Su Facebook abbiamo trovato un interessante commento di Pasquale Videtta che analizza ciò che sta succedendo in Francia da una diversa angolazione:
Sul Corriere della Sera se ne trovavano ben due: uno a firma di Amidei ("Le gag tristi sul Papa e Padre Georg") e uno di Mirabelli ("La satira non può nutrirsi di oltraggio"). «È un problema di modi e di misura», «offesa e dileggio alla dignità» e se il Vaticano invoca punizioni (come fece) non è di certo «un invito a reprimere».
Su La Stampa, Lucia Annunziata si schierava con «le sensibilità violate».
Su La Repubblica Francesco Merlo, tirando un colpo al cerchio e uno alla botte, proponeva una teoria curiosa: è giusto difendere la satira, ma solo se questa prende di mira anche se stessa e l'Islam.
Su Avvenire si metteva un attimo da parte il concetto di "porgi l'altra guancia" e si scriveva: «Satira senza cuore», «vigliacca», «fallimentare».
Su Avvenire si metteva un attimo da parte il concetto di "porgi l'altra guancia" e si scriveva: «Satira senza cuore», «vigliacca», «fallimentare».
Il 24 Novembre 2011, fece scandalo una vignetta di Vauro che, unendo il caso Ruby e quello dei preti pedofili, raffigurava Ratzinger che diceva: "Se a Berlusconi piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete".
Il Giornale, che oggi pubblica solo le vignette di Charlie Hebdo riguardanti l'Islam corredandole dall'hashtag #nonabbiamopaura, si indignò non poco.
«Non si può continuare a infangare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti», scriveva a tal proposito Avvenire.
«Non si può continuare a infangare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti», scriveva a tal proposito Avvenire.
E si potrebbe continuare, eh. Perciò no, non venitevene ora con #JeSuisCharlie per farvi belli, che se non fosse successo quel che è successo e se Charlie Hebdo fosse un giornale italiano invochereste le crociate.
La satira la si difende sempre, anche quando tocca i nostri famosi «valori cristiani e occidentali», o semplicemente, oltre a non essere Charlie Hebdo, rappresentate esattamente la cosa contro cui questo giornale combatteva: l'ipocrisia".
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