venerdì 31 luglio 2009

Chi la fa l'aspetti.

Il sito dei Mille ha rivolto 5 domande a Repubblica sul caso della mozione Marino.

Chissà se a Largo Fochetti risponderanno o faranno come Silvio che non ha risposto alle 10 (+10) famose domande.

Libero di tornare al Giornale.



E' ufficiale: Vittorio Feltri dal 16 agosto torna a dirigere l'House Organ del Popolo delle Libertà.

Foto Pizzi

giovedì 30 luglio 2009

Notizia bomba: Feltri va a “Il Giornale”. Parte la guerra a Repubblica.

Inizierà ufficialmente oggi il super valzer di direttori che vedrà coinvolte alcune delle più importanti testate giornalistiche nazionali. Vittorio Feltri comunicherà questa mattina ai suoi collaboratori a “Libero” di aver accettato l’offerta della famiglia Berlusconi e di accasarsi alla direzione de “Il Giornale”. Con lui, nella nuova avventura, anche il fidatissimo braccio operativo Alessandro Sallusti, in questi anni direttore responsabile della testata.

Il resto lo trovate qui.

E ne parla anche Dagospia. E se ne parla Dagospia...

mercoledì 29 luglio 2009

Noio vulevòm savuàr.



A volte la questione traduzioni si attorciglia su sé stessa. Per esempio. E’ ridicolo l’uso che noi facciamo del termine “digitale”, che in italiano indicherebbe qualcosa che riguarda le dita (come le impronte), invece lo usiamo nel senso che riguarda le cifre, traducendo alla lettera il termine inglese “digital” (per loro cifra è “digit”), un po’ come quelli che scrivono ai post e quando citano qualcuno dicono che lo “quotano” con una traduzione alla “noio vulemòm savuàr”. I francesi traducono (davvero) tutto e invece che “digitale” dicono, correttamente, “numerico”. Ma quando lo si ritraduce in italiano e si parla di “foto numeriche” (come fa Martinotti oggi nell’intervista al grande Depardon) ormai siamo talmente abituati alla traduzione alla c. di c. che rischiamo di non capire di che cosa parli.

Fabio P.

Una figura di Mediaset.

Riportiamo direttamente dal blog Cattiva Maestra:

Freud non aveva dubbi: il lapsus non è un fenomeno casuale e rappresenta il chiaro manifestarsi di un desiderio sopito nel proprio inconscio che si risveglia e trova così soddisfazione.

Psicopatologia o meno, prima o poi capita a tutti di incorrere in un bel lapsus. Inutile tenere la lingua o la penna a freno, il lapsus inesorabile arriva, come dimostra il bravo Fulvio Bianchi in un articolo pubblicato oggi sulla versione online di Repubblica.

Così scrive il giornalista riferendosi a Mediaset...

Castelnuovo di San Pio: il paese dimenticato da Dio. Ma anche da Berlusconi. Eppure Jenner Meletti c'è stato.



C'è un paese, tra i tanti colpiti dal terremoto, che detiene un record: tutto è rimasto come quel fatidico 6 aprile. Da quel giorno non s'è mai vista una telecamere e non è arrivata in visita nessuna persona importante. Fino a ieri. Quando a Castelnuovo di San Pio è arrivato lui, Jenner Meletti, l'inviato di Repubblica che ci ha raccontato tutto in un inquietante reportage apparso oggi su Repubblica.

Adesso è il turno di Berlusconi. Cosa aspetti, caro Silvio, a far visita a questo posto dimenticato da Dio? E se riesci, portaci anche Obama.

martedì 28 luglio 2009

Dai, Ezio! Faje vedè chi sei.



Rispondigli per le rime a questi cattivoni del Giornale che ti hanno crocifisso in prima pagina.

Quando si ha il 50% di possibilità di sbagliare cosa si fa? Si sbaglia.



E’ un bel problema quando mancano le foto dei personaggi di cui si parla. Prendete Aristotele: è morto senza avere fatto in tempo a farsi anche solo una fototessera. Lasciando chi ha curato la pagina di oggi col noiosissimo pezzo del bravo Carofiglio con un problema: serve un’immagine di Aristotele, dove la prendo? Ha risolto prendendola dall’affresco di Raffaello “La scuola d’Atene”, che ha al proprio centro proprio Aristotele che discute con Platone. Aristotele indica con il palmo la terra, rivolgendosi al mondo terreno e al fatto che l’uomo lo deve studiare, mentre Platone (dipinto con il volto di Leonardo da Vinci) indica il cielo, dove risiedono le idee. Quindi: due personaggi, il 50% per cento di possibilità di sbagliare quando si fa la scelta. E che personaggio ha usato il redattore per illustrare la frase di Aristotele? Esatto: ha usato Platone.

Fabio P.


Update: due ore dopo la pubblicazione di questo post, arriva un messaggio di Gabriele che dice: "Non so dove abita Fabio P., ma a Milano arriva la seconda edizione, dove l'errore è stato corretto e Aristotele è Aristotele, o quello che per Raffaello era Aristotele. Sennò al limite si poteva mettere la foto di Aristoteles, il calciatore della Longobarda di Oronzo Canà nel film "L'allenatore nel pallone".

Caro Gabriele, Fabio P. non abita a Milano, come non abita a Milano uno dei collaboratori di PPR che ci ha prontamente inviato la foto scattata a pagina 11 del giornale di oggi (qui sotto) a conferma della tesi di Fabio P.



Quindi Gabriele è pure valida la tua tesi della seconda edizione corretta. Se qualcuno ha il buon cuore di farci un'istantanea della foto corretta ce la mandi che la pubblicheremo.

Chi le ha viste?

Ci segnalano che dalla home di Repubblica.it sono sparite le dieci fatidiche domande.

Che Berlusconi abbia risposto?

Update: il buon ALN ci fa notare che il link c'è ancora. E' sotto l'articolo sulle escort.

Frank57 propone un compito per le vacanze.

A me sembra che sotto la direzione di Concita De Gregorio, l'Unità abbia cambiato passo e, anche graficamente, si presenta bene e con contenuti da leggere ogni giorno. Certo che il nuovo quotidiano di Padellaro e Travaglio eroderà copie e lettori, anche se probabilmente io resterò lettore dell'uno, dell'altro e di Repubblica, per non parlare di altri due quotidiani. Come poi ci potrò riuscire è tutt'altro discorso.
Anzi lo propongo come compito per le vacanze: quali sono i tempi ideali di lettura di un quotidiano?

Frank57

lunedì 27 luglio 2009

Un errore che ne contiene un altro che ne contiene un altro...



Segnalo una bella imprecisone nell'articolo di Vincenzo Nigro di oggi, ripreso in una didascalia: l'espressione francese "poupées russes" non significa "bambole russe" ma "matrioske".
Errore che, oltrettutto, è stato fatto anche dai traduttori "cinematografici" per l'omonimo film di Cédric Klapisch.

Andrea

L'amara Concita.

Riceviamo questo messaggio anonimo che volentieri pubblichiamo:

"Caro PazzoPer, non farti prendere la mano dal "boom" dell'Unità. E' assolutamente normale e fisiologico un aumento delle copie a ridosso di appuntamenti elettorali (amministrative, europee, politiche)....L'Unità ha il fiato corto purtroppo perchè a settembre arriva in edicola in giornale di Padellaro e Travaglio che porterà via un sacco di copie....guarda dietro ai fatti, non fermarti all'apparenza."

Carta vecchia.



Abbiamo trovato questa interessante considerazione sul blog di Gery Palazzotto e ve la proponiamo integralmente:

La crisi dei giornali non è iniziata quest’anno e nemmeno quello precedente. La crisi di vendita e degli introiti pubblicitari va avanti da un decennio abbondante. Solo negli ultimi anni la si collega all’espansione di internet. In realtà il web ha bucato l’aorta della carta stampata da prima, diciamo dal 2000. Da quando cioè, drogati dall’illusione di trasformare i soldi virtuali in ricchezze reali, gli editori hanno investito nella Rete senza uno straccio di progetto: la loro idea, insulsa, era quella di trasferire metodi e regole dal cartaceo al digitale. Un po’ come pretendere che la vecchia caffettiera facesse all’improvviso cornetto e cappuccino.
E’ finita malissimo, ovviamente.
Oggi, anche a detta degli stessi addetti ai lavori, i giornali sono vecchi ancor prima di andare in stampa. E non solo per la famosa circolazione vorticosa delle notizie, ma per il menu e la scelta degli argomenti. La suddivisione in esteri, interni, politica, cronaca, spettacoli, sport, eccetera, non soddisfa più un lettore che non sente la necessità di essere alimentato a forza di news (perché è la notizia che lo insegue ancor prima di concretizzarsi). L’informazione necessita di altre categorie: geografiche, sociali, culturali.
Un direttore di giornale dovrebbe chiedere ai suoi capiredattori: cosa diamo oggi ai nostri lettori del nord? E a quelli del sud? Cosa proponiamo alle casalinghe? E ai precari? Quale artista scopriamo? Qual è lo sconosciuto di cui tutti dovrebbero sapere?
Si tratta, come capite, di rubare il mestiere a molti blogger e di armarsi dell’umiltà che serve per affermare serenamente: abbiamo troppi catorci che affollano le redazioni e abbiamo capito la differenza che passa tra un giornalista vecchio e un vecchio giornalista.
Non lo faranno mai.

Fonte: www.gerypalazzotto.it

Le cappellate degli altri.



Sotto l’ombrellone, stampatelo e trovate i refusi.

Fonte: www.paulthewineguy.com

Chiude Metropoli, l'inserto di Repubblica sull'Italia multietnica.



Il giornale nato nel 2006 non riprenderà dopo la chiusura estiva. L'idea ora sarebbe quella di potenziare il sito web, ma attualmente si tratta soltanto di un progetto.

Metropoli, l’inserto dell’Italia multietnica della Repubblica, chiude i battenti. La notizia, non ancora ufficiale, circola già da alcuni giorni. Fonti ben informate sostengono che i giochi sono già fatti e che il numero di domenica 19 luglio è stato l’ultimo: dopo la chiusura estiva, infatti, il giornale che dal 2006 racconta l’Italia alle comunità immigrate e le comunità immigrate agli italiani, non riprenderà la pubblicazione a settembre. Da diversi mesi Metropoli era diventato difficile da trovare, dimezzando la tiratura dei tempi migliori pari a circa 300mila copie. Ora l’idea sarebbe quella di potenziare il sito web, ma attualmente si tratta soltanto di un progetto. Il problema, secondo la fonte ascoltata da Redattore sociale, è che l’inserto di Repubblica ha perso i due “padrini” d’eccezione che avevano creduto e investito nel progetto: Carlo Carracciolo, presidente onorario del Gruppo editoriale l’Espresso, scomparso alla fine dello scorso anno e Marco Benedetto, che nel settembre 2008 ha lasciato la guida del Gruppo.

Non conferma né smentisce il direttore di Metropoli, Gennaro Schettino, che afferma: “Non esiste una visione definitiva, ci sono solo alcune valutazioni che l’editore sta facendo”. Secondo Schettino, infatti, la vicenda rientra in “una crisi generale della pubblicità” che colpisce “vari prodotti” e su cui l’editore starebbe prendendo una decisione. Quella di Metropoli costituisce un’esperienza unica, o quasi, in Italia anche perché a scrivere dai diversi territori sono stati in questi anni decine di corrispondenti provenienti dalle principali comunità residenti in Italia. Metropoli rappresenta “un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell’arricchimento delle reciproche esperienze, nella possibilità di una crescita comune, in un’Italia che sarà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fini qui”, scriveva il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nell’editoriale del primo numero. “È la prima volta – proseguiva Mauro – che nasce un settimanale di impianto nazionale interamente pensato e dedicato agli stranieri che vivono in Italia. Ed è la prima volta che un grande quotidiano nazionale decide di rivolgersi direttamente a questo tipo di pubblico specifico, individuando nel mondo dell’immigrazione non soltanto un nuovo mercato di lettori, ma un deposito – in gran parte sconosciuto alla stampa italiana – di esperienze, culture, tradizioni, interessi, valori ed esigenze che meritano di essere scoperti giornalisticamente e valorizzati, portandoli dentro la discussione quotidiana della nostra società”.

Fonte: www.affaritaliani.it

Una cagata pazzesca.



Non per fare il pignolo. Però sabato scorso a pagina 28, a corredo di un pezzo di Leonardo Coen sull’”Atomica di Stalin” si  vede una grossa immagine (senza didascalia) con dei cannoni e due parole in cirillico. Quindi: guerra, lingua russa, perfetto no? Ma se si sa leggere il cirillico si scopre che le due parole sono “Bronenosec Potemkin”. Ovvero “Corazzata Potemkin” il capolavoro di Ejsenstejn tanto bistrattato da quel cretino di Fantozzi. Quindi si tratta del manifesto di un film del 1925 sulla rivoluzione del 1905. E quindi quell’immagine con l’atomica e con Stalin non c’entra, come dire, una cippa.

Fabio P.

venerdì 24 luglio 2009

Addio cartacei. E' il web bellezza.

Riportiamo qui la versione integrale di un articolo apparso sul sito Affari Italiani:

All'atmosfera cimiteriale del cartaceo corrisponde il mondo del web in tumultuoso cambiamento e crescita, dove sempre di più si addensano i lettori che disertano le edicole.


Periodicamente ci occupiamo di cosa succede sulla rete e ai giornali cartacei. E sempre più queste esercizio assomiglia a una specie di countdown. Come medici impotenti non possiamo che registrare ad ogni check up lo stato sempre più terminale del malato, assistendo ad un declino ineluttabile.

I dati Ads di Aprile sulle vendita dei quotidiani somigliano a un bollettino di guerra con morti e feriti: il Corriere perde oltre 62mila copie rispetto allo stesso mese del 2008 (-9,5%), Repubblica ne lascia sul campo oltre 100mila ( -16,3%), il Sole 24 Ore perde 15mila copie, mentre gli utili netti dell'Espresso sono precipitati vicino allo zero. Non va meglio ai giornali gratuiti, segno che non è il prezzo il problema ma il formato cartaceo, e infatti è in agitazione la redazione del free press Metro, prossimo a essere venduto.

All'atmosfera cimiteriale del cartaceo corrisponde il mondo del web in tumultuoso cambiamento e crescita, dove sempre di più si addensano i lettori che disertano le edicole. È ovviamente internet il becchino che sta seppellendo i giornali cartacei, aggiungendo ogni giorno una pala di terra alla fossa in cui la rete li ha relegati. Una generosa manciata di terra arriva ora dall'integrazione tra le rete e i telefonini, come nel caso di Affari Italiani che compare tra i canali top di Peoplesound, il social network per cellulari.

Potrebbe essere il colpo di grazia, o comunque un colpo durissimo per chi pensa che il cuore dell'informazione stia presso indirizzi civici (via Solferino, via Colombo, Viale Monte Rosa), mentre a breve gli unici indirizzi che conteranno saranno solo quelli che cominciano con www.

Fonte: Affari Italiani - Giuseppe Morello

giovedì 23 luglio 2009

Paolo Rumiz: ecco un messaggio in codice.

Sull'affaire Paolo Rumiz abbiamo ricevuto questo messaggio anonimo in codice:

"Vulcani d'Italia. Aspettiamo il botto".

Che sia un'anticipazione fornita da un collaboratore di Repubblica?

Chi vivrà vedrà.

Mani destre e refusi sacri.



Repubblica di oggi 23 luglio, articolo di Filippo Ceccarelli sul “nuovo corso” di Berlusconi, che dice “porse a Vespa la mano destra”.

Ahimè, purtroppo c’è la foto che lo smentisce clamorosamente, la mano “offerta” al Brufolone è la sinistra.

Ma lo sappiamo, il PdC è allergico alla “sinistra” in genere, e quindi evidentemente ha due mani destre, il buon Ceccarelli, astutamente, ha tenuto conto della cosa.

In quanto al secondo refuso, nella didascalia di Padre Pio, è uno degli errori più frequenti, più banali, più evidenti e quindi più evitabili da parte dei giornalisti, e proprio per questo uno dei più irritanti.

Il paese “Pietralcina” non esiste in Italia, è così difficile scrivere correttamente “PIETRELCINA” ???

GPP

Un giornale aperto: il segreto dell'Unità.

Torniamo ancora sul boom di vendite del quotidiano diretto dalla dolce Concita, segnalandovi un pezzo apparso sul sito del Sole 24 Ore:

"Forse ci voleva una guida "rosa" per riportare il segno più in casa Unità. Oppure serviva un direttore esponente della «generazione sandwich» come si autodefinisce la stessa Concita De Gregorio. Fatto sta che da quando l'ex firma di Repubblica ha preso le redini del quotidiano fondato da Antonio Gramsci i risultati sono arrivati: oltre 53mila copie vendute a giugno, con un aumento del 24,9% rispetto allo stesso mese dell'anno prima; gli ultimi 12 mesi (tranne marzo) sempre in crescita."

Il resto è qui.

Inviati disuniti d'America.



Cercando notizie su Angelo Aquaro, protagonista dei due post che precedono questo, ci siamo imbattuti in un interessante post pubblicato sempre da Christian Rocca sul suo Camillo.

Rocca scrive cose che nemmeno noi umani...

Leggete qui.

La lunga estate calda di Angelo Aquaro. Parte 2 la vendetta.



Non si fa in tempo a fare un post su Angelo Aquaro che ne troviamo subito un altro su Camillo, il blog di Christian Rocca.

E da lì Aquaro ne esce inizialmente bene ma poi Rocca, alla fine del post, lo massacra.

Leggere per credere.

mercoledì 22 luglio 2009

La lunga estate calda di Angelo Aquaro.



Da qualche settimana le pagine di Repubblica sono infarcite di pezzi firmati dall'inviato negli States Angelo Aquaro. Già, ma chi diavolo è questo Angelo Aquaro?

Se lo sono chiesto diversi lettori del blog tra cui il buon Geppo che ci scrive chiedendoci:

"Vedo che da una settimana a questa parte c'è un certo Angelo Aquaro inviato negli Stati Uniti a caccia di storie. Quale sarebbe il suo ruolo? Il vice Zucconi? Qualcuno sa qualcosa su di lui?"

Caro Geppo, i veri feticisti di Repubblica se lo dovrebbero ricordare Angelo Aquaro.

Nel 2004 è vice capo dell'ufficio centrale di Repubblica, ed è stato anche caporedattore del Venerdì e crediamo che lo sia tuttora. Ma noi lo ricordiamo soprattutto per le sue performance in qualità di responsabile di Musica! il settimanale musicale di Rep, dove partecipò al restyling grafico e alla nuova filosofia editoriale più attenta alle nuove tendenze musicali.

Adesso è stato mandato temporaneamente negli Stati Uniti a sostituire Alberto Flores D'Arcais che probabilmente è andato in vacanza.

Paolo Rumiz: cresce l'attesa.

Dove ci condurrà quest'anno la fantasia di Paolo Rumiz? A questo proposito abbiamo ricevuto un messaggio di una lettrice del blog che volentieri pubblichiamo:

"E' da un po' di giorni che me lo chiedo anch'io e mi sto scervellando: che mezzo di locomozione userà? Che Paesi visiterà? Quale sarà il filo conduttore, il tema: una religione,la diaspora di un popolo,le minoranze,un anniversario, la crisi economica?
Sto già facendo il count-down.
Silvia".

L'Unità va a gonfia vele ma nessuno ne parla. E così Concita si incazza.

Leggiamo sul sito dell'Unità:

Ogni tanto escono cifre sull’andamento dei giornali. Notizie non liete quest’anno, purtroppo, anche se l’altro giorno La Stampa di Torino ha festeggiato un +0,8%. Nell’analisi complessiva si è parlato di tutti, ma non dell’Unità. E allora le cifre ve le diamo noi.

Continua qui.

E' come portare un cieco al cinema.

Il Corriere.it oggi riesce nel triplo salto mortale con avvitamento carpiato e piegamento esterno delle ginocchia: dedica cioè ampio spazio alle intercettazioni pubblicate dall’Espresso (nel frattempo ce ne sono delle nuove) ma si guarda bene dal linkarle.

Questo post è stato copiaincollato direttamente dal blog di Gery Palazzotto.

Ma ne ha parlato anche Mantellini.

martedì 21 luglio 2009

La dolce notizia.



Crisi, l’Unità in controtendenza: aumentate le vendite nel 2009.

L’Unità va controtendenza. In un periodo di crisi come quello attuale in cui si sente parlare tanto di tagli, pensionamenti, deficit e piani di ristrutturazione, dal giornale fondato da Antonio Gramsci arriva una bella notizia. Da giugno 2008 a giugno 2009 l’Unità ha visto aumentare le vendite del 25%.

Il dato che va controcorrente anche rispetto all’ormai cronica e costante diminuzione di lettori di quotidiani è stato diffuso dalla direzione del giornale. Le copie vendute in edicola nel mese di giugno 2009, sottolinea la direzione, “sono state 50.314. Se alle stesse si aggiungono gli abbonamenti e le vendite fuori edicola il dato complessivo si attesta a 53.516 segnando un +2,3% rispetto al pari dato di maggio 2009 e un +25% rispetto allo stesso mese del 2008”. Questo dato, conclude la direzione, “conferma ancora di più un trend che ha segnato costanti crescite dal mese di settembre 2008”.

Fonte: www.giornalismoblog.it

Repubblica molla Bersani ("retrò") e tifa per il laicismo di Marino (e di Franceschini).

Scalfari affonda indirettamente Bersani e la sua strategia basata su "una legge elettorale alla tedesca".

Nel dibattito precongressuale del Pd si inserisce il partito di Repubblica. E lo fa in modo dirompente: Eugenio Scalfari e il suo giornale chiudono a Pierluigi Bersani e fanno l'occhiolino a Ignazio Marino e al suo laicismo. Ma siccome è difficile pensare che Marino abbia i numeri per conquistare la segreteria, Scalfari preconizza una sua convergenza sul candidato con il programma più affine al suo, Dario Franceschini.

L'endorsement sta nel commento domenicale del Fondatore. Il quale spiega, in modo un po' criptico ma assolutamente evidente, che la novità ("Un'assoluta e per me positiva novità") di questo dibattito precongressuale è l'attenzione al laicismo, finora sempre trascurato dal Pci e dalle successive incarnazioni della sinistra, ma ora molto presente "specie da parte di personalità post comuniste". Traduzione: Marino e Franceschini, non Bersani.

Dei tre candidati, prosegue Scalfari, mentre Franceschini "conferma la laicità come un connotato di fondo", è Marino che "mette in prima fila il laicismo e si riserva di convergere con i suoi delegati sul nome di quello dei due candidati principali che presenta spiccate affinità con il suo programma". Cioè, appunto,come detto in premessa, Franceschini.
In altre parole e fuori dalle cautele, Scalfari e Repubblica appoggeranno Marino e la sua battaglia per la laicità e poi ne prevedono e ne sosterranno la confluenza su Franceschini.

La controprova poche righe dopo, quando Scalfari affonda indirettamente Bersani e la sua strategia basata su "una legge elettorale alla tedesca" che mira "a un'alleanza nazionale con il centro cattolico e moderato di Casini". Ma questo schema "ricorda il tacito duopolio Dc-Pci della Prima Repubblica". Per concludere con l'affondo, tombale per il nuovo segretario del Pd: "Mi sembra uno schema alquanto "retrò" per un partito riformista, senza dire che l'Udc non farà mai alleanze nazionali con la sinistra e l'ha detto in modo esplicito più e più volte".

E' divorzio, dunque, tra Repubblica e il Pd. Il quotidiano romano ha sempre giocato in casa, da decenni, nell'area del Centrosinistra, condizionandone la selezione, la vita e la morte dei diversi leader. Sin dai tempi della Dc e del Pci, in forza della convergenza politica con i filoni antichi e più omogenei del cattolicesimo di sinistra e degli ex e post-comunisti. Da ultimo con Walter Veltroni e Dario Franceschini, ma prima con Francesco Rutelli e Romano Prodi e indietro negli anni fino a risalire a Ciriaco De Mita. Ora, schierandosi contro il vincente Bersani, la svolta. Ma per Bersani potrebbe non essere una brutta notizia. Affrancarsi dal condizionamento del quotidiano di Scalfari, Mauro e De Benedetti potrebbe significare sottrarsi dalle incursioni e dalle quotidiane inframmettenze del giornale, guadagnandosi una maggiore autonomia politica e organizzativa e un gioco a tutto campo. Anche perché ai suoi predecessori l'apparentamento con Scalfari e i suoi uomini non ha proprio portato bene.

Fonte: www.affaritaliani.it

lunedì 20 luglio 2009

Habemus Nostradamus.



Non è per tirarcela, ma vi ricordate quando avevamo messo il post sul nuovo film di Nanni Moretti? Repubblica aveva copiato la notizia da un giornale americano e aveva messo il titolo in inglese (We have a Pope”) mentre il Corriere l’aveva messo in italiano (“Abbiamo un Papa”). Il nostro collaboratore Fabio P. aveva chiuso il commento dicendo: “E se invece fosse in latino, Habemus Papam?” Infatti nell’intervista a Nanni dell’altro giorno su Repubblica si è scoperto che il titolo giusto è in latino.

Le cappellate degli altri.



Riportiamo paro paro dal blog Cattiva Maestra:

Mai dire calamai

E l'oceano si fece scuro come l'inchiostro, mentre all'orizzonte enormi penne iniziarono a scrivere sulle onde. L'invasione dei calamai giganti era iniziata destando il panico tra i bagnanti di San Diego.
Solo un uomo avrebbe potuto scongiurare la tragedia dei calamai giganti: il correttore di bozze... ma era in vacanza. A San Diego.

Cattiva Maestra

Il Foglio prontamente smentito.

Ecco cosa scriveva Il Foglio il 17 luglio scorso:

Cercasi exit strategy. Le dieci domande di Repubblica al Cav, benché recentemente reimbiancate, cominciano a marcire, a puzzare di vecchio. Sul sito Repubblica.it scivolano inesorabilmente sempre più giù, giorno dopo giorno. Giù giù fino quasi a sparire. Adesso figurano tra la sesta e la settima notizia, appena prima dell’articolo sull’afa estiva. Il fatto è che nel carniere dei cronisti del quotidiano di Largo Fochetti la riserva di gossip sulla vita privata di Silvio Berlusconi scarseggia pericolosamente. Continua qui.

Ed ecco la home-page odierna (ore 16.00) di Repubblica.it. Primo e secondo articolo dedicati al gossip sul Cavaliere. Non male, vero?

Repubblica e il Piddì.



Come si sta orientando Repubblica sul dibattito interno al Piddì in vista del congresso di ottobre? Interessante notare che due importanti editorialisti (Scalfari e Serra) appoggiano più o meno esplicitamente Franceschini, e comunque non Bersani.

Michele Serra, intervistato sul Sole 24 ore venerdì 17:

"Voterei per Marino o Franceschini. Per un ex comunista come me è un paradosso, ma vorrei che gli ex dirigenti di quel partito lasciassero il campo: troppi rancori personali li dividono, troppe liti da ereditieri in lite."


Scalfari, editoriale di domenica 19:

"(...) Ma poi questi valori che distinguono fortemente la sinistra dalla destra, vanno tradotti in una linea concreta e qui, come è naturale, le posizioni divergono.
Quella di BERSANI punta (sono parole sue) ad un partito di sinistra con forti connotati laici, evoca l'Ulivo, cioè una vasta alleanza di forze unite da un programma e da un comune avversario, si prefigge una legge elettorale alla tedesca e mira ad un'alleanza nazionale con il centro cattolico e moderato di Casini.
Il programma di FRANCESCHINI fa perno invece sul definitivo superamento delle antiche identità ex Ds ed ex Margherita, esalta un programma riformatore che colga i bisogni e le speranze dei vari ceti sociali e dei territori di insediamento del partito, sottolinea il ruolo degli elettori che si iscrivono al partito per partecipare alle primarie, fissa nel conflitto di interessi e in una legge che lo impedisca un impegno prioritario, conferma la laicità come un connotato di fondo e infine pone il tema d'una classe dirigente nuova e della sua selezione.
MARINO mette in prima fila il laicismo e si riserva di convergere con i suoi delegati sul nome di quello dei due candidati principali che presenti spiccate affinità con il suo programma.
Desidero esprimere un paio d'osservazioni strettamente personali su queste diverse posizioni che comunque denotano un dibattito serio e aperto. C'è in questo dibattito congressuale un'attenzione al laicismo, specie da parte di personalità post-comuniste, che rappresenta un'assoluta e per me positiva novità. È noto che il tema laico fu sempre subordinato nel Pci e lo è stato fino a poco tempo fa nelle successive incarnazioni della sinistra.
Questo laicismo spinto si coniuga tuttavia con l'esplicita ipotesi di un'alleanza nazionale con l'Udc di Casini e di Buttiglione, quasi a prefigurare uno schema che ricorda il tacito duopolio Dc-Pci della prima Repubblica. Mi sembra uno schema alquanto "retrò" per un partito riformista, senza dire che l'Udc non farà mai alleanze nazionali con la sinistra e l'ha detto in modo esplicito più e più volte."


Gambero

venerdì 17 luglio 2009

Che sorpresa ci riserverà quest'estate Paolo Rumiz?



Riceviamo questo interessante spunto da Andrea:

"Chissà dove è andato Paolo Rumiz quest'anno e cosa ci racconterà tra quasi due settimane?
Intanto, su Le Monde, da qualche giorno nell'ultima pagina è possibile leggere le brevi cronache giornalistiche di un giornalista-ciclista che vuole fare il giro del mondo in bicicletta. Poche righe, rispetto quelle di Rumiz, e uno sponsor a sostenerlo.
Oggi è arrivato in Italia, a San Mauro Torinese."


Nella foto la copertina del racconto a puntate di Rumiz apparso l'anno scorso su Repubblica.

Diffusione dei quotidiani. A Repubblica non basta Papi: a giugno giù del 7,2%. L'unico a salire è La Stampa: sarà un caso?

Nonostante 'Papi', la diffusione del quotidiano di Ezio Mauro a giugno cala del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Male anche Corriere della Sera (-9,3%) e la Gazzetta dello Sport (-8,5%). Il Sole24Ore perde più di tutti: -14%. In controtendenza La Stampa di Mario Calabresi: +0,8%.

Secondo i dati trasmessi dagli editori alla Fieg, il mese di giugno si conferma negativo per le diffusioni dei quotidiani. Nonostante il clamore per i festini a Villa Certosa e Palazzo Grazioli, La Repubblica (che ha seguito giorno per giorno le note vicende che hanno visto coinvolto il presidente del Consiglio) a giugno ha perso il 7,2 % rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (da 523.569 a 485.630).

In confronto al mese di maggio, il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha guadagnato però alcune decine di migliaia di copie in edicola. Il Corriere della Sera, sempre a giugno, scende a sua volta del 9,3% (la diffusione nello stesso periodo dell'anno scorso era stata di 569.680, mentre quest'anno è scesa a 516.508).

Male anche la Gazzetta dello Sport (-8,5%, da 379.013 a 346.593). Ancora peggio il Sole24Ore che a giugno, sempre a livello di diffusioni, cala rispetto a giugno 2008 del 14% (da 311.964 a 268.173). In controtendenza La Stampa del neodirettore Mario Calabresi, che guadagna lo 0,8% (301.800 a giugno 2009, 299.500 a giugno 2008).

www.affaritaliani.it

Quotidiani: gli italiani li leggono sempre meno. Il più letto resta Repubblica.

Continua l'emorragia della carta stampata. Dopo la flessione del 2007, nel 2008 la diffusione dei quotidiani nazionali e locali nella nostra provincia ha subito una nuova, sensibile contrazione. E' quanto emerge dalle dichiarazioni degli editori riportate nella relazione annuale di Ads, la società di accertamento della diffusione della stampa. Le dichiarazioni considerano naturalmente sia le copie vendute in edicola, sia quelle distribuite in abbonamento.
I giornali più penalizzati dal calo delle vendite sono quelli nazionali. I dieci quotidiani più diffusi nella nostra provincia sono scesi da 29.900 copie al giorno a 26.300: un calo di 3.600 copie al giorno, pari al 12 per cento in meno rispetto al 2007. L'anno scorso il quotidiano nazionale più venduto è stato La Repubblica, con una media di 4.328 copie al giorno, seguito da Sole-24 Ore (4.245), Gazzetta dello Sport (3.609), Corriere della Sera (3.216) e Stampa (2.897). Poi nell'ordine vengono il Giornale (2.843), l'Unità (1.896), Stadio (1.208), Avvenire (1.085) e Tuttosport (1.012).

GABRIELE FRANZINI - www.telereggio.it

giovedì 16 luglio 2009

Quando ancora non c'era Repubblica.











Per le foto si ringrazia Repubblica.it e l'Archivio Paolo D'Angelo

Il Mezzogiorno ricaccia indietro la luna.



Chissà se a Repubblica.it hanno letto questo blog.

Fatto sta che hanno accolto le nostre lamentele di qualche post fa e in home-page hanno rimesso davanti la notizia sul Mezzogiorno rispetto a quella sulla luna (vedi foto).

Cappellata odorosa.



Zero in chimica all’ignoto articolista del dorso Parmigiano di repubblica, per questo pezzo sull’ozono che sarebbe “inodore”.

Al contrario, l’ozono ha un caratteristico odore pungente che rende riconoscibile la sua presenza anche in piccole concentrazioni. Quest’odore varia da un aroma di erba tagliata, per basse concentrazioni, ad un odore simile all’aglio per quantità maggiori.

Come al solito, quando si scrive di cose tecniche o scientifiche sarebbe bene documentarsi, no ?

GPP

La luna scalza il Mezzogiorno.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo commento da un lettore anonimo del blog:

"Un rimprovero a Repubblica: oggi sul sito il rapporto Svimez che definisce il Mezzogiorno d'Italia la "cenerentola d'Europa" è solo la quarta notizia per ordine di importanza (nel corso del pomeriggio è scivolata sempre più indietro). E lo speciale sulla Luna lo scalza. E invece questo rapporto rappresenta chiaramente l'enorme disastro del sud del Paese, il disastro che ognuno che lì vi abita è costretto a vedere ogni giorno.
Detto questo, lo speciale sulla Luna è comunque molto bello, e le prime pagine d'epoca sono sempre una piacevole testimonianza da guardare e riguardare.
Però, non ci si scordi del Mezzogiorno, se ne parli di più, non solo quando le sue disgrazie raggiungono epiche proporzioni.
La questione del nord, in confronto, come detto giustamente da Michele Serra, è poco."


Noi di PazzoPerRepubblica condividiamo.

Come diceva quello.



Come diceva quello, il tempo è relativo. Per esempio. Oggi c’è una pagina su una nuova serie di cartoon firmati Maurizio Nichetti. E si dice che il suo film “Volere volare” è stato “uno dei primi a fondere cartoni animati e live action”. Ora, se si considera che questa cosa la facevano già i fratelli Fleischer con la serie “Out of the inkwell” nel 1919 (foto) e poi anche Walt Disney con la serie “Alice in cartoonland” nel 1923, mentre il film di Nichetti è del 1991, si vede che il concetto di tempo (nonché di “uno dei primi”) è davvero molto relativo.

Fabio P.

mercoledì 15 luglio 2009

Per i feticisti delle prime pagine storiche.





Leadership.



Una ricerca di Nielsen Online sul mese di maggio rileva che Repubblica.it ha avuto 930 mila utenti medi giornalieri, circa il 10% di tutti i navigatori attivi, e rimane sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente. Ogni utente di Repubblica ha trascorso in media 6 minuti al giorno sul sito, visitando 13 pagine. Molto simili i consumi medi giornalieri su Corriere.it, che però rileva una lieve flessione rispetto ad aprile, attestandosi a circa 790 mila utenti giornalieri.

Repubblica.it si conferma così il sito di informazione più visitato in Italia.

Fonte: Dailynet

L'eloquenza di Carlo Bonini.



"Pezzi di merdaaa".

Inizia così il reportage di Carlo Bonini da Arezzo sulla sentenza Sandri-Spaccarotella.

Quanno ce vò ce vò.

Sciopero dei blog: Leonardo Coen va controcorrente.



Ecco il pensiero di Leonardo Coen sullo sciopero di ieri (dal suo blog su Repubblica.it):

I blogger oggi dovrebbero astenersi dal postare in segno di protesta per le norme liberticide contenute nel decreto Alfano. Io penso invece che dovrebbero scrivere sempre: solo così, esprimendo il proprio pensiero e non temendo la censura, si può combattere chi vuol mettere il bavaglio alla libertà di informazione e di espressione ed opporsi al ritorno del fascismo.

Continua qui.

I titoli di testa dei fratelli di Blue.



L’abbiamo detto tante volte: copiate pure dai giornali o dai siti stranieri (a Repubblica lo fanno in tanti) ma almeno copiate bene. O almeno traducete giusto. Perchè altrimenti fate come Pietro del Re, il quale oggi scrive da Londra che i giovanissimi quando si trovano davanti un giornale al massimo guardano i titoli. Ma visto che sta copiando dall’inglese traduce la parola “Headlines” quasi alla lettera, e scrive che guardano “i titoli di testa”. Ahò, non è mica un film!
E a proposito di inglese, peccatuccio veniale di Carlucci e Colaprico, che piazzano un apostrofo a caso nel titolo “Blues Brothers” (nel film Belushi e Aykroyd si chiamavano Blues di cognome), facendoli diventare Blue’s Brothers, con un genitivo sassone che non c’entra niente.

Fabio P.

Giannini assolto (in parte).

Il neo lettore (lettrice?) Anidride Carbonica, ci segnala che non su tutte le copie del quotidiano di ieri nell'articolo di Giannini il libro viene attribuito ad Allan Poe. Nella maggior parte di casi l'attribuzione è corretta.

In effetti anche nella copia che avevamo qui noi in redazione l'errore era stato corretto. Si vede che chi ci ha segnalato la cosa aveva acquistato la prima edizione.

martedì 14 luglio 2009

Postdatati.

Vi proponiamo una serie di spunti che i nostri fidi collaboratori ci hanno inviato nei giorni in cui eravamo chiusi per lutto.

Per la serie “Le vaccate degli altri”, ecco cos’ha scritto il Corriere sulle nuove maglie della Juve: “La prima divisa, quella con classiche strisce bianconere, si ispira a quella del «quinquennio» 1930-1935, quando la Juve di Sivori e Charles conquistò 5 scudetti consecutivi”. Cosa difficile, visto che Charles era nato nel 1931 e Sivori nel 1935.

Fabio P.


Scrive Christian Rocca sul Foglio:
(...) La Casa Bianca un paio di giorni prima della visita del presidente in Italia è solita garantire un’intervista ai giornali che accreditano (a pagamento) i loro inviati ai viaggi con l’Air Press One. Si fa a turno. Una volta tocca al Corriere, una al Sole, una alla Stampa, una a Repubblica. Questa volta spettava a Repubblica che, per risolvere un problema di rivalità interne, ha fatto un’inedita richiesta di intervista a sei mani affidata a Federico Rampini, Vittorio Zucconi e al direttore Ezio Mauro. Il Foglio, il 23 giugno, si era chiesto: “Chissà se la Casa Bianca dirà di sì”. La Casa Bianca, infatti, ha detto di “no”. E l’intervista è stata concessa a Elena Molinari di Avvenire, lasciando Rep. a bocca aperta per la decisione di Obama di parlare col giornale dei vescovi anziché con quello dell’intellighenzia progressista. Il fastidio dei republicones si è potuto leggere tra le righe dell’articolo domenicale di Eugenio Scalfari: “L’intervista a un giornale italiano in vista del G8 Barack Obama l’ha data all’Avvenire. Non vende molto l’Avvenire ma rappresenta la Conferenza Episcopale”.
I boatos di Largo Fochetti, però, dicono che Ezio Mauro sia ancora più amareggiato per l’altro colpo americano subito dal suo giornale, questa volta ad opera di Alessandra Farkas del Corriere della Sera che un paio di giorni fa ha raccontato la storia d’amore tra Bob Kennedy e sua cognata Jackie. Un argomento succulento per la nuova “era leggera” del gruppo Espresso. “Se solo avessimo qualcuno in America…”, avrebbe detto Mauro in riunione di redazione proprio davanti a Zucconi.

Gambero



La risposta di Fabio V. a Gambero:


Alla Casabianca c’è un distributore di numerini per mettersi in fila per le interviste.
Ora, Zucconi occupato com’era a parlare fra Radio Capital, scrivere sul blog, scrivere su Repubblica ecc. è stato anticipato da un vescovo che scrive sull’Avvenire che lesto, lesto si è sfilato dalla fila di giornalisti e ha preso il numerino per primo!
Ora quelli de Il Foglio che erano in fila assieme agli altri hanno visto la scena con Zucconi affranto che batteva i piedi dalla rabbia ed hanno suggerito questa storia scaricando la responsabilità su Obama.
Repubblica, così, ci rimane male, ma Zucconi non fa la figura del fesso!

14 luglio: sciopero dei blog contro il ddl Alfano e per il diritto alla Rete.



PazzoPerRepubblica aderisce allo sciopero odierno dei bloggers contro il decreto Alfano organizzato dal sito Diritto alla Rete.

lunedì 13 luglio 2009

I giornalisti di Repubblica preoccupati per i tagli all'organico. Verso la chiusura dell'inserto Salute.

Il piano di contenimento dei costi varato qualche giorno fa dal Gruppo Espresso causa molte preoccuopazioni alla redazione del quotidiano La Repubblica. La redazione, riunita ieri in assemblea, ha dato mandato all'unanimità al comitato di redazione.

Il piano di contenimento dei costi varato qualche giorno fa dal Gruppo Espresso causa molte preoccuopazioni alla redazione del quotidiano La Repubblica. La redazione, riunita ieri in assemblea, ha dato mandato all'unanimità (mozione votata con 202 voti a favore, due astenuti e nessun contrario) al comitato di redazione a trattare con l'azienda. Il cdr, che definisce i tagli un fatto gravissimo, pur considerando il periodo di crisi economica, chiede "la difesa dei posti di lavoro dei colleghi, a iniziare dai precari in attesa di assunzione; il no a una riorganizzazione del lavoro che metta a rischio la qualità del giornale, e quindi la necessità di fissare con la direzione gli organici minimi necessari anche nelle sedi locali; tempi certi per l'apertura e la chiusura dello stato di crisi; certezza sugli investimenti per il rilancio della testata e l'uscita dalla situazione di difficoltà"

"L'intento dell'azienda - spiega il cdr - è di risparmiare 20 milioni di euro in termini di costo del lavoro... Solo dopo il confronto con la redazione l'azienda ha intenzione di ricorrere allo stato di crisi. Il bacino dei possibili colleghi pensionabili e prepensionabili è di una novantina di persone: stabiliremo insieme qual è il punto di equilibrio. La legge ci consente il principio della volontarietà per i prepensionamenti: lo useremo fino in fondo".

Dal sito Affari Italiani.

Scivolata massima.

Purtroppo anche l'ottimo Massimo Giannini è stato tradito dalla fretta e in un testo già ostico e tecnico ha attribuito il capolavoro di R.L.Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde ad Edgar Allan Poe e non contento, qualche perfido tipografo gli ha ripetuto per ben due volte qualè invece di un corretto qual è.

AB

Lo sciopero dei blog: ecco lo zucconipensiero.

Citiamo dal blog di Vittorio Zucconi:

"Vedo circolare in rete e in qualche rispettabile blog, l’idea, seria e amara, di una giornata del silenzio per protestare contro la prossima porcata Alfanosilencer che minaccia seriamente l’esistenza del giornalismo dei cittadini come di quello professionale e non potrei dissentire in maniera più radicale. Per due semplici ragioni: 1) I blogger e i giornalisti (giustamente) indignati da questi costanti attentati al diritto di critica e di cronaca portati dal neo-putinismo all’italiana, non sono “tutti”. Blog di destra filo berlusconiani, come giornali e riviste apparentati al potere continueranno tranquillamente, legittimamente e gioiosamente a pubblicare e a scrivere, rendendo vana e forse un po’ ridicola una giornata del silenzio parziale. 2) Soprattutto, in questo momento della nostra storia, si dovrebbe fare il contrario, alzare la voce, gridare, battere i piedini per terra e fare più, non meno, giornalismo, indagando, criticando, confrontando le balle con la realtà, ridicolizzando, allagando (flooding) un’eventuale legge blogghicida con possibili ipotesi di reato, scambiando frammenti di notizie vere e di informazioni (non di insulti gratuiti o goliardici) per ricomporre il quadro di una realtà sbriciolata quotidianamente dagli organi della propaganda. Se qualcuno vuole fucilarmi, la risposta migliore non è il suicidio. Non è il silenzio la risposta a chi mi vuol zittire e la prova dell’Aventino è già stata fatta. Non ha funzionato un gran che bene. Voglio notizie, non gesti."

Ancora su Mario Calabresi.



Ci scrive Fabio V. per segnalarci questo video che ha per protagonista Mario Calabresi, direttore de La Stampa. Il video è molto esplicativo del carattere del giornalista-direttore, e dispiace sia finito a dirigere La Stampa e non Repubblica.
Ma quello che spiega è veramente illuminante, su come anche le idee semplici, in una redazione ingessata, possano apparire complicate da attuare.

Il sostituto interrogativo.



Non solo per? Ci sono per? In generale per? Inquietanti domande senza risposta nel pezzone di Giovanni Parente a pagina 25 di oggi sul calo dei passeggeri sugli aerei. Ma la risposta c’è: per un mistero tipografico ogni “ò” (o accentata) è stata sostituita da un punto di domanda. E visto che nessuno corregge le pagine ecco cos’è arrivato in edicola. Bella cazzata per?

Fabio P.

sabato 11 luglio 2009



Grazie di cuore a tutti.

Da lunedì si riapre bottega. Anche se martedì siamo da capo perché c’è lo sciopero dei blog.

lunedì 6 luglio 2009

Recidività.



A R2 sono di coccio. Non appena gli dici che per due volte han fatto le cose per benino, loro ricadono nell'errore.

In ogni caso, come da commento anonimo arrivato in redazione: avercene di colf così...

Trova le differenze.



Ci scrive Vincenzo, autore del blog Appunti Sparsi, segnalandoci quanto segue:

Per la serie “aboliamo il copyright” ecco un pezzo sul Museo della creazione secondo la Bibbia scritto da Sara Ficocelli per Repubblica.it ed ecco l’originale, scritto da Kenneth Chang il 29 giugno per il New York Times.

Verrebbe utile qualche competenza nel giochino “trova le differenze” della Settimana Enigmistica.

Cappellate domenicali.

Cos’è peggio, sbagliare a riportare un fatto o usare la parole a vanvera? Il primo può capitare. Per esempio oggi Natalia Aspesi scrive che Telealtomilanese è la tv privata da cui ebbe origine la fortuna di Berlusconi. Sbagliato, quella era Tele Milano 52, mentre Telealtomilanese era stata fondata da Renzo Villa, che al massimo arrivò ad Antenna 3 Lombardia. E vabbè, capita. Ma vedete invece cosa si trova nella spettacolare pagina di Peppe Videtti su Neverland. A un certo punto si legge che nella camera da letto di Michael Jackson venne trovata “una farmacia ambulante”. Nel senso che se ne andava in giro da sola? Nel grafico poi si parla dello zoo e apprendiamo che insieme a giraffe e ippopotami c’erano anche degli “orangotanghi”, parloa che dev’essere il singolare non di orangutan, nome di quella strana scimmia arancione, ma di orangotango, che dev’essere una roba da cartoni animati. Infine, a riprova der fatto che ‘a Repubblica ‘a fanno a Roma, il cassetto non viene chiamato cassetto come nel resto d’Italia, ma, come fanno ar Tufello, “tiretto” (per i commentatori che manderanno post dar Tufello e dintorni: controllate i dizionari, “tiretto”  viene definito termine “regionale).

Fabio P.

La Stampa e Bob Geldof: il rovescio della medaglia 2.



Riceviamo da un collaboratore anonimo di Metro e volentieri pubblichiamo:

"E a proposito di Geldof alla Stampa: non per tirarcela, ma l’iniziativa “Direttore per un giorno” noi a Metro la facciamo da anni. Solo negli ultimi mesi abbiamo avuto qui James Blunt, Irene Grandi, Paolo Sorrentino, e a breve dovrebbe un importante calciatore impegnato contro il razzismo."

La Stampa e Bob Geldof: il rovescio della medaglia.

A proposito dell'iniziativa odierna de La Stampa, riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera:

"Per me l'iniziativa è una panzana retorica pazzesca e mi dispiace che Mario Calabresi si sia lasciato prendere lo spirito da un santone mediatico inutile come Bob Geldof. Ora, Calabresi non è Vittorio Feltri, ma non c'è bisogno di essere il direttore di Libero per avere uno sguardo critico sull'evento.
Nell'intervista a Berlusconi Geldof pretende, esige quasi, che l'Italia dia soldi per l'Africa: ma il signor Geldof si rende conto di quale paese è l'Italia? Ha per caso visto quanta gente è senza casa dopo il terremoto e il disastro di Viareggio? Ha per caso idea di quanti cassaintegrati ci siano in Italia in questo periodo?
Perché ogni volta che c'è un evento come il G8 dobbiamo sorbirci le ramanzine patetiche di gente come lui, Bono degli U2, e ora anche la première dame de France, Carla Bruni Sarkozy.
(piccola ulteriore nota sarcastica: basterebbe che la succitata signora fosse più calda a letto col suo uomo per farlo essere più sereno e fargli cambiare le sorti dell'Africa, considerando lo sfruttamento massiccio che la Francia fa delle sue ex colonie). Andrea."

domenica 5 luglio 2009

Come già largamente anticipato.



Il sempre più interessante quotidiano diretto di Mario Calabresi dedica oggi un numero speciale realizzato in collaborazione con Bob Geldof, in questi giorni in Italia, dedicato all'Africa.
Oltre all'editoriale del direttore vi segnalo la lettera d'amore all'Italia scritta da Bono degli U2 e l'articolo di Roberto Saviano che racconta il passaggio africano della cocaina che arriva in occidente e molti altri interventi che raramente si leggono in un quotidiano italiano.

(Si ringrazia per la collaborazione il blog di Michele Boroni)

Una pagina di pubblicità su Repubblica: raggiunta la quota di 2.000 euro.

Continua il successo dell'iniziativa "Una pagina di pubblicità su Repubblica".

Nel momento in cui scriviamo, gli iscritti al gruppo su Facebook sono 2137, di cui circa 200 hanno già effettuato un versamento per un totale momentaneo di 2000 euro.

Qui comincia l'avvenTOURa del signor Gianni Mura.



Scusate il giochino di parole preso in prestito da Sergio Tofano. Ma ci serviva per dire che per l'ennesimo anno Gianni Mura è partito con la carovana gialla del Tour de France.

Ne leggeremo delle belle.

Ps: oggi Gianni si è già dimostrato un infallibile indovino pronosticando la vittoria di Cancellara nella tappa iniziale. Cosa che è realmente accaduta.

sabato 4 luglio 2009

PazzoPerLaStampa 2: Mario Calabresi è il "Giornalista dell'anno".



Sarà perchè oggi siamo stati a Torino a fare i turisti, ma siamo costretti a segnalare un'altra bella notizia che esalta le qualità del quotidiano piemontese.

PazzoPerLaStampa.



E' indubbiamente il weekend de La Stampa, c'è da riconoscerlo.

Complimenti al direttore Mario Calabresi e a tutta la redazione per aver messo in pista una iniziativa davvero interessante.

Oggi Bob Geldof (nella foto con Calabresi) è stato "direttore per un giorno" e domani grazie alla sua supervisione uscirà l'inserto "L'Africa delle opportunità". Domani in edicola ci sarà un numero della Stampa veramente speciale, rivolto a tutti i lettori, al governo e ai grandi del mondo con la voce di più di 30 testimoni eccezionali che hanno scelto di scrivere per il quotidiano di Torino.

Refusi seriali.



Aridàje !

E’ irritante il continuo comparire di “refusi seriali” (in realtà banale ignoranza e sciatteria) .
Tipico quello del “cup” al posto del “cap”, già segnalato qualche settimana fa, a proposito della F1, e che si ripete con frequenza preoccupante.
Repubblica.it ci è ricascata. Qualche settimana fa, una segnalazione a PPR per un “budget cup”  l’avevo girata anche a  Vincenzo Borgomeo autore del pezzo con la tavanata suddetta.
Non mi aveva risposto, ma guarda caso dopo alcune ore l’articolo online era stato corretto.
Questa volta è peggio perché si parla di “badget cup”. La parola “badget” in inglese non esiste, quindi l’espressione, oltre che assurda è intraducibile.
I soliti pasticci, insomma, i soliti inglesismi “de noantri”.
Non so nemmeno con chi prendermela, perché il pezzo è anonimo.
Non è che c’entra di nuovo Borgomeo ? In fondo è lui l’addetto ai “rumors” di F1. Se fosse così, mi permettete di dirgli “Ahò, ma sei proprio de coccio“ ?
GPP