mercoledì 13 marzo 2013

Diritto di replica.

A proposito di questo post pubblicato su PPR ieri pomeriggio, abbiamo ricevuto una replica di Massimo Razzi, responsabile di Re Le Inchieste, e che giustamente e volentieri pubblichiamo:

Nessuna excusatio non petita. Anche se Fra Galgano non ci crede, la lettera di Laura Escort pubblicata su Repubblica.it è stata davvero scritta da una prostituta di 27 anni che, ovviamente, non si chiama Laura. Ma questa, davvero, è l'unica cosa che abbiamo cambiato, perché la lettera, con tutti i suoi ragionamenti e le citazioni che hanno scandalizzato il nostro malfidato lettore, è tutta farina del suo sacco. Anche noi ci siamo stupiti, ma, siccome siamo un po' più professionali di quello che crede Fra Galgano, abbiamo fatto le nostre verifiche e possiamo assicurarlo della genuina veridicità del testo.

Il post di Fra Galgano mi porta comunque a un paio di considerazioni: 1) amareggia constatare che in giro c'è molta malafede e poca fiducia nel prossimo. Ed è sconcertante che questo signore arrivi a sue personalissime conclusioni (legittime ma sbagliate) e, senza nessuna verifica, le diffonda tranquillamente per iscritto convinto scioccamente di avere ragione solo  sulla base di una supposizione. 

Ci voleva tanto a scrivere, domandare, telefonare, prima di lanciarsi in affermazioni temerarie? 2) Più in generale, è chiaro che la lettera colpisce anche perché nessuno si aspetta tanta proprietà di linguaggio e di scrittura da parte di una escort. 

E, questo, ovviamente, è anche un motivo a favore della pubblicazione. Ma, avendo parlato a lungo con la signorina in questione, la cosa che colpisce di più è che la sua formazione e molti dei suoi riferimenti culturali non sono diversi da quelli di tante ragazze che si ammazzano di studio e di lavoro e che provano a farcela senza cadere nella tentazione del guadagno facile. 

Ma Laura, per intenderci, non ha la mentalità e i gusti delle "olgettine" berlusconiane. E questo colpisce davvero: la giovane escort dalla bella penna è decisamente figlia della crisi. Anni fa, probabilmente, ce l'avrebbe fatta, ma in questa situazione, davanti a una serie di gravi problemi, la strada della prostituzione le è parsa come l'unica praticabile. Ed è questo, che fa paura, perché Laura ci fa capire che, nell'abisso in cui ci troviamo, l'idea della scorciatoia può passare nella testa di tante brave ragazze. 

Massimo Razzi (responsabile Re Le Inchieste)

10 commenti:

mad283 ha detto...

Razzi fa bene ad arrabbiarsi e sentirsi offeso, però questa inconscia malafede nei confronti dei giornali sono gli stessi giornali ad averla creata. Quante volte sui quotidiani abbiamo letto delle sonore castronerie, e quante volte qui abbiamo segnalato degli articoli (anche su Repubblica) interamente o parzialmente copiati da Internet o da giornali stranieri? Poi, ripeto: evidentemente non è questo il caso (anzi, con le inchieste fanno spesso ottime cose), ma se la gente non si fida più dei giornalisti magari è anche colpa dei giornalisti, no?

Anonimo ha detto...

Mah, personalmente ritengo che il ragionamento fatto dal signor Fra Galgano sia un tantino razzista. Secondo lui solo un laureato o un filosofo riuscirebbe a fare ragionamenti come quelli della signorina Laura?

Fra Galgario ha detto...

Sulla malafede e la scarsa fiducia nel prossimo, mi limito a due episodi, il primo denunciato da PPR:

http://pazzoperrepubblica.blogspot.dk/2012/02/il-talmud-secondo-aa.html

il secondo da un weblog diverso:

http://attivissimo.blogspot.dk/2013/02/per-ansa-e-repubblica-lelio-e.html

In entrambi i casi, non mi risultano smentite o puntualizzazioni. Il rispetto e la buona fede fino a prova contraria vanno conquistati, e non mi sembra che sotto questo aspetto la Repubblica si sforzi molto. Anzi...

Sul caso in sé: io credo che se Laura, autrice di quella lettera, avesse avuto la possibilità di studiare in scuole di un certo tipo, malgrado la modesta estrazione della famiglia, lo avrebbe detto nell'intervista. Era nel suo interesse sottolineare che, malgrado un buon titolo di studio, non aveva trovato altro che lavori subordinati e spesso in nero. E la lettera di risposta sarebbe stata credibile.

Se si vuol far credere che Laura ha solo il diploma di scuola dell'obbligo, che ha dovuto lavorare fin da giovane, e nonostante ciò sappia esporre concetti di diritto tributario molto precisi, che anche laureati in Economia e commercio potrebbero sbagliare, be', accomodatevi nel mondo delle fiabe. Io ho smesso di crederci all'età di otto anni. (Per la cronaca: il riconoscimento dei guadagni da meretricio come indennizzo è un precedente giurisprudenziale che conoscono in pochi; sei anni fa lo ha utilizzato con successo l'avvocato Marco De Giorgio, in una causa a Milano).

Sia chiaro, non è un'accusa formale di aver personalmente fabbricato quella risposta. Se io fossi il responsabile di quella sezione, e Laura mi consegnasse quella lettera di risposta, per prima cosa chiederei: "Ma l'hai scritta davvero tu? Ma la citazione di Anna Magnani da dove salta fuori?". Nessuno esclude la possibilità che abbia chiesto a un'amica una risposta a quelle accuse, sapendo che si sarebbe espressa molto meglio. Nulla di male, sia chiaro: basta dirlo subito.

Unknown ha detto...

Ancora per Fra Galgano: i due episodi che citi non hanno nulla a che vedere con il caso in questione. Il primo si riferisce a un errore su cose estremamente complicate e quindi scusabile per chi scrive su un giornale nei tempi di un giornale, il secondo a un errore tecnico grave che deriva da un errore di un'agenzia. In entrambi i casi è giusta la critica ma è chiaro che non c'è stata malafede. Tu, invece, ci accusi (e continui a farlo anche dopo la mia risposta in cui spiego ampiamente che abbiamo fatto le dovute verifiche) di truccare le carte. E questo non è accettabile. Anche perché, nella lettera, Laura non dice di aver fatto solo le scuole inferiori, ma di aver aiutato la famiglia con dei lavoretti dall'età di 16 anni. Per tua informazione, la ragazza è diplomata ed è venuta a Roma per studiare all'università. Non so, onestamente, ma posso fartelo sapere, se e quanti esami ha dato. Quindi, c'è chi sbaglia a scrivere e c'è chi sbaglia a leggere. Insisto: è fantastico che tu, dopo la risposta, trovi la faccia per continuare a sostenere che la lettera è falsa. Come dire: mi arrendo... Ma continuo a pensare che dovresti chiedere scusa.
Massimo Razzi

Fra Galgario ha detto...

Per Massimmo Razzi

Credo che a chiunque qui su PPR fosse chiaro che cosa intendevo per "malafede" nei due casi citati: non certo aver pubblicato notizie ridicolmente false; anche nelle migliori redazioni succede, nessuno si aspetta la perfezione. La malafede era non aver rettificato errori così palesi. Evviva il rispetto per il lettore, insomma.

La questione dell'istruzione di Laura, che vorresti far passare come un dettaglio marginale, è invece di primaria importanza. Non sono molte le persone provenienti da famiglie con pochi mezzi come Laura che si possono permettere l'iscrizione all'Università, ma qualcuna c'è, sul punto posso anche convenire. Ciò che non torna è che questa storia viene fuori solo ora: come mai? Io so come vengono svolte inchieste di questo tipo, nella storia personale di una che fa la prostituta il dettaglio di aver abbandonato l'università dovrebbe essere di un certo interesse, se noto al giornalista. Anche nel caso l'avesse abbandonata per ragioni del tutto estranee, un accenno nel testo di presentazione mi pareva il minimo per capire il retroterra di quella storia nello specifico. Andiamo, una ragazza che per mantenere la famiglia fa lavori fin dall'età di sedici anni, ma che ha anche la volontà di iscriversi all'Università in un'altra città, è comunque una notizia. Invece, nulla.

Queste note non vanno intese come le istruzioni per condurre un'inchiesta, il punto non era assolutamente questo. Parlo da lettore: la sensazione che nella storia di Laura e nella sua lettera di risposta le cose non dichiarate siano più numerose di quelle dichiarate è piuttosto forte. Sarò un lettore malfidente, ma nato ieri, no.

Anonimo ha detto...

Il giornalista Razzi fa bene a dolersi e capisco si possa sentire amareggiato per la "malfidenza" del lettore. Avevo notato anche io la polemica e, francamente, non mi ero stupito più di tanto, trovando plausibile e anzi "normale" il vezzo di certi giornalisti di rendere più "sexy" certi articoli mettendoci del loro. Razzi ha assicurato che è tutto vero e quindi siamo contenti. Tuttavia dovrebbe chiedersi da cosa nasca questa malfidenza nei lettori. Questo blog pullula di svarioni, sciatterie ed errori di ogni tipo, c'è un campionario sterminato che lascia davvero stupefatti. Solo per rimanere all'oggi, anche Repubblica ha fatto dire al nuovo Papa Bregoglio la frase, virgoletta e in prima pagina, "Vengo dalla fine del mondo", frase che non ha mai detto. La frase attribuita al Papa è giornalisticamente più d'effetto, siamo d'accordo, ma perché fargli dire qualcosa di diverso da quel che ha detto realmente? Peccato veniale, si dirà, ma per me non è così. Se si riesce a storpiare perfino le parole del Papa nel suo primo discorso pubblico, mi figuro cosa si possa fare per il resto. Da qui discende, a valanga, la malfidenza del lettore per tutta una miriade di casi simili, più o meno gravi, di cui abbonda la stampa. Il lettore non si fida dei giornali, e se non si fida una ragione ci sarà.

AHINOI ha detto...

straquoto aghost,se anche i giornalisti bravi e degni di questo nome si alterano così, dimostrano che si tocca un nervo scoperto...

ilaria ha detto...

Il nervo scoperto ce l'hanno eccome. Non entro nel merito dell'inchiesta specifica ma più in generale mi viene da pensare che dopo un movimento rivoluzionario che stravolgerà il sistema ferraginoso della politica italiana e dopo l'elezione di un papa rivoluzionario che stravolgerà il sistema corrotto della curia romana, sarebbe finalmente ora di un cambiamento rivoluzionario anche nel sistema giornalistico italiano che, in tempi di grandi cambiamenti, appare ancora più obsoleto. Insisto l'era del "pensiero utile" è finita.
p.s. La polemica di Giannini con Napolitano (molto bella la risposta di oggi alla sua lettera) potrebbe già essere letto come uno spiraglio...

Unknown ha detto...

Scusate, ma non è questione di "nervi scoperti". Io non nego che il giornalismo (in Italia e all'estero, non solo da noi) abbia dei problemi e debba affrontare un percorso di cambiamento che è già in atto se non altro perché su internet il controllo del lettore è immediato e continuo. Qui, io rispondevo su un fatto preciso e circoscritto perché l'accusa di Fra Galgario era seria, pesante ma anche buttata lì con troppa leggerazza.
Quello che mi colpisce, in questo Paese, è la carenza di fiducia reciproca. Io capisco che tante cose possono aver contribuito a questa situazione e che tutti abbiamo delle responsabilità in merito. Ma, scusate, io non parto (e non lo farò mai) dal presupposto che il mio prossimo, qualunque cosa faccia, sia in malafede. Qui, ormai il rischio è di entrare in una logica che tutti gli altri (sempre, chissà perché, tranne noi stessi): il medico, il docente, il politico, l'autista del bus, il dipendente pubblico o il datore di lavoro privato svolgano la loro attività in modo truffaldino. Io non lo credo e continuo a pensare che ci siano singole persone in malafede e tante persone oneste e in buona fede. Mi sembra troppo facile partire dai pregiudizi: così non c'è l'onere di dimostrare nulla. Basta, appunto, riaffermare il pregiudizio.
Quanto alla frase di Bergoglio nel sommario del titolo di prima pagina, a parte il fatto che non è virgolettata, (eppure, basta guardae, le virgolette proprio non ci sono), mi pare sia una felice sintesi dovuta al fatto che la frase è importante e lo spazio è quello. Bergolgio ha detto: "I fratelli cardinali sono venuti a prendermi alla fine del mondo", se io tolgo le virgolette proprio perché la citazione perfetta non ci sta e scrivo: vengo dalla fine del mondo, mi spiegate che differenza c'è? Non si tratta di "storpiare", ma di dare il senso di quello che ha detto nello spazio dato. Da che mondo è mondo, il giornalismo (non solo in Italia) è anche questo. Io non credo che, abolendo la mediazione giornalistica, le cose miglioreranno. I leader che non vogliono farsi intervistare lo dimostrano: perché rispondere alle domande è molto diverso e più difficile che limitarsi a procedere per affermazioni senza contraddittorio.

mad283 ha detto...

Innanzi tutto vorrei fare i complimenti a Razzi per la pacatezza e la lucidità dei suoi messaggi. Negli anni in campo cinematografico m'è capitato di ricevere ben altre risposte da coloro il cui lavoro avevo pubblicamente criticato.

Detto questo, è vero che in Italia c'è una diffusa malfidenza nei confronti del prossimo, ed è vero anche che spesso è ingiustificata, ma purtroppo ormai così è e non possiamo non metterla in conto. Non dico che sia giusto e che non sia invece giusto lamentarsene e cercare di provare a cambiare le cose, ma che non ci si deve stupire se gli altri vi ricadono. Per rimanere al mio ombelico, una volta i critici cinematografici potevano davvero influenzare la massa dei loro lettori, oggi non è più così per colpa quasi esclusivamente della categoria stessa. Per quanto mi dispiaccia, non posso ignorare la cosa e stupirmene, e non potrei farlo neppure se scrivessi su Repubblica invece che su un piccolo sito indipendente. La stessa cosa vale per i giornalisti in genere: ormai la cattiva fama c'è, bisogna metterla in conto, lavorare seriamente e difendere altrettanto seriamente il proprio buon lavoro. Ma metterla in conto.

Per quanto riguarda la frase del Papa, su un altro post se ne è discusso con più precisione. Ci sono molti siti che hanno usato le virgolette, e persino alcuni quotidiani cartacei (Corriere, Mattino e Messaggero), poi probabilmente aghost si riferiva all'home-page del sito di Repubblica, che effettivamente aveva messo la frase tra virgolette.
Volendo fare l'Accademia della Crusca, si potrebbe comunque eccepire che "sono venuto" è diverso da "sono venuti a prendermi" (perché questo secondo me è il senso di quella frase: non sono io che mi sono imposto agli altri, ma gli altri che mi hanno scelto), però effettivamente sarebbe un'eccezione ai limiti del ridicolo...