lunedì 4 aprile 2011

Lo scoop sei tu.

Da Wittgenstein:
Sabato scorso (26 aprile) Repubblica ha pubblicato un articolo che annunciava le imminentissime dimissioni del direttore generale della Rai Mauro Masi, che si diceva diretto verso la società Snam: “Martedì prossimo, con un anno di anticipo sulla scadenza, il direttore generale della Rai lascerà l’ufficio al settimo piano di viale Mazzini e spegnerà la luce dietro di sé”. Era un bello scoop, non ce l’aveva nessun altro giornale, e Masi è al centro di contestazioni e polemiche da molti mesi. Sia la Rai che Masi però hanno smentito la notizia. E martedì è passato, ormai da cinque giorni, senza che succedesse niente. Poi un giorno o l’altro Masi se ne andrà, ma non era martedì.

3 commenti:

esaù ha detto...

Wittgenstein non perde un'occasione che sia una di stanare, con gusto, le grandi e piccole magagne dei giornali italiani, esaltando di converso quelli stranieri, spesso altrettanto pregni di magagne (anche più gravi).

L'approccio del FS e di chi lo frequenta, invece, è molto molto diverso: con eleganza e sempre grande rispetto - e soprattutto senza giudicare - si diverte (si diverte, appunto) a "smascherare" i nostri eroi della carta stampata, rispettando il loro lavoro (e spesso elogiandoli).

Del resto, io non credo che certi giornalisti siano matti e ho rispetto per il lavoro di chi cerca notizie.

Magari il giornalista di Repubblica, dopo avere verificato a destra e a sinistra la notizia, s'è sentito di darla. Non lo biasimo perché potrebbe darsi che non sia del tutto infondata: e se magari qualcosa è andato storto nella vicenda Masi proprio dopo la pubblicazione?

Anonimo ha detto...

anche questa però non è mica tanto carina:

http://www.theatlantic.com/international/archive/2011/04/the-italian-presss-tradition-of-fake-interviews/73377/

Barbapapà ha detto...

L'ipotesi di Esaù mi pare assai plausibile: uno scoop vero che genera una controreazione. Possibile.

Rimane sullo sfondo, a parer mio, l'inutile sovrabbondanza di retroscena, gossip e chiacchiericcio sterile che caratterizza il giornalismo politico.
Si potrebbe obiettare che la povertà della nostra classe politica è perfettamente rappresentata dal nostro giornalismo, che non ha quindi colpa.
Io però mi rifiuto di pensare che non vi sia la possibilità di raccontare la politica in una maniera diversa, più attenta alle questioni reali che alla sola vita del Palazzo.