Da Repubblica del 27 dicembre del 2003
Anguilla, da Riva alle case
Li ha marcati tutti: Riva, Boninsegna, Pulici, e ben pochi li ha fatti segnare. Adesso è impegnato nella marcatura a uomo più difficile: Maroni. Nel senso di Roberto, ministro del Welfare.
«Continuano a spostarmi la data della pensione. Prima versavo i contributi Enpals, poi mi hanno fatto confluire tutto nell' Inps, e man mano vedo allontanarsi il momento in cui inizieranno a pagarmi. Adesso che sono arrivato ai 60 anni, si sta pensando ai 65».
Non che si scoraggi, Angelo Anquilletti, il secondo della triade Cudicini-Anquilletti-Schnellinger, che insidia come popolarità il Sarti-Burgnich-Facchetti dell' Inter.
Non si è mai scoraggiato in campo, e se è per quello neppure fuori: il terzino del Milan di Rocco ha saputo inventarsi una vita lontana dal pallone. E se adesso sulla carta di identità non può ancora scrivere "pensionato", fa niente, si continua comunque.
«Mi occupo di immobili. Difficile spiegare di preciso cosa faccio. Il termine più giusto sarebbe mediatore, ma è un termine brutto, si espone all' ambiguità, fa pensare a qualcosa di sporco», lui che il gioco sporco non lo faceva mai neppure ai tempi rossoneri, preferendo l' anticipo e la velocità.
Ecco, l' anticipo, forse il segreto è sempre questo: «Cerco di capire prima degli altri dove ci possano essere degli affari, delle belle aree da vendere e su cui costruire, mi propongo, compro, rivendo, faccio da tramite mettendoci anche l' immagine».
C' è molto da inventare giorno per giorno, e va bene così. In fondo, anche questo lavoro è un' invenzione recente, perché Anquilletti mollato il pallone, ha fatto a lungo ben altro: il gestore di un autolavaggio.
«Super Car Wash, piazza Carlo Erba. Splendido, sia per la zona, sia per come era fatto. Ce n' erano pochi così belli in Italia, sa?». E mentre parla, il roccioso Anquilletti pare quasi emozionarsi: «Ha ragione, mi manca molto. Anche perché non l' ho chiuso io di mia spontanea volontà: dopo diciotto anni, non mi hanno rinnovato il contratto di affitto del terreno. Ho provato anche a cercare altrove, ma non c' è stato niente da fare. Mica è facile trovare il posto giusto: deve essere trafficato, ma non troppo, perché sennò la gente non si ferma, e non deve essere una zona a scorrimento veloce, altrimenti uno passa e va. Ma sa cosa le dico? Se nella mia attività immobiliare mi passa sotto le mani il terreno giusto, io l' autolavaggio lo riapro anche domani».
Un' idea nata per caso, «figuriamoci: a Milanello il lavaggio delle macchine c' era. Ma nel senso che ce lo facevamo noi con il tubo dell' acqua. Mai e poi mai avrei pensato che si potesse fare una cosa simile per lavoro. Ma in effetti non è che avessi molte idee, ai tempi: avevo provato qualche anno prima a mettere su una fabbrica dove si lavorava e vendeva il ferro, e poi una clinica odontoiatrica a Monza, ma non potevo gestire nulla direttamente perché giocavo ancora, e alla fine tutto era finito male: negli affari non c' è lo stesso spirito di squadra del calcio, me ne sono reso conto sulla mia pelle».
Quando però arriva il momento di staccare, le cose cambiano parecchio: «Avevo 36 anni suonati, ero così stanco dell' ambiente, che ho staccato la spina definitivamente. I primi sei mesi sono stato senza neppur vedere un campo di calcio».
Ed ecco che l' idea piomba per caso e viene acchiappata d' anticipo, sempre giocando sui tempi, prevedendola e intercettandola prima di tutti, come la palla destinata all' attaccante: «è stato un amico a propormi questa attività che per l' epoca era abbastanza sconosciuta in Italia, ho accettato subito. Dico autolavaggio, ma facevamo servizio completo di maquillage, dalla carrozzeria al motore. Avevo una decina di lavoranti, ma davo anche io il mio contributo, mica stavo solo alla cassa: anche io prendevo secchio, acqua saponata e spugna e ci davo dentro. Senza imbarazzi né senso di mortificazioni: era splendido. Anche vedere le facce dei clienti, che scoprivano che a lavargli l' auto era uno che avevano visto in campo a marcare gli avversari del Milan. Uno, una volta, mi ha riconosciuto, mi ha strappato la spugna di mano e mi ha detto: "Non scherziamo, lei ha giocato e vinto col mio Milan, sono io che devo lavare la sua auto, mica lei la mia". Ecco, era questo rapporto continuo e diretto con la gente che adoravo».
Anche perché il Super Car Wash, con un simile motore neppur troppo immobile, pian piano diventava un punto di ritrovo, quasi di vita mondana.
«Abitava tanta gente in zona. Jannacci, che passava sempre e scattava un mucchio di fotografie, chissà perché. Cesare Maldini, anche lui cliente fisso. Magistrati come Francesco Saverio Borrelli e Carlo Pomarici. Bello, non ci si annoiava mai. Ma neppure ora la noia è riuscita ad afferrarmi»,
Anguilla di soprannome, ma anche di fatto.
Luigi Bolognini - Repubblica ed. Milano

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