mercoledì 7 gennaio 2009

Refuso poetico.



Nella pagina dei programmi il documentario di Superquark è chiamato "Cercatori di Testori", ma non è dedicato a Giovanni Testori, noto intellettuale milanese, ma ai tesori di cui andavano in cerca i Conquistadores...

Saul S.

Andrea risponde a Saul che aveva risposto a Luca e a Cristian.

Considerando che Repubblica e Corsera hanno entrambi dei buoni cronisti, inviati e corrispondenti, trovo che il secondo abbia degli editorialisti "aristocratici" e "settari" (non che il domenicale di Scalfari sia leggibile da tutti, anzi).Salverei solo Stella (che però è anche inviato), Sartori e Romano.Ciò che mi spinge a preferire Corsera a Repubblica è un buon mix delle migliori firme del Corsera (Stella, Sartori, Ferrari, Mo, Olimpo, Cremonesi...). Se vedo solo EGDL, Panebianco, Battista evito.Le pagine culturali del Corsera sono spesso troppo "accademiche", riservate a pochi. A differenza di Saul, però, credo che Piperno sia una gran firma e il suo colloquio con Saviano (pubblicato tempo fa) sia da conservare a vita per il ritratto "alternativo" che fa.[Qui va un punticino di più a Repubblica (che ieri ha inanellato una seri di articoli interessanti su la tv francese, con intervista ad Augé, Larsson, Chatwin, Hikmet...)]

Andrea

Repubblica, sempre più simile ai free press.

Tanto per confondere ancora un po’ le idee agli italiani che ne hanno capito poco dei decreti Gelmini, Repubblica.it ci mette del suo.
Il titolo riferisce del voto di fiducia sul decreto per l’Università, e c’è anche un link di richiamo, che però porta ad un servizio sul decreto scuola, quello del maestro unico per intenderci.
Sono due decreti completamente diversi. Esempio di informazione non solo inutile, ma anche dannosa.
Anch’io come il lettore Luca D., mi sono ridotto a leggere solo gli articoli di una decina scarsa di giornalisti.
Il resto, sembra di leggere i giornali free della Metro.

Gian Paolo P.

martedì 6 gennaio 2009

Saul Stucchi replica a Sofri e Rocca.

Caro Enrico, mi sono stampato il post di Sofri e Rocca per leggerlo con attenzione e calma perchè alla prima scorsa mi erano sembrati giudizi sparati un po' a vanvera, più che analisi. La stampa e la lettura a freddo sono servite. A confermare la prima impressione. Ovviamente ci muoviamo nel campo della soggettività e io per primo non mi sentirei di sottoscrivere l'affermazione "Il Corriere ha un eccellente gruppo di editorialisti", tantomeno i nomi in parentesi. Io personalmente non sopporto Panebianco e Galli della Loggia. di quest'ultimo penso quello che Rocca pensa di Serra, con l'aggravante che EGDL NON è un autore satirico. "Maltese sa scrivere solo che Berlusconi è un porco" non mi sembra un'analisi. mi pare più una c. "Rep. non è il giornale della sinistra liberale, moderna e democratica" dovrebbe dare avvio a un dibattito infinito. Soprattutto su cosa sia la sinistra liberale, moderna e democratica (ma ho paura che per qualcuno la sinistra italiana o la sua parte più "presentabile" non sarà mai sufficientemente liberale, moderna e democratica". Oddio, se bisogna finire come Capezzone e/o Velardi, io metto la firma per questa sinistra NON liberale, moderna e democratica. E poi, apro e chiudo subito parentesi, che vuol dire oggi "democratica"? E' tirannica la sinistra italiana che Rep.rappresenterebbe? oligarchica? aristocratica? genus mixtum? polibiana? revanscista? maoista? termidoriana? togliattiana? giovannirana?)“ci sarebbe, poi, da parlare delle pagine culturali…”: su questo blog io stesso ho scritto che le pagine culturali di Repubblica – secondo me – sono peggiorate sensibilmente e notevolmente. Non ne farò quindi una difesa d’ufficio. Certo, in giro c’è di peggio. A cominciare proprio dal Corriere e dai pezzi di Alessandro Piperno. Io personalmente al Corriere invidio solo due cose: Ettore Mo e la collaborazione di Luciano Canfora. Da sempre preferisco le pagine culturali di Repubblica a quelle del Corriere; ripeto: sono peggiorate, anche per “colpa” - sempre secondo me – degli articolazzi e dei commenti di Sofri senior, che si cimenta senza remore su tutto lo scibile umano con una sicumera da Media Mogul che a me urta i nervi (ma, ripeto, sono gusti). Concordo con Sofri junior che la trasandatezza è imbarazzante, ma riguarda tutti i giornali (non solo i quotidiani e non solo i cartacei). Come lettore pagante, vorrei meno pubblicità interna, meno marchette, più parti scritte in rapporto alla pubblicità. Insomma, ragazzi: lavorate un po’ di più e un po’ meglio. Prendete a esempio El Pais (lo so: il mio è un consiglio di parte), soprattutto per gli inserti Babelia e Domingo. Lasciate perdere invece i giudizi di chi vorrebbe che Repubblica diventasse una sorta di Giornale con meno barzellette o un Riformista per adulti. Repubblica resta un grande giornale e a noi piace. Sempre di più di tutto quello che c’è in edicola.

Saul Stucchi

Opinioni su Repubblica: Luca Sofri e Cristian Rocca tornano all'assalto. E picchiano duro, prendendo anche la mira.



Luca Sofri e Cristian Rocca, vecchie conoscenze di questo blog, sono tornati all'assalto sulla crisi d'identità del nostro amato giornale.

Tutto ha inizio da questo post di Luca Sofri sul suo Wittgenstein:

Confusi in un playback

I quotidiani italiani che compro ogni mattina variano in numero, secondo i periodi. Nelle scorse settimane erano sei, quest’estate tre, ieri e oggi cinque. Ma due sere fa, chiacchierando con dei parenti, abbiamo improvvisamente convenuto che di questi tempi, con internet e la scarsa qualità dell’informazione italiana, i quotidiani uno non li legge per sapere cosa succede: li legge per sapere cosa c’è sui quotidiani.

p.s. penso invece da un po’ di tempo un’altra cosa: che i giornali italiani dovrebbero ringraziarla, la crisi dei giornali. Che se solo ci fosse un minimo di mercato e qualche soldo, il primo che passa farebbe un buon giornale e se li mangerebbe tutti.


Il post di Sofri ha stuzzicato Cristian Rocca che su Camillo ha così scritto:


Giornali


Luca ha scritto cose vere sui giornali italiani: ormai non li leggiamo più per leggere che cosa succede, ma per sapere che cosa c’è sui giornali. Io, senza parlare del mio, ne sfoglio soltanto due, Corriere e Repubblica (Rep. online). Quando sono in Italia aggiungo la Stampa e ogni tanto il Riformista. In redazione ho anche gli altri, di cui guardo velocemente soltanto la prima pagina (tranne quando voglio ridere, e allora li sfoglio). In generale non si trovano quasi mai cose interessanti da leggere (salvo che sul mio, anche quando non sono d’accordo). La Stampa è il grande giornale dove trovo più cose, malgrado i deliri di Barbara Spinelli e un certo autoritarismo questurino. Il Corriere ha un eccellente gruppo di editorialisti (Panebianco, Galli della Loggia, Battista, Giavazzi, Ostellino, Gaggi e Grasso, più Hitchens) e poco altro. La Repubblica può vantare il più inutile gruppo di editorialisti contemporanei. Proprio l’altro giorno notavo come su Repubblica, al di là di come la si pensi, non ci sia mai un editoriale da leggere. Io, per esempio, non conosco nessuno che legga Scalfari, Bocca, Aspesi, Rodotà, Valentini, Citati e Caracciolo di cui sappiamo circa trent’anni prima che cosa scriveranno e, soprattutto, che non gli basteranno diecimila battute. L’unico che si fa leggere, almeno da me e per arrabbiarmi, è Bernardo Valli. Zucconi è un genio, ma le cose che scrive possono essere lette solo da chi non ha mai messo piede in America o è strafatto di pregiudizi. Giuseppe D’Avanzo e Massimo Giannini non fanno gli opinionisti, ma dettano la linea politico-editoriale del momento e ogni due giorni annunciano con inquietudine di aver scoperto la nuova P2. Francesco Merlo s’è perso. Berselli fa quello che può. Serra è un autore satirico, specie quando pensa di non esserlo. Maltese sa scrivere solo che Berlusconi è un porco. Poi ci sono i frequenti editoriali, rubricati alla voce "idee", ma pubblicati esclusivamente per il nome altisonante da poter sfoggiare in prima, quasi mai per il contenuto: Nelson Mandela, Salman Rushdie, Tony Blair (quando si portava), Desmond Tutu e molti scrittori americani e israeliani. Mi chiedo come sia possibile che dal giornale dell’intellighenzia della sinistra liberale, democratica e moderna (almeno, così dicono loro) in tutti questi anni non sia mai uscito uno che abbia cose da dire, da analizzare o da raccontare. La risposta forse è facile: Rep. non è il giornale della sinistra liberale, moderna e democratica. Ci sarebbe, poi, da parlare delle pagine culturali, di quelle dello spettacolo e dei magazine, ma rischierei la querela. Anche se, di nuovo, il Corriere ha almeno il merito di aver arruolato Alessandro Piperno e Paolo Giordano, due che sanno scrivere e raccontare.

Il cerchio si chiude con un secondo post di Sofri:

Appunti per un quotidiano da fare


Non si chiudano risentiti a riccio gli amici che ho a Repubblica: questa cosa la potrebbe scrivere chiunque ogni giorno (persino farne una rubrica), e diverrebbe forse noioso. Ma un giorno ogni tanto, ricordare come stiamo messi magari aiuta. Magari.
Quando io dico che i quotidiani italiani sono fatti male - molto male - non mi riferisco di solito a chi li scrive (che pure…) ma a chi li fa, appunto. È la costruzione del giornale, la sua ideazione, il modo in cui si sceglie cosa farne, cosa pubblicare, quali pezzi commissionare, quali copiare, a chi affidarli, come impaginare, come titolare, cosa scrivere nelle didascalie, cosa mettere nelle brevi. Questa è la parte più trasandata e maldestra dei giornali italiani, quella dove il controllo della qualità è più basso o inesistente. Ogni giorno compaiono sui quotidiani italiani trascuratezze, errori, e cose spiegate male per cui la formula “rispondiamo solo ai nostri lettori” dovrebbe avere un senso: perché i lettori domandano “ma come cazzo li fate ’sti giornali? ma che vuol dire ’sta roba?”.
Prendete Repubblica, oggi. In prima pagina (in prima pagina) ci sono due articoli due dai corrispondenti in America, entrambi molto bravi. I due pezzi sono sullo stesso argomento (le dimissioni di Bill Richardson) e sono uno accanto all’altro: e in prima come di consueto compaiono solo le prime righe. Tra queste prime righe, nel pezzo di Calabresi è scritto che Obama “perde uno dei suoi pezzi migliori, Bill Richardson”; dieci righe dopo, in quello di Zucconi è scritto che Obama “perde uno dei pezzi più pregiati del team, il ministro Bill Richardson”. E ancora: il pezzo di Calabresi, all’interno, dice che si tratta di “un pesante colpo di immagine” e “un brutto colpo di immagine”. E qual è il titolo in prima pagina? “Brutto colpo all’immagine”, certo: solo che è il titolo del pezzo di Zucconi.
Nello stesso numero di Repubblica a caso, quello di oggi, c’è un titolo in cui è scritto “raimbow”, con la emme. E un articolo sulla morte del figlio di Travolta in cui si usa la formula “Travolta e Kelly Preston hanno sempre negato che il figlio soffrisse di autismo”: cosa vuol dire? Da dove nasce questa smentita? Qual è la notizia, che era autistico o che non lo era? E soprattutto, cosa c’entra? Boh, non è dato saperlo. Nel supplemento R2 c’è una pagina intera dedicata alla smentita dei luoghi comuni su cosa si produce dove in Italia. La storia poteva essere interessante: solo che se leggi l’articolo l’unica sorpresa è che si produrrebbe più marmo in Sicilia che a Carrara. Tutti gli altri luoghi comuni sono rispettati: la moda in Lombardia, la pasta in Campania, e le presunte sorprese sarebbero che si fa più vino in Veneto che in Toscana e che sui motori da diporto la Lombardia supera la Liguria. Il tipico pezzo che in una redazione normale il giornalista propone, il caporedattore dice “buono: va’ avanti”, poi vede i risultati e decide di lasciar perdere.
Sulla Stampa, che di solito è fatta un po’ meglio, oggi c’è un pezzo in prima pagina che racconta una storia che sembra notevole e particolare: le persecuzioni e minacce subite da uno che crea suonerie telefoniche. Vi starete chiedendo perché: qui c’è l’articolo. Io non l’ho capito, e se lo capirò sarà solo facendo delle ricerche su internet, ora che mi è venuta la curiosità. La famigerata internet.


Ringraziamo Andrea G. per le ottime segnalazioni.

La foto è di Nadav Kander.

Fino a San Francisco per un errore che si poteva fare anche a Torpignattara o a Quartoggiaro.



Domanda: c’era bisogno di mandare Ernesto Assante fino a San Francisco per fare un pezzo su Apple e sulla salute di Steve Jobs che poteva benissimo esse fatto da casa usando Wikipedia e un paio di agenzie? E per di più facendo un errore (oltre a quello della didascalia che fa nascere quel catorcio di Apple II nel 1997 invece che nel 1977). Assante fa fondare la Pixar da Jobs, che invece l’ha solo comperata da George Lucas, che l’aveva creata come divisione CGI della Lucasfilm per realizzare animazioni digitali di film come “Piramide di paura” o “Star Trek II”, nonché i primi bellissimi anche se un po’ rudimentali cortometraggi di John Lasseter.

Fabio P.

Errore giurassico.



Non conta come si scrive una parola, conta come si pronuncia, giusto? Giusto. Dario Cresto-Dina si è fatto quella domanda e si è dato quella risposta. E nell’intervista a Piero Angela uscita domenica come ha chiamato il film di Spielberg sui dinosauri? “Giurassic park”. Tanto suona uguale, no?

Fabio P.

lunedì 5 gennaio 2009

Una letterina cruda cruda, tanto per iniziare bene l'anno nuovo.

Caro Enrico,
leggo Repubblica da molti anni in quanto è il giornale che è circolato in casa da sempre, comprato da mio padre. E’ stato quindi il primo giornale che ho iniziato a leggere, è diventata piano piano una abitudine quotidiana difficilmente rinunciabile come il caffè appena svegli.

Da un po’ di tempo mi sto chiedendo se vale la pena ancora leggerlo e di conseguenza comprarlo tutte le mattine in edicola.
Vale la pena leggerlo solamente per quelle poche firme ormai rimaste (ne cito qui di seguito qualcuna, le prime che mi vengono in mente Bocca, Zucconi, Rampini, Mura, Audisio, Clerici, Valli ), per il resto è diventato un giornale nazional polare privo di inchieste giornalistiche, privo di notizie che non siano quelle che si trovano spulciando l’ansa o televideo, articoli totalmente inutili e privi di senso (R2), inutili riviste allegate (viaggi fa pena per citarne una così come il supplemento su milano).

A Repubblica mancano le inchieste, articoli di approfondimento, reportage da paesi lontani.
In quanto appassionato di viaggi e politica estera mi trovo ormai costretto a dover ricorrere all’uso di blog per restare informato su quel che succede in varie parti del mondo; leggendo Repubblica a parte rare inchieste (che col passare degli anni sono sempre meno) compaiono solamente notizie approssimative e superficiali (a parte rare eccezioni).
Per esempio riguardo l’america latina non si sa nulla a parte qualche articolo di Ciai (spesso ridicoli) o a qualche rara inchiesta ( da apprezzare ultimamanete quella di valli su cuba). Per il resto il vuoto, mai una notizia su cosa succede in argentina, brasile, una inchiesta sulle tigre asiatiche, sul Giappone nulla di
nulla.

Quindi la domanda che ti rivolgo è questa: devo passare alla concorrenza? Mi dicono che la Stampa è molto migliorata ultimamente come anche il sole 24 ore. O devo semplicemente smettere di comprare quotidiani, anche se ammetto è una abitudine ormai consolidata, e affidarmi solamente all'informazioneche online?

Grazie per l'attenzione

Luca D.
Milano

Invasione di Gaza: Marco Ansaldo si è defilato. Il premio coraggio va a Fabio Scuto e a Francesca Caferri.



Marco Ansaldo dopo l'avventura al valico di Erez è tornato nella sua Turchia. A dar manforte all'inviata con le palle Francesca Caferri è arrivato Fabio Scuto, inviato con una lunga esperienza in Terra Santa. I due si danno il cambio a stazionare al confine tra Israele e la striscia di Gaza.

Segnaliamo inoltre la presenza del pionere Guido Rampoldi a Il Cairo.

Nella foto una bimba palestinese di Gaza che ha perso il papà.

Ai grafici di Repubblica il premio Photoshop d'oro.





Premio Photoshop di questo inizio anno ai grafici di Repubblica. Serviva una foto generica e simbolica per illustrare il pezzone sulla morte del giallista Donald Westlake a pagina 32-33 di Repubblica del 3 gennaio, una roba da noir con città, pioggia, notte e baveri rialzati. Non l’hanno trovata. Allora cos’hanno fatto? Hanno preso la classica foto di Dennis Stock con James Dean a spasso per Times Square, hanno oscurato il povero Jimmy fino a farlo diventare una generica silhouette nera, hanno cambiato un po’ il fondale e voilà la foto simbolica. Didascalia? Firma del fotografo della foto originale? Toh, se la sono scordata. Così non si pagano i diritti alla Magnum.

Fabio P.

Nelle foto dall'alto in basso: l'articolo apparso su Repubblica, la foto originale di Dennis Stock e il confronto tra foto originale e foto ritoccata.

La prima letterina dell'anno. Della serie: se il buongiorno si vede dal mattino...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

"Ciao Enrico, ti ho sentito domenica a radiodue e ho subito visitato il tuo blog... fantastico e necessario! A questo proposito spero che al ritorno dalle tue meritate vacanze troverai il tempo per indagare sugli oscuri motivi che portano i giornalisti di Repubblica a parlare di Gerusalemme come se fosse la capitale dello stato di Israele (in espressioni del tipo "il governo di Gerusalemme" ecc.). Un po' come se invece di dire Washington si dicesse New York o invece di dire Canberra si dicesse Sidney.
Grazie,Claudia".

Eran 300, eran giovani e forti...

Da Repubblica.it del 2 gennaio:

17:53 Suonano le sirene a Sderot, oggi oltre 300 razzi

Le sirene di allarme sono risuonate stasera nella città israeliana di Sderot, immediatamente a nord della striscia di Gaza, mentre vengono segnalati ulteriori lanci di razzi palestinesi. Finora non si ha notizie di vittime. In precedenza sette razzi di tipo Grad sono stati sparati da Gaza verso la città israeliana di Ashqelon. In totale, dall'inizio della giornata, sono esplosi in Israele una trentina di razzi palestinesi.

Chissà come mai la trentina di razzi dell’articolo sono diventati gli “oltre 300 razzi” del titolo. Ezio Mauro, se ci sei, se hai già digerito il panettone e il torrone, se hai ancora qualche autorità suoi tuoi giornalisti, ti spiace “illuminarci” con un articolo, grazie ? Penso che vista la situazione, un giorno di ferie in meno (come tanti altri lavoratori), non sia un sacrificio così grande.

Gian Paolo P.

Per una volta Repubblica.it brucia Corriere.it

Gaza, è iniziata l'offensiva di terra

Il “nemico” Corriere si è affidato solo alla sua agenzia AGR che l’ha data alle 19.27 (solo un miluto dopo, ma conta il primo, no?).

Repubblica ha pubblicato la notizia prima della sua stessa agenzia (AGI) che la lancia alle 19.29.

Da ADNKronos nessuna novità fino ad ora.

Sul filo di lana insomma.

Ma ora, a parte questo giochino, abbiamo una tragedia in diretta, su cui ognuno può avere le sue opinioni.

Purtroppo i morti non sono opinioni, ma sono chilogrammi di carne fredda e bruciata puzzolente, contenute in sacchi fatti con lenzuola avvolte con gli elastici.

Chi pensa che faccio “horror”, vada su un altro sito, o sulla TV (pubblica o privata, c’est la meme chose), c’è ampia scelta per non pensare e anestetizzarsi.

A chi pensa che faccio politica,  dico che ognuno è liberissimo di chiudersi il cervello con il lucchetto, l’importante è non perdere la chiave perché nessuno ve la ritroverà.

Gia Paolo P.

venerdì 2 gennaio 2009

PazzoPerRepubblica ritorna il 6 gennaio.

La redazione di PazzoPerRepubblica vi augura buon anno e vi da appuntamento al 6 gennaio.

giovedì 1 gennaio 2009

Omaggio a Paese Sera e a Edo Parpaglioni.



Riceviamo e pubblichiamo questa bella lettera di Roberto Puglielli, ex giornalista di Paese Sera, che lavoro a fianco del rimpianto Edo Parpaglioni (che poi passò a Repubblica):

Prima di Repubblica, Edo Parpaglioni era PAZZO PER PAESE SERA, talmente tanto, che è stato l'unico giornalista fra centinaia che ha scritto un libro sul suo Paese Sera. Nel frattempo, io preparavo un sito sulla storia di Paese Sera, e mi dispiace che Edo non può vederlo, sono sicuro che gli sarebbe piaciuto. Gli avrei scritto una mail, dicendogli.....Caro Edo, ti presento www.paeseserastory.it . E' nato il 14 dicembre del 2008. Non esiste niente di simile nel panorama editoriale di internet. Nessun giornale, offre ai suoi lettori la sua storia, facendo vedere decine di fotografie con i tipografi, la redazione, le rotative al lavoro e con biografie dei direttori. Vi invito a navigare nel sito, parla di "Paese Sera" vissuto dal 1948 al 1994 che ha sospeso le pubblicazioni all'età di 44 anni. Perchè il sito? "Per amore, solo per amore......" .......e si sfoglia come un libro. E' la storia di "Un Giornale Diverso" che ha contribuito a far crescere la Democrazia nel nostro paese. E' la storia di un gruppo di lavoratori, appassionati che pensavano l'Italia potesse cambiare. La proprietà come noto, era di una società del Pci. Considerato si, Organo fiancheggiatore, tuttavia noi non ci chiedevamo, di fronte a un fatto, come la penserà il partito? Ma più semplicemente: come ci muoviamo noi di Paese sera? Siamo stati appassionati, curiosi, magari un pò sgangherati negli ultimi tempi, certamente poveri. Ma resta tuttora forte per chi ci ha lavorato, l'orgoglio di un'appartenenza. Grazie.
Roberto Puglielli.

Il sito del Corriere e lo strano caso della capitale della capitale.



Comincio il nuovo anno facendo le pulci al “nemico” Corriere per la "Foto Del Giorno" di oggi, che batte Repubblica sulla specialità preferita: gli errori delle didascalie.
La foto in questione è quella che vedete qui sopra.
Questa è la didascalia:
Col paracadute - Un paracadutista sopra la montagna di Stara Planina vicino alla citta di Troyan, a est di Sofia, capitale della capitale (AP Photo/Petar Petrov).

Intanto quello della foto è un parapendio e non un paracadute (non sono un tecnico, ma so che ci sono differenze). Ma la cosa bellissima è la “capitale della capitale”.

Buon 2009 Corriere, l’inizio è promettente.

Gian Paolo P.