giovedì 6 novembre 2008

Storia di una ex feticista di Repubblica.

"Ho trovato per caso questo blog, non ne ero a conoscenza. Simpatico! Ero anch'io una storica lettrice di Repubblica,ma da 7-8 mesi ho smesso di comprarlo proprio perché trovo indegne le pagine di Napoli. Sono lontane dalla realtà, e poi così Napoli centriche. Sembra che il resto della Campania non interessa. Eppure ci sarebbero tante storie da raccontare. Abbiamo aree interne, posti che ci invidiano nel mondo, e le province, ma non trovano più spazio. Con me anche molti miei colleghi la pensano così. Tant'è che io ora sono passata a Il Mattino e compro il Corriere, che hanno un discreto spazio dedicato alle province. Poi mi rivolgo a internet, dove trovo un bel pò di siti giornalistici locali ben fatti.
Ma i vertici di questo giornale capiscono che la gente ha sete di sapere cosa succede a casa propria, e senza censure?"

Irene

13 commenti:

Tonino ha detto...

E' una vera emoraggia di lettori. Mi stupisce che non si prendono provvedimenti.
E' proprio vero che il giornalismo italiano è ormai alla frutta. Si emarginano i bravi e si prendono gli stagisti! E allora cosa pretendete di leggere? In estate a Napoli la redazione ha in media 3-4 stagisti alla volta. Non si fanno più sostituzioni, e i bravi li allontanano. Questo è il risultato, cari signori. Il fatto è che manca a tutti la spina dorsale per protestare. Tanto c'è chi ha il suo bel posto fisso. Ma attenzione: oggi niente è più sicuro!

Anonimo ha detto...

Vi segnalo che da stamane nelle redazioni locali c'è un certo parapiglia-agitazione in corso, dovuto a questi commenti dei lettori ( e di qualche redattore).
C'è stato un pò di passaparola (ovviamente silenziosamente). Non è che arriverà anche qui la censura?

Anonimo ha detto...

Gli stagisti sono un grosso problema, anche perchè non si limitano a stare in redazione e a fare esperienza, ma svolgono mansioni di redattori, togliendo lavoro ai disoccupati e ai collaboratori che hanno una ricca esperienza sul territorio, e fonti accreditate.
La cosa grave è che avviene anche in un grande giornale come Repubblica, e il crollo di qualità è più che evidente. Ricevo proteste di lettori quotidianamente.

Ciro ha detto...

Confermo l'illegibilità di Repubblica Napoli. Meglio sarebbe toglierlo di mezzo, almeno uno sa che non c'è cronaca locale!
Molti lettori sono letteralmente scappati tra le braccia di altri giornali. Se non si fa una belle pulitina nella redazione, le cose peggiorano di giorno in giorno.

Anonimo ha detto...

Situazione incresciosa e nota da tempo.

Alfio ha detto...

Vi suggerisco di leggere qualche editoriale del capo della redazione di Napoli. No comment!

Marco ha detto...

Questo blog è diventato uno spazio dove sfogarsi. Altro che "pazzi per Repubblica"!
Confermo quanto è stato scritto sulla redazione di Napoli.

Eugenio ha detto...

E' un amore finito quello dei lettori con Repubblica. E tante, troppe sono le cause che hanno portato a questo. Come le cronache locali che non vengono approfondite.

Carlo P. ha detto...

Sconfortante! Quella di Napoli? E' in un marasma da anni!

Bibi ha detto...

A furia di parlare male di Berlsconi, lo stanno facendo diventare simpatico. Trovo troppo strumentale il modo in cui si scrive.

maria rosaria ha detto...

Repubblica Napoli è un proprio un bel giornale e va benissimo. Tutti i commenti che leggete qui sono scritti con indirizzi anonimi diversi da una sola persona, facilmente riconoscibile. E' una mitomane, abbastanza pericolosa e anche disattenta e sfortunata, perchè proprio oggi Repubblica Napoli ha dato un buco clamoroso in prima pagina nazionale con i 50 kg di tritolo arrivati ai casalesi. E ieri altro grosso scoop in prima pagina sul San Carlo.
Io sono una amica del giornale e conosco questa storia. La ex feticista è in realtà una ex collaboratrice semi analfabeta, come si vede dagli errori di ortografia, gli stessi ripetuti identici anche nei commenti, tutti scritti dalla stessa mano, cioè da lei, che è nota per mandare in giro valanghe di lettere anonime dove elogia se stessa fino al ridicolo e getta fango su tutte le persone perbene che vede come ostacoli alle sue folli ambizioni: il direttore, il caporedattore, il presidente dell'Ordine.
Per questo è stata allontanata dal giornale e ora manda in giro queste email anonime e calunniose, dove ripete le solite cose false e diffamatorie: che Repubblica non dà spazio alle province, ai collaboratori sul territorio e bravi (cioè lei, come dice tradendosi nel commento che firma antonio c.), che perde colpi, che è in crisi, che è distesa su Bassolino e così via. Tutte balle penose, come sanno i lettori e le lettrici attente come me.
E' una che non ci sta con la testa, e appena trova un sito dove può scatenare la sua follia ci dà dentro mandando queste valanghe di email. Diffidatene, e sappiate che è facile riconoscerla: scrive con errori di ortografia, grammatica e sintassi, e soprattutto dopo tre o quattro email non sa resistere e tira fuori la storia della collaboratrice brava, sul territorio, che portava fior di notizie dalle aree interne delle province. Macchè, è la solita mitomane.

Nello ha detto...

Tutto vero! Nonostante hanno tentato in tutti i modi di metterci a tacere, anche con gli avvocati!
http://www.iustitia.it/

"Una brutta notizia per i lettori e per il direttore di questo giornale: da oggi Iustitia non si occuperà più di Repubblica Napoli.
Nel numero 40 del 12 novembre sono state pubblicate due lettere che il responsabile della redazione partenopea di Repubblica, Giustino Fabrizio, non ha gradito.
Nella prima un lettore segnala e documenta tre errori nei titoli del quotidiano romano attraverso l’ironico e paradossale accostamento tra i Beatles,
i mitici Fab four di Liverpool, e i quattro giornalisti del desk di Repubblica.
Nella seconda un altro lettore evidenzia il sostanziale silenzio scelto dal Mattino e da Repubblica Napoli sul singolare accordo relativo all’abbattimento dell’ecomostro di Alimuri. In particolare il lettore è sorpreso per la linea politico-editoriale di Repubblica Napoli, “dissonante da quella dell’edizione nazionale”, e si chiede: “Ezio Mauro avrebbe operato la stessa scelta?”.
Fabrizio non ha gradito e ha concentrato la sua disapprovazione su Patrizia Capua, redattrice di Repubblica Napoli e lettrice saltuaria e disattenta di questo giornale, che ha la sola colpa di essere la compagna del direttore di Iustitia.
Il dissenso, la disapprovazione, l’indignazione per uno scritto si possono esprimere in quattro modi: con una telefonata, con una mail o una lettera di rettifica, con una richiesta di risarcimento danni in sede civile, con una querela.
In base alla strada scelta dall’‘offeso’, l’autore dello scritto e il direttore del giornale possono replicare e difendersi.
Di fronte a iniziative ingiuste indirizzate contro la propria compagna si è invece inermi".

Purtroppo è solo un piccolo esempio.

Golda ha detto...

Another country
di golda

Il sogno non così mostruosamente impossibile di un'italiana molto delusa

Non sono una persona inamorata incondizionatamente dell’american
way of life. Anzi. Ci sono diversi aspetti a causa dei quali ritengo che gli
 Usa non siano «il Paese dove tutto è possibile» e che continueranno a non esserlo nonostante la vittoria di Barack Obama, che rappresenta il “no” in assoluto più chiaro ed esteso nei confronti della politica estera e delle ambiguità di George Bush.

Di Obama ho apprezzato la positività, il calore e l’entusiasmo che ha saputo trasmettere in campagna elettorale e il fatto che si sia presentato come grande leader post-ideologico, difficilmente imprigionabile a destra o a sinistra (benchè in Italia siano numerosi coloro che ritengono i democratici americani uno schieramento di sinistra e non più correttamente “soltanto” un partito liberal).

Ma, al di là del candidato davvero nuovo di pacca e anche giovane (da noi potrebbe persino rischiare di essere un precario), una cosa, pur rimanendo nella mia posizione di disincanto nei confronti degli Usa, ho tanto invidiato al popolo americano, che, come ha detto Obama, con queste elezioni ha saputo
dimostrare al mondo «la forza della propria democrazia».

Anch’io, in questo caso, parafrasando un altro afroamericano altrettanto epocale e carismatico, potrei dire… I have a dream, un sogno che poi – almeno nella teoria - non è nemmeno così mostruosamente impossibile. Il sogno di un Paese nel quale le parole di vincitori e vinti sono prova di intelligenza e maturità e non un affannarsi ad attribuire agli altri errori e responsabilità evitando accuratamente l’analisi dei propri. Il sogno di un Paese in cui non si vive divisi e nel quale gli appelli e i propositi di dialogo tra le parti tanto sventolati cadono presto nel vuoto.

Il sogno di un Paese con la memoria lunga nel quale chi fa un tonfo (elettorale e anche di altro genere) ha la dignità di mettersi da parte o che viene invitato a farlo da un elettorato non imbesuito, ma partecipe e dunque libero. Un Paese nel quale il cittadino non debba sempre inorridire di fronte all’annuncio dell’improponibile lista dei componenti del Governo, all’interno del quale le motivazioni misteriose e incomprensibili prevalgono sulle competenze effettive rispetto all'assegnazine dei dicasteri (e non mi riferisco solo a ministri dallo sguardo scarfagnato).

Non voglio usare l’espressione “un Paese normale”,
che renderebbe bene, ma che è riconducibile a qualcuno che comunque fa parte di un sistema politico - quello italiano - sbagliato. Preferirei dire che il mio sogno è quello di “Another Country” (che poi è anche il titolo di uno splendido film di Marek Kanievska).

Golda