giovedì 6 novembre 2008

Leggi Repubblica Napoli e poi muori.



Si sono scatenati i napoletani.

Leggete qui:

"Perché non informi i lettori dello scandalo della redazione di Napoli? Oltre a perdere copie paurosamente, il caporedattore (nel silenzio di tutti, anche del presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, tal Lucarelli) manda via giornalisti coraggiosi, rei di portare notizie scomode! E questo è un giornale rispettoso dei lettori? Fanno bene ad abbandonarlo. Ma di tutto ciò cosa ne pensa il buon Ezio Mauro?"

"Non parliamo della redazione di Napoli, è supinamente distesa su Bassolino e company. Non c'è una notizia leggibile! Anzi, chi portava notizie è stato anche allontanato!Ma nessuno ha gridato allo scandalo!"

"50.000 copie in meno? Mi sembrano poche per come si è ridotta Repubblica! In Campania è ILLEGIBILE! Non mi credete? Provate a leggerlo e poi mi dite! Sembra che tutto funzioni alla meraviglia. Per non parlare poi delle bucature quotidiane! Ci si accorge dello scandalo rifiuti solo quando i giornali stranieri ne parlano. E questo è fare giornalismo?".

"Sì, perché non lo chiedi direttamente a Ezio Mauro? Conosce la situazione della redazione di Napoli?"


"Le redazioni locali sono allo sbaraglio, come se mancasse proprio il controllo. I caporedattori fanno il bello e cattivo tempo come gli pare! Anch'io ho sentito parlare molto male di quella di Napoli. Tutti sanno ma nessuno fa nulla. E intanto l'editore ci ha già avvertito: presto arriveranno anche da noi paurosi tagli anche del personale. Se si continua così è la fine!"

"Repubblica Napoli illegibile è dir poco! Napoli soffre proprio nel profondo. Confrontatela anche solo con il Mattino. Non c'è storia tra i due!"

Non conoscendo personalmente la situazione di Repubblica Napoli, questo blog si è limitato a segnalare alcuni interventi di lettori anonimi.

9 commenti:

Fabio ha detto...

Beh, è noto a tutti! Solo un piccolo esempio di articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Napoli?

"La Repubblica del 03/11/2008 ci ha informato che il Generale, braccio destro di Bertolaso, dopo avere scoperto nei pressi della cava del Poligono di Chiaiano “ben 10 mila tonnellate di amianto e vari rifiuti pericolosi. Alcuni, si badi, conservati in alcuni sacchi con etichetta Enel” è partito all’attacco a testa bassa usando come arma frasi tipo “A Chiaiano non difendevano il verde ma l’amianto” e “i vari Ortolani e…, che sostengono la protesta, dov´erano quando si seppellivano questi veleni?". Senza documentarsi cosa davvero accade sul territorio, si dà voce a chi in tutti questi decenni ha sperperato soldi pubblici e ridotto la Campania a quello che è!Tutti i comitati civici, le associazioni ambientaliste e i cittadini più attenti sono fortemente preoccupati per questo atteggiamento di Repubblica.
Chiedete al professore Franco Ortolani (ordinario della Federico II di Napoli) di cosa ne pensa di questo giornale!
Saluti

Antonio C. ha detto...

Credo proprio che Ezio Mauro è a conoscenza della situazione di Napoli. Ormai è da anni che si è incancrenita. Nell'ambiente si dice che "si stava meglio quando si stava peggio". Giustino Fabrizio (il caporedattore) doveva alzare il livello qualitativo del giornale e soprattutto mettere un pò di ordine. Ma, paradossalmente, ha portato il giornale ai minimi storici nelle vendite, ha mandato via collaboratori (soprattutto una collaboratrice) validi e che portavano fior fior di notizie, ma erano un pò troppo scomode al "potere".
E tutti zitti, omertosamente.
Basta vedere che quando c'è poi un fatto eclatante, il direttore manda da Roma i suoi inviati.Che tristezza!
Saluti

Giovanni ha detto...

Leggete quanto c'è scritto su www.http://www.iustitia.it/

"Una brutta notizia per i lettori e per il direttore di questo giornale: da oggi Iustitia non si occuperà più di Repubblica Napoli.
Nel numero 40 del 12 novembre sono state pubblicate due lettere che il responsabile della redazione partenopea di Repubblica, Giustino Fabrizio, non ha gradito.
Nella prima un lettore segnala e documenta tre errori nei titoli del quotidiano romano attraverso l’ironico e paradossale accostamento tra i Beatles,
i mitici Fab four di Liverpool, e i quattro giornalisti del desk di Repubblica.
Nella seconda un altro lettore evidenzia il sostanziale silenzio scelto dal Mattino e da Repubblica Napoli sul singolare accordo relativo all’abbattimento dell’ecomostro di Alimuri. In particolare il lettore è sorpreso per la linea politico-editoriale di Repubblica Napoli, “dissonante da quella dell’edizione nazionale”, e si chiede: “Ezio Mauro avrebbe operato la stessa scelta?”.
Fabrizio non ha gradito e ha concentrato la sua disapprovazione su Patrizia Capua, redattrice di Repubblica Napoli e lettrice saltuaria e disattenta di questo giornale, che ha la sola colpa di essere la compagna del direttore di Iustitia.
Il dissenso, la disapprovazione, l’indignazione per uno scritto si possono esprimere in quattro modi: con una telefonata, con una mail o una lettera di rettifica, con una richiesta di risarcimento danni in sede civile, con una querela.
In base alla strada scelta dall’‘offeso’, l’autore dello scritto e il direttore del giornale possono replicare e difendersi.
Di fronte a iniziative ingiuste indirizzate contro la propria compagna si è invece inermi".

Purtroppo è solo un piccolo esempio.

Mario ha detto...

Tra i giornalisti campani la situazione di Repubblica Napoli è nota da tempo. Figuratevi che anche in rete c'è un marasma di materiale.
Questa è la storia del "cambio" che doveva essere epocale (anno 2004) e che doveva portare un pò di ossigeno, e invece si è rivelato un vero disastro, anche per l'arroganza di chi dirige. Ovviamente al desk vige il silenzio assoluto.



REPUBBLICA NAPOLI PERDE...LA TESTA



La notizia giunge inaspettata,

quanto lieta nella redazione

di piazza dei Martiri.

A breve Luigi Vicinanza

e Antonio Corbo

lasceranno la conduzione

delle pagine di cronaca

del quotidiano fondato da

Eugenio Scalfari.

A sostituirli arriva

Giustino Fabrizio



Sembrerebbe ufficiale: entro lunedì Luigi Vicinanza, ex vicedirettore del Mattino ed ex capo della stessa redazione napoletana di "La Repubblica", lascerà il timone per assumere la conduzione del quotidiano "La Città" di Salerno. Per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare una promozione per meriti, ma non lo è. All'interno dell'Editoriale L'Espresso SpA, gruppo che edita il quotodiano capitolino di piazza Indipendenza, tutti sanno bene che il passaggio a "La Città", minuscola stellina del firmamento del presidente del gruppo Carlo Caracciolo, rappresenta un defenestramento in piena regola. Cosa ha fatto di tanto grave il capo della redazione partenopea di Repubblica? Nella redazione di piazza dei Martiri le bocche sono più che cucite. Da Roma si lascia uscir fuori la più falsa delle motivazioni: la scelta per rilanciare il quotidiano salernitano "La Città" ricade su Luigi Vicinanza che ha maturato una vasta esperienza professionale a Napoli, fino ad essere il numero due del maggiore quotidiano del Sud. Come dire: Vicinanza conosce "il Mattino" e i suoi meccanismi e quindi può essere la persona giusta per contrastare il quotidiano di via Chiatamone sulla piazza salernitana.

Ma la prima delle redazioni distaccate del quotidiano diretto da Mario Orfeo, altro ex de "La Repubblica" non costituisce certo il principale dei problemi per il gruppo editoriale L'espresso: nelle stanze di via Torretta - sede salernitana de Il Mattino - non si respira un'aria serena, nonostante il cambiamento di vertice voluto sia da Orfeo che dal suo redattorecapo centrale Antonello Velardi, provenienza Corriere del Mezzogiorno: capo della redazione salernitana del quotidiano del gruppo Caltagirone è Mariano Ragusa.

Piuttosto nelle decisioni assunte a Roma saranno state tenute in debita considerazione le defaillances della direzione Vicinanza della parte napoletana di Repubblica. Che non è il solo colpevole. Anzi. Al 50% il merito dev'essere attribuito di diritto all'altro capo, Antonio Corbo, militanza in quotidiani sportivi e poi prima capo, poi vice, poi di nuovo capo e infine corresponsabile delle pagine napoletane del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Già. perché a piazza dei Martiri - caso unico nelle gestioni redazionali - a comandare erano in due. E si sa, parafrasando un antico detto partenopeo, che quando i galli a cantare son tanti, non fa mai giorno. Di qui i ritardi nelle chiusure pagine, con conseguenti arrivi in edicola fuori orario e sensibile diminuzione delle copie vendute. A questo, nella valutazione dei meriti professionali del duo Vicinanza-Corbo rientrerebbe anche la pubblicazione di un intervista fatta ad aprile 2003 da Roberto Fuccillo all'assessore regionale al Lavoro Adriana Buffardi (Ds), ritenendo di farla alla sua collega alla sanità, Rosalba Tufano (Margherita), con tanto di corsivo firmato da Vicinanza. E ancora la stessa pagina pubblicata due volte: ma almeno, in questo caso, la scusa del disguido tecnico potrebbe reggere; ma nel precedente? Il duo dirigenziale sarà sostituito da Giustino Fabrizio.

La notizia del cambio al vertice semina scompiglio nella redazione napoletana di Repubblica. Due i partiti: quelli del folle festeggiamento a suon di champagne e bagordi fino a notte fonda e quelli che s'affacciano ai balconi, valutando l'altezza per un suicidio. Perché non è tanto la "dipartita" di Corbo - destinato in un primo momento a Roma quale inviato a disposizione del direttore e adesso pare editorialista per l'edizione napoletana - quanto quella di Luigi Vicinanza a far disperare una parte, piccola a dire il vero, della redazione. Si tratta del cosiddetto clan degli "stabiesi", non già gli abitanti dell'antica Stabiae, ma redattori originari, per nascita, della moderna Castellammare di Stabia, cittadina che diede i natali all'ormai ex capo della redazione napoletana di Repubblica.

Forse adesso - pensano i redattori non stabiesi - verrà ripristinato il senso di giustizia equa e non premiale nell'attribuzione di incarichi, servizi da seguire e finanche ferie e settimane corte (il giorno libero infrasettimanale). Privilegi dei quali, fra tutti, ha maggiormente goduto una redattrice: dall'assenza per maternità prolungata ben oltre gli ortodossi due mesi prima il lieto evento e poi i tre più uno successivi per allattamento, ai turni di lavoro domenicale, alla libera scelta del giorno di settimana corta. Senza parlare dell'igienico in porcellana che, incredibilmente staccatosi dal muro della parete del bagno di casa, le piombò sul piede, costrigendo la valorosa giornalista autrice di numerosi "inediti", a un allontanamento forzato dal giornale per ben altri tre mesi.

Certo il collegamento tra il piede con l'attività tutta intellettuale di una giornalista - per di più di Repubblica - qualche sospetto lo fa nascere. Basta leggere, soprattutto gli ... "inediti"!

Irene ha detto...

Ho trovato per caso questo blog, non ne ero a conoscenza. Simpatico! Ero anch'io una storica lettrice di Repubblica,ma da 7-8 mesi ho smesso di comprarlo proprio perché trovo indegne le pagine di Napoli. Sono lontane dalla realtà, e poi così Napoli centriche. Sembra che il resto della Campania non interessa. Eppure ci sarebbero tante storie da raccontare. Abbiamo aree interne, posti che ci invidiano nel mondo, e le province, ma non trovano più spazio. Con me anche molti miei colleghi la pensano così. Tant'è che io ora sono passata a Il Mattino e compro il Corriere, che hanno un discreto spazio dedicato alle province. Poi mi rivolgo a internet, dove trovo un bel pò di siti giornalistici locali ben fatti.
Ma i vertici di questo giornale capiscono che la gente ha sete di sapere cosa succede a casa propria, e senza censure?

Ciccio ha detto...

Vi ricordate quando Ezio Mauro in persona è arrivato a Napoli e ha fatto un reportage sui rifiuti? Dalla serie: toglietevi di mezzo che non è cosa vostra!
Fu uno schiaffo a tutta la redazione. Ma chi si aspettava che ci fosse stata una mossa di cambiamento, si è dovuto ricredere. L'editore, sembra che gli stia bene così. O forse no. E a giorni si vedrà qualcosa.

maria rosaria ha detto...

Repubblica Napoli è un proprio un bel giornale e va benissimo. Tutti i commenti che leggete qui sono scritti con indirizzi anonimi diversi da una sola persona, facilmente riconoscibile. E' una mitomane, abbastanza pericolosa e anche disattenta e sfortunata, perchè proprio oggi Repubblica Napoli ha dato un buco clamoroso in prima pagina nazionale con i 50 kg di tritolo arrivati ai casalesi. E ieri altro grosso scoop in prima pagina sul San Carlo.
Io sono una amica del giornale e conosco questa storia. La ex feticista è in realtà una ex collaboratrice semi analfabeta, come si vede dagli errori di ortografia, gli stessi ripetuti identici anche nei commenti, tutti scritti dalla stessa mano, cioè da lei, che è nota per mandare in giro valanghe di lettere anonime dove elogia se stessa fino al ridicolo e getta fango su tutte le persone perbene che vede come ostacoli alle sue folli ambizioni: il direttore, il caporedattore, il presidente dell'Ordine.
Per questo è stata allontanata dal giornale e ora manda in giro queste email anonime e calunniose, dove ripete le solite cose false e diffamatorie: che Repubblica non dà spazio alle province, ai collaboratori sul territorio e bravi (cioè lei, come dice tradendosi nel commento che firma antonio c.), che perde colpi, che è in crisi, che è distesa su Bassolino e così via. Tutte balle penose, come sanno i lettori e le lettrici attente come me.
E' una che non ci sta con la testa, e appena trova un sito dove può scatenare la sua follia ci dà dentro mandando queste valanghe di email. Diffidatene, e sappiate che è facile riconoscerla: scrive con errori di ortografia, grammatica e sintassi, e soprattutto dopo tre o quattro email non sa resistere e tira fuori la storia della collaboratrice brava, sul territorio, che portava fior di notizie dalle aree interne delle province. Macchè, è la solita mitomane.

Nello ha detto...

Tutto vero! Nonostante hanno tentato in tutti i modi di metterci a tacere, anche con gli avvocati!
http://www.iustitia.it/

"Una brutta notizia per i lettori e per il direttore di questo giornale: da oggi Iustitia non si occuperà più di Repubblica Napoli.
Nel numero 40 del 12 novembre sono state pubblicate due lettere che il responsabile della redazione partenopea di Repubblica, Giustino Fabrizio, non ha gradito.
Nella prima un lettore segnala e documenta tre errori nei titoli del quotidiano romano attraverso l’ironico e paradossale accostamento tra i Beatles,
i mitici Fab four di Liverpool, e i quattro giornalisti del desk di Repubblica.
Nella seconda un altro lettore evidenzia il sostanziale silenzio scelto dal Mattino e da Repubblica Napoli sul singolare accordo relativo all’abbattimento dell’ecomostro di Alimuri. In particolare il lettore è sorpreso per la linea politico-editoriale di Repubblica Napoli, “dissonante da quella dell’edizione nazionale”, e si chiede: “Ezio Mauro avrebbe operato la stessa scelta?”.
Fabrizio non ha gradito e ha concentrato la sua disapprovazione su Patrizia Capua, redattrice di Repubblica Napoli e lettrice saltuaria e disattenta di questo giornale, che ha la sola colpa di essere la compagna del direttore di Iustitia.
Il dissenso, la disapprovazione, l’indignazione per uno scritto si possono esprimere in quattro modi: con una telefonata, con una mail o una lettera di rettifica, con una richiesta di risarcimento danni in sede civile, con una querela.
In base alla strada scelta dall’‘offeso’, l’autore dello scritto e il direttore del giornale possono replicare e difendersi.
Di fronte a iniziative ingiuste indirizzate contro la propria compagna si è invece inermi".

Golda ha detto...

Another country
di golda

Il sogno non così mostruosamente impossibile di un'italiana molto delusa

Non sono una persona inamorata incondizionatamente dell’american
way of life. Anzi. Ci sono diversi aspetti a causa dei quali ritengo che gli
 Usa non siano «il Paese dove tutto è possibile» e che continueranno a non esserlo nonostante la vittoria di Barack Obama, che rappresenta il “no” in assoluto più chiaro ed esteso nei confronti della politica estera e delle ambiguità di George Bush.

Di Obama ho apprezzato la positività, il calore e l’entusiasmo che ha saputo trasmettere in campagna elettorale e il fatto che si sia presentato come grande leader post-ideologico, difficilmente imprigionabile a destra o a sinistra (benchè in Italia siano numerosi coloro che ritengono i democratici americani uno schieramento di sinistra e non più correttamente “soltanto” un partito liberal).

Ma, al di là del candidato davvero nuovo di pacca e anche giovane (da noi potrebbe persino rischiare di essere un precario), una cosa, pur rimanendo nella mia posizione di disincanto nei confronti degli Usa, ho tanto invidiato al popolo americano, che, come ha detto Obama, con queste elezioni ha saputo
dimostrare al mondo «la forza della propria democrazia».

Anch’io, in questo caso, parafrasando un altro afroamericano altrettanto epocale e carismatico, potrei dire… I have a dream, un sogno che poi – almeno nella teoria - non è nemmeno così mostruosamente impossibile. Il sogno di un Paese nel quale le parole di vincitori e vinti sono prova di intelligenza e maturità e non un affannarsi ad attribuire agli altri errori e responsabilità evitando accuratamente l’analisi dei propri. Il sogno di un Paese in cui non si vive divisi e nel quale gli appelli e i propositi di dialogo tra le parti tanto sventolati cadono presto nel vuoto.

Il sogno di un Paese con la memoria lunga nel quale chi fa un tonfo (elettorale e anche di altro genere) ha la dignità di mettersi da parte o che viene invitato a farlo da un elettorato non imbesuito, ma partecipe e dunque libero. Un Paese nel quale il cittadino non debba sempre inorridire di fronte all’annuncio dell’improponibile lista dei componenti del Governo, all’interno del quale le motivazioni misteriose e incomprensibili prevalgono sulle competenze effettive rispetto all'assegnazine dei dicasteri (e non mi riferisco solo a ministri dallo sguardo scarfagnato).

Non voglio usare l’espressione “un Paese normale”,
che renderebbe bene, ma che è riconducibile a qualcuno che comunque fa parte di un sistema politico - quello italiano - sbagliato. Preferirei dire che il mio sogno è quello di “Another Country” (che poi è anche il titolo di uno splendido film di Marek Kanievska).

Golda