Dai cazzotti intramoenia di qualche mese fa con Gustavo Zagrebelsky a quelli extramoenia con Beppe Grillo. Il Fundadòr rimette i guantoni da combattimento e si piazza in mezzo al ring pronto ad un nuovo match contro chi gli sta toccando il suo castello di carte. Ma all'angolo di Grillo ecco presentarsi due secondi d'eccezione: Peppino Caldarola e Paolo Flores D'Arcais.
Il primo dalle pagine dell'Unità sbotta cosí: "Scalfari e Repubblica hanno fatto da apprendisti stregoni. Hanno evocato un mostro che ora si è emancipato e cammina con le proprie gambe. Lui appartiene a un mondo di gentiluomini e preferisce la critica alla politica secondo quei canoni. Ora essa è invece nelle mani di un mondo che Scalfari non conosce". Il Fundadór, secondo Caldarola, "lancia un allarme che si può condividere. Il problema è che lui stesso con il suo gruppo editoriale ha contribuito a fondare".
D'Arcais invece, in un intervista al Corriere, risponde cosí a Scalfari: "Io invece aspetto che Scalfari dica altro, che fornisca argomenti, altrimenti la sua è solo un´innocua battuta, neppure di vaghissimo sapore brezneviano... Scalfari è infatti il sostenitore più entusiasta del partito Napolitano-Monti, un partito che, fatti alla mano, in molti articoli ho mostrato essere la prosecuzione del berlusconismo senza la cloacale volgarità di quel regime".
Appuntamento al prossimo round.
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