Approfitto per lagnarmi della sezione sportiva di Repubblica, quasi totalmente appaltata in questi giorni agli Europei di calcio, neanche fosse un concorrente della Gazzetta dello Sport. Pagine e pagine di inutili chiacchiere calcistiche (ricordo qualche giorno fa un articolo di Fabrizio Bocca sulle riflessioni scritte da Buffon sulla sua pagina Facebook...) a scapito degli altri sport. Tra le vittime, come sempre, il basket NBA.
Dopo la sontuosa copertura dello scorso anno con la grande Emanuela Audisio inviata a Dallas a seguire l’inizio delle Finali tra Dallas e Miami, quest’anno si è tornati al silenzio assoluto. Tutta la serie è stata seguita nelle brevissime (sic) e solo oggi, finalmente, un articolo che celebra la vittoria dei Miami Heat di LeBron James. E chi ha scritto il pezzo? Non l’esperto Walter Fuochi, ci mancherebbe altro, ma Angelo Aquaro, il corrispondente da NY, che ha assemblato malamente un po’ di informazioni, condendole poi con il suo stile inutilmente brillante.
Rimane per me questo mistero per cui a Repubblica lo sport americano viene affidato ai corrispondenti esteri, che ovviamente non fanno altro che scopiazzare senza troppa attenzione dalle fonti locali, anziché ai giornalisti specializzati della redazione sportiva.
E rimane per me un mistero l’atteggiamento della sezione sportiva che non riesce a sottrarsi alla schiavitù calcistica. Per fortuna a luglio torneremo a respirare grazie al torneo di Wimbledon, al Tour de France e alle Olimpiadi. Ovvero Gianni Clerici, Gianni Mura e Emanuela Audisio. Non aspetto altro.
Barbapapà
11 commenti:
gli inviati di repubblica all'europeo sentitamente ringraziano barbapapà.
maurizio crosetti
Caro Crosetti, quando vedo che un suo collega è in missione per produrre 1 tweet al giorno, non posso non dare ragione al Barba.
amplierei un po' il discorso (e magari sarebbe interessante che crosetti dicesse la sua in proposito).
se non erro, quando repubblica nacque lo sport manco era trattato. poi fu introdotto con una paginetta o due nella quale la questione veniva affrontata in maniera un po' diversa dagli altri quotidiani. mentre le altre testate erano ancora su "trapattoni: con il torino vogliamo vincere", repubblica scandagliava altri territori. ed era molto interessante (non so se per la formula in sé o per la bravura dei vari clerici, audisio, brera, mura, fossati...). è quell'approccio che ancora ritrovo quando leggo i pezzi di mura dal tour de france, per esempio.
la questione dunque è: è passata quell'epoca perché la richiesta dei lettori va in tutt'altra direzione, oppure perché quell'approccio era insufficiente? o perché non nascono più i gianni clerici (o forse nascono, ma si tengono a fare le interviste del dopopartita e non sono valorizzati)?
chiedo, eh... non ho risposte!
quel tempo è passato, il gusto per le belle storie e la bella scrittura no. credo che lo sport di repubblica continui a distinguersi per questo, e non soltanto perché mura e clerici grazie al cielo sono ancora tra noi. non parlare di calciomercato sarebbe da snob, così com'era snob non trattare per nulla lo sport. in quanto alla bravura e alla valorizzazione, quelli bravi nascono ancora eccome, e non passano inosservati.
uno di questi sei tu, grande maurizio.
grazie maurizio (mica ti offendi se ci diamo del tu?).
apprezzo molto la risposta e, soprattutto, apprezzo molto il tuo lavoro.
una domanda, per curiosità più che altro. come nascono le pagelle alle partite dell'italia? vi confrontate in redazione oppure chi le scrive fa di testa sua?
poi ho notato che, per es., quando c'è stata la vittoria con l'irlanda i voti erano mediamente più alti rispetto ad altre testate, mentre con la croazia erano mediamente più bassi. è stato tenuto conto del risultato finale? ricordo un vecchio articolo di gianni mura (se non si fosse capito, io per mura sbavo. del resto credo di essere stato l'unico spettatore, a un tour de france, che vedendo passare l'auto con dentro gianni mura ha lasciato la postazione per inseguirla; in genere si inseguono i corridori, non i giornalisti) in cui diceva: "sarebbe interessante vedere certe pagelle a dieci minuti dalla fine".
"non parlare di calciomercato sarebbe da snob", soprattutto se si ha in redazione il miglior esperto del settore.
e chi sarebbe l'esperto?
Io sono un malato di sport, caro Crosetti, non di calcio. E da sempre osservo con rassegnazione la sproporzione di attenzione che in questo paese c’è verso il calcio e che tutti i media riflettono e amplificano (comprensibilmente, aggiungo, visto che non vivo su Marte). Mi disturba però che il mio giornale, che ha sempre vantato una diversità di approccio come elemento distintivo del suo giornalismo – vedi il riferimento di nonunacosaseria a come Repubblica trattava lo sport inizialmente –, sia oramai convenzionale nell’impostazione della sezione sportiva. Il calcio domina con una trattazione che, bella scrittura e analisi critica del movimento a parte, è molto comune: Juve, Milan, Inter e qualche spruzzata di Roma e Lazio. Se voglio uno sguardo diverso devo attendere la rubrica domenicale di Gianni Mura.
Va benissimo parlare di calcio mercato, ci mancherebbe altro, ma bisognerebbe ricordarsi che non siamo la Gazzetta dello Sport e che, esauriti gli obblighi informativi, bisognerebbe provare a ragionare diversamente.
Agli Europei di calcio Repubblica ha inviato tanti giornalisti capaci, ma imporre le 8 pagine quotidiane di cui almeno 4 sull’Italia ti porta inevitabilmente a chiacchierare di calcio come fanno le gazzette sportive (absit iniuria, è il loro ruolo!): e come si è svegliato stamane Balotelli e cosa ha scritto Buffon su Facebook e futilità simili. Così come sono favorevole a reintrodurre il pastone nella sezione politica (e risparmiare pagine di chiacchiere a vuoto) sarei dell’idea di creare il pastone calcistico: un unico articolo sulle notizie del giorno (sulla nazionale, nel caso) e poi via a liberare spazio per altre storie e altri sport.
Eppoi, attenzione alla questione della bella scrittura perché, a parer mio, sta diventando un po’ un vizio e una forma di autocompiacimento da parte di molti giornalisti, se non un alibi visto che a volte non è neanche al servizio di belle storie.
Il primo requisito che dovrebbe avere un giornalista sportivo, a mio modesto parere, è la competenza della materia (ivi incluse qualità da fine psicologo, vista la rilevanza della componente emotiva nelle prestazioni), poi se riesce a porgerla in bello stile è tutto di guadagnato. Di Gianni Clerici ammiriamo tutti l’ammaliante scrittura ma ci si dimentica che possiede una competenza della materia senza eguali. Clerici non è clonabile (come non lo sono altri mostri sacri), ma si può auspicare che qualche giovane impari tecnicamente qualcosa al suo cospetto. O no?
Il prerequisito indispensabile deve essere la competenza tecnica, non la bella scrittura. Ricordo, en passant, che il mito e la primazia della bella scrittura hanno fatto qualche danno a Repubblica, visto che ad essa a volte sono state subordinate le famose 5 W del mestiere.
Non tutti possono essere Clerici o Audisio o Mura, ma sicuramente spazio per buoni giornalisti sportivi attenti alla notizia (quella vera) e competenti tecnicamente ce n’è ancora.
Tutto questo per dire che la mia critica iniziale non era indirizzata al vostro lavoro agli Europei, ma all’impostazione della sezione sportiva.
Alle Olimpiadi attendo di leggere con trepidazione anche lei, caro Crosetti. Con stima.
Barba, forse Crosetti vorrà andarsene un pochino in ferie,, non trovi?
Beh, mi sembra alquanto curioso immaginare Crosetti in ferie mentre si svolgono le Olimpiadi. Oltretutto, tra la fine degli Europei di calcio e l'inizio dei Giochi Olimpici passeranno più di tre settimane: Crosetti avrebbe tempo sufficiente per riposarsi. No?
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