giovedì 7 gennaio 2010

Un vero democratico le chiama Malvinas.

Quando esplode un pianeta ci sono detriti che secoli dopo stanno ancora volando in giro. Qui c'è una parola che è esplosa nei primi anni Ottanta e ci sono ancora dei pezzi che volano sulle pagine di Repubblica. Nel 1982 scoppiò la guerra delle Falklands, e all'epoca la sinistra parteggiava per motivi anti-colonialistici e anti-Thatcher contro la perfida Inghilterra (che pure guerreggiava contro la dittatura argentina). Lo si poteva capire anche dal fatto che ci si riferiva all'arcipelago contestato usando il nome argentino. Perfino Sergio Staino faceva dire al suo Bobo: "Un vero democratico le chiama Malvinas". Sono passati 27 anni, e su Repubblica di oggi Omero Ciai riparla di quelle isole. E come le chiama? "Le Falklands/Malvine". Come se uno parlasse dell'Alsazia chiamandola "Alsace/Elsass", e poi si scelga il nome preferito a seconda se si parteggia per i francesi o i tedeschi. Intanto i detriti lessicali della sinistra stanno ancora volando.

Fabio P.

28 commenti:

Omero Ciai ha detto...

Trent'anni dopo mi pare culturalmente preoccupante questa polemica su Falklands o Malvinas. Ho scritto le due versioni per due ragioni. La prima è che gli abitanti del suddetto arcipelago non sono argentini e tifano per Londra; la seconda è perché fanno così molte enciclopedie (Wikipedia compresa), molti giornali etc. D'altra parte finché saranno un protettorato britannico sulle mappe si chiameranno Falklands. Però questo "ritorno al passato" mi offre il destro per aggiungere un sincero grazie a Margareth Thatcher che con il suo imperialismo-colonialista abbatté la giunta militare argentina. Non ci fosse stata Maggie i militari sarebbero ancora al potere. Che la sinistra fosse contraria per fortuna poco importa...
Omero Ciai

Fabio P ha detto...

Non è una polemica. Per come la vedo io, è territorio inglese, quindi si chiamano Falklands e morta lì (come poi le vogliano chiamare gli argentini sono fatti loro). Io semplicemente trovo appunto un po' buffo che dopo tutto questo tempo si vada ancora ad usare il doppio nome.

Enrico Maria Porro ha detto...

Questo è un gran giorno per PPR: finalmente un giornalista di Repubblica si è esposto in prima persona nel commentare un post che lo riguardava. Questa è la perfetta testimonianza della democraticità di questo blog e dell'onestà intellettuale e professionale di Omero Ciai che ce ne ha fornito la prova inequivocabile. Grazie mille Omero e trona a trovarci. Grazie anche a Fabio P. per aver fornito il materiale di partenza.

Jack Skellington ha detto...

Ma è davvero Omero Ciai o un fake? Non ci posso credere....

Omero Ciai ha detto...

Allora siamo d'accordo!! Cmq credo sia corretto usare la doppia dizione proprio perché c'è un contenzioso internazionale. Tutti i governi argentini hanno sempre rivendicato la sovranità sull'arcipelago
ciao

Caterina ha detto...

Mi unisco all'esultanza generale per l'intervento di Omero Ciai!

aghost ha detto...

concordo con Ciai, mi pare corretto usare la doppia dizione, anche se sembra difficile considerare "inglesi" le Malvinas, evidente retaggio coloniale.

Mi felicito anche io dell'intervento aperto di un giornalista di repubblica. Mi pare molto positivo che ci si confronti finalmente e apertamente coi lettori. Non solo per rintuzzare eventuali critiche :) ma anche per far meglio comprendere il lavoro del giornalista.

Barbapapà ha detto...

Anch'io plaudo Omero Ciai.
Un grande momento per il blog. Speriamo sia di esempio per altri giornalisti.

Antonio Lo Nardo ha detto...

Benvenuto Omero, letto tra i lettori...

Enrico Maria Porro ha detto...

Per Jack: fidati! E' proprio Omero.

Omero Ciai ha detto...

Grazie per l'accoglienza. Non pensavo di essere il primo (lo terrò come fiore all'occhiello) ad intervenire con nome e cognome. In ogni caso, come diceva Totò, "a disposizione"....Sono favorevole al ritorno dell'Ombudsman difensore dei lettori.

Enrico Maria Porro ha detto...

Grazie a te. Omero. E torna a trovarci.

Anonimo ha detto...

approfittando della presenza di Omero vorrei chiedergli come mai Repubblica non manda un inviato fisso in America Latina come fa per intenderci Corriere Sole e la stampa?
inoltre come mai l'america latina sia così "trascurata", per usare un eufemismo, dal giornale di Mauro?
grazie in anticipo per la risposta
Luca

Andrea ha detto...

Luca, sapessi quanti posti sono trascurati dai giornali. Chi vorrebbe più Africa, chi più Asia, chi più Medio Oriente, chi più Europa...insomma, mica facile. Che soluzione non dispendiosa avresti?

aghost ha detto...

ad andrea: non sarebbe possibile fare dei contratti di collaborazione con giornalisti o giornali locali?

Pagare un giornalista fisso dall'italia è assurdo.

Frank57 ha detto...

Celebro anch'io il gran giorno per questo blog. Saluto Omero Ciai, lo ringrazio, ma poi riservo tutti i complimenti al Feticista Supremo: la qualità e la democraticità pagano ed è sotto i nostri occhi la straordinaria crescita di PPR, ormai un vero e proprio punto di riferimento irrinunciabile, come cornetto e cappuccino.

Andrea ha detto...

@aghost: a me la tua idea sembra ancora più assurda. Poniamoci anche qualche domanda: quanti lettori sarebbero interessati? si venderebbero più giornali se si seguisse ogni minima crisi in Sud America o nel Sud-est asiatico (per dire)? i lettori interessati hanno altri media a disposizione? in Sud America hanno anche loro interesse a seguire i fatti italiani/europei da vicino, o è solo la velleità di qualcuno?
Io credo di avere delle risposte.

Pagare un giornalista fisso in Italia non è assurdo: piuttosto che avere 10 contratti di collaborazione con 10 giornalisti di varia nazionalità, segue con agenzie e siti internet, filtra, decripta, usa le sue fonti, parla con esperti di varie questioni, analizza...
Lo dice anche Mario Calabresi: piuttosto che avere un corrispondente che lavora poco e rimacina gli articoli dei giornali locali, meglio uno che sta in sede e segue dalla sede.

aghost ha detto...

andrea forse non mi sono spiegato bene, mi scuso. Volevo dire che costa meno avere un corrispondente la' sul posto, autoctono, che sa di cosa parla e che ti copre gli eventi quando accadono, (mica stipendiato fisso) piuttosto che mandare un inviato apposta dall'italia.

Anonimo ha detto...

Andrea,
tutti i grandi giornali hanno inviati in parti del mondo dedicati (el pais, guardian ecc..).
assumere uno o avere un bravo free lance per me è indifferente.
l'importante è informare il lettore, fare giornalismo e inchieste, documentare. Per rimannere sull'america latina la stampa ha guanella, il corriere cotroneo dal brasile che ultimamente non scrive mai, il sole ha vari collaboratori.

quanti lettori sarebbero interessati? io leggo il giornale per essere documentato, leggo solo sport inchieste un po' di politica interna molto di estera, ma sempre meno, o articoli di qualche giornalista che mi piace per come scrive (clerici mura per intenderci).
forse mi sbalgio ma Repubblica trascura molte parti del mondo culturamente affini all'Italia o le tratta in modo superficiale senza alcun approfondimento.
E' la linea del direttore, non mi dite che è dettata da motivi economici, al posto di 4 inviati nelgi states o di tre a seguire la nazionale manda un barvo inviato a buneos aires o a singapore o un free lance con volgia di imparare.
in giro ce ne sono tanti (da sky e radio 24 ore o radio popolare)
saluti
Luca

Omero Ciai ha detto...

Storicamente l'America Latina è trascurata perché considerata geopoliticamente indifferente. E' il subcontinente delle storie incredibili e del realismo magico. Se le storie diventano normali non interessa più. Io andrei a lavorarci stabilmente anche con un contratto di collaborazione. Se ne parla da due o tre anni ma non si chiude. Riguardo al Corriere e alla Stampa sono situazioni molto diverse. Rocco Cotroneo si è trasferito con un contratto di collaborazione per il Corriere a Rio de Janeiro nell'inverno del 1998. Erano altri tempi, i giornali erano ricchi. A quell'epoca anche Repubblica fece un contratto per l'America Latina, identico a quello del Corriere, a Carlo Pizzati. Ma le cose andarono diversamente. La Stampa invece utilizza free-lance: Paolo Manzo dal Brasile (sta a San Paolo) ed Emiliano Guanella dall'Argentina. Sono pagati a pezzo e costano pochissimo. Repubblica di solito non usa free lance. I problemi con i free lance sono numerosi in quanto si tratta di giornalisti che non sono legati al giornale. Pubblchi quello che ti propongono. Stop. E sono situazioni molto volatili, visto che sono pagati male (da 70 a 100 euro a pezzo) appena trovano qualcosa di meglio se ne vanno oppure tornano indietro perché non riescono a sopravvivere. L'unico giornale italiano che ha un corrispondente in Amlat è il Sole24ore. Ma questo si deve, come nel caso del Corriere, ad un direttore: Ferruccio De Bortoli, Che quando era al Corriere promosse il contratto di Cotroneo e quando era al Sole mandò corrispondente Roberto da Rin. Deve averci un "pallino" personale per l'Am Lat.
Omero

aghost ha detto...

Interessanti le considerazioni di Ciai sul tema inviati. Io non so se l'America Latina, in cui ho viaggiato parecchio, è "geopoliticamente indifferente".

A me non sembra, anche alla luce dei recenti sviluppi politici ed economici impressi da diversi leader come Chavez, Lula, Morales, e del loro tentativo di sottrarsi in qualche modo all'influenza americana facendo fronte comune.

Dire che non interessa è cosa diversa dal dire che non è importante. Vero è che dall'America Latina arrivano in genere, quando arrivano, notizie di cui non frega niente a nessuno, tipo la menata su Battisti o le sparatorie al Carnevale di Rio.

L'America latina è un mondo inesauribile di storie, a volerle raccontare... ciao :)

Enrico Maria Porro ha detto...

Grazie Omero per il preziosissimo contributo. Qual è il blog che si permette il lusso di avere delle testimonianze così dirette?

Anonimo ha detto...

grazie a Omero della testimonianza.

A me sorprende la superficialità con cui Repubblica tratta gli eventi importanti in america latina e altre parti del globo.

Rimanendo all'america latina ha trattato superficialemnte il fenomeno chavez, mai un'inchiesta sul brasile di Lula, mai un report sulla bolivia di Morales, ha sostanzialmente trascurato una parte del mondo che ha vissuto negli ultimi 10 anni grandi cambiamenti politici.

poi le storie che si potrebebro raccontare su quella parte del mondo.....

la cosa che faccio fatica a capire è come mai giornali stranieri (el pais in primis ) hanno tantissimi inviati e trattano il continente con grande attenzione, non capisco perchè i giornali italiani (repubblica in primis) debbano trascurarla o trattarla superficialemnte.

Omero fatti fare un contratto e vai a buenos aires; solo vivendo sul posto parlando con la gente si può raccontare una parte del mondo.

saluti

Luca

Omero Ciai ha detto...

Non sono io a pensare che l'Amlat sia "geopoliticamente indifferente". Sono coloro i quali hanno la responsabilità di "fare" il giornale. Io purtroppo posso soltanto proporre ed essere a disposizione....

Anonimo ha detto...

Grazie per divulgare i miei presunti compensi de La Stampa. Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Almeno per rispetto ai soldati argentini sopravvissuti di quella guerra, per i morti e per le famiglie che ancora piangono loro sarebbe giusto chiamarle "Malvinas" (oppure il doppio nome come l'ha fatto Omero). I governi argentini e milioni di argentini rivendicano ancora la sovranità dell'arcipielago, alle porte della Tierra del Fuego! Leggere "Falklands" per noi, argentini, è quasi offensivo...

Anonimo ha detto...

Almeno per rispetto ai soldati argentini sopravvissuti di quella guerra, per i morti e per le famiglie che ancora piangono loro sarebbe giusto chiamarle "Malvinas" (oppure il doppio nome come l'ha fatto Omero). I governi argentini e milioni di argentini rivendicano ancora la sovranità dell'arcipielago, alle porte della Tierra del Fuego! Leggere "Falklands" per noi, argentini, è quasi offensivo...
Paula Simonetti

Enrico Maria Porro ha detto...

ciao anonimo argentino e grazie per la tua opinione, che rispettiamo totalmente.