sabato 31 gennaio 2009

Google in tilt: a babbo morto i siti di Corriere e La Stampa ne danno notizia. Buuuuuuuuh!





Mentre Repubblica era già avanti di un bel pezzo e dava già la notizia del danno risolto con tanto di immagini delle schermate di Google bloccato, i siti di Corriere e Stampa ne davano timidamente conto ai loro lettori (foto).

Questa è la conferma che, allo stato dell'arte, il sito di Repubblica è lo strumento di informazione online più rapido e completo.

E non è una leccata di culo. O forse sì.

Google va in tilt e ci va anche il sito del Corriere.



Per 15 minuti Google è andato in tilt. Problemi per il motore e per il sito delle news. L'azienda: "Stiamo provvedendo a riparare l'inconveniente". Bloccati i link delle ricerche, con la scritta: "Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer". La notizia fa il giro dei blog, centinaia di segnalazioni su Twitter

La notizia dello scivolone di Google è apparsa sul sito di Repubblica (foto), mentre il sito del Corriere e quello della Stampa non ne hanno dato la minima notizia.

Per una volta, viva repubblica.it

giovedì 29 gennaio 2009

Niente correttore di bozze. I soldi delle 16 pagine di Audi destinati altrove.

Il consiglio di PazzoPerRepubblica lascia il tempo che trova: tourbillon di errori infatti, oggi, sulle pagine di Repubblica.

Iniziamo con la didascalia della foto di Salvatore Lauro dove troviamo invece scritto il nome di Gianfranco Fini.



Continuiamo con l'ennesimo refusino di una tabella: stavolta tocca ai numeri del consumo di latte.



Finiamo con un refuso nel nome della società che sta costruendo un gasdotto tra l'Algeria e la Toscana passando per la Sardegna: Galsi. Nel pezzo c'è scritto Galfi. Non è meglio informarsi correttamente prima di scrivere a casaccio i nomi delle aziende?

Il buon Lele spezza una lancia in favore di repubblica.it

Sia chiara una cosa. Repubblica è una cosa, Repubblica.it è un'altra. E poi quasi tutte le testate online dipendono dalle agenzie, visto che in redazione lavorano solo pochi giornalisti (giornalisti se va bene, s'intende) che operano sul desk. Inutile aspettarsi delle inchieste sul web, almeno per ora. Forse un giorno ci saranno, ma solo quando gli editori avranno il coraggio di investire in risorse e strumenti, creando delle vere redazioni web (con almeno 20/30 giornalisti) e non dei surrogati con 5/6 redattori che si alternano senza sosta.

Lele

La bomba bucata.



Dalle 11,30 circa di questa mattina sia LaStampa.it che “il nemico” Corriere.it riportano la notizia di una bomba lanciata contro un negozio di rumeni a Guidonia.

Repubblica, fino ad ora, tace.

Mi sono un po’ stupito di questo “buco”, visto che riguarda un argomento ancora caldo, anzi rovente in questi giorni.

Sennonché, quardando le ultim’ora dell’AGI, l’agenzia che “alimenta” Repubblica, vedo che anche lì non c’è nessun lancio su questo fatto.

Adesso comincio a capire alcune cose, e il sospetto che il giornale sia ormai sempre pià agenzia-dipendente è quasi una certezza.

Alla faccia del giornalismo di inchiesta (che si ferma al valico di Rafah), di ricerca, di approfondimento, soprattutto dell’autonomia e dell’indipendenza del giornalista.

Siamo ormai al McDonalds delle notizie, agli articoli “4 salti in padella”, ai servizi cotti-riscaldati-digeriti, al fast-food generale dell’informazione. Fornitore unico e via andare.

Che tristezza, che malinconia. Ma forse è solo perché fuori c’è la nebbia, scusate lo sfogo.

Gian Paolo P.

Ma cosa diavolo è la “premiazione dei premi” ?



Ma cosa diavolo è la “premiazione dei premi” ?

Gian Paolo P.

martedì 27 gennaio 2009

A Repubblica, con i soldi dell'inserto pubblicitario di 16 pagine per Audi, riusciranno a comprare un correttore di bozze?





Guardate bene le due foto qui sopra. Chi ha letto Repubblica di martedì 27 lo sa già. E' il mega inserto pubblicitario di sedici pagine per la Audi, inserito nel bel mezzo del giornale. Pazzesco. Ma dove si è mai vista una esagerazione simile? E poi dicono che c'è la crisi. Il lettore dopo s'incazza e pensa: ma con i soldi di questa supermarchetta, a Repubblica possono anche permettersi di assumere un valido correttore di bozze. Visto che l'attuale sbaglia anche i nomi delle aziende famose. Guardare sotto per credere: è stato scritto nel titolo il nome GANITIFIANDRE anzichè GRANITIFIANDRE.

Repubblica, ma come cazzo parli? Le parole sono importanti!



Abbiamo trovato questo post saporito sul blog Stampa Rassegnata.

A Repubblica, che oggi fa venire voglia di gettarla in un cassonetto non differenziato, titolano in terza pagina, virgolettandolo alla massa dei poveri clandestini: "Vogliamo assaporare la libertà". Hanno detto proprio così: assaporare. Del resto anche il Berlusca, omesso da Corriere e Repubblica, citato dalla Stampa, messo in prima pagina dall'Unità, parla in qualche modo di assaporare: "I clandestini? Ma che rivolta, andavano al bar a farsi una birra, come al solito". Sempre Repubblica fa dire a una ragazza violentata, che definisce "sgomenta": "Sono distrutta e incredula". Ieri del resto attribuivano a una ragazza, non so se la stessa, la frase: "Erano una furia disumana". Non è che ha detto: "Quei pezzi di merda devono morire, porci, bastardi". No. Ha detto che è incredula, per la furia, sgomenta. Assapora lo sgomento.
Ps. E a proposito di raffinatezza, ecco il delicato incipit del pezzo di Silvio Buzzanca sul nuovo partito di Nichi Vendola, omosessuale dichiarato: "Comunisti che si abbracciano, si baciano, si accarezzano".

E Alberto Stabile, a babbo morto, se ne andò in gita a Gaza.

L'esercito israeliano se ne va e Alberto Stabile arriva. Adesso che il peggio è passato e complice il rientro in Italia di Rampoldi per il ritiro di un premio giornalistico, il corrispondente da Gerusalemme di Repubblica va a Gaza a fare un reportage sulle presunte bombe al fosforo.

A babbo morto.

sabato 24 gennaio 2009

Come si dice refuso in spagnolo?



Ancora in tema di refusi: come si dice, se Sparta piange, Atene non ride. Ecco cosa ho trovato a pagina 38 (sezione Cultura) del Pais di oggi, sabato 24 gennaio. Il compianto Sciascia perde la seconda S già nel titolo e non la recupera neppure nel testo del trafiletto. Peccato, perchè alla Spagna Sciascia era molto legato.

hasta luego, Saul Stucchi

Saul Stucchi interviene nel contenzioso Rumiz-Bordone.

Avevo tenuto da parte l'articolo, per leggero con calma. l'ho tirato fuori ora, sollecitato dal commento di Bordone. Beh...Beh: dalla lunghezza del commento parrebbe che Rumiz ha scritto 15 mila battute sul blog di Bordone, mentre in realtà c'è un veloce cenno con una citazione impropria, forse "concentrata" per limiti di spazio. Rimango comunque, a prescindere, pro Rumiz. quello che invece mi è piaciuto meno del pezzo è proprio l'approccio. Secondo me sarebbe stato meglio rivoltare il tema e dedicare tutto lo spazio a quello a cui Rumiz dedica invece solo le ultime righe. Il filosemitismo d'ordinanza, la confusione tra antisemitismo e anti-israelismo (che differisce ancora dall'anti-sionismo). ho il piacere di conoscere Paolo e so con quanta attenzione ascolta le persone che incontra in treno. ma la mia domanda, neppure troppo provocatoria, è: se il tema fosse stato "la donna d'oggi" o "gli immigrati" o "i sindacalisti" o "gli impiegati in banca" o "i giornalisti", avrebbe avuto risposte meno qualunquiste, generiche, imprecise, farcite di luoghi comuni, ripiene di violenza sotterranea ma non troppo? io non credo. ascolto i discorsi "da mensa" che escono dal chiostro dei denti senza sollecitazioni né particolari motivi di pressione momentenea e rimango allibito. la famosa - famigerata - maggioranza silenziosa ha perso da tempo qualsiasi remora a confessare le peggiori sicurezze che cova dentro. Bei tempi (ma ironizzo) quando almeno se le teneva per sé. e se sui mezzi pubblici venisse introdotto il divieto di parlare? leggendo si fa molti meno danni che parlando. credo.

Saul Stucchi

Dio esiste, e legge questo blog!

ROMA - Lampedusa scende in piazza contro il nuovo centro di prima accoglienza per stranieri deciso dal ministro Maroni. Guidati dal sindaco, quattromila su poco meno di seimila abitanti, hanno alzato cartelli di protesta, bloccato le strade e rimandato indietro un pullman carico di extracomunitari destinati al rimpatrio. "Non vogliamo che Lampedusa si trasformi in una nuova Alcatraz", gridano i manifestanti.

L’HANNO CORRETTO !!! ALCATRAX E’ TORNATO ALCATRAZ..
A poche ore dalla segnalazione!
Dio esiste, e legge questo blog!

venerdì 23 gennaio 2009

Refusox.

Da Repubblica.it di oggi:

Il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, parla alla folla che protesta

ROMA - Lampedusa scende in piazza contro il nuovo centro di prima accoglienza per stranieri deciso dal ministro Maroni. In quattromila, su poco meno di seimila abitanti, hanno alzato cartelli di protesta, bloccato le strade e rimandato indietro un pullman carico di extracomunitari destinati al rimpatrio. "Non vogliamo che Lampedusa si trasforni in una nuova Alcatrax", gridano i manifestanti.

“ALCATRAX” ?? Cos’è ?

Il cazziatone di Matteo Bordone a Paolo Rumiz.

Riportiamo, paro paro, dal blog di Matteo Bordone:

Dunque. Ieri è successo ’sto fatto, di cui mi sono accorto solo oggi: per la prima volta, Freddy Nietzsche è stato citato dal giornalone, nello specifico da Repubblica. In un pezzo di Paolo Rumiz sull’antisemitismo strisciante e quotidiano, intitolato “L’antisemita che vive in mezzo a noi” a un certo punto c’era scritto:

Matteo Bordone, pseudonimo ebraico “Yankele” scrive di Palestina sul sito “Freddynietzsche.com”. Risposta: «Gli ebrei avrebbero dovuto estinguersi con l´avvento del cristianesimo - che ci siano ancora a fare danni è un amaro scherzo della storia». Ida Magli, graffiante opinionista del “Giornale”, sul sito “ItalianiLiberi” spiega come gli ebrei dell´alta finanza abbiano distrutto l´Occidente attraverso la loro visione del mondo: il primato dell´economia come unico valore.


Quando mi hanno segnalato che lei mi aveva citato, Paolo, mi ha fatto piacere. Ho letto spesso i suoi reportage e li ho trovati interessanti. Insomma, non è male una citazione da Repubblica. Poi però ho letto il pezzo e la citazione. E a proposito devo segnalare alcune cose:

1 - Freddy Nietzsche non è un sito, ma un blog (e fin qui, chi se ne frega). Non è però un posto dove scrivo insieme ad altri: è il mio blog.

2 - Nei blog, e in genere in rete, come nella vita reale, le risposte seguono solo alle domande. Nessuno ha chiesto niente. C’è un articolo/pezzo/post e ci sono i commenti dei lettori. Quello lì è uno dei tanti commenti.

2 - Io non sono Yankele. Yankele è un gentilissimo collaboratore, che risponde alle domande, si prende critiche e insulti, scrive per passione, e merita di essere riconosciuto almeno come essere munito di un’identità svincolata da quella del sottoscritto. È anche il secondo Yankele del blog, per dire. E poi basta leggere uno qualunque dei i post di Ebrei For Dummies (la rubrica di divulgazione ebraica che Yankele cura) per trovare sulla destra queste parole:
Siccome chiedere le cose non è mai sbagliato, saperle è sempre meglio che ignorarle e gli ebrei sono persone normali, io ne ho trovato uno che risponde a qualsisi domanda. Si chiama Yankele. Il posto dove mandare le domande per Yankele è…

3 - Il commento citato nell’articolo seguiva il post di discussione tra me e Yankele durante i giorni dello scontro nella striscia di Gaza. Che faccia più notizia un commento di un pirla (che per altro sarà stato online un giorno, prima di essere cancellato) rispetto a due anni abbondanti di rubrica sulla cultura ebraica mi fa specie e mi fa girare le balle. Scusi, Rumiz, ma glielo devo dire.

4 - Se uno la legge in fretta quella roba lì, non si capisce che rapporto abbia io con la frase. Perché il mio nome c’è; quello di chi l’ha scritta no. Chi l’ha scritta è uno dei tanti frustrati cronici che si trovano in rete. Li chiamiamo anche troll, e sono come quei dementi che scrivono ossessivamente lettere deliranti ai giornali. Ai giornali le lettere si cestinano; sui blog si cancellano dopo che sono uscite e sono state identificate come cretinate deliranti. Questo qui nello specifico di solito scrive idiozie, robe fasciste, o insulti verso il sottoscritto. Nessuno riprende le cose che scrive, né in positivo né in negativo, e io le cancello ogni volta che le vedo. Quel giorno il troll ha scritto
l’unica verità è che gli ebrei avrebbero dovuto estinguersi con l’avvento del cristianesimo, come il paganesimo arabo con maometto, che ci siano ancora a fare danni è solo un amaro scherzo della storia: una tentativo talmente ridicolo e arzigogolato di mascherare il proprio antisemitismo, da risultare il delirio di un ignorante folle. Che lei tolga la frase centrale e trasformi un demente in uno skinhead non mi pare corretto. E, sottolineo ancora una volta, si tratta di una sola persona, parecchio sciocca. È molto meno di una scritta su un muro.

Insomma, quando le cose scritte sulla rete sono prese per quello che sono, con la competenza che serve per dar loro il peso giusto, possono avere un senso. Così, mi scusi ancora, a cazzo di cane, servono solo ad avallare una tesi, e indebolirla implicitamente. Perché il giornalismo d’inchiesta non si fa col metodo induttivo, come lei ben sa, visto che si fa un culo quadro in giro per il mondo a cercare storie e fenomeni sociali. Google invece è metodo induttivo. Io credo che lei sia arrivato lì con Google, inserendo delle parole chiave, alla caccia dell’antisemitismo. I commentatori dei blog, e soprattutto quelli che scrivono una cretinata che nessuno riprende, sono voci singole, inesistenti. Se gli si dà risalto è solo per fare prima. Ecco.
La prego non usare più Freddy Nietzsche per fare prima, men che meno su un tema delicato come questo. È una cosa spiacevole per me, per Yankele, per quel migliaio abbondante di persone che ogni giorno viene a leggere, discutere, chiacchierare.

Niente di personale.
Stia bene.
Matteo Bordone

Squatter a Londra.



Questo articolo è un gran pasticcio. Intanto cosa c’entri l’anarchia non si sa (dov’è sta bandiera ?)

Secondo, il collettivo DA!, che è un gruppo di artisti di strada, non un collettivo anarchico, non ha occupato la casa che si vede nelle foto,

ma un altro palazzo poco distante, al n. 18 di Grosvenor Street. Si tratta di due fatti distinti anche se simili.

E’ stato anche omesso il fatto che l’ingresso è avvenuto senza scasso, la casa era disabitata e accessibile, per cui gli occupanti non potranno essere espulsi con la forza, ma solo con un atto del tribunale civile dietro querela dei proprietari.

Ma si sa, l’approfondimento ormai non è di moda a La Repubblica, e devo dire che ne soffriamo.

Chissà se in via Colombo lo leggono, questo blog.

Gian Paolo P.

giovedì 22 gennaio 2009

Lapsus lincolniano.

Su Repubblica di ieri c'è un articolo a firma Vittorio Zucconi. In un passaggio si dice: Questo senso di un capovolgimento della clessidra, della riapertura a un mondo che l' angoscia delle Torri Gemelle aveva sbarrato nell' unilateralismo bushista e nella seduzione della forza è quello che ha portato ieri forse due milioni di persone lungo i tre chilometri della spianata fra il Congresso e il mausoleo di Lenin. Lapsus freudiano? Il mausoleo di Lenin è a Mosca. A Washington c'è semmai il mausoleo di Lincoln.

Geppo

Il Villari sbagliato.



Repubblica.it di oggi, una perla dietro l’altra.

Rosario Villari presidente della commissione di vigilanza? ma chi, lo storico 84enne che scriveva i libri di testo sui cui ho studiato da ragazzino alle medie?

Gian Paolo P.

Tappettino che non sei altro.



Luigi Spezia, su Repubblica di oggi 22/1, in un’intervista al capo della comunità islamica di Bologna utilizza il termine “tappetino” per indicare la stuoia di preghiera usata dai musulmani.

Lo usa tre volte, quindi non si tratta di un refuso ma di un uso voluto.

Peccato che “tappettino” in italiano non esista, visto che il diminutivo di “tappeto” è “tappetino” con una sola “t” (persino Google ti propone la correzione se lo digiti in quel modo).

Sentiamo già a iosa notiziari radio e tv, telefilm e serials vari in perfetto romanesco, non è obbligatorio che vi si adegui anche Repubblica.

Gian Paolo P.

Buchi.

Questa volta il Corriere ha “bucato” la notizia del processo Thyssen che è ripreso proprio oggi a Torino.

Anche La Stampa, quotidiano torinese, ignora bellamente la notizia.

Repubblica invece lo copre con una delle sue “dirette” pur se nelle pagine locali.

Peccato per i soliti strafalcioni ortografici/tipografici.

Gian Paolo P.

Prime pagine a confronto: graficamente vince il nemico. E' triste ammetterlo, ma è così.





Guardate i due titoli. Che fantasia.

mercoledì 21 gennaio 2009

L'ultimo refuso dell'era Bush. E il primo dell'era Obama.



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

"Ciao, ti segnalo un bel refuso nella prima pagina del 19 gennaio, nel titolo del pezzo a firma di Zucconi: "Bush, ultima notte all Casa Bianca".
Capisco che i correttori di bozze sono i primi ad essere "tagliati" in tempi di crisi, ma almeno i titoli della prima pagina (come tutti del resto) andrebbero letti un paio di volte prima di andare in stampa... :)
Complimenti per il blog, ciao!"


Alberto F., Merate (LC)

Tanto per fare i raffinati.

Su Repubblica.it edizione locale di Bari compare un pezzo di Mario Diliberto sul furto di gasolio nella raffineria di Taranto.

Fra l’altro, vi si dice “…e dentro c´erano 220 tonnellate di carburante non raffinato, valore commerciale superiore a mezzo milione di euro.”.

Se fosse vero, vuol dire che il carburante NON RAFFINATO vale 2,27 Euro/chilo. Come fa allora il gasolio, RAFFINATO, a costare poco più di un euro al litro ?

O l’Eni vende in perdita, o Mario Diliberto ha una tabella di prezzi tutta personale.

Gian Paolo P.

martedì 20 gennaio 2009

La campagna di PazzoPerRepubblica sostenuta da Gianni Mura continua a dare i suoi frutti.

Comincia a funzionare la campagna portata avanti qui e qui dal nostro blog, e sostenuta qui da Gianni Mura, contro l'utilizzo del termine barbone.

La foto qui sotto si riferisce ad un pezzo apparso domenica 18 sul dorso milanese di Repubblica a firma di Alessia Gallione.



Le tre foto qui sotto sono di altrettanti pezzi apparsi martedì 20 in nazionale e nel dorso milanese di Repubblica a firma di Oriana Liso, Sandro De Riccardis, Dario Cresto-Dina e ancora Alessia Gallione.







Un ringraziamento particolare a questi quattro giornalisti di Repubblica che hanno raccolto il nostro appello.

lunedì 19 gennaio 2009

Il Corriere fa gossip sull'eredità Caracciolo. E Repubblica? Mutaaaa!



Il Corriere da venerdì sta parlando con insistenza dei vari figli naturali che Carlo Caracciolo ha seminato qua e là e che adesso si stanno facendo avanti per avere pezzi di eredità. L'ultimo pezzo lo trovate qui.

Ovviamente Repubblica non ne pubblica nemmeno una parola.

Si ringrazia per la collaborazione Fabio P.

Bookowski, il nuovo blog sui libri di Repubblica.



Fonte: www.booksblog.it

Voglio segnalarvi una novità nel vasto e turbinoso mare dei blog dedicati a quel ancor più vasto e turbinoso oceano che il mondo del libro: è Bookowski, il nuovo blog della galassia Repubblica.it, gestito dal giornalista Dario Olivero. Bookowski vuole sostituire ed espandere quella che fino a ieri era la rubrica settimanale riservata al mondo del libro di Repubblica e lo fa proponendosi nelle vesti di un blog dalla struttura agile e leggera.

Merita una nota e un plauso (almeno a titolo personale) il nome: Bookowski, simpatico gioco di parole tra il nome del famoso scrittore americano e la parola Book, libro.

Con lo stesso apprezzamento è da segnalare il logo scelto per l’iniziativa, un ritratto di Charles Bukowski (che potete ammirare qualche riga più in alto) disegnato da Guido Scarabottolo, grandissimo disegnatore delle copertine della Guanda, che anche questa volta con il consueto stile ha creato una piccola perla. Un ultima cosa, infine, un augurio di buon lavoro a Dario Olivero, e ovviamente di buona fortuna.

Cappellata cattolica.



Piuttosto che ai vescovi italiani, qualcuno dovrebbe spiegare due o tre cosine su internet a Repubblica, che oggi scrive:

In questi giorni Google ha inaugurato Cathoogle, un motore di ricerca tutto dedicato ai cattolici.

Peccato che Cathoogle non sia affatto promosso da Google, che non ha inaugurato un bel niente. Bastava cliccare su “About”:

The site is not associated or affiliated with Google.com


Fonte: Francesco Costa.

sabato 17 gennaio 2009

Un doppio refuso lasciato lì, abbandonato a se stesso.



Questo è quello che si legge oggi sul sulla pagina di Torino di Repubblica.it
Tonino chi ? Di Pietro ? Per non parlare dell'accento.
Ho già mandato diverse mail alla redazione, non solo non correggono la tavanata, ma non si degnano nemmeno di rispondere.

Gian Paolo P.

venerdì 16 gennaio 2009

L'ammaraggio del campo di calcio.



Problema: Vittorio Zucconi scrive che l’aereo ammarato nel fiume Hudson era lungo 40 metri e largo “più di un campo di calcio”. Visto che la larghezza media di un campo di calcio secondo i regolamenti Fifa è di circa 65 metri (45 minimi, 90 massimi) e quindi l’aereo sarebbe molto più largo che lungo, e visto che l’infografico nella pagina a fianco ci dice invece che l’aereo era lungo 35,57 metri e largo 34,10, calcolare come sono fatti i campi da calcio che frequenta Vittorio Zucconi.

Fabio P.

giovedì 15 gennaio 2009

Dalla tregua al dissenso.



Alle 7.42 il sito di Repubblica dava come seconda notizia il "tutti in trincea".
Seguito da un bel "Fini resta in trincea".
Saranno i venti di guerra che spirano dal Medio Oriente, ma noi confidiamo nella pace, o almeno nella tregua.

E infatti, poco dopo, l'hanno capito (in parte) anche a Repubblica.it.



Saul Stucchi

I giornalisti non possono entrare nella Striscia di Gaza? Ecchissenefrega. Noi abbiamo Safa.



Repubblica ha una inviata molto speciale a Gaza City.

Nella foto, Safa Joudeh (a destra) con un'amica. Foto tratta dalla sua pagina personale su Facebook.

mercoledì 14 gennaio 2009

Pazzo Per Safa Joudeh.



Grazie alle diavolerie di Facebook, sono diventato amico di Safa Joudeh, la giornalista palestinese che da Gaza sta tenendo un diario su Repubblica.

La foto che vedete l'ho trovata su Facebook (Safa è con due amici davanti al mare di Gaza) dove ho colloquiato con lei e sono riuscito a farmi raccontare qualcosa su come fa a corrispondere quotidianamente con Repubblica.

Questa la sua risposta:

"Hi Enrico, I have my laptop in Gaza and we get electricity a couple of hours a day, so I send my articles via internet :)"

Good luck, Safa. Ne hai proprio bisogno.

martedì 13 gennaio 2009

Anche in Olanda, Repubblica.it fa la sua porca figura.



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,
sul sito di repubblica sono comparse 4 foto del "mare di Amsterdam" ghiacciato. Ma essendo io di un paese vicino ad Amsterdam vi posso dire che quel "mare" non esiste. Anzi, Amsterdam non sta sul mare. Il fiume "Amstel" sfocia su un braccio di acqua (dolce) chiamato "Het IJ", che a sua volta dà su un lago chiamato "IJmeer" oppure "Markermeer". Questo lago è chuiso da una diga dal "IJsselmeer" (sempre acqua dolce) che a sua volta ancora è chuisa dalla grandissima diga "afsluitdijk" dal mare vero e proprio. Vedete google maps semmai.

"Mare di Amsterdam" mi sembra come minimo un po' strano.ciao
Tim Smit


Qui il link
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/amsterdam-mare-ghiacciato/1.html

lunedì 12 gennaio 2009

Navi.

A Repubblica.it riescono a complicare le spiegazioni semplici.
Mi riferisco all’articolo
“Una nave di pacifisti carica di aiuti fa rotta verso la Striscia assediata”.

Dapprima viene riferito “Oggi è partita da Larnaca, Cipro, la nave Spirit of Humanity, carica di aiuti umanitari e con a bordo medici, giornalisti, operatori umanitari e parlamentari europei”.
Fin qui, tutto okay.
Poi si dice “A tre giorni dall'inizio dell'attacco alla Striscia, la nave Dignity era stata speronata dalle imbarcazioni militari della Marina israeliana ed era dovuta riparare a Tiro, in Libano”.
Anche questo è vero.
Per finire, e qui casca l’asino, “In Libano la nave è stata riparata e oggi è salpata nuovamente”.
Ma non è vero, la nave salpata è la “Spirit of Humanity”, la “Dignity” è ancora in Libano.

(A parte che non sono navi, ma piccoli yacht da 20 metri, tipo quelli che Briatore e combriccola usano per scendere a terra dagli yacht “seri”).

Andava tutto bene, perché quella precisazione che in realtà non ci fa capire più niente ?

Gian Paolo P.

domenica 11 gennaio 2009

Un'altra lettera tagliente.

Di cosa vi meravigliate? Ma lo sapete che in redazione ci si riempie di stagisti a costo zero? Che i professionisti vengono allontanati e che (ovviamente) se solo sei parente di, amico di, riesci a fare il giornalista? Cioè ad essere assunto e pagato? Repubblica non cerca mica i talenti? No, gli basta avere qualche "grande" firma, e poi fare copia e incolla dalle agenzie. E stiamo ancora a leggere Repubblica? Vi dichiarate ancora feticisti di questo giornale che doveva fare scuola?

Simone da Roma

Senza infierire sulla gravità della notizia.



Sto seguendo la diretta di repubblica.it sul crollo della palazzina a Bari.
Data la gravità della notizia non voglio infierire né passare per cinico, purtroppo non riesco a non irritarmi nel vedere la sciatteria e la quantità di strafalcioni che repubblica.it è già riuscita a condensare in due paginette scarse:

saranno opitate tutte il albergo

possa essere stato tarvolto qualche passante

si è intrattaneuto

Ci sono quattro feriti, di cui ancora due sotto le macerie e tre in ospedale
(2+3 = 4 ??)

13.53 Bilancio ufficiale Vigili: 3 morti e 6 feriti
Due i morti, sei i feriti…
(Tre o due ?)

13.45 Sale a tre il bialncio

13.38 I Vigili recupoerano

Nello stabile dovrebbero abitare anche tre che per fortuna
tre chi o cosa ?

13.35 Chieso l'aiuto

padre madre e due mabini

I soccoritori

I vigili dle fuoco

molti cuoriosi

nell'eplosione

Spero che il problema sia la tastiera del PC che stanno usando…

Gian Paolo P.

Il diario di Safa Joudeh su Repubblica.

Safa Joudeh è una giornalista freelance che vive a Gaza City. Da una decina di giorni tiene un diario quotidiano su Repubblica in cui racconta l'evoluzione della treagedia che sta vivendo personalmente.

Il racconto di oggi è emblematico:

La mia casa bombardata

Stavamo per sederci a mangiare del pane quando è piombato un tuono che sembrava esploderci nelle tempie. Ci hanno colpiti in pieno. Balziamo in piedi e non sappiamo cosa fare. Precipitarci all' esterno? Troppo rischioso. Ci saltano i nervi, bisticciando sul da fare, finché da fuori arriva l' urlo: «Siamo stati bombardati! Evacuate il palazzo». Raccogliamo in gran furia i sacchetti coi documenti d' identità, infiliamo giacche e scarpe, arraffiamo telefonini, poi di corsa verso la porta. Siamo un fiume in piena giù per le scale, con tutti gli inquilini dei 14 piani, ci scapicolliamo al cancello del quartier generale dell' Unrwa. Dovunque gente aggrappata l' una all' altra, bambini con gli occhi sgranati, neonati che piangono. Inizia una zuffa fra due uomini del palazzo e una guardia dell' Unrwa, che alla gente che grida di aprire il cancello si rifiuta di farlo. «Se succede qualcosa, il sangue dei nostri figli sarà sulle tue mani», si sgola un padre. «Andate ai rifugi dell' Unrwa», strilla quello di rimando, «sono a 10 minuti da qui». Già, 48 persone sono state uccise in quei rifugi, e tutti lo sappiamo. All' arrivo delle ambulanze capiamo la portata dei danni: modesta, grazie al Cielo. Un bambino del dodicesimo piano ferito. Possiamo tornare negli appartamenti, dicono. Dovremmo sentirci sollevati? Prego per quel bimbo mentre c' incamminiamo lungo la via, a due a due. Abbiamo imparato che è pericoloso procedere in gruppi. Dopo 300 metri torniamo sui nostri passi. Infatti: dove andare? All' ingresso del palazzo, altri fanno fagotto per sistemarsi dai parenti. Infuria il dibattito: mamma vuole spedire i fratellini da amici in un interrato, papà scherza: «Abitiamo al primo piano, basta saltar fuori dalle finestre se c' è un' altra bomba». Decidiamo di tornare a casa. Prima di entrare, guardo il cielo. Nella notte le stelle sono splendide, pare che brillino più che mai. Conto 5 aerei israeliani sopra di noi.

Safa Joudeh, giornalista, segue un master in Scienze politiche alla Stony Brook University di New York. E' tornata a Gaza nel 2007

sabato 10 gennaio 2009

Con gli inserti del sabato, il lettore l'ha preso in quel posto.



Oggi non esce D, al suo posto trovate Velvet. Repubblica non dimostra molto rispetto verso i suoi lettori. fino a quando tollereremo? quo usque tandem abutere, Repubblica, patientia nostra?

Saul Stucchi

ndr: non esce neanche Io Donna del Corriere. Strane scelte parallele...

La foto è tratta da questo blog.

Torna in pianta Stabile il corrispondente da Gerusalemme.

Viene fin troppo facile il gioco di parole.

Alberto Stabile è tornato al suo compito duro di corrispondente per Repubblica da Gerusalemme. Vedremo se si sposterà al confine con la Striscia di Gaza a dar manforte a Fabio Scuto e Francesca Caferri.

L'inviata con le palle oggi ha scritto un pezzo dall'Alta Galilea, dal luogo dove è caduto il razzo sparato dal Libano.

Oliver Stone: Oscar per la migliore illustrazione.



Parola d’ordine: “Oliver Stone non è un innovatore ma un illustratore”. Qualsiasi cosa significhi, Paolo D’Agostini dev’esserne proprio convinto, visto che ha scritto la stesa frase due volte in tre giorni. Vista l’insistenza con cui si reitera il concetto, sembra proprio la classica resa dei conti con qualche suo collega convinto del contrario. Quindi lo stupefacente gioco di montaggio e gli intrecci di linguaggi di “Jfk” e di “Assassini nati” sono “illustrazioni”. Va bene, basta saperlo. Piuttosto, è da segnalare che recensendo oggi “W”, ultimo film appunto di Oliver Stone, D’Agostini definisce il protagonista Josh Brolin “apprezzabile”. Chi ha titolato il pezzo invece si è fatto prendere la mano e invece lo chiama addirittura “un gigante”. E mettersi d’accordo, no?

Fabio P.

A proposito della lettera sulla foto della bambina morta.

Due commenti che meritano di essere letti:

Già che c'era l'anonimo poteva rendersi conto anche che la bambina non è decapitata ma sepolta fino al collo e gli emerge solo la testa, e un po' le cose cambiano, e che la foto era accompagnata da un commento di Sofri (condivisibile o no, per la cronaca io non lo condivido più di tanto) su perchè certe foto vadano pubblicate, quindi il coraggio della parola c'è stato

E poi ancora:

Come si usa dire: la guera è guera (alla romana). l'immagine è davvero scioccante e torce le budella di ogni genitore e di qualunque persona che abbia ancora qualcosa di umano. ma apppunto è uno dei risultati della guerra. che non è bella, anche se fa male. fa solo male. molto male. soprattutto a chi non c'entra nulla. chiudere gli occhi non serve.

Repubblica e questo cavolo di sinistroidismo liberale del piffero.

Ho sempre letto la Repubblica, trovandolo un giornale sì di sinistra, ma progressista, moderato etc. Ultimamente mi fa proprio schifo. Non fosse per Serra e poche altre firme, non lo leggerei per niente.
Due pagine piene in R2 su "il licenziamento del manager!" della serie "anche i ricchi piangono".
Ma che cazzo vuoi che me ne freghi di un manager che quadagna centinaia di migliaia di euro l'anno!!! A me importa degli operai della fiat in cassa integrazione, porca pupazzola! Già i manager scappano coi soldi e nessuno li insegue, tanto meno li licenzia, ci manca altro che ci mettiamo a piangere perché li licenziano.
Questa dovrebbe essere la sinistra? Questa cavolo di sinistroidismo liberale del piffero? No, non ci sto.
Lo trovo assurdo.

Sfogo trovato in rete su questo blog.

venerdì 9 gennaio 2009

www.repubblica.flop

Oggi a Repubblica.it proprio non ci prendono. Hanno messo il link al blog di Zucconi “La croce rossa” ma ti ritrovi su quello di ieri (“La gallina del terrore”) che fra l’altro è stato un vero flop, 27 interventi in 24 ore.

Gian Paolo P.

Ah, questo giornalismo professionale che non cita le fonti.



Il sito di Repubblica pubblica la notizia sull’invecchiamento dei presidenti americani. Lo fa con un articolo di Mario Calabresi che non contiene alcun riferimento al pezzo originale della Cnn e riportando la stessa galleria fotografica della Cnn - qui Rep, qui Cnn - anche qui senza alcuna citazione e addirittura eliminando brutalmente la didascalia della foto su Obama.

Dal blog di Francesco Costa.

"Mai più sfoglierò una sola pagina di Repubblica".



Abbiamo trovato questa lettera anonima diretta personalmente a Ezio Mauro.

"Egregio direttore,
premetto che dal lontano 1994 ho smesso di acquistare il quotidiano " La Repubblica" ( non mi sono mai piaciuti i messaggi subliminali e le posizioni ambigue) ed il tempo mi ha dato ragione ( ho fatto un ultimo tentativo inviando una lettera di protesta per le dichiarazioni del Cardinale Tonini che definiva i gay dei malati che possono essere curati ed invece è stata pubblicata in quel periodo, dove le proteste fioccavano, soltanto la lettera di un ragazzo omosessuale che affermava di aver conosciuto sempre preti comprensivi e che non lo avevano mai voluto distogliere dalla sua omosessualità...).
E stamattina mio marito è rientrato sconvolto esclamando :" Mai più, mai più...mai più sfoglierò una sola pagina di questo giornale ( " la Repubblica", n.d.s )...ma sono impazziti...hanno pubblicato la foto con la testa decapitata di un bambino palestinese!".
Egregio direttore, benedetto quel giorno in cui ho deciso di non acquistare mai più il quotidiano da lei diretto.
Ma cosa sperava di ottenere con questa foto che ha semplicemente ucciso due volte quella creatura?
Maledico mille volte chi pubblica foto o video di questo genere specialmente riferiti a bambini ed animali, servono soltanto a straziare il cuore di chi odia la guerra e ama i bambini e la pace.
Quella foto dovrebbe essere mostrata ai soldati che stanno là, a sparare senza pietà, a chi sta al potere e nel suo nome uccide innocenti.E ai loro "potenti" amici. Ma non credo che su di loro sortirebbe effetto alcuno...sono ciechi, sono sordi, adesso e prima, perché la guerra non è un nuovo evento, perché queste non sono le prime creaturine massacrate...
Non serve a nulla mostrare a cittadini che odiano la guerra,proprio perché tocca gli innocenti,un'immagine dura, crudele. E assolutamente, cinicamente irrispettosa per chi giace senza vita.
Le dico che ho pianto di rabbia e che mi sento impotente di fronte all'imbecillità: questo la rende soddisfatto?

A cosa servono le immagini dure? A scuotere l'opnione pubblica? Gli indifferenti rimarranno indifferenti, gli ipocriti rimarranno ipocriti, gli idioti rimarranno idioti: non mi dica che non lo sa perché altrimenti le consiglio di cambiare subito mestiere. E allora si erge a paladino di che? Perchéinvece non ha usato PAROLE DURE contro un mondo politico immorale, folle ed omicida? Perché CON LE PAROLE non ha puntato l'indice al giusto indirizzo?

Lei non è migliore del soldato che ha ucciso quel bambino, se lo ricordi. Lei non ha il coraggio del pensiero e della parola. E tutto questo suscita in me pietà, ma nel senso peggiore del termine.

PS. se vuole il mio nome e cognome me lo faccia sapere, non ho problemi."


Nella foto l'immagine di cui si parla nella lettera.

Repubblica e Corriere aprono ai commenti, cambio epocale.



Da un paio di giorni Repubblica.it e Corriere.it, contemporaneamente, hanno aperto alcune delle loro notizie ai commenti.

Occorre registrarsi in entrambi i casi e, dati gli ancora pochi commenti presenti (alcune notizie sono piene ma altre vuote), l’idea deve evidentemente ancora penetrare nella mente di tutti i lettori. Per molti che seguono la stampa internazionale e i blog, quella di poter commentare una notizia è un’innovazione fondamentale e quasi scontata, ma in molti non sanno nemmeno che poteva esistere qualcosa di simile.

Finalmente, dunque, anche da noi i maggiori quotidiani aprono ai commenti, portando a tutti l’idea (oltre ovviamente alla possibilità) di mettere in discussione, alimentare, migliorare e correggere il tiro dell’informazione professionale che ora si apre alle critiche sul medesimo piano dell’informazione dei blog e di tutto ciò che accade e si fa in rete.

Trattasi di una novità importantissima che, nonostante arrivi con ritardo rispetto al resto della rete, non mancherà di far evolvere la percezione comune di ciò che si fa e si può fare con internet. Anche se poi questo strumento sarà usato in linea di massima per mandare insulti, per dire ovvietà, pensieri banali, qualunquismi ed esprimere come al solito il peggio delle persone, lo stesso l’idea che si possa mettere in discussione e si possa contribuire all’informazione più professionale che conosciamo è fondamentale. Più fondamentale di qualsiasi cosa si possa effettivamente fare grazie a tale possibilità.

Curioso che i due giornali abbiano aperto nel medesimo momento. Un simile passo richiede una lunga pianificazione. Richiede la preparazione della piattaforma (che è la parte più facile), richiede una tecnologia antispam, occorre organizzare la redazione per la moderazione di una valanga di commenti (non si possono permettere bestemmie o insulti alle massime cariche dello stato), occorre un cambio di mentalità riguardo ciò che si scrive, eccetera. Insomma: sembra ragionevole ipotizzare che l’uno sapesse dell’idea dell’altro di partire con i commenti e fosse pronto in qualsiasi momento ad adeguarsi…

Gabriele Niola

Corriere e Repubblica a picco. Mal comune mezzo gaudio.



La situazione è questa. I due principali quotidiani perdono in diffusione e in pubblicità. Precipitano. E questa è la macroeconomia. Ma per capire la gravità della situazione a volte i particolari, che non sono dettagli, sono importanti.
Corriere. Da mesi si discuteva di tagliare il numero delle pagine, togliendone quattro. Alla fine ne sono state tolte tre e il cdr ha accettato che i giornalisti rinuncino ad avere i collaterali (dvd, libri etc) gratis. La mazzetta, che non è una tangente, ma il malloppo di quotidiani che ogni giornalista riceve ogni giorno: dal primo gennaio ogni giornalista del Corriere avrà diritto a cinque quotidiani al massimo e tre periodici. Prima il numero era illimitato.
Vediamo Repubblica. Il primo numero dell'anno del supplemento D è saltato. Senza spiegazioni. Il Cdr ha chiesto il perché al direttore, che non si è scusato: avevamo altro da fare (Caracciolo), comunque non c'erano alternative. Foliazione. Da giorni arrivano telefonate al centralino di Repubblica: "Da noi è arrivata un'edizione ridotta, c'è un problema di stampa?". Nessun problema di stampa. Il numero delle pagine è stato drasticamente ridotto. Oggi sono 48, molto meno dell'anno scorso. Il Corriere, per ora, ne ha 72 e di formato più grande.
Che altro? Si parla di cassa integrazione, prepensionamenti, tagli alle trasferte, tagli ai collaboratori. Al Corriere Antonello Perricone ha già cominciato, lasciando a casa lo storico disegnatore Chiappori e la moglie di Alberoni Rosa Giannetta (e almeno in questo caso la crisi è stata utile). Il piano di risparmi messo in atto da Perricone prevede un giro di vite di 15 milioni di euro (5 in carico alla redazione).
La crisi non è solo italiana. Per dire, in Gran Bretagna in un anno la diffusione dei quotidiani è calata di un milione di copie. Non bruscolini.
In tempi di crisi i quotidiani sono deboli. Debole è la carne e anche l'informazione. E così diventano carne da macello per gli inserzionisti. Che spuntano sconti record e, come ha fatto oggi l'Audi sul Corsera, riescono a spuntare sedici (dico sedici) pagine di seguito solo di pubblicità. Quanto basta per stremare qualunque lettore. Sempre che, considerando anche la qualità pessima dell'informazione rimasta, qualche lettore sia ancora rimasto.

Dal blog Stampa Rassegnata

Maurizio Crosetti incontra Fabrizio De Andrè.



Il cimitero di Staglieno ha l’ingresso dietro una curva, con la fermata dell’autobus e i chioschi dei fiori. Dentro, sa subito di vecchio e questo è bello. Il sentiero sale dopo il campo dei morti in guerra e dei marinai che le onde si ripresero. C’è quasi sempre vento. Se domandi al custode dov’è sepolto Fabrizio De Andrè, lui ti indica col dito più avanti, è un gesto che tremola nella luce, poi disegna un piccolo arco nel cielo. Perché bisogna proprio passarci, sotto l’arco, per arrivare al campo 22 e piegare un po’ a sinistra, verso le tre tombe di famiglia quasi uguali. Quella di mezzo, dice il guardiano, è di De Andrè.
Ci sono andato camminando piano, come a un funerale dove ci fossi solo io. I muri gialli e scrostati, intorno, raccontavano di un’immensità di gente. Davanti alla tomba ho visto tanti ciclamini bianchi. Ma non mi sono avvicinato subito, perché c’era una donna e non volevo disturbare. Una donna quasi anziana che non piangeva: si limitava a soffrire terribilmente, ce l’aveva scritto in viso quando se n’è andata. Poi il sole è sceso in fretta. E’ così che succede.

Dal blog RIMBALZI di Maurizio Crosetti

mercoledì 7 gennaio 2009

Barbone o clochard? La campagna di PazzoPerRepubblica e di Gianni Mura porta i primi frutti.







Oggi per ben tre volte, in altrettanti articoli apparsi su Repubblica, viene utilizzato il termine clochard per parlare di un senzatetto.

La campagna portata avanti dal nostro blog e da Gianni Mura sul suo "Sette giorni di cattivi pensieri", sta funzionando.

L'inviata con le palle ci spiega perchè non la fanno entrare nella striscia di Gaza.

Come ormai saprete tutti, gli israeliani stanno vietando l'accesso nella striscia di Gaza ai giornalisti. Francesca Caferri ce lo spiega esaurientemente in un articolo apparso oggi su Repubblica che trovate qui sotto.

Nel trambusto generale, ecco una email della nipote di Hermann Hesse.

Abbiamo ricevuto questa lettera ermetica ma molto toccante della nipote del grande Hermann Hesse, Eva.

"senza essere a Gaza!
Non capisco piu come Israele puo andare avanti cosi!
Mi dispiace tanto, ma si sta alla casa riscaldata e si ha da mangiare e bere..,
come aiutare?
Auguro con tutto cuore che la guerra finira ..
con cari saluti, vi penso giorno e notte, Eva"


Eva ha un sito:

http://www.evahesse.it





Eva in una foto recente e in un'altra di una trentina di anni fa.

Refuso poetico.



Nella pagina dei programmi il documentario di Superquark è chiamato "Cercatori di Testori", ma non è dedicato a Giovanni Testori, noto intellettuale milanese, ma ai tesori di cui andavano in cerca i Conquistadores...

Saul S.

Andrea risponde a Saul che aveva risposto a Luca e a Cristian.

Considerando che Repubblica e Corsera hanno entrambi dei buoni cronisti, inviati e corrispondenti, trovo che il secondo abbia degli editorialisti "aristocratici" e "settari" (non che il domenicale di Scalfari sia leggibile da tutti, anzi).Salverei solo Stella (che però è anche inviato), Sartori e Romano.Ciò che mi spinge a preferire Corsera a Repubblica è un buon mix delle migliori firme del Corsera (Stella, Sartori, Ferrari, Mo, Olimpo, Cremonesi...). Se vedo solo EGDL, Panebianco, Battista evito.Le pagine culturali del Corsera sono spesso troppo "accademiche", riservate a pochi. A differenza di Saul, però, credo che Piperno sia una gran firma e il suo colloquio con Saviano (pubblicato tempo fa) sia da conservare a vita per il ritratto "alternativo" che fa.[Qui va un punticino di più a Repubblica (che ieri ha inanellato una seri di articoli interessanti su la tv francese, con intervista ad Augé, Larsson, Chatwin, Hikmet...)]

Andrea

Repubblica, sempre più simile ai free press.

Tanto per confondere ancora un po’ le idee agli italiani che ne hanno capito poco dei decreti Gelmini, Repubblica.it ci mette del suo.
Il titolo riferisce del voto di fiducia sul decreto per l’Università, e c’è anche un link di richiamo, che però porta ad un servizio sul decreto scuola, quello del maestro unico per intenderci.
Sono due decreti completamente diversi. Esempio di informazione non solo inutile, ma anche dannosa.
Anch’io come il lettore Luca D., mi sono ridotto a leggere solo gli articoli di una decina scarsa di giornalisti.
Il resto, sembra di leggere i giornali free della Metro.

Gian Paolo P.

martedì 6 gennaio 2009

Saul Stucchi replica a Sofri e Rocca.

Caro Enrico, mi sono stampato il post di Sofri e Rocca per leggerlo con attenzione e calma perchè alla prima scorsa mi erano sembrati giudizi sparati un po' a vanvera, più che analisi. La stampa e la lettura a freddo sono servite. A confermare la prima impressione. Ovviamente ci muoviamo nel campo della soggettività e io per primo non mi sentirei di sottoscrivere l'affermazione "Il Corriere ha un eccellente gruppo di editorialisti", tantomeno i nomi in parentesi. Io personalmente non sopporto Panebianco e Galli della Loggia. di quest'ultimo penso quello che Rocca pensa di Serra, con l'aggravante che EGDL NON è un autore satirico. "Maltese sa scrivere solo che Berlusconi è un porco" non mi sembra un'analisi. mi pare più una c. "Rep. non è il giornale della sinistra liberale, moderna e democratica" dovrebbe dare avvio a un dibattito infinito. Soprattutto su cosa sia la sinistra liberale, moderna e democratica (ma ho paura che per qualcuno la sinistra italiana o la sua parte più "presentabile" non sarà mai sufficientemente liberale, moderna e democratica". Oddio, se bisogna finire come Capezzone e/o Velardi, io metto la firma per questa sinistra NON liberale, moderna e democratica. E poi, apro e chiudo subito parentesi, che vuol dire oggi "democratica"? E' tirannica la sinistra italiana che Rep.rappresenterebbe? oligarchica? aristocratica? genus mixtum? polibiana? revanscista? maoista? termidoriana? togliattiana? giovannirana?)“ci sarebbe, poi, da parlare delle pagine culturali…”: su questo blog io stesso ho scritto che le pagine culturali di Repubblica – secondo me – sono peggiorate sensibilmente e notevolmente. Non ne farò quindi una difesa d’ufficio. Certo, in giro c’è di peggio. A cominciare proprio dal Corriere e dai pezzi di Alessandro Piperno. Io personalmente al Corriere invidio solo due cose: Ettore Mo e la collaborazione di Luciano Canfora. Da sempre preferisco le pagine culturali di Repubblica a quelle del Corriere; ripeto: sono peggiorate, anche per “colpa” - sempre secondo me – degli articolazzi e dei commenti di Sofri senior, che si cimenta senza remore su tutto lo scibile umano con una sicumera da Media Mogul che a me urta i nervi (ma, ripeto, sono gusti). Concordo con Sofri junior che la trasandatezza è imbarazzante, ma riguarda tutti i giornali (non solo i quotidiani e non solo i cartacei). Come lettore pagante, vorrei meno pubblicità interna, meno marchette, più parti scritte in rapporto alla pubblicità. Insomma, ragazzi: lavorate un po’ di più e un po’ meglio. Prendete a esempio El Pais (lo so: il mio è un consiglio di parte), soprattutto per gli inserti Babelia e Domingo. Lasciate perdere invece i giudizi di chi vorrebbe che Repubblica diventasse una sorta di Giornale con meno barzellette o un Riformista per adulti. Repubblica resta un grande giornale e a noi piace. Sempre di più di tutto quello che c’è in edicola.

Saul Stucchi

Opinioni su Repubblica: Luca Sofri e Cristian Rocca tornano all'assalto. E picchiano duro, prendendo anche la mira.



Luca Sofri e Cristian Rocca, vecchie conoscenze di questo blog, sono tornati all'assalto sulla crisi d'identità del nostro amato giornale.

Tutto ha inizio da questo post di Luca Sofri sul suo Wittgenstein:

Confusi in un playback

I quotidiani italiani che compro ogni mattina variano in numero, secondo i periodi. Nelle scorse settimane erano sei, quest’estate tre, ieri e oggi cinque. Ma due sere fa, chiacchierando con dei parenti, abbiamo improvvisamente convenuto che di questi tempi, con internet e la scarsa qualità dell’informazione italiana, i quotidiani uno non li legge per sapere cosa succede: li legge per sapere cosa c’è sui quotidiani.

p.s. penso invece da un po’ di tempo un’altra cosa: che i giornali italiani dovrebbero ringraziarla, la crisi dei giornali. Che se solo ci fosse un minimo di mercato e qualche soldo, il primo che passa farebbe un buon giornale e se li mangerebbe tutti.


Il post di Sofri ha stuzzicato Cristian Rocca che su Camillo ha così scritto:


Giornali


Luca ha scritto cose vere sui giornali italiani: ormai non li leggiamo più per leggere che cosa succede, ma per sapere che cosa c’è sui giornali. Io, senza parlare del mio, ne sfoglio soltanto due, Corriere e Repubblica (Rep. online). Quando sono in Italia aggiungo la Stampa e ogni tanto il Riformista. In redazione ho anche gli altri, di cui guardo velocemente soltanto la prima pagina (tranne quando voglio ridere, e allora li sfoglio). In generale non si trovano quasi mai cose interessanti da leggere (salvo che sul mio, anche quando non sono d’accordo). La Stampa è il grande giornale dove trovo più cose, malgrado i deliri di Barbara Spinelli e un certo autoritarismo questurino. Il Corriere ha un eccellente gruppo di editorialisti (Panebianco, Galli della Loggia, Battista, Giavazzi, Ostellino, Gaggi e Grasso, più Hitchens) e poco altro. La Repubblica può vantare il più inutile gruppo di editorialisti contemporanei. Proprio l’altro giorno notavo come su Repubblica, al di là di come la si pensi, non ci sia mai un editoriale da leggere. Io, per esempio, non conosco nessuno che legga Scalfari, Bocca, Aspesi, Rodotà, Valentini, Citati e Caracciolo di cui sappiamo circa trent’anni prima che cosa scriveranno e, soprattutto, che non gli basteranno diecimila battute. L’unico che si fa leggere, almeno da me e per arrabbiarmi, è Bernardo Valli. Zucconi è un genio, ma le cose che scrive possono essere lette solo da chi non ha mai messo piede in America o è strafatto di pregiudizi. Giuseppe D’Avanzo e Massimo Giannini non fanno gli opinionisti, ma dettano la linea politico-editoriale del momento e ogni due giorni annunciano con inquietudine di aver scoperto la nuova P2. Francesco Merlo s’è perso. Berselli fa quello che può. Serra è un autore satirico, specie quando pensa di non esserlo. Maltese sa scrivere solo che Berlusconi è un porco. Poi ci sono i frequenti editoriali, rubricati alla voce "idee", ma pubblicati esclusivamente per il nome altisonante da poter sfoggiare in prima, quasi mai per il contenuto: Nelson Mandela, Salman Rushdie, Tony Blair (quando si portava), Desmond Tutu e molti scrittori americani e israeliani. Mi chiedo come sia possibile che dal giornale dell’intellighenzia della sinistra liberale, democratica e moderna (almeno, così dicono loro) in tutti questi anni non sia mai uscito uno che abbia cose da dire, da analizzare o da raccontare. La risposta forse è facile: Rep. non è il giornale della sinistra liberale, moderna e democratica. Ci sarebbe, poi, da parlare delle pagine culturali, di quelle dello spettacolo e dei magazine, ma rischierei la querela. Anche se, di nuovo, il Corriere ha almeno il merito di aver arruolato Alessandro Piperno e Paolo Giordano, due che sanno scrivere e raccontare.

Il cerchio si chiude con un secondo post di Sofri:

Appunti per un quotidiano da fare


Non si chiudano risentiti a riccio gli amici che ho a Repubblica: questa cosa la potrebbe scrivere chiunque ogni giorno (persino farne una rubrica), e diverrebbe forse noioso. Ma un giorno ogni tanto, ricordare come stiamo messi magari aiuta. Magari.
Quando io dico che i quotidiani italiani sono fatti male - molto male - non mi riferisco di solito a chi li scrive (che pure…) ma a chi li fa, appunto. È la costruzione del giornale, la sua ideazione, il modo in cui si sceglie cosa farne, cosa pubblicare, quali pezzi commissionare, quali copiare, a chi affidarli, come impaginare, come titolare, cosa scrivere nelle didascalie, cosa mettere nelle brevi. Questa è la parte più trasandata e maldestra dei giornali italiani, quella dove il controllo della qualità è più basso o inesistente. Ogni giorno compaiono sui quotidiani italiani trascuratezze, errori, e cose spiegate male per cui la formula “rispondiamo solo ai nostri lettori” dovrebbe avere un senso: perché i lettori domandano “ma come cazzo li fate ’sti giornali? ma che vuol dire ’sta roba?”.
Prendete Repubblica, oggi. In prima pagina (in prima pagina) ci sono due articoli due dai corrispondenti in America, entrambi molto bravi. I due pezzi sono sullo stesso argomento (le dimissioni di Bill Richardson) e sono uno accanto all’altro: e in prima come di consueto compaiono solo le prime righe. Tra queste prime righe, nel pezzo di Calabresi è scritto che Obama “perde uno dei suoi pezzi migliori, Bill Richardson”; dieci righe dopo, in quello di Zucconi è scritto che Obama “perde uno dei pezzi più pregiati del team, il ministro Bill Richardson”. E ancora: il pezzo di Calabresi, all’interno, dice che si tratta di “un pesante colpo di immagine” e “un brutto colpo di immagine”. E qual è il titolo in prima pagina? “Brutto colpo all’immagine”, certo: solo che è il titolo del pezzo di Zucconi.
Nello stesso numero di Repubblica a caso, quello di oggi, c’è un titolo in cui è scritto “raimbow”, con la emme. E un articolo sulla morte del figlio di Travolta in cui si usa la formula “Travolta e Kelly Preston hanno sempre negato che il figlio soffrisse di autismo”: cosa vuol dire? Da dove nasce questa smentita? Qual è la notizia, che era autistico o che non lo era? E soprattutto, cosa c’entra? Boh, non è dato saperlo. Nel supplemento R2 c’è una pagina intera dedicata alla smentita dei luoghi comuni su cosa si produce dove in Italia. La storia poteva essere interessante: solo che se leggi l’articolo l’unica sorpresa è che si produrrebbe più marmo in Sicilia che a Carrara. Tutti gli altri luoghi comuni sono rispettati: la moda in Lombardia, la pasta in Campania, e le presunte sorprese sarebbero che si fa più vino in Veneto che in Toscana e che sui motori da diporto la Lombardia supera la Liguria. Il tipico pezzo che in una redazione normale il giornalista propone, il caporedattore dice “buono: va’ avanti”, poi vede i risultati e decide di lasciar perdere.
Sulla Stampa, che di solito è fatta un po’ meglio, oggi c’è un pezzo in prima pagina che racconta una storia che sembra notevole e particolare: le persecuzioni e minacce subite da uno che crea suonerie telefoniche. Vi starete chiedendo perché: qui c’è l’articolo. Io non l’ho capito, e se lo capirò sarà solo facendo delle ricerche su internet, ora che mi è venuta la curiosità. La famigerata internet.


Ringraziamo Andrea G. per le ottime segnalazioni.

La foto è di Nadav Kander.