Ciao Pazzo,
domenica scorsa nella paginata degli editoriali c’è stata una sorpresa. Una sorpresa poco piacevole. Un articolo della solitamente brava Emanuela Audisio (foto sotto). L’argomento? La probabile cessione di Gonzalo Higuain alla Juventus da parte del Napoli. Un argomento dibattuto, decisamente troppo dibattuto, in questi giorni ove tra psicopatici e terroristi non passa giorno senza che avvengano fatti di sangue, per non parlare dell’onnipresente protagonista della vita italiana, la corruzione. Lungi da me, umile lettore di Repubblica,fare lo snob, ma un editoriale simile stava meglio su un foglio sportivo. Facciamo una premessa di tipo storico: nel campionato italiano, fin dagli albori, hanno giocato grandissimi centravanti stranieri, spesso i migliori della loro epoca, da Ferenc Hirzer a Klose e appunto Higuain, passando per (elenco scritto a getto e di conseguenza poco esaustivo) John Charles, Altafini, Van Basten, Careca, Weah, Batistuta, Crespo, Trezeguet, Ibrahimovic. Di conseguenza che ci giochi uno come Higuain ha ben poco di sorprendente, se non forse per il fatto che uno con il suo curriculum ( era già il “9” dell’Albiceleste) sia passato nel 2013 dal Real Madrid al Napoli. Non me ne vogliano i tifosi partenopei: il trasferimento sotto il Vesuvio di Higuain non è stato un avanzamento di carriera, ma una semplice scelta di natura economica e alimentata dal fatto che la maglia da centravanti titolare sarebbe stata esclusivamente sua. Come economica è la scelta della verosimile cessione alla Juventus: nessun presidente di società calcistica potrebbe rifiutare un offerta da 90 milioni, soprattutto da parte di una delle poche società italiane a non avere confusione societaria e di bilancio. Punto e fine, non ci sarebbe altro da dire.
E invece no, perché si tratta di Napoli e del Napoli. Si sa, è una città viscerale, “Napoli è una città ca’ ve sceta” ha affermato in un recente incontro a Padova il sindaco De Magistris. Sentimentale fino allo spasimo, bellissima e maledetta allo stesso tempo. “ spusata c' 'o mare e vasata r' 'e stelle” come cantavano i 99 Posse ma invasa da rifiuti e sotto lo scacco della malavita organizzata e con un cronico problema di disoccupazione non solo giovanile. Dove ci si perde ad ammirare, per fare qualche esempio, opere bellissime come Le Idi di Marzo di Vincenzo Camuccini o la Chiesa dei Girolamini, si può letteralmente andare in estasi nel silenzio e nel verde dell’Orto Botanico o davantialla tomba di Leopardi e di Virgilio e nel frattempo rischiare di farsi scippare in pieno centro. Dove si può passare quasi senza soluzione di continuità dallo splendore di Piazza del Plebiscito fino al Lungomarecon vista Castel dell’Ovo, dove fare il bagno non è poi così peregrino, ai colori di via San Gregorio Armeno al degrado della Villa Comunale e al disagio sociale di Scampia, Secondigliano o del Rione Traiano, dove anche i non pregiudicati muoiono in circostanze poco chiare ( per usare uneufemismo) e lo spaccio a cielo aperto è all’ordine del giorno da anni.
La nostra brava Emanuela esagera un attimo quando afferma “Il suo dio se ne va, ha trovato altri fedeli. Su al Nord, più benestanti. Fa niente, se prima erano i grandi nemici. Gonzalo Higuain non è più la bandiera del riscatto del Sud, sarà invece l’immagine della Juventus, di quella Signora, molto razza padrona che da cinque stagioni consecutive uccide il campionato. Si può: tradire da professionista una città?”
Gonzalo Higuain bandiera del riscatto del Sud? E per sineddoche magari per l’Italia intera? E quando mai lo è stato? No cara Emanuela, non ci siamo. Un calciatore è un calciatore. Può anche essere un campione, ma sempre calciatore rimane. Non ha nemmeno molto senso discettare delle cifre che ballano. Scandalose ma soldi privati sono, alimentati dal tifo e dai diritti tv dei consumatori. Leggevo qualche giorno fa su un settimanale allegato ad un famoso quotidiano sportivo che il giorno in cui Berlusconi acquistò il Milan fu il giorno in cui cambiò il calcio. Verissimo ma in senso negativo. Da allora è stata una continua corsa a spendere sempre più con il risultato che le società oggi sono in mano a sceicchi, oligarchi e nuovi miliardari perché i bilanci di troppe società sono assolutamente fuori controllo. Con esiti a volte grotteschi, tipo il salvataggio di Bankia.
Più che di un Higuain il Sud e l’Italia intera avrebbero bisogno di una Matilde Serao e di un nuovo “Ventre di Napoli”, visto che l’ultimo che ci ha provato, Roberto Saviano, è sotto tutela per le minacce ricevute dalla camorra ed è stato ostracizzato, insomma è Persona non grata.
Per di più Higuain è argentino, mica napoletano. Certo il Napoli ha un certo feeling con i campioni argentini, ma nelle stagioni in cui il Napoli si affermò come squadra importante, guidata spesso appunto dai gauchos come Sivori prima e Diego Maradona poi, non possiamo dimenticare in che condizioni fosse la città. Per non parlare dei nostri giorni. Napoli per troppo tempo è stata la cartolina sporca dell’Italia, il simbolo indiscusso della mala gestio rei publicae. Ma un argentino non può essere il simbolo di un presunto riscatto della napoletanità tutta. E mai ci sarà riscatto né di Napoli né dell’Italia se la nostra gioventù più viva la lasciamo partire con il biglietto di sola andata e spesso la dobbiamo anche piangere, come Valeria Solesin o Giulio Regeni.
Potremo parlare di riscatto della città se e solo se vedremo file chilometriche di turisti e semplici curiosi davanti al magnifico Museo Archeologico e a quello di Capodimonte, gente che passeggia alla Sanità senza pericoli, le Vele abbattute, raccolta di rifiuti porta a porta e differenziata capillare ad ogni via e viuzza, ed invece ad ogni estate si fa di tutto per mandare all’aria ogni buon proposito. Riscatto è: senso civico diffuso, camorra finalmente sotto controllo, cultura rivitalizzata e la disoccupazione nei limiti fisiologici e tanto altro,in modo tale che le immagini da cartolina così drammaticamente comiche, perdonate l’ossimoro, dei film di Nanny Loy come Mi manda Picone e Pacco, doppio pacco e contropaccotto siano davvero solo una cartolina ricordo. Per non parlare della serie Gomorra, che dovrebbe far dibattere sul fatto che la terza città italiana è in mano ad una banda di mafiosi strafottenti, non che costoro arrivano ad uccidere persino i bambini.
Ma questo può e deve partire dalla gente, dai giovani in primis e naturalmente dai politici. Ci vorrebbe un Giuseppe Dozza perché appunto se vogliamo che Napoli stia al posto che merita “Non dobbiamo partire da ciò che abbiamo, ma da ciò che vogliamo”. E noi vogliamo un Paese migliore, senza discussioni sui biglietti per lo stadio San Paolo.
Speriamo che il Sindaco riesca quantomeno a tracciare un solco, la sfida è durissima, ma forse, dico forse, non impossibile.
Concludendo: lasciamo che Higuain faccia le sue scelte, che saranno anche legittime quando ci si avvicina ai 30 anni e quindi alla parabola discendente della carriera, e soprattutto faccia il suo mestiere. Lasciamolo in pace quindi e non parliamone più. Parliamo invece di Napoli e delle nostre città focalizzando i problemi veri, non quelli presunti, cercando altrove gli esempi del riscatto, perché il conto di tale riscatto in tanti luoghi dell’Italia è davvero molto salato.
Luca Leone

1 commento:
Pezzo bellissimo, come sempre. W Audisio
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