venerdì 27 febbraio 2009

Adesso che Currò è definitivamente rientrato, il suo Milan esce.



Il Milan beffa i suoi tifosi ma soprattutto una delle sue penne sportive più note, quell'Enrico Currò che era appena rientrato alla base per scriverne le gesta dopo mesi di latitanza sabbatica.

Ci dispiace Enrico. Per quest'anno le gite in Europa son già finite.

A meno che l'Inter non vada avanti e Gianni Piva ti lasci il suo posto.

Dal nostro inviato di ritorno.



Curiosa questa cosa di Raimondo Bultrini che scrive il reportage "di ritorno" da Lhasa.

Là non lo poteva scrivere? Non c'è la connessione per mandare il pezzo? E' vietato scrivere pezzi a Lhasa?

La grande occasione di Alberto D'Argenio.



Alberto D'Argenio lo conosciamo tutti per le sue corrispondenze puntuali da Bruxelles, sede secondaria del Parlamento Europeo. Anni e anni di pezzi monotoni a raccontar più o meno le stesse cose istituzionali.

Poi un giorno, una tragedia. Ad Amsterdam cade una aereo turco: nove morti e decine di feriti. La grande occasione di Alberto.

Ecco qui la sua cronaca su Repubblica.

Bella, scritta col piglio giusto del cronacaro. Complimenti.

Ecco l'incipit:

"Rimarranno lì tutta la notte, nella cabina di pilotaggio, con le mani ancora strette alla cloche. Il pilota, il suo secondo ed un' assistente di volo. Morti in mezzo ad un campo di terra e fango ad un paio di chilometri dall' aeroporto di Amsterdam."

giovedì 26 febbraio 2009

Mura.

Che fine ha fatto Gianni Mura?

Ci sarebbe tanto piaciuto conoscere il suo punto di vista sul triplice flop delle italiane in Champions League.

mercoledì 25 febbraio 2009

Stefano Malatesta ha ricevuto il premio Neos.



Stefano Malatesta, celebre firma delle pagine culturali di Repubblica, ha ricevuto il Premio Neos. La premiazione è avvenuta durante la recente Borsa Internazionale del Turismo. A conferirgli il premio, dedicato a uno scrittore/giornalista che abbia onorato il mondo dei viaggi con i suoi scritti, giunto alla nona edizione, è stato il presidente di Neos Luigi Alfieri. Davanti a un folto pubblico di colleghi e appassionati di viaggi, Malatesta ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera e della sua vita di viaggiatore tutt’altro che per caso. Ha raccontato del suo primo viaggio in nave, della terribile esperienza come inviato di guerra, del debole per le storie della cavalleria (alla quale dedicherà il prossimo libro che sta scrivendo) malatesta_3e ha mostrato in anteprima ai presenti i suoi disegni che serviranno da copertina per i volumi della nuova collana di viaggio che sta curando per la casa editrice EDT. Prima di Stefano Malatesta hanno ricevuto il riconoscimento di Neos, tra gli altri, il collega di Repubblica Paolo Rumiz ed Ettore Mo, lo storico inviato speciale del Corriere della Sera.

Saul Stucchi per Alibionline.it
Foto di Daniele Pellegrini

Il divino errore.



Jaime d’Alessandro ha scritto un pezzo per Repubblica.it su un videogioco di prossima uscita ispirato all’Inferno della Divina Commedia dantesca. Che deve aver studiato molto tempo fa, visto che chiama “gironi” quelli che in realtà sono i Cerchi dell’Inferno, i gironi sono quelli del Purgatorio.

Consultare Dante per conferma.

GPP

martedì 24 febbraio 2009

Un altro feticista di Repubblica (che polemizza con Licia Granello).

Ciao PazzoPerRepubblica,

anch'io leggo questo giornale fin dalla sua prima edizione, anche se una mia amica milanese mi guarda un pò storto (per lei c'è solo "il Corriere"...).

Leggo sempre volentieri Gianni Mura: sua cognata, Lucia, ha da anni un bel ristorante nei dintorni di Trento (Maso Cantanghel).

Apprezzo Licia Granello: una volta le avevo inviato uno scritto in merito al suo articolo che aveva pubblicato in una rivista specializzata per cani ("il Grande Bovaro Svizzero") ma, come hai notato tu, non ha la risposta facile.

Di quell'articolo della domenica mi era sorto un dubbio. Qualche tempo fa aveva fatto uno scritto sulle arance siciliane: interessante, come al solito, ma citando un sola piccola azienda agricola biologica di nome per ora (ma non di fatto...) (e la par condicio?).

Ho provato a ordinare tarocco e mandarini: sono gustosi ma sarebbe stato opportuno fare qualche riferimento a qualche altra azienda. Non trovi?

Un caro saluto.

Bruno Cassol

Si parla di noi.



Su Periscopio, un quindicinale edito dal Master in Giornalismo dell'università Tor Vergata di Roma, è uscito un articolo che parla di PazzoPerRepubblica.

Lo vedete nella foto (cliccateci sopra per ingrandirla).

Ringraziamo Arianna Pescini, l'autrice del pezzo.

lunedì 23 febbraio 2009

La chicca del giorno: Repubblica cambia il formato.

Ci scrive Alvaro B.:

"Caro PazzoPerRepubblica,
la crisi impone ai giornali drastici tagli e nuovi sacrifici (si veda ad es. il Sole 24 Ore con il taglio alle retribuzioni di De Bortoli e ai collaboratori). A Repubblica il taglio sarà sul formato. Doveva esserci agli inizi di febbraio e ora per motivi tecnici potrebbe slittare ai primi di marzo. Il nuovo formato dovrebbe prevedere una riduzione di un centimetro e mezzo in altezza e altrettanto in larghezza. Potrebbe essere l'occasione per una rivisitazione grafica del giornale. Ma non penso che Angelo Rinaldi lo farà. Cordialità."

Il rap di Gianni Mura sulle ronde notturne.



Strepitoso Gianni Mura che oggi nel suo "Sette giorni di cattivi pensieri" propone un rap scritto personalmente da lui in onore delle ronde notturne:

"Passa la ronda. Avvista, sonda, controlla i «clanda», sposta la tenda, guarda la bionda, forse è un' oriunda. Non è una banda che si nasconda: non ha una benda, non ha una fionda nella mutanda. Cavalca l' onda, gioca di sponda. Chi ne risponda è la domanda alquanto blanda. E' chi comanda che ce la manda, la raccomanda. Non è l' Olanda, non è l' Uganda che ci circonda. A Samarcanda la luna è tonda e l' anaconda una leggenda. La ronda monda. La notte è fonda."

domenica 22 febbraio 2009

Champions League: Maurizio Crosetti è già in Inghilterra.

A Repubblica scattano i preparativi per la Champions.

C'è una certezza: la sfida dei gobbi contro Il Chelsea allo stadio Emirates avrà la firma di Crosetti. Per non saper nè leggere nè scrivere, Maurizio Crosetti è già volato in Inghilterra, precisamente a Birmingham, per raccontare umori e sensazioni delle tre squadre d'oltremanica che affronteranno Inter, Juve e Roma.

Gli Afterhours, i vincitori del 59° Festival di Sanremo.



Secondo Ernesto Assante di Repubblica, ovviamente (il vero vincitore è Marco Carta).

Leggete cosa scrive Assante sul blog che tiene sul sito di Repubblica:

"I vincitori di Sanremo? Gli Afterhours. Hanno fatto del loro meglio con un brano che apprezzeremo sempre di più nei prossimi giorni, grandi e superiori. Di Battista e Nicolai, che hanno avuto l’ardire di cantare una magnifica canzone pop in un festival come questo. E poi Malika Ayane, brava e sofisticata, Arisa, stralunata e gioiosa, Marika, che verrà pure da Amici ma è brava e ha cantato una grande canzone.

E ci tengo a sottolineare che io in sala stampa non ci sono, non sono nemmeno a sanremo, ma in redazione a Repubblica a Largo Fochetti, Roma. Quindi non ho votato Povia, che non è stato votato nemmeno da Castaldo. Ovviamente".


Ernesto Assante

venerdì 20 febbraio 2009

Diffusione: a gennaio Il Corriere a -9%, La Repubblica a -19%.

Per anni, fino a pochi mesi fa, Rcs ha sempre comunicato per Il Corriere della Sera dati diffusionali, salvo rare eccezioni, fra le 650.000 e le 700.000 copie medie, e Il Gruppo Espresso per La Repubblica fra le 620.000 e le 650.000. Oggi, all’improvviso, scopriamo che Il Corriere diffonde 613.000 copie, e La Repubblica addirittura 531.000 (dati di gennaio). Che cosa è successo?

Quante copie diffondono ogni giorno Il Corriere della Sera e La Repubblica, i primi due quotidiani italiani? Per anni, fino a pochi mesi fa, Rcs ha sempre comunicato per Il Corriere dati, salvo rare eccezioni, fra le 650.000 e le 700.000 copie, e Il Gruppo Espresso per La Repubblica fra le 620.000 e le 650.000. Sicuramente c’erano crescite o cali da un mese all’altro, e da un anno all’altro, qualche volta anche importanti, e un andamento tendenzialmente negativo sul lungo periodo, ma l’ordine di grandezze restava quello. Oggi, all’improvviso, scopriamo che Il Corriere diffonde 613.000 copie, e La Repubblica addirittura 531.000. Sono i dati di gennaio 2009 comunicati dagli editori. Le ragioni di questo crollo improvviso (rispetto al gennaio 2008, -9% per il quotidiano Rcs e -19,3% per quello del Gruppo Espresso) si possono spiegare in due modi: o i lettori non comprano più i giornali, oppure i dati che ci hanno sempre fornito erano viziati. Gli stessi editori sostengono la seconda ipotesi. Il Gruppo Espresso sottolinea infatti per l’ennesima volta che la forte flessione è dovuta al taglio delle copie nelle scuole, ed Rcs non fa più commenti dopo aver spiegato una volta per tutte tagli nelle copie omaggio e all’estero. Quindi i numeri veri sono questi. Ma evidentemente c’è un’erosione anche nei numeri delle vendite, come confermano i dati di gennaio degli altri quotidiani: Gazzetta dello Sport -1,6% a 338.000 copie, Sole 24 Ore -2,8% a 321.000 (anche qui, taglio di alcuni abbinamenti locali), Giornale -6,7% a 175.000, Libero -6,8% a 117.500, Secolo XIX -4,9% a 99.500, Qn -2,1% a 377.000. Si salvano Il Messaggero (solo -0,5% a 200.000 copie), L’Avvenire (stabile a 107.000) e La Stampa, che addirittura cresce dello 0,4% a 303.000 copie. (F. C.)

Da : pubblicitaitalia.it

giovedì 19 febbraio 2009

Mura, Rocco e i coglioni strizzati a Gabetto.



Imperdibile il pezzo di Gianni Mura oggi su Repubblica a ricordo dei trent'anni della morte di Nereo Rocco.

Tutto il pezzo è farcito di aneddoti. Ma questo li batte tutti:

"(Parla Mura) Cinque anni fa a Trieste c'era una commemorazione di Rocco con tanti suoi ex giocatori e simpatizzanti (Ottavio Bianchi, Giacomini, Galeone, Bigon, Enzo Ferrari). Mi presentarono Zanon, capitano di quel Padova. "Piacere". Forte stretta di mano. Poi Zanon si guarda la destra e fa: "Con questa ho strizzato i coglioni a Gabetto, al primo corner per il Toro". Erano anni così."


Il pezzo integrale lo trovate qui.

Nella foto: Guglielmo Gabetto.

Uova di bufala.

Repubblica.it di ieri, così come altri giornali on line, ha rilanciato una news dell’AGI riguardo un nuovo presunto caso di frode alimentare in Cina, il testo era questo:

Hong Kong, 08:28

CINA: DOPO LATTE CONTAMINATO ALLARME UOVA CON ALLUMINIO
Dopo il latte alla melamina la Cina e' alle prese con un nuovo scandalo alimentare. Alcuni abitanti della provincia sudorientale di Fujian uova false che possono causare ritardi mentali. Ne ha dato notizia il quotidiano di Hong Kong, "The Standard". Le uova, sarebbero di facile fabbricazione, sarebbero prodotte con l'aggiunta di sostanze chimiche quali alumina, alginato di sodio, cloruro di calcio, benzoato di sodio e gelatina. Sarebbero inoltre disponibili ad un prezzo irrisorio: una decina costerebbe solo l'equivalente di 5 centesimi di euro, contro i 30 delle uova vere. Il quotidiano ha citato il dottor Lo Wing-lok, secondo il quale il consumo abituale di aluminio puo' causare problemi mentali. La formula per fabbricare le uova circola su vari siti web cinesi.


Ebbene, le cose non stanno così, come bene spiegato in questo sito: http://yibuyibu.blogspot.com/2009/02/uova-da-ping-pong-pessimo-esempio.html

Non solo, ma ricercando in Internet si scopre che la notizia risale al maggio 2007, e che già allora è stata riconosciuta ufficialmente come “Hoax”, la nostra “BUFALA”.
Ad AGI, voto 0. A Repubblica, -1 per avere creduto ciecamente all’AGI senza verifiche. Le ho potute fare io in 10 minuti con Google, era così difficile per loro ?
Direttore Mauro, ma lei lo legge di tanto in tanto questo blog ? Cominci, le sarà utile per la professione.

GPP

mercoledì 18 febbraio 2009

Simpatica coincidenza.





Le prime pagine di Repubblica e Corrriere con (più o meno) lo stesso titolo sull'addio di Veltroni.

Il sindacalista questo sconosciuto.



Repubblica, dorso torinese del 18/2, articolo sulla Fiat. Due foto, una sola didascalia, che si riferisce a quella bella grande con Marchionne, Montezemolo e Di Meo.
Chi sia il signore in quella piccola non è dato sapere. Si intuisce che sia un sindacalista (forse per quello non merita di essere citato).
Ma chi ? L’articolo cita Airaudo della Fiom, Chiarle della Fim, Peverati della Uilm.
E’ una sfida ai lettori che devono capire di chi si tratta in base agli indizi presenti sulla foto: le bandiere.
Grazie Repubblica che ci fai usare il cervello, di questi tempi è buona cosa…

GPP

Enrico Currò ci ha (ri)preso gusto.

Enrico Currò ci ha fregato ancora. Noi lo davamo per momentaneamente riapparso causa derby della Madonnina. Ma lui è tornato alla grande al punto di decidere di andare a beccarsi un po' di freddo a Brema con il Milan.

Beffati.

Ezio Mauro fuori dai denti.

Leggete questo estratto dal pezzo di oggi di Mauro sulle dimissioni di Veltroni:

"La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D'Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l'Inter è tornata a vincere lo scudetto".

Geniale.

Benigni e la sutpidità dei quotidiani.



Leggiamo sul blog di Lorenzo Cairoli:

"Benigni col monologo di ieri sera ha compiuto un’impresa credo storica. Far commettere ai nostri quotidiani lo stesso errore, nello stesso pezzo.

AMORI GAY - Benigni sugli omosessuali afferma: «È una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità. (Corriere della Sera.it)

Chiude sulle polemiche legate alla canzone di Povia sul tema dell’omosessualità: «È una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità», ha detto l’attore. (La Stampa.it)

Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio”. Si ride a lungo, poi Benigni cambia registro. E dice la sua sulle polemiche sugli omosessuali: “E’ una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità”. (La Repubblica.it)

Aggiornamento: Il ‘Corriere della Sera’ ha corretto, però che pena…"

Massimo Giannini rimandato in storia.

Nell'articolo di oggi sull'esito delle elezioni regionali in Sardegna, Massimo Giannini dice che Berlusconi " può anche candidare il suo cavallo, come fece Catilina. Ma se poi è lui a corrergli in groppa, il traguardo finale è assicurato".

Peccato che chi candidò senatore il proprio cavallo fu l'imperatore Caligola.

Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, dovrebbe sapere che certi errori al liceo sarebbero costati un bel 4.

La giornata nerissima della rossa Concita.



Concita De Gregorio non ha fatto in tempo a riprendersi dalla legnata della sconfitta del suo editore Renato Soru, che gliene è arrivata subito un'altra: quella delle dimissioni del segretario del partito del suo giornale.

martedì 17 febbraio 2009

Scordelia Gray.

Stupefacente botta e risposta oggi tra Enrico Franceschini e P.D.James. Lui le chiede se ha mai pensato di creare una protagonista femminile per i suoi romanzi, e lei risponde di no, perché quando ha cominciato a scrivere non c’erano donne tra la polizia e i detective quindi non sarebbe stato credibile. Tutti e due sembrano ignorare Cordelia Gray, che è stata protagonista di almeno due romanzi della James, da cui sono stati tratti un film e addirittura una serie televisiva. All’inizio del pezzo Franceschini racconta di avere sbagliato indirizzo prima di arrivare a casa della James (per la serie “e chi se ne frega”), forse ha anche intervistato la persona sbagliata.

Fabio P.

lunedì 16 febbraio 2009

Enrico Currò: da primattore a spalla.



Dopo aver segnalato qui la lunga latitanza di Enrico Currò, per lunghi anni una delle prime firme della Nazionale e del Milan, lui ci aveva prontamente smentito ricomparendo all'improvviso il giorno dopo.

Oggi, dopo aver letto le pagine sportive di Repubblica, ci sentiamo di dover aggiungere qualcosa. Che Enrico fosse in un momento di stanca lo avevano capito anche i bambini. L'ultima partita della Nazionale non lo aveva minimamente coinvolto e da settimane era toccato a Sorrentino e Bocca scrivere del Milan.

In vista del derby, però, è stato chiesto ad Enrico di dare una mano e lui è ricomparso giovedì scorso cominciando a scrivere cose su cose.

Oggi però il suo contributo si è limitato alle pagelle, ruolo che solitamente spetta ad una seconda linea. I pezzi forti del derby li hanno scritti Gianni Piva (del resto l'Inter giocava in casa) e Maurizio Crosetti.

In redazione c'è qualcuno che scommette che da domani, massimo mercoledì, Enrico tornerà nel cono d'ombra in cui si è rintanato da dicembre.

Se c'è una cosa che non sopportiamo sono i refusi nel nome dell'autore del pezzo (parte 2).

domenica 15 febbraio 2009

Crosetti bacchetta Saviano: "Era meglio se parlava di Lionel Messi che di se stesso".



L'ottimo Gabriele ci segnala una cosa piuttosto divertente:

"l'incontro di Saviano con Messi, il campione del Barcellona, uscito oggi su carta e sul sito viene smontato poche ore dopo, sempre sul sito, da Maurizio Crosetti nel suo blog. Schizofrenia di un giornale o invece esempio di pluralismo? Io propendo per la seconda ipotesi e anzi mi complimento perché Rep. non ha censurato le opinioni di Crosetti (con cui peraltro concordo: l'articolo di Saviano è parecchio savianocentrico)."

Ed eccolo il commento di Crosetti:

"Finalmente sono riuscito a capire Roberto Saviano e il suo modo di scrivere. Me l’ha consentito, assai più di Gomorra, il reportage su Lionel Messi pubblicato oggi da Repubblica. Gran pezzo sulla storia (non inedita) del bambino che non poteva crescere perché malato, e poi diventa il più grande calciatore del mondo. Ebbene, Saviano incontra Messi nel ventre dello stadio di Barcellona e nel suo lunghissimo articolo gli fa pronunciare una sola parola. Una sola. Per il resto parla Saviano, per il quale esiste al centro del mondo un solo nucleo: la scrittura di Roberto Saviano. Anche se, per carità, con la vita che fa e con tutta quella solitudine intorno, richiudersi un po’ in se stessi è inevitabile. Però peccato, a me interessava di più Messi. E a voi?"

Inserti settimanali: Corsera batte Repubblica.

Le buone idee, quando arrivano arrivano. E se arrivano le stesse a tutti, pazienza. Ecco quindi che questa settimana sia il Venerdì di Repubblica che il Coirriere magazine pubblicano lo stesso servizio: guida fotografica sui luoghi di Stoccolma dove sono ambientate le storie di Stieg Larsson. Con la differenza che il Corriere Magazine  ha foto più belle (ed è anche uscito un giorno prima).

Fabio P.

Mazzi amari.



Un altro svarione di Repubblica.it, in questo articolo sui Nomadi.
A parte isoliti svarioni ortografici, la svista più palese è sul nome del prete che celebrerà la messa.
Ma quale Enzo Mazzi ? Il fondatore di Exodus e amico dei Nomadi è il prete prezzemolo don Antonio Mazzi, assiduo frequentatore di salotti televisivi.
Don Enzo Mazzi è il leader spirituale della Comunità l’Isolotto di Firenze, e non frequenta il mondo della TV e dello spettacolo, oltre che avere un altro spessore culturale, religioso e umano.

GPP

sabato 14 febbraio 2009

Inquietante.



Sul sito di Repubblica.it hanno già predisposto le pagine per la diretta sulle elezioni regionali sarde.
Come fanno a pubblicare già la percentuale dell’affluenza al primo turno, visto che si vota solo da domani mattina ? (Cliccate sull'immagine per ingrandirla).
Inquietante.

Gian Paolo P.

La lucignolizzazione di repubblica.it

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

"Troppo facile infierire così,sui refusi e sugli errori di repubblica.it, se dovessimo segnalare ogni giorno queste cose e pretendere la pubblicazione, non si avrebbe nemmeno il tempo di andare in bagno, come le commesse di Esselunga.
Prendiamo atto mestamente che una parte di Repubblica.it si è lucignolizzata.
Speriamo che non si arrivi fino alla carta, anche se i segni premonitori ci sono (basta vedere certi pezzi di R2 di tanto in tanto).
Ma la cosa peggiore è che in genere sono copia-e-incolla da altri siti o blog, con traduzioni estemporanee, come quando a scuola si copiava dall'asino della classe...

gipipi51"

Il lampredotto musulmano.



Decisamente a Repubblica foto e didascalie viaggiano su piani diversi.
Questo è un esempio. Intanto, non manca il refuso d’obbligo (“lamporedotto” che sarebbe poi il lampredotto, un tipo di trippa molto apprezzata in Toscana).
Il riferimento alle “tradizioni locali” è poi immediatamente smentito dalla foto di un tipico grande spiedo di “kebab”.

venerdì 13 febbraio 2009

La colonna pruriginosa di Repubblica.it



Abbiamo scovato in rete questo post tratto dal blog D-BLOG. Lo riportiamo volentieri perchè lo condividiamo:

La colonna di destra di Repubblica online regala sempre grandi soddisfazioni. Oggi vi propongo un menu che prevede:

1) Un articolo su un’isola a forma di cuore per gli innamorati. Perfetta per San Valentino. Secondo Repubblica l’isola è stata scoperta da google earth. Vero, peccato che la notizia (che poi che notizia è?) abbia come minimo due anni. Date un occhio qui.

2) San Valentino vegetariano ad Hong Kong. Sempre un buon modo per far vedere un paio di culi e due tette.

3) L‘uomo più piccolo del mondo che entra in una scarpa (questo titolo è nella colonna in prima pagina ma non nell’articolo). Si sa i nani attirano la curiosità morbosa dai tempi delle belle baracconate di paese. Domani forse scoop sulla donna barbuta. E poi, comunque, cazzo il nano è alto 76 cm, non entra in una scarpa!

4) New York. La lingerie è uno show. La notizia è che due modelle presentano una linea di lingerie di un’altra tizia e sui marciapiedi di New York ci sono file interminabili. Credete che tra le 10 foto ce ne sia una sulle file interminabili? Che poi sarebbe questa la notizia. No, ci sono le due figone di turno con in mano reggiseni e mutandine.

giovedì 12 febbraio 2009

La campagna di Mura e PPR: doppio scivolone di Piero Colaprico.



Nella sua rubrica quotidiana delle lettere, sul dorso milanese di Repubblica, oggi Piero Colaprico è scivolato due volte.

Se c'è una cosa che non sopportiamo sono i refusi nel nome dell'autore del pezzo.

La ricomparsa di Currò.

Non fai in tempo a chiederti dove sia che lui riappare.

ps: "La ricomparsa di Currò" potrebbe essere il titolo del prossimo libro di Camilleri.

Uno a uno palla al centro.

Pezzo di Sandro De Riccardis oggi in cronaca di Milano. Si parla dell'ennesimo clochard morto di freddo. E Sandro è bravo a non usare mai il termine che non piace a Gianni Mura per parlare dei senzatetto.



Peccato però che, nell'intervista a fianco a Maurizio Rotaris di Sos Centrale, lo stesso intervistato utilizzi per ben due volte quel termine.



Nesssuno è perfetto.

Alla fine alza bandiera bianca pure Colaprico: " Mandatemi qualcuno! Io e Bianchin non bastiamo più!"



Tanta carne al fuoco a Udine per la vicenda di Eluana. L'inviato Piero Colaprico, memoria storica del caso Englaro, ha chiesto manforte perchè evidentemente l'aiutante Roberto Bianchin non bastava più per raccontare tutto. E così ecco che Enrico Bonerandi, che qualche giorno fa si trovava a Mestre per scrivere dell'inaugurazione del passante autostradale, ha dovuto rimandare il suo ritorno a Milano e ha deviato per Udine dove oggi si è dovuto sparare due pagine sulla faccenda più triste degli ultimi anni.

L'Italia ne prende due. Repubblica ne manda tre.

Ben tre inviati a Londra per il derby del mondo tra Italia e Brasile.

Sono Fabrizio Bocca,che fa la cronaca, Maurizio Crosetti, commento di folklore, Emanuele Gamba, pagelle.

Senza dimenticare Gianni Mura che da casa sua fa il fondo tecnico.

Un rebus che non ci fa dormire.



Ma che fine ha fatto Enrico Currò?

mercoledì 11 febbraio 2009

Crosettismi.



A grande richiesta tornano i Crosettismi.

Scrive Maurizio a proposito di Italia-Brasile 0-2:

"Il fatto è che quando il pallone ce l'ha l'Italia sembra un'anguria, mentre quando ce l'ha il Brasile pare una palletta di gommapiuma, di quelle che si danno ai bimbi piccoli perchè non rompano la damina di cristallo sul comò, o la gondola presa a Venezia con dentro le luci".


Straordinario!

Ma cosa diavolo è lo “scioglimento anticipato delle elezioni” ?



Chiediamolo a Claudio Tito,che lo ha scritto a pag. 6 dell’edizione cartacea di oggi.

Tito lo considero una buona firma, di solito i suoi pezzi mi piacciono. L’infortunio dev’essere un residuo della nuova maledizione dei giornalisti, il copia-e-incolla senza rileggi-e-controlla.

Gian Paolo P.

Due lettere e una precisazione sulla vicenda di Eluana.

Riportiamo qui di seguito due lettere, tra le tante che sono arrivate a Repubblica, che dimostrano quanto sia stato intenso lo sforzo del sito Repubblica.it nel seguire la triste vicenda di Eluana Englaro.

A tal proposito vogliamo anche rispondere a quelli che ci hanno scritto chiedendoci il perchè, stavolta, non abbiamo pubblicato nessun post relativo a come i siti dei giornali principali abbiano gestito l'improvvisa notizia della morte di Eluana. Non ci sembrava il caso di infierire ulteriormente su questa storia. Ci pensa già abbastanza il resto del baraccone mediatico.

Ecco le due lettere di cui sopra.

"Meno male che c'è Repubblica"


Grazie, grazie, grazie a Repubblica. Meno male che c'è qualcuno che ha saputo dar voce alla dignità delle persone, al loro dolore, alle loro scelte difficili. Una legge non sostituisce la coscienza; la coscienza - per fortuna - è ancora una prerogativa degli uomini liberi, ci dà il diritto di scegliere, ci assicura la libertà di sbagliare. Siamo esseri imperfetti ma siamo obbligati a dare un senso alla nostra vita. Beppino Englaro quel senso l'ha trovato nel coraggio di una scelta difficile. E io oggi sono fiera di far parte del popolo di Repubblica che ha avuto la sensibilità di sottolinearlo. Questa vicenda mi ha insegnato molto: continuerò a cercare un senso alla mia vita, perché questo mi rende e mi renderà unica. Come Eluana.

Lia Guerrieri Roma

Una voce fuori dal coro.


Due mesi... solo due mesi aveva la mia bambina quando le è stata diagnosticata la sindrome di WPW, tachicardia parossistica ventricolare.. in poche parole, Sofia sveniva, sfinita dopo attacchi improvvisi di tachicardia, con il suo piccolo cuoricino che volava a 260 battiti al minuto...
Paura e sgomento si leggevano nei miei occhi, ma cercavo di dare a quella persona incosciente coraggio e fiducia. Tutto avrei fatto e avrei potuto fare perché la sua vita fosse degna di essere chiamata tale e non avrei accettato che qualcuno potesse appropriarsi di quella vita per nessun motivo. Oggi mia figlia ha otto anni, è una bambina adorabile, felice... sta bene ...
La speranza ha accompagnato i miei primi mesi di vita come madre perché penso che anche la scelta più difficile debba essere sorretta dalla speranza: di un futuro senza sofferenza, di una vita che sia degna di questo nome. Nella vicenda legata ad Eluana è mancato questo: la dignità e il rispetto, rispetto per il dolore e per le scelte dolorose. Ringrazio Repubblica che è stata l'unica voce fuori dal coro e ha saputo dare voce alla dignità e al rispetto per la per le persone, quelle che vanno e quelle che restano con il loro fardello di dolore. Meno male che c'è Repubblica, meno male che la vita umana non è per tutti solo una bandiera da sventolare quando più fa comodo.

Paola d'Alconzo Basile Roma

martedì 10 febbraio 2009

Quella ragazza che amavamo.



Ormai la diversità dei pensieri si era tramutata in una dannazione reciproca, una messa al bando, una insofferenza esasperata. E neanche ora, neanche in hora mortis nostrae, si rimarginerà, temo. Ma, forse solo per un piccolo risarcimento, forse perché è la cosa più importante, possiamo riconoscerci tutti - quasi tutti - in un acquisto dapprincipio imprevedibile, e che non era nei propositi. Abbiamo tutti - quasi tutti: non fa bene ignorare il cinismo e la cattiveria vera - voluto molto bene alla ragazza Eluana.

Le abbiamo voluto sempre più bene, man mano che passavano gli anni e la ferita si esacerbava mille volte di nuovo e noi intanto diventavamo grandi o vecchi, nascevamo e ci ammalavamo e, qualcuno, morivamo: e quel viso di ragazza continuava a guardarci illeso dal tempo e dalla sventura. Prima della fotografia, i ritrattisti delle famiglie del nord d'Europa, di quelle che potevano permetterselo, dipingevano una volta all'anno il gruppo di famiglia, sicché sulle pareti domestiche scorrevano le generazioni, i bambini diventavano adulti, gli adulti vecchi, matrimoni rinnovavano la scena, nuovi nati facevano la loro comparsa.

In quelle gallerie di quadri ricordo, c'erano alcune figure di bambini o di giovani che non cambiavano più aspetto, il tempo non le lavorava più, perché erano morti giovani o bambini, e una rossa crocetta dipinta sopra la testa avvertiva della loro perdita, ma non si aveva cuore di espellerli dal gruppo. Il signor Englaro, rifiutandosi, contro la propria presumibile convenienza, di esporre le fattezze di Eluana se non fino al punto in cui l'ebbe perduta, ha suscitato in tutti noi lo stesso risultato pieno d'affetto e di rimpianto.

Abbiamo voluto bene a quella ragazza meravigliosa, al modo in cui i suoi occhi continuavano a guardarci così da lontano, così da vicino, e l'abbiamo rimpianta come una nostra compagna di viaggio insieme perduta e illesa. Abbiamo voluto bene, ogni giorno di più, anche alla Eluana che non vedevamo, che non abbiamo mai visto, nella quale la ragazza dagli occhi profondi si continuava e si consumava, e abbiamo avuto pietà di lei e di noi. Quel padre che, chiuso in un suo cerchio senza uscita, combinava e ricombinava senza ostentazione e senza falso pudore le belle fotografie della sua creatura, come per ricominciare ogni volta a far scorrere la vita della sua carissima figlia prima che la promessa si spezzasse, ce l'ha fatta amare, senza proporselo.

Senza proporsi altro se non di avere la legge dalla propria parte, e le persone, perché una buona legge dev'essere dalla parte delle persone e del loro dolore. L'ha conservata così, nella memoria di una comunità che l'aveva adottata, benché si lacerasse sul suo destino.

Se c'è una sottile speranza che l'Italia non esca più amara e incattivita da una vicenda oltraggiosamente accanita, è in questo amore condiviso. Il signor Englaro non ha mirato a nessuna convenienza. Non ha fatto conti. Ha fatto quello che sentiva come il suo dovere. Se fosse stato un uomo politico - cioè un politico, oltre che l'uomo che è - si sarebbe sottratto alla piccola trappola della gara col tempo, che metteva in scena nel rullo di tamburi del precipitoso finale il copione degli uni che bruciavano le ore per salvare una vita, degli altri che bruciavano i minuti per sacrificarla. ("Il sacrificio non sia vano": frase pronunciata ieri sera in Senato, non so con quanta consapevolezza, bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle).

Si sarebbe esposto alle intemperie sulla cima di un campanile friulano per protestare: dopotutto il capo del governo si era spinto, non so con quanta consapevolezza, a dire che quella sua figlia perduta avrebbe potuto partorire. Avrebbe fatto uno sciopero della fame e della sete, per replicare a chi lo accusava di voler assassinare per fame e sete la sua creatura. Li avreste visti volare, allora, i sondaggi, angeli custodi della superstizione e della demagogia contemporanea.
Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round.

Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana".

Salutiamola, Eluana, con l'amore che si sapeva riservare alle ragazze perite, tenerelle, pria che l'erbe inaridisse il verno. Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

Adriano Sofri

(10 febbraio 2009) - La Repubblica

Eluana è morta. Siamo vicini a Beppino e a Saturna Englaro. E a Piero Colaprico.



La redazione di PPR si stringe intorno alla famiglia Englaro per la morte di Eluana.

Un abbraccio fortissimo anche a Piero Colaprico che perde colei che è diventata la sua figlioccia adottiva: quanti chilometri avrai fatto, caro Piero, avanti e indietro da Milano a Lecco per seguire questa vicenda?

Della serie: chi l'ha visto?



Chi riesce a vedere il papa nella foto ci invii una e-mail. Grazie.

sabato 7 febbraio 2009

Eluanasia.

Ci siamo permessi, complice la febbre alta di questi giorni, di coniare questo triste neologismo. Lo giriamo a Piero Colaprico. Non sia mai lo voglia usare per qualche pezzo da Udine sulla triste storia di Eluana Englaro.

A volte ritornano.



Repubblica del 6 febbraio. Pagina 6.

L'Italia sotto una valanga di amianto. Berizzi sotto una valanga di errori.



Ingrandite la foto cliccandoci sopra. Leggerete tutti gli errori di Paolo Berizzi.

Col contributo di Gian Paolo P. (il primo a essersi sfebbrato).

giovedì 5 febbraio 2009

Ecco un altro feticista di Repubblica.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro PazzoPerRepubblica,

mi sono imbattuto per caso sul tuo blog (mentre cercavo notizie sul prof. Cordero) e, in misura certamente minore alla tua, mi annovero anch'io tra i pazzi di Repubblica, che leggo da quando avevo 11 anni (adesso ne ho...33!). Giuro che non scherzo.

Visto che ti piace "catalogare" i lettori, ti segnalo alcune delle mie preferenze/pazzie:

1) non perdo mai né l'amaca quotidiana di Serra né i cattivi pensieri settimanali di Mura e il Domenicale di Scalfari;
2) conservo alcune copie "storiche" del giornale;
3) considero Bolzoni uno dei più grandi giornalisti italiani: avendo vissuto a Palermo fino al 1994, lo conosco sin dai tempi in cui scriveva delle cose palermitane (e siciliane in generale) di quegli anni;
4) tra gli articoli che "conservo" nel mio PC, la fa da padrone Zucconi.

Adesso che ho scoperto il tuo blog, diventerà un mio appuntamento quotidiano!

Ciao,
Massimiliano M.

mercoledì 4 febbraio 2009

Doppio refuso su Repubblica.it

Che bestie strane che ci sono in Cina.



“Il sedicenne fermato per la brutale aggressione all'immigrato indiano a Nettuno sarà trasferito nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma del ragazzo di 16 anni”
Che italiano è ?

Paolo Guzzanti lascia il Partito delle Libertà. Ma poi ci ripensa.



E quello che c'è scritto oggi su Repubblica.

Da quant'era?



Da quant'era che l'apertura dello Sport di Repubblica non veniva dedicata per intero ad uno sport che non fosse il calcio?

Auguri all'inviato in Val d'Isere Mattia Chiusano.

martedì 3 febbraio 2009

Il viaggio di Eluana Englaro da Lecco a Udine. Al suo fianco Piero Colaprico.

Se non altro Piero cambia aria, Lecco cominciava a stargli stretta. Va a Udine a seguire gli ultimi giorni di Eluana Englaro, che ormai è diventata la sua figlioccia.

Ma nel gran giorno del trasferimento, Repubblica non manca di regalarci il suo refuso quotidiano (foto), proprio sulla delicata questione di Eluana (o Eluna?)

Comunque, c'è chi è messo molto peggio della Mafai.



La prima pagina de Il Giornale di oggi.

Campagna anti barbone: Miriam Mafai in un colpo solo manda a puttane il lavoro di due mesi.



Non stiamo a raccontarvi ancora la rava e la fava sulla nostra campagna contro l'utilizzo del termine barbone. Campagna supportata, tra l'altro, anche da Gianni Mura. I lettori abituali di questo blog sono già al corrente della cosa. Gli altri trovano tutto qui.

Vi raccontiamo però come si può, in una mossa sola, mandare a puttane il nostro lavoro di settimane. Chiedetelo a Miriam Mafai.

Nel suo pezzo di ieri in cui si fa riferimento all'indiano aggredito e bruciato a Nettuno, Mafai utilizza per ben quattro volte il termine contro cui ci battiamo:

...E così, tanto per divertirsi, hanno dato fuoco al barbone...

...La vittima allora può essere una donna che torna a casa, da sola, una sera, o una coppia appartata nella sua macchina, o un barbone italiano o straniero che dorme per terra appena protetto da una coperta o da un paio di cartoni. Un divertimento? Pare proprio di sì, un divertimento o una emozione, esaltata dai pianti della donna violentata o dalle grida di un barbone cui viene dato fuoco, dalla sofferenza di un debole che non può reagire...

...I ragazzi di Nettuno che hanno dato fuoco a un barbone...