lunedì 23 novembre 2009

PC.

Dispiace vedere che persino a Repubblica non abbiano ancora capito il significato dell'espressione "politicamente corretto." Eppure non è difficile. Basta dare un'occhiata a Wikipedia
E' evidente che tutto quello che ha detto ieri Fini ai ragazzi della scuola, e in particolare lo "stronzo" dato ai razzisti, è l'apoteosi del PC. L'insulto "stronzo" NON è "politicamente scorretto": non offende gli escrementi, che, in quanto esseri inanimati non hanno né sensibilità né coscienza, né offende alcuna categoria di umani, poiché nessun essere umano si autodefinisce come "stronzo" (anche se molti dovrebbero). Tale insulto può essere definito "volgare" o "maleducato," ma non "politicamente scorretto." 

Questo valga per il portavoce di Fini (citato a p. 6 di ieri), e pazienza: a destra si può capire. Ma valga anche per Francesco Bei di Repubblica, che, nell'intervista a Tullio De Mauro, sempre a p. 6, quando De Mauro afferma che l'uso di "stronzo" è ormai sdoganato, gli chiede "Ma allora la diga del politicamente corretto è saltata del tutto?" Cosa diavolo c'entra? La diga del PC salterebbe se si sdoganassero certi insulti leghisti che qui non voglio neppure ripetere.  La "diga del PC" in Italia non esiste e non è mai esistita. Anche dalla nostra parte: vd. l'orrido "psiconano" (che offende, assieme a B., i milioni di persone alte come e meno di B.), e le varie amenità sull'altezza di Brunetta, per citare le prime cose che mi vengono in mente. 

Anche Michele Serra ha le idee un po' confuse sul PC, come appare dall'incipit del suo commento di oggi, in prima pagina. Il PC non impone necessariamente eufemismi. Si può essere volgari, maleducati e offensivi, ed essere tuttavia PC: "Tizio, sei un pezzo di m.," "Caio, sei una grossissima testa di c." etc.

Quindi, non parliamo di favoleggiate "dighe" che saltano. Prima costruiamole. 

L'espressione politicamente corretto (traduzione letterale dell'inglese politically correct) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect): cioè, alla stregua di questa visione, inaccettabile e sbagliata.
L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente scevra, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razziale etnicoreligioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona.

Caterina

47 commenti:

Barbapapà ha detto...

Confesso.
Ho peccato.
Attratto dalle sue diaboliche lusinghe, ho fatto più volte uso del termine "psiconano" per dileggiare il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni.
Vorrei promettere di non utilizzarlo più. Ma non son certo che riuscirò a contenere queste mie irrefrenabili pulsioni.
Farò il possibile.
Ma non sarà facile.
E' un insulto molto efficace...

Fabio P. ha detto...

A quello che ha inventato il politicamente corretto gli legherei il Devoto-Oli al collo e lo butterei nel lago. Ah, giustissimo, per carità, proteggere le categorie svantaggiate, quelle per anni dileggiate, insultate e vilipese. Solo che in questo modo si producono soprattutto ipocrisia e mostricittoli verbali. Chiamare "anziano" un vecchio significa implicitamente pensare che essere vecchi è una brutta cosa e quindi bisogna mascherarlo con una parola più gentile. Ipocrisia, appunto. Che dire del fatto che i neri americani non bisogna più nemmeno chiamarli "afroamerican" ma "africanamerican" perchè nella prima parola la componente africana è più corta di quella americana? Che è ridicolo? E' il minimo. Ditemi un'invenzione qualunque del politicamente corretto e poi vedete se non diventa un capolavoro di umorismo involontario. Pensate a "verticalmente svantaggiati" per i nani: al Berlusca cosa diciamo, "psicoverticalmente svantaggiato"? L'ultimo aborto verbale di questa pratica è il "diversamente abile" al posto di "disabile". Uno che non può camminare o vedere ha un handicap, una disabilità, insomma qualcosa che gli impedisce di fare quello che vorrebbe. Invece gli si dice: "No, caro, tu sei abile ma in un modo diverso". E quale, di grazia? Ditemi voi se questa non è ipocrisia ammantata di poverinismo. Come diceva quello, le parole sono importanti. Meglio "stronzi" che "diversamente escrementizi".

Geppo ha detto...

Dovremmo imparare dagli inglesi. Ora Repubblica, circa l'uso dell'articolo per la parola "trans", sembra essere rientrata all'interno del rispetto del PC, ma il Guardian ha fatto di meglio.

Nel pezzo di oggi riguardo alle vicissitudini della D'Addario, John Hooper parla incidentalmente anche del caso Marrazzo. Ecco come parla della buon'anima di Brenda:

«Piero Marrazzo resigned after being filmed taking drugs and having sex with a transsexual.

Last week, a key figure in the affair, a transsexual Brazilian prostitute, was found dead in her flat in the capital. Investigators are treating her death as murder.»

Prima sottolinea il fatto che si tratti di una "prostituta" (cosa che i giornali italiani non fanno, almeno a quanto ne so io, avallando così l'equazione "transessuale" = "prostituta"), poi usa l'aggettivo possessivo "her".

silvia ha detto...

Giusta l'osservazione di Caterina. In certi casi sarebbe più corretto dire: Ruffiano/non ruffiano.

Caterina ha detto...

Per Barpapapà: non è grave. Non è grave cadere in insulti etc. non-PC. E' un po' più grave non sapere cosa sia il PC. E' molto più grave non sapere cosa sia e parlarne a vanvera, come nel caso dell'intervista di Rep. che ho segnalato. Il tutto ai miei occhi.

Per Geppo: bravo come sempre, mio compagno di PC assieme al Sommo Feticista.

Infine per Fabio P.: esprimo il mio totale e assoluto disaccordo con quanto dici.

Gli eccessi. La storia di "afro" più corto di "american" non l'avevo mai sentita, e comunque riguarda gli USA, una società che il PC lo conosce assai bene, a differenza di noi, e sì, ne ha anche assaggiato gli eccessi; "afro" corto potrebbe davvero essere uno di questi (o potrebbe essere uno degli infiniti scherzi sul PC che su internet e nelle librerie circolano da decenni).

Ma noi, qui in Italia, prima di lamentarci degli eccessi, perché non proviamo il livello "normale"? Quando mai, ma dico: quando mai si è seriamente cercato di fare entrare nell'uso l'espressione ""verticalmente svantaggiati" per le persone basse? Non esiste! E' solo una traduzione dall'inglese ("vertically disadvantaged"); non ci riguarda. E' come se qualcuno dicesse che dire a qualcuno "asino" non è PC perché si offendono gli asini e si pecca di "specismo." Guarda che è possibilissimo che qualcuno in USA/UK lo abbia detto sul serio; ma sarebbe (a) un eccesso; (b) uno scherzo. Nessuno, neanche le più accaniti vestali del PC, direbbe, in Italia, che si dovrebbe definire Brunetta ""verticalmente svantaggiato"; solo, non è PC prenderlo in giro per la sua bassa statura. In italiano dire "nano" a una persona di bassa statura è offensivo oppure no? E non vedi che è offensivo non solo per Brunetta, che non so quanto sia alto, ma anche per le persone veramente di bassa statura, ch evedono la loro condizione esistenziale usata come insulto? come se la loro stessa esistenza fosse riducibile a mezzo per insultare qualcuno? A proposito: si dice "persona di bassa statura", non "nano": ti sembra impossibile dire cosiì? vuoi per forze dire "nano" anche se le persone che, in seguito a malattia, sono veramente di bassa statura vengono da ciò offese? Chi mai propone di dire "verticalmente svantaggiato", che è solo – ripeto – la traduzione di un'espressione inglese che non si sa nemmeno se sia mai stata proposta sul serio o per scherzo? (Guarda i siti delle associazione delle persone di bassa statura, e vedrai che vogliono essere chiamate così, e non "verticalmente" etc.)

Inoltre: come mai dici "neri," caro Fabio, perché non dici "negri"? E' il caro, vecchio PC: non ti dà fastidio sentire brighellisti (lettori di Libero) e fascistoni dire con orgoglio "negro" – e fare esattamente il tuo tipo di argomentazioni?
La buona educazione è sempre "ipocrisia". Michele Serra ne ha scritto infinite volte. Vogliamo abolire con ciò le buone maniere?

Avendo particolare conoscenza dell'argomento, infine, ti assicuro che "disabile" va benissimo; se vuoi dire "diversamente abile," va pure bene, ma suona artificioso, e infatti nessuno lo usa. Quello che NON va bene, e che neppure tu, caro Fabio, usi, perché sei una persona corretta e rispettosa, è p.es. "storpio," "monco," "sciancato," e neppure "handicappato": un tempo andava bene; da quando gli imbecilli hanno preso a usarlo come insulto, non va più bene. Le espressioni PC si usano per tutelare categorie svantaggiate che non devono essere ingiustamente offese. Naturalmente, la speranza è che un giorno non ci sia più bisogno di preocupparsi di queste cose, perché finalmente nessuno concettualizzerà più l'essere "nero," "gay," "basso di statura," "disabile," come una situazione capace di essere assunta quale contenuto di un insulto linguistico. Il PC non basta, ovviamente, da solo, se non c'è un mutamento del pensiero; ma aiuta. Si spera che la parola "disabile," possa continuare ad essere usata a tempo indeterminato, e che un giono non ci si debba inventare qualcosa di nuovo perché la massa degli ignoranti (che offendo perché se lo meritano) avrà preso a dire "disabile" come termine di insulto.

Caterina ha detto...

Non capisco l'osservazione di Silvia (davvero, non capisco quello che vuole dire); e mi chiedo se per caso non ha sbagliato blog; su Libero.it si possono postare tutti i commenti che si vogliono, allegramente e in bella compagnia.

fabio p ha detto...

Tocca rispondere a Caterina. Concordo con tutte le buone intenzioni che hai elencato, viva viva (specificando che la storia di "africanamerican" è vera e è non è una bufala della Rete). Brunetta e Berlusconi sono bassi di statura e non sono nani, i quali sono invece persone affette appunto da quelle anomalie genetiche o metaboliche che vanno sotto il nome di nanismo. Quindi sono due cose diverse. Da noi la parola "negro" fino a pochi decenni fa non ha avuto nessun tipo di connotazione negativa, come invece avviene negli Stati Uniti, dove richiama il periodo schiavista. "Negro" è diventato scorretto (e "nero" corretto) solo quando abbiamo cominciato anche in questo a scimmiottare gli americani (vedrai che tra un po' nemmeno nero si potrà più usare, come del resto fanno loro, che usano appunto africanamerican eccetera). Ma a parte questo: giustissimo il rispetto e la buona educazione, continuo a pensare che nella maggior parte dei casi i termini politicamente corretti siano solo un modo per mascherare una cosa, dimostrando in questo stesso modo di pensare che debba essere mascherata. Ripeto: iposcrisia coperta da buone intenzioni

silvia ha detto...

Caterina, quando non capisci qualcosa inviti i tuoi ospiti ad uscire di casa?
Davvero ottima padrona di casa ed esperta di buone maniere, complimenti!

nonunacosaseria ha detto...

vado OT e me ne scuso.
però in un certo senso c'entra, eccome, con il politically correct.

la stampa titola il pezzo di luca ricolfi sulla lite tremonti-brunetta e i soldi che non vengono spesi (le riforme non sono una bottiglia di champagne ecc.) in questa maniera:
"Ma il tappo non è Tremonti"
(e certo che no!)

Anonimo ha detto...

(Va bene scrivere di getto e non rileggere: ma quel "preocupparsi," nel mio post precedente mi fa arrossire ("going rouge"); scusate.)

Ancora per l'amico Fabio – che in realtà, nel suo post, non dice NULLA che sia NON-PC. Non è vero, quindi, che sono in disaccordo totale con lui (come avevo, nella foga, scritto); quello di Fabio è un tipico caso di lamento sugli eccessi, senza che questi eccessi si siano verificati, o senza che essi ci riguardino davvero.

Ma non si può buttare il bambino insieme all'acqua sporca; e infatti tu, Fabio, NON lo fai, perché correttamente dici "neri americani," dici "uno che… ha un handicap, una disabilità".

"Vecchio" non è certo una parola non-PC, è una parola del lessico quotidiano che nessuno si sogna di eradicare; ma siccome, anche qui, c'è qualcuno che i vecchi li tratta di merda (volgarità, ma neutra quanto a PC; chi tratta i vecchi di merda li voglio proprio insultare, e solo loro), il trattamento di merda ricade sui vecchi anche linguisticamente, e piano piano si sente il bisogno di cambiare, in determinate e precise circostanze (case di riposo e sim.), la parola, e usare "anziani," per trasmettere il messaggio: "qui i vecchi non li trattiamo di merda come negli altri posti." La colpa non è di chi usa "anziani" (non certo un brutto neologismo: da lat. mediev. "antianus," a sua volta da "ante": chi è "avanti" con gli anni), ma da chi ha vilipeso i vecchi, infangandone persino la parola. (ovviamente "vecchio", senza bisogno di diz., da lat. "vetulus," "vecchietto," a sua volta diminutivo di "vetus").

Se poi la casa di riposo che usa "anziani" ("centro per anziani"), i vecchi li tratta di merda lo stessa, allora si chiama IPOCRISIA. Se li tratta col rispetto che merita ogni essere umano, non vi è traccia di ipocrisia nell'uso della parola. (vd. infra).

Idem per "casa di riposo" invece di "ospizio." Il "Castello di riposo" dove sta Nonno SImpson è una presa in giro del possibilie uso IPOCRITA del PC: infatti, lì i vecchi li trattano assolutamente di merda. Altro che Castello.

Anonimo ha detto...

Come ripeterò qua sotto:

(i) "Ah, giustissimo, per carità, proteggere le categorie svantaggiate, quelle per anni dileggiate, insultate e vilipese. Solo che in questo modo si producono soprattutto ipocrisia e mostriacittoli verbali."

In molti casi ciò che dici può essere vero. Si creano "mostriciattoli verbali."
Ma non ti sembra un prezzo che sia giusto pagare? Un po' di "mostriciattoli verbali" non sono un prezzo equo in cambio della protezione delle "categorie svantaggiate, quelle per anni dileggiate, insultate e vilipese"?

L'ipocrisia, poi, è un'altra cosa: "simulazione di buone qualità a fine di ingannare" (Palazzi s.v.). Non vedo perché sia "ipocrita" evitare di chiamare chiamare i "disabili" "disabili" (come tu giustamente fai!!!) invece di "handicappati" o "storpi": non lo faccio mica a fine di ingannarli. Chiamare i "neri" "neri" invece di "negri": li si vuole ingannare forse? "ma se negri sono!" direbbe il nostro lettore di Libero; allora li vuoi chiamare "negri" per non essere ipocrita, cioè per non ingannarli sulla loro reale, drammatica condizione di "negri," non li vuoi illudere di poter liberarsi dello stigma secolare, ed essere addirittura dei "neri"? SI', è questo che pensa il nostro Liberista. Io non lo penso; io penso che chiamarli "negri" singifica chiamarli come li chiamavano coloro che li catturavano come animali e li vendevano schiavi, o come li chiamavano i razzisti del Ventennio. Io preferisco distaccarmi da questa belle gente e chiamarli in modo diverso. Non certo allo scopo di ingannare qualcuno.

(ii) "Al Berlusca cosa diciamo, "psicoverticalmente svantaggiato"?

Chiedi a D'Avanzo; vedrai che lui conosce un mare, un oceano di insulti, essendo "Egoarca" il vezzeggiativo con cui lo appella nei momenti di particolare buon umore – e nessuno di essi riguarda la sua statura, che egli condivide con qualche milione di italiani.

(iii) "Come diceva quello, le parole sono importanti. Meglio "stronzi" che "diversamente escrementizi"." Qui non ti seguo. Tutto il mio post era infatti a difesa della parola "stronzo;" mi autocito (scusate): "Tale insulto (sc. 'stronzo' può essere definito 'volgare' o 'maleducato,' ma non 'politicamente scorretto.'" "Stronzo" va bene. Mai parlato di "diversamente escrementizio."

E chiudo quotandoti al cubo: "COME DICEVA QUELLO, LE PAROLE SONO IMPORTANTI."

Anonimo ha detto...

[Premessa: a me i "flamer" non piacciono; penso neanche a Enrico; quindi, ora rispondo, e poi la chiudo qui con Silvia.]

Cara SIlvia, a parte che qui non sei mia ospite, ma di Enrico I il Sommo Feticista; se a prima vista non capivo esattamente quello che tu volevi dire, capivo comunque che era qualcosa di sarcastico e contrario al PC da me sostenuto, sotto la finzione di un appoggio ("Giusta l'osservazione di Caterina"); ciò che chiamasi sarcasmo. Onde l'invito ad unirti a comunità più consone al tuo spirito socio-politico, che peraltro ho già avuto modo di apprezzare a proposito della questione delle trans (a proposito, allora non sei diventata Guido?); comunità quali potrebbero essere quelle di Libero o della Padania, forse anche del Giornale.

Ma ora, dopo matura riflessione, credo di aver capito bene tutto il tuo sintetico messaggio.

a) PC = insultare qualcuno limitandosi a un elegante ed educato "stronzo di merda" = ruffianeria;

b) NON-PC = adottare il linguaggio degli ultras delle curve, e insultare qualcuno dicendogli "sp. n.," "eb. di m.," (immaginateveli voi, perché io non li scrivo), "storpio del c." = non ruffianeria.

Non ho capito se tu preferisci la ruffianeria o la non-ruffianeria. Anche se in questo sei abbastanza chiara: "In certi casi sarebbe più corretto dire: Ruffiano/non ruffiano."

Se preferisci la non-ruffianeria del non-PC, e in più me lo dici tentando di prendermi per i fondelli, io torno ad invitarti ad unirti alla tribù del Brighella. Poi, io qui non controllo nulla, non posso mandarti via (e non lo farei comunque), sei liberissima di restare e fare quello che vuoi, per quanto mi riguarda.

Questo è blog democratico; e Enrico accoglie qualsiasi voce; ma penso che una che parla come fosse di destra (di più non so) si divertirebbe ti più in un blog di destra. Tutto qui.

Solo che non accetterò altre provocazioni personali (unico caso da quando frequento PPR), e non risponderò più, se non ad espressioni di scuse sincere – evento che, chissà perché, reputo assai improbabile.

Scusa Enrico per tutto questo fiammeggiare; lo so che lo odii.

Anonimo ha detto...

Ancora a Fabio P., poi basta:

1) "Brunetta e Berlusconi sono bassi di statura e non sono nani, i quali sono invece persone affette appunto da quelle anomalie genetiche o metaboliche che vanno sotto il nome di nanismo. Quindi sono due cose diverse."

Brunetta è veramente molto basso, e può essere che qualche anomalia ce l'abbia avuta. B. ho detto e ridetto che è alto come milioni di italiani. Non capisco il punto della precisazione.

Quello che vorrei precisare io è l'uso della parola "nano" per le persone molto basse è offensiva e non-PC: i nani da giardino, i nani di Biancaneve, un nanetto, nani e ballerine – poiché fino a tempi assai recenti, e persino tuttora, le persone molto basse erano esposte come fenomeni da baraccone, e chiamati "nani", non "persone molto basse." E inoltre, siamo nani sulle spalle di giganti, etc.
Stop alla parola "nano": "persone molto basse". Se poi vuoi entrare nello specifico dell'anomalia, "persone affetta da ***".

Vuoi sapere come chiamarle? CHIEDI A LORO. Non al primo che passa, ma alle loro associazioni.

2) "Da noi la parola "negro" fino a pochi decenni fa non ha avuto nessun tipo di connotazione negativa, come invece avviene negli Stati Uniti, dove richiama il periodo schiavista. "Negro" è diventato scorretto (e "nero" corretto) solo quando abbiamo cominciato anche in questo a scimmiottare gli americani (vedrai che tra un po' nemmeno nero si potrà più usare, come del resto fanno loro, che usano appunto africanamerican eccetera). "

Mi spiace, Fabio, ma ciò è sbagliato. Mi ricordo ancora persino io quando mio padre, che era un ufficiale della marina mercantile, parlava dei "negri" del suo equipaggio, e ne parlava se non con disprezzo, con inopportuno paternalismo. Non c'è bisogno di essere in USA per trattare i "negri" con disprezzo. E torno a ricordarti i RAZZISTI TEORICI ITALIANI del Ventennio, con il culmine nelle Leggi Razziali: lì indovina che parolina usavano? Indovinato! Altro che dover scimmiottare gli americani! Poi, certo, visto che da noi questi poveracci di immigrati ancora una coscienza di classe non ce l'hanno, per sapere come è meglio chiamarli, è ovvio che si guardi al paese più progredito e più civile del mondo. Se "black people" va bene per loro, andrà bene anche per i nostri immigrati. Nell'attesa che Balotelli decida se preferisce essere un "italiano" tout court, o magari un "afro-italiano." Ma sapete chi lo dovrà decidere? Il signor Mario Balotelli, non io.

Anonimo ha detto...

3) Sulle motivazioni di tutto ciò ho già parlato nei precedenti post, ed è inutile che mi ripeta; invito Fabio, se davvero è interessato all'argomento, a rileggerseli con attenzione:

"giustissimo il rispetto e la buona educazione, continuo a pensare che nella maggior parte dei casi i termini politicamente corretti siano solo un modo per mascherare una cosa, dimostrando in questo stesso modo di pensare che debba essere mascherata. Ripeto: iposcrisia coperta da buone intenzioni."

Questa sua conclusione dimostra che non ha capito quello che volevo dire, oppure che non ritiene necessaria controbatterla con argomenti razionali. In particolare, la parola "ipocrisia" la trovo ancora usata a sproposito. Il PC lavora perché la cosa NON debba essere più mascherata! E' il contrario di quello che dici. Parole neutre invitano la gente a guardare alla cosa in modo neutro, e non spregiativo. Le parole sono importanti. Cambiano le cose. Non sarà solo il PC a cambiare le cose, a far sì che la persona molto bassa non susciti più riso e dileggio.

Ma dire "Brunetta è una persona molto bassa," è vero o no che suscita meno riso e dileggio, o addittura nessun riso e nessun dileggio, rispetto al dire "Brunetta è un nano"?

E allora le parole PC serviranno a qualcosa oppure no? E l'ipocrisia, cioè il nascosto fin di ingannare, dov'è? Inganniamo Brunetta facendogli credere di essere alto 180 cm? Ma se lo chiamiamo "persona MOLTO BASSA"! Mica lo chiamiamo "persona gigantesca"? Semplicemnte, tentiamo di disinnescare il potenziale di dileggio che secoli di ignoranza e crudeltà (scarico le mie frustrazioni su chi è ovvio che sta peggio di me) hanno gettato su persone disabili, etnie particolari, persone con determinate inclinazioni affettive, etc.

Fabio, riflettici su; poi fammi sapere. Questa non è una gara; ma vorrei convincerti. E magari anche altri. (Visto il tempo che ci ho dedicato, peraltro.)

Enrico Maria Porro ha detto...

Ragazzi, oggi sono out of order...giuro che leggerò tutto con calma stasera a casa. Intanto grazie per i vostri commenti. Senza di voi questo blog non esisgterebbe.

Per Barabapapà: non ti devi scusare di nulla.

silvia ha detto...

Caterina, nessun sarcasmo da parte mia. Al contrario condivido in pieno il senso del tuo post.
Aggiungo: il mondo non si divide in quelli di sinistra o di destra nè di buoni o di cattivi. Lo sapevi? Semplicemente esistono opinioni diverse, a volte non condivisibili alle quali è controproducente reagire con supponenza, nessuno ha la verità in mano.
Nessuna provocazione personale almeno non più di quanto hai già fatto nei miei confronti dandomi della maleducata e insensibile, ieri, fascista e ignorantella, oggi.
Parli di scuse? Evidentemente l'argomento "educazione" ti sta a cuore. Forse hai dei figli che non ti ascoltano abbastanza.

P.s. "Odii" con una i.

Anonimo ha detto...

che io odii, che tu odii… si può scrivere "odii", si può scrivere "odi." Francamente (e dalemizzo apposta), sulla lingua italiana non è proprio il caso che tu ti metta a competere con chicchessia; tanto meno con meno, che, dopo tutto, la mia quinta elementare me la sono presa.

Il mondo è diviso in persone di destra e di sinistra. Punto.

E, dimenticavo: scusa se ti ho dato dell'insensibile; ma no, figli non ne ho; grazie per averlo presupposto; questa è la sensibilità che apprezzo nella gente.

Ora basta sul serio.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
jacopo ha detto...

silvai guarda che odio si puo' scrivere anche con due ii.. Anzi sarebbe più corretto con due i visto che al singolare c'è già una i.. O lo scrivi con due i o metti il circonflessi sopra la i ( ^ )..

P.S. dopo lunga latitanza (sono stato oberato dallo studio!) sono tornato!!!! Ciao Enrico, ciao Caterina, ciao Barbapapà ciao a tutti!

silvia ha detto...

Non ne hai...allora si spiega il tuo guazzabuglio ormonale!

MUDD ha detto...

Noto anch'io un certo approccio talebano se non ci si allinea al pensiero dominante (questa si può usare? grazie) me ne accorgevo l'altra volta leggendo i commenti sull'indice di gradimento di R2: i maitre a penser del blog quasi incazzati che stesse prevalendo un giudizio non tranciante sull'odiatissimo allegato del sabato...
Dispiace che per documentarsi sull'espressione "politicamente corretto" si consulti wikipedia come se fosse la bibbia ("l'ha scritto wikipedia" sta diventando la declinazione moderna del "l'ha detto la televisione" dei nostri nonni, che tristezza);
su "negro": Basquiat intitolò una delle sue opere più importanti "famous negro athletes", non mi pare che fosse bianco e non mi pare intendesse auto-offendersi. diciamo che ogni termine utilizzato andrebbe contestualizzato (ad harlem se un bianco usa la parola Negro viene probabilmente ucciso, ma tra loro è così che si chiamano), per evitare di scadere non dico nel buonismo – mi scusi Serra – ma piuttosto nell'ipocrisia.
PS: solidarietà a Silvia
MUDD

Fabio P ha detto...

Ecco, e se becco quello che ha inventato la parola "buonismo" gli lego al collo uno di quelli che la usano e lo butto nel lago insieme a quelli del politicamente corretto.

Anonimo ha detto...

Mudd, tralasciando tutto il resto:

1) Ah, ah, ah. C'è qualcuno che crede che i "maîtres à penser," di questo blog si incazzino davvero per R2Cult. E poi "maîtres à penser"!: ma c'è chi rosica per i "maître à penser" di PPR? E' uno strano mondo. Tu pensi davvero che io non compro più la Rep, di sabato? Non hai mai scherzato un po' in vita tua? E suvvia.

2) Io dico "Basta dare un'occhiata a Wikipedia." Come a dire nel più semplice dei posti in cui guardare.

"Dispiace che per documentarsi sull'espressione "politicamente corretto" si consulti wikipedia come se fosse la bibbia".

Ma in un blog è sana usanza far riferimento allo strumento più a portata di mano, Wkipedia, appunto; specie se in quel caso è soddisfacente. Se Umberto Eco dice di farlo, potremo farlo anche noi, oppure no? (Ma mi sa che Eco è uno dei "maître à penser" di questo blog.)

Si vede che la prossima volta dirò: per documentarvi, cari amici del blog, andate su Amazon e spendete 500 euro di libri; poi fra un paio di mesi, torniamo qua e ne riparliamo.

Questo è un blog, signor Mudd.

3) Il nero Basquiat può dire quello che vuole; i neri americani possono chiamarsi come vogliono; gli ebrei possono raccontare barzellette sugli ebrei, etc.

E' ovvio. E' pienamente PC. Non vedo dove possa risiedere la polemica, poiché su questo siamo pienamente d'accordo.

Anzi, in realtà non hai detto nulla "contro" di me, a parte le parole sull'uso di Wikipedia. E allora? Perché sei incazzato, Mudd? Perché a un certo punto è cominciato a girare questo vento?

PS. Solidarietà a Silvia.

Enrico Maria Porro ha detto...

Ciao Jacopo! Ben tornato. Per noi è sempre un piacere leggerti.

Anonimo ha detto...

Ciao, Jacopo! Di' qualcosa di sensato! Sono circondata! Aiuto! "Maîtres à penser" di PPR, eletta schiera di eroi, smettete di pensare e venitemi in soccorso!

Geppo ha detto...

«diciamo che ogni termine utilizzato andrebbe contestualizzato (ad harlem se un bianco usa la parola Negro viene probabilmente ucciso, ma tra loro è così che si chiamano), per evitare di scadere non dico nel buonismo – mi scusi Serra – ma piuttosto nell'ipocrisia.»

Mah... dire "nero" al posto dell'insultante e stupido epiteto "negro" non mi sembra affatto buonismo. Che gli eccessi del politically correct stucchino spesso non autorizza a rigettare queste formule di rispetto elementare. Come ha detto Caterina, non si getta il bambino e l'acqua sporca. Se poi i neri di Harlem si apostrofano come "niggers", questo avviene perché loro sono gli unici legittimati a usare questa parola, che in bocca a un bianco suona irrimediabilmente insultante per ovvi motivi.

Anonimo ha detto...

Fabio, continui ad avercela col PC? Vabbè, che fallimento. TRa l'altro la parola "buonismo" non c'entra niente col PC; anzi, volendo deridere chi fa sfoggio di essere "buono" (esempio classico: Veltroni), si presta bene a deridere anche gli adepti del PC. Ma PC non è una parola di derisione di alcunché; "buonismo" lo è. Non hanno nulla in comune. A me la parola "buonismo" fa orrore perché la usano gli stronzi quando vogliono compiere qualche crudele stronzata: "Ah, basta col buonismo! Avanti con l'operazione 'White Christmas,'" e cose del genere. In realtà, ovviamente, nessun "buono" o aspirante tale ha mai usato tale parola in riferimento a sé stesso; è solo spregiativo; mentre anch'io che mi vanto di essere una talebana del PC non smetto di usare questa espressione, che, a differenza che altrove, forse, in Italia non è affatto usurata, anzi è nuova di zecca, brilla lucida, mai toccata da mani umane. A parte da chi si lamenta dei suoi eccessi.

Vox clamantis in deserto… 

Anonimo ha detto...

Bravo, Maître Geppo.

MUDD ha detto...

x caterina e "difensori d'ufficio" (uomini, affranchiamoci! può darsi che caterina sia un uomo)

Ma come "Il nero Basquiat può dire quello che vuole"? Basquiat – leggo su wiki, ehehehe scherzo – è morto nel 1988!!!
E poi non ho detto che non compri R. il sabato (solo il tuo edicolante lo sa!), ma solo che avete crocifisso coloro i quali hanno votato che R2 "si fa leggere".
per il resto ottimo blog, bravi
MUDD

Anonimo ha detto...

"Il nero Basquiat può dire quello che vuole" non significa per niente che io lo ritenga ancora vivo, grandissima ****! Sei proprio un **** ignorante. Lo aspettavo, il ****, che avrebbe detto che ero un uomo. Sapessi quanto voglia ho di dirti chi sono. Ti rode, vero, ****, che un'essere virtuale che si chiama con un nome di donna ne sappia un miliardo di volte più di te su ogni argomento dello scibile umano? e interagisca da pari a pari con altri esseri virtuali dotati di intelligenza e cultura che portano nomi maschili? A parte la donna, "ottimo blog, bravi": pure leccaculo, sei.

(Con grande sforzo, ho eliminato le parolacce da questo post. Che lo avrebbero reso più espressivo, sicuramente. Ma avrebbero reso il clima ancora più flaming, mentre io mi sono stufata di tutto ciò, e di chi vuole amareggiare le giornate del prossimo suo. Troll di merda.)

Barbapapà ha detto...

Mi spiace aver avviato in maniera inadeguata questo post. Me ne scuso.
La passione, l’indignazione ed il furore (in doverosa sequenza) di Caterina meritano sicuramente attenzione e rispetto. E’ infatti molto confortante vedere qualcuno che in questi tempi cupi si imbufalisce per l’incuria, la superficialità, il disprezzo, l’odio con cui molti si rivolgono ad altre persone per definire la loro condizione o l’appartenenza ad una determinata categoria (perdonate il termine).
Il nostro paese si sta assuefacendo senza accorgersene al continuo smantellamento dei valori fondanti di una comunità civile di persone. Ed il rispetto degli altri, diversi o meno che siano, è uno di essi.
Alzarsi in piedi e gridare a gran voce la propria rabbia e il proprio sdegno è un atteggiamento talebano? Ma in conclamati tempi di relativismo etico è esattamente questo che ci manca: una coraggiosa, immarcescibile e indefettibile difesa di questi valori.

Sul tema P.C. non aggiungo alcunchè perchè Caterina ha scritto da par suo quanto c’era da scrivere.
Aggiungo solo che è curioso come un tema su cui l’Italia arranca, come di consueto, agli ultimi posti tra i paesi civilizzati sia trattato da molte persone informate con un certo fastidio o disincanto. Credo che sia l’effetto perverso della globalizzazione dell’informazione: temi sviluppati e approfonditi in altre società, fino a generare anche qualche abuso, vengono a noia a chi segue con attenzione il mondo perchè, diventando familiari, li si tratta come elementi già innervati nella nostra società. Nonostante in Italia non vi sia diffusa consapevolezza su questo specifico tema, da alcune parti già si avverte stanchezza per il P.C. perchè se ne è parlato in abbondanza. E si dimentica invece che la “cultura” espressa dagli ultrà (o dalla Lega, su un altro versante) rimane una efficace rappresentazione del pensiero medio di questo paese (leggasi: rifiuto di chi è diverso).

Per mia parte non nascondo, come Fabio, un certo fastidio per alcune derive leziose, quasi vi fosse una gara a coniare i termini più eleganti per definire condizioni di diversità.
Io fatico assai a chiamare un disabile “diversamente abile” e non l’ho mai fatto. Capisco che si voglia, per questa via, segnalare che il particolare stato di difficoltà non va esteso tout court all’intera persona che ne soffre. Ma la trovo una definizione fastidiosa, questa sì ipocrita. E mi viene da aggiungere banalmente che, forse, ad un disabile più che essere definito in maniera P.C. interessa che, ad esempio, la città in cui vive non opponga al suo vivere quotidiano barriere architettoniche. Vivo a Roma e, pur constatando faticosi passi in avanti in tal senso, impreco ogniqualvolta devo muovere il passeggino di mia figlia lungo i marciapiedi. Se fatico io, immagino un disabile!
Il P.C. può diventare, in casi estremi, un esercizio snob e narcisistico da intellettualoidi che pretendono di imporre una forma neutra ma elegante ad una condizione/categoria umana. Ma riconosco che è un rischio che va corso. Le parole non possono ad esempio cambiare il corso di una condizione nè, onestamente, alleviarne il disagio. Ma credo fermamente che il miglioramento della condizione di una persona o del trattamento riservato ad una categoria di persone passi anzitutto per una generale consapevolezza dell’altro, di come vuole essere trattato e anche definito. Ed il cambiamento nel modo di definire la persona, rimuovendone gli elementi di spregio o di minorità presenti, è il primo segno di mutamento della percezione di un problema e dell’atteggiamento da assumere al riguardo. Il P.C. può abbattere le barriere architettoniche? Dubito, ma forse può agevolare una maggiore attenzione al problema.

Barbapapà ha detto...

Mi spiace aver avviato in maniera inadeguata questo post. Me ne scuso.
La passione, l’indignazione ed il furore (in doverosa sequenza) di Caterina meritano sicuramente attenzione e rispetto. E’ infatti molto confortante vedere qualcuno che di questi tempi cupi si imbufalisce per l’incuria, la superficialità, il disprezzo, l’odio con cui molti si rivolgono ad altre persone per definire la loro condizione o l’appartenenza ad una determinata categoria (perdonate il termine).
Il nostro paese si sta assuefacendo senza accorgersene al continuo smantellamento dei valori fondanti di una comunità civile di persone. Ed il rispetto degli altri, diversi o meno che siano, è uno di essi.
Alzarsi in piedi e gridare a gran voce la propria rabbia e il proprio sdegno è un atteggiamento talebano? Ma in conclamati tempi di relativismo etico è esattamente questo che ci manca: una coraggiosa, immarcescibile e indefettibile difesa di questi valori.

Sul tema P.C. non aggiungo alcunchè perchè Caterina ha scritto da par suo quanto c’era da scrivere.
Aggiungo solo che è curioso come un tema su cui l’Italia arranca, come di consueto, agli ultimi posti tra i paesi civilizzati sia trattato da molte persone informate con un certo fastidio o disincanto. Credo che sia l’effetto perverso della globalizzazione dell’informazione: temi sviluppati e approfonditi in altre società, fino a generare gli immancabili abusi, vengono a noia a chi segue con attenzione il mondo perchè, diventando familiari, li si tratta come elementi già innervati nella nostra società. Nonostante in Italia non vi sia diffusa consapevolezza su questo specifico tema, da alcune parti già si avverte stanchezza per il P.C. perchè se ne è parlato in abbondanza. E si dimentica invece che la “cultura” espressa dagli ultrà (o dalla Lega, su un altro versante) rimane una efficace rappresentazione del pensiero medio di questo paese (leggasi: rifiuto di chi è diverso).

Per mia parte non nascondo, come Fabio, un certo fastidio per alcune derive leziose, quasi vi fosse una gara a coniare i termini più eleganti per definire condizioni di diversità. Io fatico assai a chiamare un disabile “diversamente abile” e non l’ho mai fatto. Capisco che si voglia, per questa via, segnalare che il particolare stato di difficoltà non va esteso tout court all’intera persona che ne soffre. Ma la trovo una definizione fastidiosa, questa sì ipocrita. E mi viene da aggiungere banalmente che, forse, ad un disabile più che essere definito in maniera P.C. interessa che, ad esempio, la città in cui vive non opponga al suo vivere quotidiano barriere architettoniche. Vivo a Roma e, pur constatando faticosi passi in avanti in tal senso, impreco ogniqualvolta devo muovere il passeggino di mia figlia lungo i marciapiedi. Se fatico io, immagino un disabile!
Il P.C. può diventare, in casi estremi, un esercizio snob e narcisistico da intellettualoidi che pretendono di imporre una forma neutra ma elegante ad una condizione/categoria umana. Ma riconosco che è un rischio che va corso. Le parole non possono cambiare ad esempio il corso di una condizione nè, onestamente, alleviarne il disagio. Ma credo fermamente che il miglioramento della condizione di una persona o del trattamento riservato ad una categoria di persone passi anzitutto per una generale consapevolezza dell’altro, di come vuole essere trattato e anche definito. Ed il cambiamento nel modo di definire la persona, rimuovendone gli elementi di spregio o di minorità presenti, è il primo segno di mutamento della percezione di un problema e quindi dell’atteggiamento da assumere al riguardo. Il P.C. può abbattere le barriere architettoniche? Dubito, ma forse può favorire una maggiore attenzione al problema.

Barbapapà ha detto...

In conclusione.
Delle tante parole che ha profuso con ammirevole e ineguagliabile passione Caterina quelle che più mi hanno colpito sono state queste: “Vuoi sapere come chiamarle? CHIEDI A LORO. Non al primo che passa, ma alle loro associazioni”.
Sono parole semplici, ma che riportano in primo piano una verità quantomai antica. Per comprendere gli altri, bisogna interagire, bisogna parlarci, bisogna entrarci in contatto. E’ questo che manca nella nostra società: la volontà di stabilire un contatto umano con i diversi, qualunque sia la loro condizione. Solo la conoscenza può favorire il progresso dei rapporti umani.

Da “verticalmente svantaggiato” (fantastico!) qual sono, prometto di non utilizzare più il termine psiconano (definizione cruda che allude alla patetica volontà dell’uomo in questione di nascondere quella specifica realtà. Psicologicamente non pare un atteggiamento molto sano. Soprattutto a 73 anni.).

ps Bentornato Jacopo! Spero che tu abbia smesso di archiviare feticisticamente D...

Anonimo ha detto...

Salve, Sancte Barbapater! Un po' di ossigeno in extremis. Ho letto col consueto profitto le tue osservazioni.

Anche l'espressione "barriera architettonica" è un'espressione PC: prima si chiamavano "marciapiedi," "scale," etc. Non ti pare un buon esempio di come le parole aiutino a cambiare le cose? Se non hai la parola, continuerai a vedere ovunque quello che per secoli si è visto e che fa comodo alla maggioranza dei sani, libera di uscire e muoversi, mentre lo "storpio" se ne stava a chiedere la carità sul portone della chiesa (o a marcire in casa, o in qualche ospizio): marciapiedi (con gradino), scale, porte (strette), pendenze (ripide) – diamo a queste cose un altro nome, e si potrà fare una Legge sulle barriere architettoniche. Non sarà solo il nome; ma per me il nome aiuta. Cambiare i nomi aiuta a far vedere le cose con occhi diversi.
(Dopo di che la Legge sullle b. arch. è una delle meno applicate d'Italia; ma questo è un altro discorso; o forse no, fa anch'esso parte di questo discorso.)

Anch'io uso comunemente "disabile," e persone con molti più titoli di me usano anch'esse "disabile"; che è certamente la parola corretta più in uso tra i disabili stessi, i loro genitori, e gli operatori del settore; ma è molto usata anche "diversamente abile," che se non sbaglio (e facilmente potrei) è la dizione propugnata dall'OMS. Ma non mi sorprende che tu la possa trovare forzata. Anche alcune associazioni di disabili ritengono "diversamente abile" non ipocrita in sé, si badi; ma troppo facilmente passibile di essere usata con ipocrisia (è ben raro che una parola sia ipocrita; siamo noi che la usiamo ipocritamente): quindi, non quando tale espressione ricorre sulle labbra dei disabili stessi, dei loro genitori, e dei moltissimi operatori seri e preparati; ma quando ricorre, per es., sulle labbra di un politico che promette l'abbattimento di barriere arch., e poi non fa un c.: ecco l'ipocrisia: simulare buone qualità a fine di ingannare: votatemi perché sono vostro amico, guardate, uso l'espressione più "corretta" che ci sia; e poi, nulla. Caro Barba, ricordiamoci che l'ipocrisia nasconde una volontà di ingannare. Ma se tale volontà manca, a usare l'espressione più corretta in circolazione (in circolazione! non creata nel laboratorio di qualche femminista pazza/o, o fiorente solo nelle leggende metropolitane: ho già ricordato la favola secondo cui alcune avrebbero voluto cambiare il nome di "Manchester" in "Personchester": un ovvio scherzo; ma me la sono sentita raccontare seriamente), a usare l'espressione più corretta in vera circolazione – se non si ha volontà di ingannare, se non la si usa per qualche bieco secondo fine – non si sbaglia mai.

(Avere più parole! Lo stalking non è "esistito," finché la civiltà superiore non ci ha donato questa parola: con la parola, abbiamo identificato un comportamento: l'avessimo fatto prima, quel killer di Delfino non avrebbe ucciso almeno la sua seconda vittima. Potenza delle parole! Centinaia di donne salvate da una parola! Per questo è sacrosanto che si chiami "stalking," in inglese, in segno di riconoscenza. (Magari si imparasse pure a pronunciare |stɔkɪŋ|, invece che "stolking," dico, almeno quelli dei TG.)

Barbapapà ha detto...

"Cambiare i nomi aiuta a far vedere le cose con occhi diversi".
Bello e seducente.
E persuasiva è la tua affermazione che l'ipocrisia non è nel termine, ma nell'uso che se ne fa.

Vado a dormire arricchito.
Buenas noches.

Enrico Maria Porro ha detto...

Signori, innanzitutto grazie. E' raro trovare un post che genera cotanta discussione. Grazie a Caterina per averlo lanciato e agli altri per avrlo coltivato, seppur polemicamente. Due su tutti: Barbapapà e Fabio P.

Mia moglie ha una cugina che ha avuto un figlio affetto dalla sindrome di Down. Qualche estate fa abbiamo trascorso una settimana al mare con la cugina e suo figlio. Da allora ho capito che l'Italia è un paese di merda. Davvero di merda.Non sto a raccontarvi nei dettagli cosa ha passato questo povero ragazzo, soprattutto in spiaggia con i suoi coetanei (abili) e lui (diversamente abile) che non capiva, fino in fondo il perchè di certi comportamenti. Giuro che stavo male io per lui. Vi assicuro che l'offesa "mongoloide" era la più leggera, tra quelle ascoltate.

Avete ragione più o meno tutti, parlo principlamente dei tre che hanno tenuto alta l'attenzione: Cate, Barba e Fabio P., alla fine si può dire che voi tre siete allineati, in fondo, anche se Caterina sosterrà il contrario.

Due sole cose mi hanno dato fastidio: la sparata di MUDD sul sesso di Caterina e quella di Silvia sul guazzabuglio ormonale.

Esendo io l'arbitro di questa partita, sono costretto ad estrarre il cartellino giallo per entrambi.

Come già ripetuto più volte, questo è un posto democratico e io adoro che arrivino voci di destra e voci di sinistra, ma devono essere voci educate e non volgari. Altrimenti si chiude baracca e burattini. Ma non è ciò che voglio.

Come succede nelle migliori coppie, i litigi anno crescere e rafforzano i legami affettivi.

Se oggi in questo posto c'è stata qualche scintilla, è segno che il blog è maturato.

E' il web 2,0 bellezza! e se vogliamo giocare, giochiamo. Ma occhio ai falli d'espulsione e alle entrate a gamba tesa.

Io preferisco i gol. Anche quelli fatti con la mano.

Fabio P ha detto...

Sì, ricordiamo tutti cosa ha fatto Adriano lo scorso campionato.

fabio p ha detto...

A proposito: "facciamo scegliere alle loro associazioni"? Pronti: l'associazione di quelli che non ci vedono si chiama "Unione italiana ciechi", mica "Unione italiana Non vedenti"

MUDD ha detto...

A volte il mio cinismo e la mia misoginia possono essere male interpretati e di questo mi scuso
Un'ultima cosa: i complimenti al blog non erano quelli di un lecca****.
MUDD

aghost ha detto...

a proposito di ciechi e per alleggerire il clima, sperando che nessuno se la prenda, lo sapevate che Ray Charles e Stevie Wonder... non si potevano vedere? :D

PS: mirate al petto

Enrico Maria Porro ha detto...

Mirato!

Ti ho preso?

silvia ha detto...

Enrico Maria, il discorso con Caterina ha preso una piega spiacevole che non è stata da parte mia minimamente voluta nè provocata. Piega che ha preso forma da un'intolleranza e un fastidio imperdonabili da parte di chi come lei ha uno spazio di parola in un blog di tutto rispetto come questo ma che conosce dei modi per difenderlo, secondo il mio modo di vedere, assolutamente discutibili e aggiungo uterini.
Considero le "sparate" e i giudizi di Caterina fuori luogo e offensivi quanto quelli di cui lei sembra essere stata oggetto.
Insomma Caterina dovrebbe imparare uno stile di dialogo e modi di difesa più consoni al suo spessore culturale e intellettuale.
Continuo a trovare estremamente piacevole questo spazio (democratico)di lettura e discussione. Saluti.

Anonimo ha detto...

per fabio p.:

Ce ne sono che si chiamano "ciechi," ce ne sono che si chiamano "non vedenti." Non esiste problema: sia "cieco" che "non vedente" per designare una persona "cieca"/"non vedente" vanno benissimo, almeno fino a che tale persona non esprima una sua preferenza; allora sarà buon educazione chiamarla "cieca," o "non vedente," per es., se così preferisce.

Mai detto che si debba per forza usare "non vedente" invece di "cieco." Ho detto: chiamamo le persone come vogliono loro; e quindi se vogliono essere chiamate "cieche," chiamamole "cieche", "non vedenti" "non vedenti," "parzialmente vedenti" "p. v.," etc.

Quanto a "cieco," il fatto è, secondo me, che "cieco" non è mai diventata una parola veramente spregiativa; sì, si dice "ma sei cieco?", ma non è un vero insulto; per cui molte persone cieche/non vedenti la preferiscono, essendo del resto quella, in molti casi, con cui sono cresciuti senza avvertire alcun imbarazzo.

E noi, esattamente come dicevo, facciamo come vogliono loro.

Forse potrai anche trovare tracce di un'"Unione italiana handicappati." Un tempo la parola "handicappato" era un termine PC proprio come "non vedente," a sostituire "storpio," "mongoloide," "deficiente," e simili. Poi è diventato un insulto. Onde "disabile," "diversamente abile," di cui si è parlato ieri. Ora, se anche ci fosse questa UIH, fondata in tempi in cui la parola h. era pc, ciò non significa che essa sia pc ora. Non lo è, e chi vuole essere pc usi "disabile."

Occam ha detto...

il tg3 è da lodare per la versione "per persone sorde" (è così che gli stessi mezzibusti la lanciano a fine edizione delle 14,20) o è da attaccare per l'espressione "per persone sorde"? e insomma: è più importante un fatto o l'etichetta appiccicata?
Occam

Anonimo ha detto...

caro Occam, la situazione è la stessa identica che per "cieco"/"non udente". Le persone "sorde"/"non udenti" usano le due espressioni in modo interscambiabile: non sono minimamente offese da "sordo" (anche qui: a parte l'innocuo: "ma sei sordo?", mai diventato un insulto), e non rifuggono affatto da "non udente."

Dall'home page dell'ENS, "Ente Nazionale per la Protezione e l'Assistenza dei Sordi ONLUS": "… Un impegno a favore dei non udenti".

Per converso: "Associazione Italiana Non Udente Onlus e Federazione Non Udenti Veneto Onlus": "…Tuo Costante appoggio, […] allo scopo di far conoscere al maggior numero di amici sordi."

E' la stessa cosa.

Voglio puntualizzare una volta per tutte che, per me, essere pc non significa adottare come degli automi la parola più recente, la più strana, o la più cretina.

Significa, per limitarci a casi come "cieco" e sim.: non definire categorie di persone solitamente svantaggiate con parole che siano usate anche come insulto; p.es. "frocio" e l'infinita gamma di insulti partorita dall'omofobia di una nazione intera – e ricordo la magistrale sintesi di Francesco Storace, che, richiesto di dire "qualcosa di destra," rispose: "a frocio!"; ecco uno con le idee chiare.

Per converso, così come non chiamerò "froci" i gay, così non userò la parola "frocio" per insultare un mio amico.

Se avessi amici gay che tra loro si chiamano "froci," la cosa non mi riguarderebbe.

Tutto qua, credo. "Gay" sì, "frocio" no.
"Non vedente" sì, "sordo" pure, finché uno di loro non s'incazza e mi dice chiamami all'altro modo.

E' chiara la mia posizione? Ti convince, Occam?

Anonimo ha detto...

occam: Non ho risposto alla tua domanda: è più importante il fatto; ma in questo caso "sordo" non rappresentava un problema.

Per il resto, ci scommetto che "fare bene" e "dire bene" sono più strettamente associati; ma non lo posso dimostrare. Se poi un "Associazione Amici degli Storpi" facesse rimuovere le barriere architettoniche di mezza Roma, evviva. Ma dubito che ciò avverrà (con ogni denominazione).

Enrico Maria Porro ha detto...

Silvia, l'incidente è chiuso.

Questo luogo è anche tuo. Spero di rileggerti presto.