sabato finché ROBERTO NEPOTI non avrà ripreso il controllo delle recensioni (altrimento, caro Roberto, vattene, ma chi te lo fa fare?).

Chiederò al Sommo Feticista di essere così gentile da pubblicare ogni sabato "Le critiche degli altri" in versione integrale, e tanto mi basterà.

Mi chiedo solo: è possibile che il secondo giornale italiano per numero di vendite basi la sua politica editoriale su due soli pilastri: 1) rompere le balle a Silvio Berlusconi; 2) rompere le balle a un brillante ma innocuo fanblog?

(una incazzata) Caterina.

Caso Brenda: tra Bonini e D'Avanzo spunta il buon Samarelli.



Ne avevamo già parlato qualche giorno fa: a Repubblica hanno un disegnatore che agli altri giornali se lo scordano.

Grande Paolo Samarelli.

Bonone (crasi di "Bonini number one").



Propongo il Carlo Bonini di oggi, "Miglior articolo di cronaca marrazziana dell'anno". Bonini, per me è il numero uno.

Caterina

Poi però arriva Sfatto che dice:

Se vogliamo, possiamo fare le pulci anche al Bonini, secondo il quale Brenda era originaria di Belem Para. A parte che ci va l'accento su tutt'e due (Belém, Pará), non è mica il nome di una città: la città di Belém è la capitale dello Stato di Pará. Però evidentemente nel rapporto dei Cc queste cose non vengono indicate...

D'Avanzoevskij



Beccatevi questo D'Avanzo di giornata:

"Ogni delitto è sempre una catastrofe e ogni catastrofe ci svela sempre che è accaduto qualcosa che non capiamo perché quel che conta sapere - per capire davvero - non ci viene detto e non lo conosciamo".

Ma chi si crede, Dostoevskij?

(primo contributo di) Sfatto

E D'Avanzo cadde sul viado.



Deludente e francamente un po’ irritante l’articolo di D’Avanzo - vista la firma - sulla morte di Brenda. Comincia apparentemente “politacally correct” con “è morta”, “le amiche”, “la uccide”, usando sempre il genere femminile.
Poi cade clamorosamente in un “corpo del viado” che fa crollare tutta la buona volontà . Sul fatto dello “istupidimento provocato dalla cocaina” poi ci sarebbe da farsi una grassa risata. Per carità, dimostra che D’Avanzo la coca non la conosce proprio, è questo è okay, ma come “operatore dell’informazione” dovrebbe documentarsi e sapere che l’effetto della cocaina è l’esatto opposto: euforia, sensazione di energia, disponibilità alla conversazione, iperattività mentale, in particolare nelle sensazioni visive, uditive e tattili. Altrimenti non si capirebbe perché così tanta gente è disposta a spendere 200 euro per pochi milligrammi di “neve”. Per istupidirsi, basta un brik di “Tavernello” da 1 litro bevuto a digiuno. Costo : 1 euro e 40. Quello che fanno purtroppo migliaia di senzatetto-senzalavoro-senzafamiglia (i “barboni” del Corriere per intenderci) tutti i giorni.
Su altri refusi sparsi non è il caso di infierire.
D’Avanzo, ci hai abituato a ben altro, ritorna sulla retta via per favore.

GPP

E Sfatto rincara la dose:

Per quanto riguarda D'Avanzo, da segnalare anche che fa confusione sul "pappone" Cafasso, chiamandolo Giangavino. No, si chiamava Gianguarino: Giangavino Sulas è invece l'inviato speciale di "Oggi" che per primo ebbe occasione di vedere, e rifiutare, il famoso video di Marrazzo il cui acquisto gli era stato proposto dallo stesso Cafasso.

Il cavaliere inesistente.



Dal blog di Disma:

Stamattina, a un certo punto non c’era manco una riga su Berlusconi in tutta la prima pagina di Repubblica online. Non viene citato nemmeno una volta. Stessa cosa sul Corriere online. Credo che da quando esistono i giornali online, che è più o meno da quando Berlusconi è al governo, non sia mai accaduto fino ad oggi. E’ successo qualcosa? E’ un complotto? Ci tengono nascosto un grosso segreto? E’ la lobby pluto-massone-complottarda-ebraicoortodossa-veterocomunista che ci sta nascondendo delle cose?

No, forse hanno seguito il consiglio del taxista che oggi mi ha dato un passaggio. Diceva che i giornali e i partiti d’opposizione non devono dare contro a Berlusconi, dice che la stampa estera non deve dare contro a Berlusconi, dice che bisogna fare quadrato, sempre e in ogni caso. Per difendere il nostro paese e la sua immagine.

E poi mi dice che lui non è mica berlusconiano, però la cosa dei processi brevi gli piace, perché durano troppo, i processi dico. Ora capisco perché tutti dicono di non votare Berlusconi, ma poi Berlusconi vince.

Io mica ci credevo che oltre a Silvio c’è davvero chi ci crede in queste puttanate qui. Oltretutto dicendosi non berlusconiano.

Disma

Manca il quorum.



Cosa ne pensate di R2Cult?


Mi irrita - 10 (18%)

Lo trovo inutile - 8 (15%)

Mi lascia indifferente - 11 (20%)

Si fa leggere - 11 (20%)


E' molto interessante - 9 (16%)

E' indispensabile - 3 (5%)

Non so - 1 (1%)


Allo stato dell'arte c'è grande equilibrio. Ma c'è ancora tempo per votare. Per quelli che non l'avessero ancora fatto.

In attesa del ritorno di Aquaro.

Innanzitutto una cosa: Angelo è diventato il nostro beniamino e gli vogliamo un sacco di bene. Seconda cosa: riportiamo due stilettate velenose di Caterina:

In assenza di Aquaro (ma il suo giorno è il sabato: attendiamo con ansia!), vorrei segnalare comunque altre due candidature per i prossimi sondaggi:

1) Peggior articolo della Cultura: M. Smargiassi, "Sindone: 'Così ho decifrato l'atto di sepoltura di Gesù Nazareno". Dopo l'articolo del 14/06, Smargiassi (già "sindonista" di Rep. in altre occasioni) torna a bersi ogni singola, incredibile parola della, come dire, scarsamente convincente Barbara Frale. Urge ispezione del Cicap nella Cultura di Rep., e anche presso il Mulino.

2) Peggior articolo della Aspesi: "Valentino, l'imperatore" etc., sul Venerdì. Un articolo così al giorno su tutti i giornali, e alle prossime elezioni Rifondazione torna in Parlamento con il 75% dei voti. "Nessuno stilista ha mai guadagnato tanto quanto V., nessuno soprattutto ha mai speso quanto lui per assicurarsi una vita di MASSIMO lusso settecentesco…".

Caterina

20 novembre 2009

Pur di parlar male di Repubblica...

...al Giornale hanno scovato questa cosa qui.

No Aquaro, no party.

Oggi nesun pzezo d Angelo Aqaro su Rpubblica.

Se lo sa Giuliano Ferrara...



Ma lo sa Giuliano Ferrara che oggi Repubblica ha dedicato una pagina intera con tanto di foto di tette&culi al nuovo calendario Pirelli?

E ci ha mandato pure la Laurenzi a farci il pezzo di ritorno da Samarcanda?

Il Refusista.

Di buzzo buono.

L'ottimo Antonio Lo Nardo s'è messo lì di buzzo buono e ha provato a raccogliere le serie più rilevanti di "dieci domande" venute fuori da maggio, mese di pubblicazione delle prime dieci domande di Repubblica, ai nostri giorni.

Grande!

Suvvia, povera Brenda, decidetevi!



C'è molta confusione intorno alla morte della transessuale Brenda.
Pure troppa.

Il-lo-la-i-gli-le.



Trovato carbonizzato il corpo di Brenda, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo.

Nel pubblicare la notizia, Repubblica (sopra) dimostra di aver capito la lezione di Caterina sull'utilizzo dell'articolo da inserire prima della parola "trans". Brenda era un uomo diventata donna e quindi è una trans.

Il Corriere invece (sotto) scivola ancora sull'articolo, come del resto ci aveva abituato anche Repubblica.

Sarà contenta la nostra Caterina.

R2Cult? Mi irrita.



Primi exit-poll del sondaggio partito due giorni fa su R2Cult, il nuovo inserto di sabato di Repubblica.

Come potete vedere voi stessi qui a destra, dei 43 lettori che hanno votato, il 23% ha risposto che R2Cult mi irrita, per la gioia di Caterina.

Vi rinnoviamo l'invito a votare. E' un nostro-vostro diritto.

Copioni.

Noi cambiamo il direttore di D e loro che fanno? Cambiano il direttore di Io Donna.

Che copioni!

A Repù! E ddormi tranquilla!



Questa è la campagna di lancio del Clandestino.

Eugenio ed Ezio, dormite tranquilli.

Un Giornale solo al comando.



I dati di diffusione dei quotidiani di ottobre non sorride tanto a Repubblica. Consoliamoci con il collasso del Corriere e incazziamoci per il boom de Il Giornale.
Feltri avrà pure sputtanato Boffo però adesso ha il 15% in più di copie diffuse.

19 novembre 2009

Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no.



Leggiamo sul sito de L'Unità:

Eugenio Scalfari ha votato Dario Franceschini alle primarie, mentre il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha votato scheda bianca. Lo ha raccontato lo stesso Scalfari durante la presentazione del libro di Dario Franceschini «In dieci parole», edito da Bompiani.


Continua qui.

Una vita da mediano.

Per la rubrica Una vita da mediano, vogliamo salutare Tea Maisto, collaboratrice della redazione romanda di Repubblica, che oggi ci ha regalato una delle sue rare apparizioni in cronaca nazionale.

Buon lavoro Tea.

Di solito succede con Gongolo.



La migliore che abbiamo letto sulla raccolta firme di Repubblica l'ha scritta Disma:

"Le raccolte firme di Repubblica sono come i sette nani. Impossibile ricordarle tutte, ne dimentichi sempre almeno una."

La Stampa ci vede doppio.



Evidentemente i titolisti de La Stampa non si parlano. Però ci vedono bene...
(i due pezzi sono in due pagine consecutive del giornale)

La guerra di Pirro (Corriere vs Repubblica).

Leggiamo sul blog Robedapazzi (per Repubblica?):

Ennesimo capitolo della polemica (noiosa) tra "Repubblica" e "Corriere della Sera". Oggi Pierluigi Battista, noto oppositore del Governo, ha espresso il suo punto di vista sulla vicenda Gheddafi rifilando una stoccatina al quotidiano di Ezio Mauro.

Continua qui.

Il Curròsivo.



Facile la battuta con cui oggi Enrico Currò apre il suo pezzo sulla Nazionale: come dice lui, Cesena è a una decina di chilometri da Savignano sul Rubicone.

Chi è il rincoglionito? Noi, lui o la Platzer?



Leggiamo sul blog di Lorenzo Cairoli:

Forse stamattina sono poco lucido io, ma a leggere l’intervista di Tiziana Platzer a Monicelli per ‘La Stampa’ c’è qualcosa che non mi torna. E che mi sembra una grande cretinata. A un certo punto si legge:

Poi il maestro italiano si è imbattuto in Roberto Benigni, a Torino per stare a fianco della moglie Nicoletta Braschi impegnata al Teatro Carignano con Tradimenti di Pinter. «Roberto è un giullare toscano straordinario – ha detto l’indimenticabile autore di film come La Grande guerra, Un borghese piccolo piccolo e Amici miei – più un comunicatore che un attore, un uomo in grado di parlare davanti a 40-50.000 persone portando loro cultura». E pensando al premio Oscar per La vita è bella, ha aggiunto: «L’avrei voluto per L’armata Brancaleone, poi le cose andarono diversamente».

Ora: se la memoria non mi inganna ‘L’armata Brancaleone’ è del 1966, il suo sequel ‘Brancaleone alle Crociate’ è del ‘70. Benigni nasce invece nel ‘52. Nel primo Brancaleone avrebbe avuto 14 anni, nel secondo 18, e comunque il suo esordio nel mondo dello spettacolo risale solo al ‘72. Il che esclude che Benigni potesse essere un papabile per qualsiasi ruolo del film.
Perciò che senso ha questa frase: “L’avrei voluto per L’armata Brancaleone, poi le cose andarono diversamente”? Diversamente, da che?

Ciai ciai Battisti.



Cesare Battisti è stato estradato dal Brasile.

Curioso l'incipit con cui l'inviato di Repubblica a Brasilia Omero Ciai inizia la sua cronaca:

Il sorriso beffardo di Cesare Battisti s'è spento sulle sue labbra come una nuvoletta spazzata dal vento.

La foto di Battisti, indubbiamente, avvalora la tesi di Ciai.

(da un assist di Aghost)

DiPod.



Oggi il Dipo (Antonio Dipollina ndr), è stato ospite di Giorgio Dell'Arti a Ultime da Babele su RadioUno.

Per i feticisti di Repubblica possessori di iPod, ecco il link per scaricare il podcast (anzi, il dipodcast) della trasmissione.

Buon ascolto.

E dopo R2Cult ecco R2Flop.



Propongo la candidatura a "Peggiore coppia di articoli in apertura di R2" del mese: Enrico Fransceschini-Edmondo Berselli, "Il tramonto del tuttologo." Con le seguenti motivazioni: derivazione da una "costola trimestrale dell'Economist," chiamata (forse ironicamente) "Intelligent Life"; "tuttologia" e "sapere universale" temerariamente usati come sinonimi; Berselli che scrive un articolo sulla "tuttologia" è come Aquaro che scrive un articolo sull'imprecisione maniacale; l'articolo di Berselli contiene due titoli in tedesco, usati come armi tuttologiche per impressionare il lettore (quant'è colto!); ciò suona offensivo per la readership di Repubblica; e contraddice frontalmente quanto affermato nell'altro articolo: "Nell'epoca in cui basta un clic su Google per sapere tutto, lo studioso è cestinabile": ciò che è peraltro palesemente assurdo: nell'epoca di Google è il giornalista che fa il figo con titoli in tedesco che è cestinabile.

Caterina

Le cappellate della concorrenza.



Neanche il desk di corriere.it ce l fa.

Citati.

Non nel senso di Pietro Citati. Nel senso che siamo stati citati.

Qui.

Non se ne può più.

La D'Avanzo-mania dilaga a macchia d'olio.

Da un assist dello Stampista

Calendaripuntoit

Corriere.it batte Repubblica.it nella corsa ai calendari: ve ne sono già 20, mentre Rep.it perde tempo con notizie di politica estera: "Portogallo, ladro resta incastrato e senza pantaloni."

Da un assist di Caterina

Siamo tutti tuttologi.



Leggiamo su Wittgenstein, il blog di Luca Sofri:

Oggi Repubblica dedica tre pagine di R2 al “tramonto del tuttologo”, riassumendo sotto questo titolo un lungo articolo pubblicato su “Intelligent life” (non sull’Economist, come dice erroneamente il sommario). La tesi originale è interessante ma messa così pare controcorrente: diciamo da tempo che internet e l’abbondanza di informazioni hanno diminuito le competenze specializzate e ci hanno reso tutti tuttologi. La contraddizione nasce in realtà dalla traduzione di “polymath” con “tuttologo”. In italiano il tuttologo non è un intellettuale che sa molto di tutto (di questo parla Intelligent Life) ma uno che sa poche cose su tutto, e questa cultura generalista e superficiale gli permette di andare in tv, scrivere opinioni varie sui giornali, o fare un programma in radio e tenere un blog, come in casi più familiari. Quindi il tuttologo è stato in realtà esaltato e potenziato da internet, altro che scomparsa: avere un Bignami e un’opinione su qualunque cosa non è mai stato così facile, e le opportunità di intervenire su qualunque cosa non sono mai state così tentatrici.

18 novembre 2009

Il Fatto lo sapeva. Caprile no.



A proposito dello spareggio del secolo tra Algeria e Egitto, di cui ci ha parlato oggi Renato Caprile, il quotidiano di Padellaro sapeva che c'era già stata un'altra guerra del football, prima di questa.

Touché
.

Angielo Acuaro (trovate i refusi).



Allora, diciamo subito una cosa: la colpa di tutti questi refusi non è da riversare interamente sul povero Aquaro. Lui potrebbe, dal canto suo, rileggersi i pezzi che scrive da oltreoceano prima di inviarli a Largo Fochetti. Capiamo però che quando devi scrivere tre, quattro pezzi al giorno a volte manca il tempo per le riletture.

La cosa che troviamo vergognosa è che a Largo Fochetti prendano i testi di Aquaro e li inseriscano nella pagina senza rileggerli.

Ma è mai possibile che a Repubblica non ci sia un buon desk che si mette lì con pazienza e riscrive, mette a posto, corregge? Ok, è un lavoro umile, ma indispensabile. Oggi i giornali non sono più dei "collettivi" (come diceva Gramsci) e allora al desk ci sono redattori che ragionano così: "guarda che scrive questo deficiente di inviato, io non lo correggo, così lui ci fa una figura di merda con i lettori".

Col risultato che invece, alla fine, chi ci fa una figura di merda è tutto il giornale.

ps: se volete divertirvi, cliccate sulla foto e scoprite i sei refusi quotidiani.

Macchè prima guerra d'Egitto. E d'Algeria.



Oggi a pagina 17, (foto) l'inviato "de guera" Renato Caprile ci racconta lo spareggio del secolo tra Egitto ed Algeria per accedere ai mondiali di calcio di Sudafrica 2010. Caprile parla della partita come della "madre di tutti gli spareggi" e addirittura il titolo fa riferimento alla "prima guerra del football".

Questa mattina però il buon Michele S., lettore assiduo del nostro blog, ci scrive ricordandoci che, di fatto, qualcosa di simile era già accaduto nel 1969 tra le nazionali di El Salvador e Honduras, che si incontrarono in uno spareggio all'ultimo sangue, in seguito ad un incidente diplomatico che portò ad una guerra durata 6 giorni.

Ringraziamo Michele per la segnalazione e invitiamo Renato Caprile ad andare a leggersi la storia della prima vera "guerra del football". Anzi, la guera del football, come la chiamerebbe lui.

Il titolo e il suo contrario.



Da Corriere.it di questa mattina: il titolo dice esattamente il contrario del pezzo.

Da un assist di Fabio P.

Un Caporale allo zoo.

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Pazzo,
ti segnalo che ieri nella celebre trasmissione radiofonica Lo Zoo di 105 è intervenuto Antonello Caporale, a presentare il suo libro "Peccatori" ma anche a dirne quattro sulle magagne del nostro disgraziato paese. Moltissimi i commenti positivi dei giovani radioascoltatori, il giornalista dietro cuffie e microfono non ha affatto sfigurato, e c'è da dire che in un programma del genere non è facile calamitare l'attenzione... che per il bravo Antonello sia giunta l'ora di sbarcare in radio con una trasmissione tutta sua...?
a presto, Stampista.

230.000

Al di là delle polemiche, siamo a quota 230.000 firme.

Tornano le frankicche.



Ecco l'organigramma del 1982, l'anno irripetibile del "Mundial" spagnolo, di Bearzot e Pertini, quando il calcio era gioco e dunque gioia.

Il solito grazie a Frank57 (c'è chi ha lo Stock84, noi abbiano il Frank57).

Il Clandestino: che Diaco gliela mandi buona.

Ha creato parecchio subbuglio il recente post su Diaco vicedirettore del Clandestino.

Tra i commenti che sono arrivati segnaliamo quello di Aghost:

"Il Clandestino era il titolo di un celebre giornalino satirico (foto sotto) del grandissimo e compianto Sergio Saviane, fondato nel 1994 con Vincino, Vauro, eccetera.
Saviane fu anche un meraviglioso e divertente critico tv per l'Espresso: fu lui a coniare il termine "mezzobusto"."




In ogni caso in bocca al lupo a Il Clandestino.

17 novembre 2009

Pierluigi Diaco copilota clandestino.



E' ufficiale: Pierluigi Diaco sarà il vicedirettore del nuovo quotidiano Il Clandestino diretto da David Parenzo e in edicola dal 24 novembre.

Quanti lettori porterà via a Repubblica?

Una alla settimana.

Sulla nuova raccolta firme di Repubblica, l'autorevole Mantellini dice la sua.

Che ne pensate di R2Cult? Partecipate al sondaggio di Pazzo per Repubblica.



Che ne pensate di R2Cult? Il nuovo inserto del sabato di Repubblica?

Dite la vostra rispondendo al sondaggio d'opinione che trovate qui a destra sotto al polpaccio tatuato.

Si può votare una volta sola e fino al 17 dicembre.

I risultati sono visibili a tutti.

Questo è il primo di una serie di sondaggi che Pazzo per Repubblica ha in programma di fare tra i lettori del blog. A breve ne seguiranno altri. Il prossimo riguarderà il migliore e il peggiore articolo del mese.

Fate largo, arriva la Kidman.

A proposito del razzismo e classismo con cui Repubblica ha trattato le persone transgender per tutto l'affaire Marrazzo, si noti che quando è Nicole Kidman a interpretare "una trans," allora anche per Repubblica "UNA trans" diventa "UNA trans," femminile, e non "UN trans". Ve lo immaginate in prima pagina: "Nicole Kidman interpreterà un trans"? Allora sì che pareva brutto.

Caterina

16 novembre 2009

No. Non è possibile.



Uno dice: "Ma lasciamolo lavorare in pace sto povero Aquaro, su!", ma poi come fai a soprassedere quando scopri due errori clamorosi in un pezzo di venti righe? E per giunta in una rubrica che dovrebbe essere curata anche nei minimi dettagli?

Andiamo con ordine.

Aquaro ha il compito, oggi su Repubblica, di scrivere il classico trafiletto in prima pagina di R2 dedicato ai giorni della settimana (foto sopra).

Il tema trattato da Aquaro è l'asta organizzata a New York dei circa 200 oggetti appartenenti al finanziere americano Bernard Madoff, accusato di una delle più grandi frodi di tutti i tempi.

A un certo punto Aquaro cita la casa d'aste a cui è stata affidata la battitura e scrive "Gaston & Sheean" dimenticandosi clamorosamente una acca (sotto vedete il logo della casa d'aste).



Ma non è finita. Qualche riga più in là Aquaro cita l'economista di fama mondiale Robert Shiller e anche qui sbaglia scrivendo "Robert Schiller" con una c in più. Sotto vedete la copertina del libro di Shiller con il titolo riportato (questo correttamente) da Aquaro.



Non è ammissibile che si facciano dei refusi clamorosi su dei nomi famosi di società o persone. Non è ammissibile. Anche perchè Aquaro era scivolato nella stessa identica rubrica e nello stesso identico modo, dieci giorni fa.

Ma cosa ci vuole ad aprire Google e fare due ricerche per capire come si scrivono i nomi americani?

Aò.



Ieri in un sommarietto a pagina 3 svettava un imperdonabile «forze» (romanizzazione di «forse»...)

Su assist di Occam

Esercizi di stile: tocca ad Angelo Panebianco.



Oggi gli Esercizi di Stile di nonunacosaseria prendono di mira Angelo Panebianco (foto) editorialista del Corriere della Sera.
Prima di leggerlo, vi riportiamo una piccola introduzione dell'autore che vi aiuterà ad apprezzarlo meglio:

Recependo un'idea di Barbapapà, stavolta l'esercizio di stile riguarda Angelo Panebianco. Mi interessava rimarcare il fatto che spesso lui parte facendo finta di criticare la destra su una malefatta grossa come una casa e poi quando rileggi l'articolo in realtà ha criticato soltanto la sinistra. Ecco dunque come Panebianco potrebbe commentare nel suo stile un'udienza di un processo contro il premier:

Il dibattimento in corso a Milano ha appurato senza più ombra di dubbio che Berlusconi ha corrotto i magistrati e finanziato in modo illecito il proprio partito. Inoltre, nel corso delle udienze è emerso che il Cavaliere ha stuprato Noemi Letizia quando ancora era minorenne. Il comportamento, privato e pubblico, del presidente del Consiglio è senz’altro disdicevole e la condanna, ormai imminente, appare logica. Ma emerge un’anomalia tutta italiana e che riguarda proprio la procedura penale. In alcun altro ordinamento, infatti, è permesso deviare da quello che è l’oggetto del procedimento stesso. Se una persona viene rinviata a giudizio per furto, per esempio, non deve essere possibile che in aula essa venga poi, ancorché rea confessa, giudicata anche per altri reati non strettamente attinenti al furto di cui sopra. Ci deve essere una giusta separazione. Questa abnormità è figlia del potere conservativo della magistratura che, soprattutto negli anni più recenti, si è opposta a ogni tentativo di riforma della funzione giudicante e di quella inquirente. Non possiamo, quindi, che essere in parte d’accordo con chi ha rilevato l’inopportunità di procedere nei confronti di Berlusconi sulla vicenda penale che lo ha accomunato alla signorina Letizia. Nondimeno, non possiamo non notare che questo vulnus al diritto processuale penale se ha come madre la magistratura ha come padre lo schieramento di sinistra. Questa è infatti la seconda anomalia italiana: il Partito Democratico, erede della tradizione comunista, è prono agli interessi della magistratura. Non è certo così che si può perseguire l’interesse del Paese. Il popolo è sovrano, lo ricorda anche la nostra Costituzione, e ogni potere intermedio che si frappone fra il cittadino e la legge – sia esso il Partito Democratico o l’Associazione Nazionale Magistrati – è assolutamente “fuori ruolo”. Ne deriva la necessità di una riforma costituzionale dello Stato in senso presidenzialista, l’unica forma di governo che può garantire la stabilità e l’equilibrio istituzionale. Tuttavia, fintanto che il Partito Democratico non compirà la propria evoluzione verso una moderna sinistra europea saremo schiavi di un sistema involuto e incompiuto. Temo altresì che tale svolta non si compirà in tempi brevi e dovremo attendere anni: il fatto che le menti più illuminate e progressiste della sinistra italiana (Rutelli, Calearo) siano state costrette ad abbandonare la nave del Partito Democratico conferma questa mia sensazione.

Angelo Panebianco

p.s. – forse stavolta sono stato un po’ troppo duro nei confronti del Presidente Berlusconi. Spero non se ne adonti.

Centomila.



Da Repubblica.it:

Siamo ormai vicini al traguardo delle centomila adesioni: l'appello di Roberto Saviano sul processo breve ("presidente, ritiri la norma del privilegio") ha riscosso in due giorni un numero record di firme. E oggi registriamo i primi sì dal mondo dello spettacolo: firmano il premio Nobel Dario Fo, Franca Rame, la cantante Fiorella Mannoia, i registi Francesca Comencini, Ferzan Ozpetek e Mimmo Calopresti.

La redazione di PPR ha firmato. E tu? Cosa aspetti?

Una haka per Sannucci.



Ieri su Repubblica, Maurizio Crosetti ha scritto che la partita di rugby degli All Blacks contro l'Italia a San Siro sarebbe piaciuta molto a Corrado Sannucci.

Lo pensiamo anche noi.

Aquaro-day.



L'altroieri (sabato) era l'Aquaro-day: tre pezzi: (i) sobrio il primo, apparentemente attendibile (processo 9/11); (ii) gioioso, quasi tripudiante, per motivo men che futile il secondo (acqua sulla Luna); fuochi d'artificio di nomi propri; piccolo passo falso nel finale ("Berkely" per "Berkeley"); (iii) il terzo: rubrica di R2Cult, "Le critiche degli altri": il turpiloquio + battuta strausurata in incipit paiono duo troppo "gonzo" per Rep.: la corazzata Potemkin, una c. pazzesca (senza abbreviazione); i dettagli su regista e titolo peggiorano le cose; peccato perché il pezzo è veramente buono, informato (vd. su Jedediah Berry); i nomi propri (dei vari critici) sono inquadrati nel contesto, e con erudizione mirabile quando si tocca il campo musicale (vd. vita, morte e miracoli del giornalista James Parker); una delle migliori novità del sabato.

15 novembre 2009

Gianni Mura predica bene e razzola male.



Gianni Mura, che qualche settimana fa ha scassato i cabasisi con voto bassissimo ai colleghi degli Spettacoli del suo giornale perchè avevano dedicato sei righe alla morte di Mercedes Sosa (sconosciuta ai più), oggi scrive allegramente di non avere mai sentito parlare di Angelique Kidjo (foto), sentita per anni su Radio Popolare e vista perfino all'Extrafesta organizzata da Radiopop. Voto a Mura: 5, si informi.

Fabio P.

R2Cult: più o meno la solita zuppa con la sola sorpresa di Maltese al posto della Aspesi.



Niente di nuovo sul fronte occidentale.

Il secondo numero di R2Cult non ha sorprese particolari, nè ritocchi evidenti.

L'unica novità è l'affidamento a Curzio Maltese della recensione cinematografica principale che la volta scorsa era stata scritta da Natalia Aspesi.

Questa cosa della Aspesi era una delle principali critiche che PPR aveva lanciato al nuovo inserto del sabato.

E comunque, come sostiene Jack Skellington, Repubblica non ha un critico cinematografico competente. Al Corriere hanno Sua Santità Mereghetti, alla Stampa la Tornabuoni, all'Unità Crespi, possibile che Repubblica debba essere il fanalino di coda?

Una figura di kappa.



Aquaro, Aquaro...

Erano due o tre giorni che non ne combinavi una, finchè ieri scopriamo, sul tuo pezzo dedicato al ragazzo che con Facebook si è costruito un alibi, un doppio refuso in lingua inglese.

Pancakes si scrive con la c non con la kappa come hai scritto tu. Capiamo se si fosse trattato di un caso isolato, ma due volte in dieci righe è un evidente errore. Poteva trattarsi di slang, come scrivi tu, ma anche sul New York Times (da te citato nel pezzo) si parla di pancakes con la c.

Visto che sei a New York, ti consigliamo di andare a mangiare degli straordinari pancakes da Sullivan Dinner, in 169 Sullivan St.

Aggiunge Caterina 24 ore dopo:

Sommo Feticista, in verità, oltre ai "pankakes," è sbagliato pure il nome del ragazzo, "Bradford," e non "Bradfor."
Su tutto il pezzo, incombe la solita critica (da rivolgere non al solo Aq., ovviamente): essere tratto da un'unica fonte (onestamente citata), il NYT, con la sola aggiunta dell'ultima frase dal NY Post (pure citato). Nell'adattamento, poi, accadono piccole inesattezze (p.es. non credo che nessuno parli mai del "John Jay College," e basta, ma piuttosto del "John Jay College of Criminal Justice" come da NYT; così p.es. il lemma Wikipedia); l'aggiunta dell'iniziale del nome intermedio di tale "John G. Browning" fa un po' sorridere (presente nel link offerto dal NYT); l'umorismo di Aq. non è sempre fulminante. Comunque, si capisce che le grandinate di nomi propri di illustri sconosciuti sono tipiche delle cronache USA; in Italia direi che l'usanza è differente; ma questo va approfondito. Forse il punto è che quando un giornalista nomina qualcuno si presupporrebbe che lo abbia incontrato; e quando chiaramente non è così (come in questo caso) si avverte un'aria di artificiosità.

Presidente, ritiri la norma del privilegio.

Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

I cinque dell'Ave Maria.

Ma dove lo trovate un altro giornale che in prima pagina presenta contemporaneamente articoli di Roberto Saviano, Gad Lerner, Vittorio Zucconi, Adriano Sofri e Michele Serra?

Partita l'avventura di Cristina Guarinelli al timone di D.



In edicola oggi con Repubblica, il primo numero del settimanale D della gestione Guarinelli. Nella foto vedete il saluto che la nuova direttrice rivolge alle sue lettrici.

In bocca al lupo, Cristina!

14 novembre 2009

Pazzo per Benedetta.



Volevo manifestare sottovoce la mia profonda soddisfazione per aver letto oggi su Repubblica il bell'articolo di Benedetta Tobagi sul film La Prima Linea.
Non so se sia da intendere come un inizio di collaborazione, però colpisce che lei abbia scritto su Repubblica anzichè sul giornale dove lavorava il padre.
Ho visto la Tobagi l'altra sera al programma della Dandini e mi ha favorevolmente impressionato. Avevo già deciso di comprare il suo libro dopo la splendida recensione di Roberto Saviano, l'intervista tv mi ha confermato che è una decisione giusta.
E' toccante vedere che vi sono figli di vittime del terrorismo (lei, Calabresi, Ambrosoli) che sono riusciti ad elaborare il terribile lutto in una maniera così matura e responsabile. In questo senso la sconfitta ed il fallimento del terrorismo risultano ancora più eclatanti.

Barbapapà

Omero Ciai è in Brasile: uno a zero per Pazzo Per Repubblica.



Una decina di giorni fa ci scriveva Luca lamentando la mancata presenza di un inviato di Repubblica in Sudamerica. Nel pezzo si parlava dell'assenza ormai cronica dell'unico americolatinista di Repubblica, Omero Ciai, dal continente sudamericano. E' con piacevole sorpresa, quindi, che ieri scopriamo che Omero è a Brasilia per seguire la decisione dei giudici sull'estradizione di Cesare Battisti.

Il cuore di Google: storia di un romantico refuso.



Sempre sul Corriere di ieri, nelle pagine di cronaca nazionale, c'è uno stupendo refuso: scrivono Google Heart invece di Google Earth. L'articolo parla di Mohamed Game, il kamikaze della caserma Perrucchetti di Milano. Terrorista romantico o cronista incompetente?
Saul

Tiro al Berlusca: tre scarpe 100 lire.



Curioso gioco visivo ieri sul Corriere: a noi ha ricordato molto la storia di Muntazar Al Zaidi.

Se c'è una cosa che non sopportiamo sono i refusi nei nomi degli inviati.



La recidività dei refusi nei nomi degli autori dei pezzi è galoppante.

A farne le spese stavolta è la siciliana Alessandra Ziniti. Altri casi segnalati da PPR riguardavano Paolo Rumiz e Claudio Tito.

13 novembre 2009

Thank God It's Saturday.

Wow! Domani è sabato, c'è R2Cult!

"Il testo giusto non c’è perché quel cazzone di gigi non me l’ha passato ".



Guardate cos'hanno combinato oggi in prima pagina quelli de Il Fatto Quotidiano. E parliamo di cartaceo, non del sito.

Il vero fatto mi sa che è il grafico.

Da un assist di Francesco Costa.

Coup de théâtre



Facendo pulizia qui in redazione ci è tornato tra le mani l'inserto I Viaggi con l'articolo incriminato di Laura Laurenzi e l'occhio ci è caduto sulla firma dell'articolo.

Leggete anche voi quello che leggiamo noi?

Ancora su Tette&Culi. E stelline.



Continua la campagna de Il Foglio contro le donnine nude di Repubblica.

Sogno o son desto?

Il pezzo di oggi di Angelo Aquaro sul sequestro da parte dell'amministrazione statunitense di quattro moschee raggiunge la sufficienza! Niente digressioni inutili, niente ricami, fiorettature, personaggi misteriosi, solo informazioni (anche un po' didascaliche, come la precisazione che Bill Clinton è marito di Hillary).

Un bel 6+.

Geppo

Cose che si potevano evitare.



Corriere della Sera di ieri, pagina 16.
L'accostamento tra articolo e pubblicità sottostante ci è sembrato di cattivo gusto.

Ognuno ha l'Aquaro che si merita.



Clamorosa scoperta sfogliando il Magazine del Corriere della Sera (Corriere della Sera "Magazzino", come lo chiama il nostro Fabio P.).

A pagina 41 c'è un pezzo firmato da un certo Peppe Aquaro. Si, avete letto bene, Peppe Aquaro.

Fratello? Cugino? Zio?

O semplice omonimia?

Non aggiungiamo altro.

Toh! Chi si rivede.



Dopo un paio di copertine di tregua, ritorna alla grande il faccione del Berlusca sulla prima dell'Espresso.

Eccheccazzo.

Dal nostro inviato in vacanza a Samarcanda.



Ha scatenato l'universo il nostro post di ieri sul pezzo di Laura Laurenzi inviata a Samarcanda per l'inserto I Viaggi di Repubblica.

Nel post si metteva in discussione l'utilità di mandare la Laurenzi apposta a Samarcanda per scrivere un pezzo per dire delle cose che si possono tranquillamente trovare su qualsiasi sito o blog di viaggi e vacanze. Della serie: "E io pago!".

Poi a metà pomeriggio è arrivato un commento anonimo (qualcuno di Repubblica?) che chiariva le cose in questo modo:

"La Laurenzi era a Samarcanda per fatti suoi e ha proposto la sua testimonianza al giornale. Quindi niente marchette, niente viaggio vacanza pagato dal giornale, niente ritorno pubblicitario (dubito che l'Apt di Samarcanda voglia investire in pubblicità su Repubblica!). Non sempre le cose sono così contorte...."

Noi di PPR crediamo a questa testimonianza e quindi, per mano di Barbapapà, lanciamo le nostre scuse alla Laurenzi e a Repubblica:

"Se cosi è, tanto meglio e mi scuso con la Laurenzi. Anch'io non comprendo però perchè sia stata apposta la falsa dicitura "dal nostro inviato" ingannando, per questa via, i lettori e alimentando la sensazione di uno spreco, non infrequente, di risorse (con i tempi che corrono). E l'inserto Viaggi si presta molto a queste tentazioni (ma non solo, si pensi al calcio).
Se vi è poi un accordo informale per cui i giornalisti che vanno in vacanza al rientro redigono un resoconto per l'inserto, allora lo si dica esplicitamente nel prossimo numero, per chiarezza e trasparenza verso i lettori, e si eviti di scrivere "dal nostro inviato". Altrimenti vi sia la consapevolezza di un ritorno di immagine negativo tra i lettori più attenti.

Rimane la modestia dell'articolo in questione (che lascia oltretutto Aghost con un dubbio atroce!) e la complessiva poverta' informativa delle due paginate. Sia detto senza polemica perchè a me questo inserto non interessa.

Continueremo a vigilare in questo blog affinchè il nostro amato giornale usi le proprie risorse per consentire ai lettori una conoscenza più approfondita del mondo circostante, cosa che da tempo non avviene con la doverosa (e storica) costanza.
I viaggi ce li organizziamo da soli."
Barbapapà


ps: il titolo del post ce l'ha ispirato aghost che suggeriva, in questi casi, di mettere appunto la dicitura "dal nostro inviato in vacanza".

Si ringrazia ElTito per la foto.

12 novembre 2009

Bruciati sul tempo.



Corriere.it scrive che Veronica Lario ha avviato la causa di separazione contro Silvio Berlusconi.

Quelli del desk di Repubblica.it sono in pausa davanti alla macchinetta del caffè...

Mannaggia.

"Corri cavallo, corri ti prego, fino a Samarcanda io ti guiderò". Tanto paga Repubblica.



Caro Feticista Supremo,
la rubrica "E io pago!", da te ideata e implacabilmente portata avanti dall'ottimo Aghost, oggi ci fornisce l'ennesimo discutibile episodio di spreco di denari da parte del nostro amato giornale.

Sfoglio l'inserto Viaggi (foto sopra) e mi imbatto in Laura Laurenzi inviata a Samarcanda. Inviata a Samarcanda?! Ohibò!
L’incipit è memorabile: “Samarcanda è un luogo della mente e dell’anima più che un posto reale con le sue moschee (...)”. Dobbiamo inviare una giornalista in Uzbekistan per sentir declamare queste banalità? O leggere come ha trascorso la sua giornata ora per ora (ma dico io: arrivo faticosamente a Samarcanda, posto lontanuccio anzichenò, e devo pure stressarmi con un tour de force che manco i giapponesi a Roma...)? O scoprire che alle 19 è stata al “bar Fratelli, nel quartiere russo, nessun turista ma molto interessante”. Spiegare perchè, no eh? Oltretutto, a cosa serve la doppia pagina (a parte la bella foto centrale) se non dà le informazioni di servizio del caso: quanto costa andarci? Quali alberghi si consigliano? Ristoranti? E nella seminascosta mappa (foto sotto) non sarebbe più opportuno inquadrare la posizione dell’Uzbekistan (e, al suo interno, di Samarcanda) rispetto all’Italia, anzichè segnalarci ove è ubicata Samarcanda in Uzbekistan? O si ritiene che i lettori abbiano perfettamente in testa l’atlante geografico fin nei dettagli?



L'unica nota positiva è che a Samarcanda parlano tutti italiano. Almeno abbiamo risparmiato sul traduttore...

In breve: articolo assolutamente inutile che non aggiunge alcun valore. La mia sensazione è che, da quando Viaggi è stato rivisitato in forma cartacea e posto all’interno del giornale (anche per agevolare la piromane Caterina, I suppose), vi sia la tentazione di dargli una forma più giornalistica con gli inviati e i loro reportage e, nel contempo, sia aumentata la bramosia dei giornalisti di sfruttare l’occasione sia per apparire sul giornale che per farsi qualche bel viaggetto, a spese nostre.

Se questo inserto ha finalità di servizio, tutto ciò non ha senso.
Non porta lettori (ma chi si comprerebbe un inserto sui viaggi per leggersi l’articolo della Laurenzi su Samarcanda?) e aumenta i costi.
Molto meglio, allora, sarebbe far fare questi reportage direttamente ai lettori, un po’ come fa la trasmissione tv della Licia Colò, Alle falde del Kilimangiaro. Non spendi una lira, crei un’area di interesse per una fascia consistente di lettori (gli italiani vanno ovunque nel mondo ed hanno la fisima di apparire) e magari ti ritrovi pure un bel reportage che non sia il solito resoconto, pensoso e denso di citazioni, di una gita turistica dell’inviato di turno.

Massimo rigore sul versante sprechi. Repubblica deve dedicare risorse a raccontarci l’Italia ed il mondo (ma non su questo versante). Per informare i lettori sulle possibili destinazioni di un viaggio, fornendo loro un quadro esaustivo delle possibilità che offre una meta turistica, è sufficiente affidarsi ad internet come fonte informativa.

Barbapapà

Piero Ottone decriptato.



Tornano a grande richiesta gli esercizi di stile di nonunacosaseria.

Oggi l'esercizio ha per protagonista Piero Ottone, decano dei giornalisti italiani.

Piero Ottone, da un po’ di tempo, ha uno stile di scrittura involuto, che gli impedisce di esternare quel che realmente avrebbe voluto dirci. Grazie a uno speciale software siamo però in grado di svelare il reale contenuto dei suoi articoli, decriptandoli.

Partiamo dall’ultimo articolo, comparso la settimana scorsa su Il Venerdì, nella sua consueta rubrica Vizi&Virtù. Ecco il pezzo originale di Ottone:

La vita pubblica in Italia si è imbarbarita. E pongo una domanda: tutto questo accade perché si sono risvegliati istinti primordiali che già nel passato erano presenti, allo stato dormiente; o si sono aggiunte nel corpo sociale nuove pulsioni, di cui non c’era traccia? In altre parole: eravamo barbari anche nel passato e non lo sapevamo, o eravamo diversi?
Non so quale delle due ipotesi sia più preoccupante. Non è bello pensare che i tratti barbarici siano sempre stati presenti: se così fosse, sarebbe difficile liberarsene, per tornare a una convivenza civile. Ma non è neanche incoraggiante il fatto che i tratti barbarici siano dovuti a un’infezione, ammesso che di infezione si tratti. In ogni caso, è brutto sentirsi dire dagli stranieri: siete sempre stati un po’ barbari, anche se non lo sapevate. Brutto accorgersi che la facciata di civiltà era precaria e che è bastato poco per mandarla in frantumi.
Ma forse è un errore considerare una comunità, quindi anche una nazione, come un organismo unitario. Sbagliato dire: l’Italia è questo o è quello, come se fosse un individuo. L’Italia è l’insieme di tante componenti, di tanti gruppi sociali diversi: ora prevalgono gli uni, ora gli altri. Può darsi pertanto che l’imbarbarimento al quale stiamo assistendo sia dovuto alla preponderanza nell’organismo nazionale di nuovi gruppi, che fino a ieri stavano per conto loro, erano sommersi, non si vedevano e non si sentivano. Adesso sono venuti alla ribalta. Prima non contavano, adesso contano. Vivevano nelle caverne: ora sono comparsi alla luce del sole. Se così è, si può concepire qualche speranza. Non si può aspettare che i nuovi venuti si inciviliscano: il fenomeno richiede tempo. Ma quando torneranno nelle caverne, il ritorno alle condizioni di vita civili potrà avvenire in breve tempo.


Ed ora mettiamo tutto nel software di decodifica ed ecco cosa ne esce:

Sabato scorso ero a cena allo Yachting Club Capalbio con un gruppo di amici ottuagenari e liberal come me. Assieme a noi, erano Lord Philip Comburthswon e Lady Marian Philleas-Growth, del Sussex che ci raccontavano la loro ultima interessante battuta di caccia alla volpe. Improvvisamente, a un tavolo vicino, ospiti di Vittorio Sgarbi, si sono seduti quattro neocavernicoli che hanno cominciato a sbraitare frasi irripetibili tipo “anvedi er Marrazzo, andava coi froci… ahò, ma io lo dicevo!” o “so’ tutti finocchi. Almeno er cavaliere va co’ ‘e puttane!” E poi Sgarbi ha pure ruttato.
Ho visto il ribrezzo negli occhi di Lord Comburthswon e Lady Philleas-Growth, lei ha addirittura detto a lui, sottovoce, “gli italiani sono sempre stati un po’ barbari”.
Ho fatto presente che è un errore considerare una comunità, quindi anche una nazione, come un organismo unitario.
Io non sono come quei cavernicoli, io sono persona che ha viaggiato, conosce le lingue, ha studiato e mai permetterei a qualcuno di confondermi con tale plebaglia.
Ebbene sì, ora sono rumorosi e vincenti in Italia, ma cavernicoli erano e cavernicoli rimangono.
Civilizzarli? Tempo sprecato. Correrei il rischio di ritrovarmeli ancora vicini di tavolo al ristorante. Riportiamoli nelle caverne e tappiamoli lì con l’uscita ostruita da grossi pietroni: con i metodi forti forse impareranno le buone maniere.


nonunacosaseria

Tornano le frankicche.



Siamo arrivati all'organigramma del 1981, l'anno della P2.

E abbiamo detto tutto.


Ma volendoci scherzare sopra potremmo scrivere P2Cult.

Un grazie, come sempre, a Frank57.

Pazzo per le Statistiche.



Su richiesta di Carmen, vi forniamo la geo localizzazione dei visitatori mondiali di PPR.

Ecco la lista delle prime 10 nazioni di provenienza dei feticisti:

1. Italia 11.409 visitatori nell'ultimo mese
2. Germania 408
3. Spagna 175
4. Regno Unito 159
5. Svizzera 98
6. Olanda 76
7. USA 65
8. Francia 64
9. Belgio 42
10. Israele 15

Curioso quel quinto posto della Svizzera, eh? Sarà mica Rezzonico? O il poliziotto Huber? Mah!

Segnalazione evento online sul giornalismo.



Non è nello stile del blog segnalare incontri, eventi o manifestazioni. Ma ciò che stiamo per segnalarvi ci pare davvero interessante.

Si tratta di un incontro gratuito online dal titolo:

Giornalismo e giornalisti tra crisi e opportunità dell'era Internet.

Si terrà online giovedì 12 novembre alle ore 21. Sarà a cura di Anna Masera, giornalista de La Stampa.

Per partecipare è sufficiente connettersi a http://www.oilproject.org/Live dieci minuti prima della lezione, inserire la propria username e la propria password, e cliccare sul link Entra in Classe.

Ecco la scheda dell'evento:.


La soluzione a come i ricavi provenienti dall'advertisment sul Web possano sostituire quelli del business cartaceo ancora non c'è. E le notizie che arrivano da oltreoceano sono tutto tranne che rassicuranti.
Cosa si intende quando, rispetto a questa crisi del business dei giornali, si dice che non bisogna ''trasferire'' la vecchia mentalità e il vecchio modello sul Web, ma è necessario invece ripensare la struttura e la fruizione di quel tipo di contenuti?
Quanto dovrà cambiare e che livello di flessibilità dovrà mostrare il giornalismo per vedere la luce alla fine del tunnel?

La discussione aperta, è curata da Anna Masera (foto) che - grazie al suo lavoro sia sulla versione online, sia sulla versione cartacea del quotidiano La Stampa - è coinvolta in prima persona in questa sfida con tanti interrogativi.

Vi aspettiamo numerosi.