Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di un vecchio amico di PPR:
Ciao Pazzo,
ti mando un pezzo che ho fatto circolare anche su Facebook. Parla di pedoni.
In
forma di lettera l'ho mandato anche a Repubblica... ma ancora niente.
Intanto
oggi, sullo stesso tema vedo il servizio Pedoni di due pagine (foto sotto).
Ti mando
la mia letterina anticipatoria. Un abbraccio e buona estate.
Salvo Scibilia
Re e pedoni
Milano in agosto è semideserta e soffocante. Alle nove del mattino, io
sulla bici e un’utilitaria alla mia sinistra, ci blocchiamo all’unisono
davanti alle strisce pedonali.
Una signora ultrasettantenne, una nonna, attraversa spingendo con molta
flemma una carrozzina di quelle a due posti per i gemelli; regna un tale
silenzio che riesco a percepire un frammento della storia che sta
raccontando ai bambini.
Forse la donna impiega qualche secondo in più nell’attraversamento delle
strisce. Prima ancora che la carrozzina approdi sul marciapiede,
dall’utilitaria ferma alla mia sinistra si sale la voce imperiosa,
risentita e polemica di un manager che si sporge dal finestrino lato
passeggero: “Signora...ringrazi che ha incontrato dei gentlemen
stamattina!”. La signora impallidisce, l’auto scompare accelerando con
una certa boria. Non sono riuscito a dissociarmi. Non so se sono un
gentleman, certamente sono uno che almeno una cosa l’ha capita: i pedoni
attraversano le strisce pedonali in forza di un diritto legittimo e non
per gentile concessione dei gentlemen.
Credo che l’italianissima battaglia tra diritti e privilegi non sia né
terminologica né incruenta visto che ogni anno lascia sulle strisce un
certo numero di morti.
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