domenica 25 aprile 2010

Imperfezioni cestistiche.



Caro Feticista Supremo,
giovedì scorso Gabriele Romagnoli, prendendo spunto dalla vicenda Balotelli, ha scritto un gran bel pezzo sui campioni talentuosi e ribelli.
Ad un certo punto, però, Romagnoli è incappato in una piccola imprecisione che gli appassionati di basket non possono non aver notato. Scrive infatti Romagnoli: “Essere campioni è dimostrarlo nel lungo periodo, sbagliare novemila tiri come ha fatto Michael Jordan per arrivare a infilare, nel deserto dello Utah e della squadra sfinita che l'attorniava, i tre decisivi nei 42 secondi che gli valsero l'ultimo titolo.”.
Riferimento bellissimo con una sola precisazione: in quegli ultimi, leggendari 42 secondi His Airness mise a segno i due ultimi canestri della partita (rovesciando il risultato a favore di Chicago, che era sotto di tre punti), intervallandoli con una clamorosa azione difensiva (palla strappata dalle mani di Karl Malone). Due tiri a segno, quindi, e non tre.
Errore veniale, per carità, ma che mi offre una buona scusa per celebrare l’avvio dei playoff NBA con il ricordo di uno dei più straordinari esempi di dominio di uno sport da parte di un atleta.
Qui trovate il video degli indimenticabili 42 secondi finali di garasei Utah Jazz - Chicago Bulls con la telecronaca dei grandi Flavio Tranquillo e Federico Buffa sull’allora Telepiù.

Barbapapà

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