sabato 31 ottobre 2009

Non esiste.

Dal blog di Maurizio Crosetti:

Era bellissimo, da bambini, prendersi l’influenza in quella remota epoca senza fobie, senza psicosi, senza domande e risposte per salvarsi la vita (da che? da uno starnuto?), senza amuchina (rieccola!), senza vaccino stagionale o speciale, senza il conto dei morti per spaventare i vivi e gli anziani, senza il parere dell’esperto, solo farsi avviluppare dalla febbre e aspettare che passasse, con termometro e pazienza, ci mettesse il tempo necessario (però l’ago grosso della siringa di vetro faceva male, e attendere che completasse la bollitura un autentico supplizio). Era bellissimo farsi accudire e coccolare, marciandoci un po’, e non andare a scuola, e poi svegliarsi un bel mattino finalmente sfebbrati, appena spossati e molto sudati, quasi freddi, pallidi dentro ma quieti, rasserenati, neanche stavolta saremmo morti, la morte non esiste quasi come la maestra almeno per altri due giorni.

venerdì 30 ottobre 2009

Repubblica chiude con le donne.



Scopriamo oggi, con una certa sorpresa, che Repubblica ha chiuso l'appello delle donne indignate col Premier.

Le gallerie sono arrivate a 138 per un totale di 3318 fotografie.

Immancabile il commento caustico de Il Foglio.

Vietato calpestare i morti.



Ecco il pezzo di oggi di Roberto Saviano (sulla prima di Repubblica), a commento dell'incredibile video diffuso ieri sull'uccisione di Mariano Bacioterracino al quartiere Sanità di Napoli.

Tutto normale. È questo che sembra essere il tempo e il modo di questa esecuzione di camorra. Normalità. Tutto normale scavalcare un morto per terra, tutto normale vedere un uomo che viene sparato alla testa e non far nulla, nemmeno gridare, o chiamare qualcuno. È tutto normale, non si corre, nessuno sente di dover far niente. La città è in guerra e si agisce come agiscono gli uomini in guerra ossia, strisciare, allontanarsi, non dare nell´occhio.

Porta a casa la pelle, il resto vale zero. L´inferno c´è ed esiste e sono quei cinque minuti ripresi da una telecamera installata a Napoli, in via Vergini, nel quartiere Sanità. Scienza non insolita a Napoli negli ultimi trent´anni. Non insolita per le persone che la vivono come un´eventualità, come assistere ad un litigio o ad un tamponamento. L´assassino, l´uomo che uccide, è persona tecnicamente abile; molto probabilmente è un uomo che ha già ucciso. Vede il suo obiettivo, entra senza problemi nel bar, si fa un giro poi esce e spara tre colpi, secchi, ravvicinati, a pochi centimetri dal corpo. I primi colpi sono più bassi, poi l´ultimo: il colpo di grazia. Ogni camorrista quando non uccide paga personalmente l´errore; paga per aver lasciato in vita un condannato che diviene poi testimone. Per questo, basta dare uno sguardo ai referti necroscopici degli ammazzati dalla camorra negli ultimi dieci anni: quasi tutti vengono sparati in faccia o alla nuca, per avere la certezza della morte.

Il pezzo continua qui.

Com'è triste Repubblica.

Da quando a Lampedusa non arrivano più clandestini.

Vanno di moda le trans.



Da un assist di GPP.

Tornano le frankicche. Con un aneddoto.



Arrivano gli anni '80, quelli dell'edonismo reaganiano a dominare la scena e segnarla nel futuro. Frank57.

A proposito di questi opuscoletti che celebravano il ventesimo anniversario di Repubblica, un nostro collaboratore ci ha ricordato un aneddotto di cui fu protagonista Enzo Biagi:

Caro Pazzo, sapevi che questi opuscoli furono la causa delle dimissioni di Enzo Biagi? I fascicoli, lanciati per i 20 anni di Rep, divennero poi una specie di "il meglio dell'anno". Solo che nella raccolta di un dato anno (non ricordo quale) non era presente nemmeno un pezzo di Biagi e invece c'erano tre pezzi della Mafai, questa cosa fece imbestialire Biagi che se ne andò al Corriere. E i fascicoli non vennero più fatti.

giovedì 29 ottobre 2009

La nuova campagna di Repubblica.



Leggiamo sul blog di Disma:

Se fossi il capo di Repubblica, inteso non come Napolitano ma come Mauro, darei subito il via ad una nuova campagna del tipo "mandateci le vostre foto sfuocate". Secondo me funziona. Disma.

Bartezzaghi scrive da Dio. Però...

Bartezzaghi è un grande e scrive da Dio, anche se l'altro giorno è inciampato di brutto. Ha fatto un (bel) pezzo sulla Moratti, l'opuscolo e il dialetto, e alla fine ha scritto una frase mettendo insieme concept, lettering, layout e il copy e il buyer che vanno con l'account e l'art a fare un meeting sul target del marketing (invento, ma l'effetto era questo).

Fabio P.

E io pago!





Ci scrive Michele, tornando sulla questione delle copie di Repubblica distribuite gratuitamente nei condomini e mai ritirate ne avevamo parlato un mese fa circa.

"Caro Pazzo, volevo segnalarti con tanto di foto, cosa può succedere un giovedì mattina in un condominio del centro di Roma: copie gratuite di Repubblica distribuite e mai ritirate. Sono copie comunque "tirate" ma non vendute e che ricevono ugualmente finanziamenti. Mentre giovani giornalisti restano a spasso...
Tra le copie di Repubblica c'erano nascoste anche alcune copie del Corriere dello Sport".

Michele

Walking on the mort.





Ma siamo sicuri di voler sconfiggere la camorra in una città dove la gente cammina sopra ai cadaveri?

Consoliamoci con il commento di Roberto Saviano per repubblica.it al video da pelle d'oca diffuso oggi sui principali siti.

Trans.



Oggi Repubblica dedica l'intero inserto Diario alla questione Trans di cui tanto si sta parlando in questi giorni.

Ecco il pensiero di Caterina sul pezzo di apertura di Francesco Merlo:

Tutto mi sarei aspettata tranne che la sacrosanta difesa delle trans, e la denuncia dell'infame trattamento a cui sono sottoposte sempre, e in particolare in questi giorni, venisse da Francesco Merlo (non so perché). Invece, ottima denuncia di quello che giustamente chiama "razzismo", chiara e articolata. Da leggere assolutamente! Sottoscrivo in pieno (a parte il maschile). Peccato per il titolo completamente fuorviante, che rischia, come al solito, di rovinare tutto. (Ma chi è che a Rep. ce l'ha con le trans?)

Caterina


Ecco qui il pezzo integrale di Francesco Merlo.

Bondi: "Repubblica faccia dieci domande alla trans Brenda".

Leggiamo su NotizieGay,it:

Quando Ezio Mauro rivolgera' altre fatidiche dieci domande al trans Brenda, sara' un giorno memorabile per la difesa della liberta' e della democrazia''.Lo ha detto il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, nel commentare l'intervista al direttore del quotidiano La Repubblica, fatta da Serena Dandini su Raitre.

Continua qui.

mercoledì 28 ottobre 2009

Pian piano sotto le lenzuola...

Dal sito de Il Foglio:

Appello alle anime libere di Repubblica, siano essi lettori o maestranze di Largo Fochetti: che cosa aspettate a ribellarvi alla dittatura del moralisticamente corretto in nome della quale il gran quotidiano di avanguardia del progressismo liberal sta appenando il discorso pubblico italiano da circa nove mesi? Nove mesi è giusto il tempo di una gestazione, ma che cosa ha infine partorito tutto questo trafficare giornalistico di Repubblica fra le lenzuola?

Un libro che tutti gli uomini dovrebbero leggere. Soprattutto dopo aver visto Ballarò di ieri sera.

Dal blog di Lucacicca:

Il libro l’ho letto tempo fa, ma ve ne parlo oggi perché ieri sera sono stato ancora una volta sorpreso dalla bravura di Concita De Gregorio, capace di sopportare gli urli di La Russa senza perdere il filo e senza cedere alla tentazione di alzare il volume della voce.


Continua qui.

Dalla caduta di stile alla caduta delle foglie.

Nuova raccolta di foto sul sito di Repubblica. Si è passati dalle donne offese dal premier per la sua caduta di stile contro Rosy Bindi, alle foto che raccontano la stagione della caduta delle foglie.

Una psicologa a PazzoPerRepubblica.



E' venuta a trovarci Elisabetta, una psicologa con il debole per Repubblica. Ma non dovremmo essere noi, piuttosto, ad andare in analisi da lei? Boh!

Caro Pazzo,
non avevo mai visto il tuo blog prima, idea originale e da vero fissato! Complimenti, sono una psicologa e le persone “normali” non mi interessano molto!

Io più che pazza di Repubblica sono pazza di Gianni Clerici e sono assai meravigliata che non abbia ricambiato i tuoi auguri di Natale. Forse non usa internet… Lui è il motivo per il quale compro questo giornale ! Buon lavoro e .. buon divertimento.

Elisabetta


Ciao Elisabetta e benvenuta sul carrozzone di PPR.

Due pesi e due misure.



Su assist dell'ottimo Jacopo N., segnaliamo la diversità di tono e di importanza che i due quotidiani nemici danno oggi della notizia della conferma della condanna di Mills in appello.

Ecco il pensiero di Jacopo:

"Il campione nostrano di terzietà (che in italiano si traduce da sempre con donabbondismo), il nemico Corriere della Sera, oggi titola grosso con l´intervento sguaiato di Berlusconi a Ballarò, e relega a margine, in colonnino, la condanna di Mills in appello (e di Berlusconi stesso, cioè, in contumacia)."

Un'altra feticista di Repubblica.



Ci ha scritto la lettrice Francesca Cortese facendoci i complimenti per il blog e allegandoci la sua foto con in mano Repubblica.

Grazie Francesca e benvenuta su PazzoPerRepubblica.

Se lo dicono loro, che sono in mille.

Dal sito de iMille.

L’affermazione della mozione Bersani e l’ottimo risultato di Marino significano anche un’altra cosa: la sconfitta della linea politica del quotidiano-partito la Repubblica e del suo fondatore, Eugenio Scalfari. Quella linea politica – fatta di piazze, di informazione che passa dal buco della serratura delle camere da letto, di lodi e di faziosità – è la grande sconfitta di queste primarie. Ci auguriamo questa sconfitta possa essere colta appieno sia dal quotidiano-partito sia (soprattutto) dalla nuova squadra che guiderà il PD.

Il pezzo integrale lo trovate qui.

Per iniziare bene la giornata.



Il filmato dell'intervento di Silvio Berlusconi a Ballarò di ieri sera che inveisce contro i giudici comunisti.

Dal minuto 1,16 del video (fate bene attenzione) parte la predica ad alta voce contro Floris che rimane magistralmente calmo ed educato.

Lui, invece, più invecchia e più è arrogante.

Vi chiederete che centra questo filmato con Repubblica? Tra gli ospiti di Floris c'era la dolce Concita.

martedì 27 ottobre 2009

Qual è l'anagramma di strepitoso?



Stefano Bartezzaghi ci sorprende ogni giorno di più. Qui la sua rubrichetta su Repubblica di oggi.

Speriamo che diventi un appuntamento frequente.

Predicare bene e razzolare male.



Sulla prima di oggi di Repubblica.

Si poteva evitare.

Questo piccolo grande inviato.


Vogliamo parlare di Angelo Aquaro e del suo incipit di oggi su Barack Obama?

Se le va proprio a cercare.

C'è di peggio delle dimissioni di Marrazzo.

Articoli dalla sezione Business del New York Times di oggi:

- La vendita del Chicago Sun-Times e di 50 giornali del gruppo che ha fatto bancarotta

- A Forbes hanno annunciato altri licenziamenti tra i giornalisti, dopo i 100 operati finora

- Le diffusioni dei quotidiani americani sono calate del 10% nell’ultimo anno

(da un assist di Luca Sofri)

Quel barackone di R2.



Oggi R2 è tutto dedicato al primo anno da presidente di Barack Obama.

Con pezzi dei pionieri Zucconi e Rampini. E un pezzo del rockettaro Aquaro.

La forma circolare della palla.

Essendo un tecnico informatico, se c’è una cosa che mi fa incazzare è leggere su repubblica articoli relativi ad argomento tecnologici, che dovrebbero diffondere conoscenza, ma in realtà sono assolutamente superficiali e propagano confusione quando redatti da assoluti incompetenti.

Non me ne voglia la buona Benedetta Perilli, ma il suo pezzo di oggi su Repubblica.it, relativo ad un dispositivo capace di ricostruire la memoria storica delle schede SIM dei telefonini (mi verrebbe da dire: sai che rivoluzione!), è un classico esempio. Perché ? Perché ha semplicemente “pescato” su Internet la notizia (è la sua specialità) e l’ha tradotta alla bell’e meglio senza curarsi di controllare cosa è venuto fuori.

Uno dei link che parla di questa cosa è questo.

L’articolo della Perilli è questo.

Tra le chicche del pezzo suddetto, segnalo:

“è un dispositivo dalla forma circolare di una palla da hockey”

A parte che le palle hanno tutte forma circolare, quindi l’aggettivo non sarebbe necessario, di quale hockey parla ? Prato, pista, ghiaccio ?. La risposta è la terza, epperò è pure sbagliata (come diceva il santone di Quelo), infatti l’articolo originale cita : “Shaped like an ice hockey puck” cioè “dalla forma di un DISCO (non palla) di hockey su ghiaccio”.

“Il potente XRY riesce a leggere il contenuto di una memoria in soli dieci minuti anche attraverso raggi rossi e bluetooth”


I RAGGI ROSSI dovrebbero essere perillianamente gli “infrared” cioè la connessione IR (obsoleta fra l’altro) ancora presente su molti telefonini.

Per sintetizzare, cos’è questa se non SCIATTERIA? Proprio quella che non vorremmo mai vedere sul nostro giornale. Sopportiamo (a malapena) i calendari e la rubrica tette&culi, ahimè ormai istituzionale, ma cose così, se permettete, a me irritano ancora di più.

GPP

Il vero sconfitto delle primarie è il partito di Repubblica.

Ancora dal sito de Il Foglio:

Come celebrare l'elezione di Bersani con l’aria funerea di chi ha perso la leadership.

Tra gli sconfitti nell’elezione interna al Partito democratico sarebbe giusto annoverare anche il “partito di Repubblica”, che ha fatto una mezza campagna per i concorrenti di Pier Luigi Bersani. Anche nel dare notizia della vittoria dell’ex ministro, Repubblica non rinuncia a mettere il proprio marchio di antiberlusconismo pregiudiziale. La cronaca dai seggi rappresenta una sfilata ininterrotta di elettori arrabbiati, che sembrano tutti o quasi controfigure di Eugenio Scalfari.

Ps: qui a Pazzo Per Repubblica siamo preoccupati nello scoprire che la pensiamo, grosso modo, come Giuliano Ferrara.

Ancora sul colonnino "tette e culi".



Dal sito de Il Foglio:

Il sito di Repubblica non perde tempo e si adegua in fretta alla nuove mode (quando non le lancia). Sono finiti i tempi della donna oggetto da cliccare, ormai chiusi quelli della donna indignata perché oggetto e quelli delle femministe indignate perché le donne sono trattate come oggetti. Ora ciò che fa tirare il clic è il trans, ed ecco che le prime due "notizie" del colonnino delle gallerie fotografiche sono dedicate ai transessuali: la prima parla del Grande Fratello, la cui decima edizione è cominciata ieri: "Il trans c'è ma non si sa chi è" è il sottotitolo, accanto alla foto di Alessia Marcuzzi. Appena sotto, ecco "Trockadero, la grazia sulle punte - la danza degli uomini travestiti", con ben 12 foto di travestiti tutte da cliccare. Ma il megli arriva nella mattinata di oggi, quando a queste due viene affiancata, questa volta nel corpo centrale del sito, la gallery di uno dei trans dello scandalo che ha coinvolto Marrazzo. Eccola/o, China, sorridere al fotografo in ben sei scatti tutti da cliccare.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

Far finta di essere (ber)sani.


Non è che a Repubblica abbiano esultato più di tanto per l'exploit di Pierluigi Bersani alle primarie del PD.

Un titolicchio su cinque colonne che recita blandamente PD, la vittoria di Bersani e un fondarello melenso intitolato Una bella giornata per la democrazia affidato alla penna del diligente Curzio Maltese che apre con un incipit politicamente corretto:

"Tre milioni di votanti, cinquantamila volontari in diecimila seggi, decine di milioni di euro raccolti. Se qualcuno nel Pd ha ancora dubbi sulle primarie è un pazzo. Sono l'elemento più identitario del partito, dal giorno della nascita."


Insomma, non si capisce se a Largo Fochetti siano contenti o no per la vittoria di Bersani. Forse erano troppo impegnati a fare luce sul caso Marrazzo.

scarlattina.it



Su corriere.it (sopra) e lastampa.it (sotto) è da mezz'ora che c'è questa divertente notizia sulla salute di Berlusconi.

Su repubblica.it non c'è traccia.

Il morbo è arrivato anche nella redazione online di Largo Fochetti?

Visto che va di moda.



Perchè non organizziamo una bella raccolta firme (senza contributi fotografici però) per portare Lia Celi a Repubblica? Per lei sogniamo una rubrichina di satira in prima pagina. Dai ce la possiamo fare, dimostriamo che il lobbying può anche essere a fin di bene. Pensiamo pure a un nome e mandiamo tutto il plico a largo Fochetti.

Foto: Roberto Grassilli

Un ritorno di cui non se ne sentiva il bisogno.



Quello di Umberto Galimberti oggi su Repubblica.

Caterina aggiunge: terrificante ritorno di Galimberti! Dio non voglia che sia finito il lungo esilio causato dallo scandalo-plagi?

Lettori di Repubblica colti sul fatto.







Altri tre lettori colti sul fatto.

Foto scattate quest'estate sul litorale tra Roma e Napoli.

Tornano le frankicche.



Ecco il consueto prezioso contributo di Frank57: l'organigramma del 1979.

domenica 25 ottobre 2009

Il Marrazzogate e le dieci domande all'Arma dei Carabinieri.



Cari feticisti, è doveroso avviare un dibattito sul modo in cui il caso Marrazzo è stato trattato da Repubblica. 4 paginate più un pezzo sulla pagina dei commenti. Il nostro giornale non si è risparmiato e chi si aspettava un sostegno al governatore è stato deluso. Giù mazzate e richiesta di dimissioni. Ezio Mauro ha affidato l'attacco più velenoso alla coppia D'Avanzo-Bonini (i Bob Woodward e Carl Bernstein de noantri). D'Avanzo si scaglia contro Marrazzo con la stessa ferocia con cui demolì Berlusconi ai tempi di Noemi.

A questo aggiungiamo il pensiero di Caterina (for President) che ci ha inviato una mail stimolandoci l'apertura di questa discussione:

"Io penso che il caso Marrazzo sia da ribattezzare come il "Caso dei Quattro Carabinieri Marci", e che si debba vietare ogni accostamento con la vicenda del tutto diversa di Berlusconi (17enni molestate; ciarpame politico); qui semplicemente un fesso che, incurante del fatto che l'avrebbero beccato al cento per cento, va regolarmente colle trans, forse a suon di cocaina, nonostante la sua immagine di rigorista con moglie e figlie. Ma lo scandalo riguarda i Carabinieri. Il detto parla di "una" mela marcia, non di "quattro"; quattro sono un po' troppe. Proposta per D'Avanzo: Dieci Domande all'Arma.

Gomorrepubblica.

Oggi su Repubblica Roberto Saviano, approfittando dello scandalo delle raccomandazioni campane, scrive un appendice del suo Gomorra.

Marrazzo.



Ecco una furberia tipica, secondo me assai deprecabile, del link tendenzioso e scorretto, a cui anche Repubblica ricorre spesso. Nei titoli si mette il link due volte a "riprese video" e "due minuti di riprese". Ovviamente in nessun caso ci sono le riprese, come il link lascia intendere, ma solo un articolo. Mi pare una scorrettezza nei confronti del lettore, a cui si lancia l'esca per farlo abboccare ai soliti banner o spot pubblicitari.
Aghost

sabato 24 ottobre 2009

Comunisti.



Harvard è un covo di farabutti comunisti.
Ecco la prova.

GPP

Il Venerdì degli errori.





Sul Venerdì di ieri, a pag. 92, hanno pubblicato l'una accanto all'altra le immagini dei due antagonisti che si affrontarono nell'assedio di Alesia: Vercingetorige e Giulio Cesare. Peccato che la foto riservata a quest'ultimo non raffiguri Cesare, ma - a giudicare dalla frangetta - direi Traiano. La statua di Cesare (ovviamente una riproduzione moderna come tutte le altre disposte lungo via dei Fori Imperiali) un'altra. Allego un'immagine presa da internet(sotto). Come vedete, la fronte stempiata rende subito riconoscibile il dittatore perpetuo, che voleva nascondere i problemi di calvizie, raccontano le fonti. Passano i secoli...
Saul

Corrierate.it



Una volta alla settimana occorre ficcare il naso in casa d’altri in cerca di cappelle.
Oggi tocca al Corrierone, che per penna di Claudia Voltattorni promuove Michele Vietti (UDC, all’opposizione) sottosegretario.
Chissà se Casini è stato informato, come lo stesso Vietti d’altronde.
Ah, la professionalità del “più autorevole quotidiano italiano”…

GPP

E no, cara Cecilia. Due giorni di seguito no.

Anche oggi Cecilia Gentile, nella ribattuta del pezzo di ieri, ha chiamato per ben due volte i clochard con l'altro nome.

Due giorni di fila no, cara Ceci.

venerdì 23 ottobre 2009

Berlusconi, Facebook e la smania di pubblicazione di repubblica.it

A proposito del gruppo Uccidiamo Berlusconi su Facebook, la redazione di repubblica.it ne ha combinata un'altra delle sue, complice la fretta di annunciare la chiusura del gruppo.

E' tutto spiegato nei minimi particolari sul sito di Panorama.

Aquaro rivalutato (ma i commenti lo massacrano).



Su Repubblica di oggi Angelo Aquaro intervista l'uomo dei best seller Dan Brown di cui esce oggi in Italia Il simbolo perduto.

La nostra Caterina ne ha ricavato una lucida analisi che rivaluta, in parte, il tanto tartassato Aquaro:

Aquaro alle prese con Dan Brown. Che dire? Io dico benino. Certo, è facile uscirne come un gigante del pensiero, quando si legge quello che Dan Brown afferma a p. 48 sul potere della mente… Vorrei vedere la Hack che lo insegue con un'ascia in mano come in Shining… Dan Brown tecnicamente non è affar nostro; ma, onestamente, come si fa ad essere così pirla? Il "Vedremo", con cui Aquaro commenta, mi sembra in fondo adeguato; anche se non so a quale "potere di insinuare dubbi" ci si riferisca subito dopo; spero che Aquaro pensi al dubbio se sia davvero un mentecatto o se invece lo faccia apposta per qualche oscura strategia di marketing. Per il resto, vabbè che siamo Repubblica, ma mi sembra eccessivo infliggere a D.B. Quattro Domande su Berlusconi, quando è evidente che al Dan Brown, per quanto pirla sia, di S.B. non gliene frega niente.
Bene il caporaliano "E' bravissimo" a inizio della penultima domanda (voglio sperarlo, che sia caporaliano, almeno).
Eccellente l'ultima domanda, con cui Aquaro, qui senza dubbio volontariamente, vendica il lettore e ammorba giustamente l'intervistato, apportandogli una sfiga immensa: "Si immagini tra trent'anni: Dan Brown, 2039".
Bravo Aquaro.
Firmato: una provocatrice.

Aò, anvedi er besteseller !



Da Repubblica.it. GPP

Hanno assassinato Silvio Berlusconi.



Calma. E' fantapolitica. O meglio, pansapolitica.

Nonno Libero ha infatti immaginato l'assassinio di Silvio Berlusconi in un bel pezzo su Libero di oggi.

A noi è piaciuto.

Ve ne proponiamo la prima parte. A questo link c'è la versione integrale del pezzo.


Proviamo a immaginare che Silvio Berlusconi venga ucciso per davvero. Magari da uno dei tredicimila che da “Facebook” incitano al suo assassinio. Accade in un giorno di quest’anno, nella seconda metà di dicembre, appena prima di Natale. A Roma, davanti a Palazzo Grazioli, la residenza del premier nella capitale. Verso le tre del pomeriggio, il Cavaliere esce dal palazzo, circondato dalla scorta. Prima di salire sulla vettura blindata, si ferma sulla strada a salutare la piccola folla che lo aspetta. Non dovrebbe farlo. I servizi di sicurezza gli hanno raccomandato di non avere contatti con la gente in pubblico. Ma il piacere di sentirsi popolare e amato è troppo forte per Silvio. Stringe le mani che si protendono verso di lui. Bacia due neonati. Accarezza un paio di signore anziane. In quel momento, tra la folla si fa largo un uomo di mezz’età. Un tipo qualunque, né alto né basso, né magro né grasso, un viso come tanti, un abito simile a molti. Il tizio impugna una rivoltella. E spara quattro colpi sul Cavaliere, tutti al torace. Poi fugge. Due guardie del corpo tentano d’inseguirlo. Ma l’attentatore si perde nelle vie laterali, in direzione di piazza Venezia. Non verrà mai rintracciato. Panico e sconcerto Quanto succede dopo è scontato. Panico. Urla. Terrore fra i passanti. Auto della polizia e dei carabinieri che arrivano a sirene spiegate. Finalmente un’ambulanza. Il Cavaliere è ancora a terra, il petto coperto di sangue, il volto sempre più terreo. Lo trasportano al Policlinico. Ma qui i medici non possono che accertarne la morte. I telegiornali informano l’Italia che l’impossibile è accaduto. Mezzo paese è in lutto. L’altra metà non sa che cosa pensare. Ci sono anche quelli che festeggiano.

Giampaolo Pansa - Libero

Recidività.



Erano mesi che non accadeva. Ma ieri c'è stata la ricaduta. Cecilia Gentile, nel suo articolo di pagina 29 parla di panchine antibarbone in apertura del pezzo. Il titolista di giornata cerca di limitare i danni utilizzando la parola clochard.

Molti di voi si ricorderanno la nostra campagna contro l'uso di quella brutta parola usata spesso per parlare dei senzatetto e dei clochard. Anche Gianni Mura ci fornì il suo appoggio. Evidentemente non è bastato. Anche se, come già detto, erano mesi che non accadeva.

Currò in fallo. Di fondo.

Ottimo anche Currò con il suo "racconteranno gli annali" nella pagina accanto a quella di Maurizio Crosetti da Madrid. Peccato che abbia dimenticato il più importante. "Racconteranno gli annali" che il Milan ha vinto a Madrid per la prima volta. Meno male che se ne è ricordato Gianni Mura.

Victor

Info di servizio.



Dato che se ne è parlato diffusamente nei commenti al post sul tema delle rubriche di Repubblica, rinfreschiamo le idee a chi le avesse appannate, sul film Tre colonne in cronaca di Carlo Vanzina:

Dal romanzo di Corrado Augias e Daniela Pasti, tra intrighi d'alta finanza, ricatti, delitti e personaggi a chiave, la scalata a un diffuso quotidiano d'opposizione che assomiglia molto a La Repubblica (in cui erano redattori i due autori). Film asettico, ben ordinato, leccatino, molto perbene nel suo procedimento a capitoletti. G.M. Volonté gioca di rimessa con un manierismo laconico, J. Ackland se la cava, S. Castellitto colora troppo e M. Dapporto troppo poco, mentre A. Ippolito non ha niente da fare e le musiche di E. Morricone ricalcano quelle di altri suoi film.

(fonte: mymovies.it)

giovedì 22 ottobre 2009

Qui ci vuole il tenente Colombo.



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo (o Feticista Supremo, come ti chiama lui),
curiosando tra il blog e soprattutto tra i commenti degli scatenati fans mi sono soffermata sulle intelligenti digressioni di tale Barbapapà, uno tra i più in forma del momento. E mi è venuto un flash che mi porto dietro da qualche ora: ma questo Barbapapà non sarà proprio quel Barbapapà? Intendo dire: vuoi vedere che Barbapapà è Scalfari in persona? Ho letto da qualche parte che il buon vecchio fondatore di Repubblica ha scoperto internet restandone folgorato, quindi ci sta anche che abbia scoperto PPR e lo stia frequentando con la mascherà dell'anonimato. Godendo come un riccio.
Pensaci, caro Pazzo (o Feticista Supremo, come ti chiama lui).
Monica


Cara Monica, intanto benvenuta su PPR. Dopo Caterina sei la seconda donna che si decide a partecipare ad un blog solitamente popolato da feticisti maschi.
La tua ipotesi ci stuzzica. E molto. Che sia proprio lui il Barbapapà? Noi crediamo di no, ma non ne abbiamo la certezza. Certo sarebbe una cosa molto curiosa che ci riempirebbe di gioia, se fosse vera. Qui ci vorrebbe il buon vecchio Peter Falk. Anche se ultimamente non è più in grado di indagare. Indagheremo noi.
Intanto attendiamo con trepidazione il commento che sicuramente arriverà dal diretto interessato. Grazie per l'assist.

Tornano le frankicche.



Passano gli anni e arriviamo al drammatico e terribile 1978. Ecco l'organigramma di Repubblica.

Da notare Giampaolo Pansa vicedirettore, Oliviero Beha nella redazione romana, Alberto Stabile (ora a Gerusalemme) nella redazione di Palermo, Gianni Baget Bozzo e Renato Guttuso tra i collaboratori.

Amarcord.

Il solito grazie a Frank57.

Crosettismi.



Maurizio Crosetti (inviato a Madrid insieme a Enrico Currò: e io pago!) parla di Riccardo Kaka:

Così bianco che più bianco non si può, come in quella vecchia pubblicità del detersivo in tivù quando anche lei era bianca (e nera).
Bianco di maglia e di pantaloncino e di calzettone e di faccia pallida, un ragazzo-meringa, un amico tutta panna. Riccardo Kakà pressoché angelicato e fantasmatico,
sbianchettato dall’emozione quando mezzo Milan se lo spupazza nell’abbraccio prima di cominciare, Seedorf e Ambrosini specialmente, e poi bianco tendente all’alone, un bianco nebbia o forse un bianco foschia dove lui s’è un po’ nascosto forse per non disturbare il passato, bestia che sa mordere.


Geniale.

Narcisismi.



Yeeeaaaaahhhhh!!!!!!!

Dopo il flop di Barbarossa, arriva nei cinema il nuovo film di Nanni Moretti intitolato Barbapapà.



A una settimana dal flop del Barbarossa di Renzo Martinelli, arriva nelle sale cinematografiche l'ultima fatica del Nanni nazionale, un filmone epico girato in chroma key: Barbapapà.
La pellicola narra la storia del nostro immenso (anche fisicamente, poiché non so se vi ricordate che i B. sono alti come una casa) Barbapapà (interpretato, sotto tonnellate di lattice rosa, da Silvio Orlando) in una riedizione della battaglia di Segrate, sconfigge le armate dei blogger berlusconiani, assumendo (con molti "barbatrucchi") le apparenze, via via, di tutti i giornalisti di Repubblica. La battaglia è dura, poiché gli attacchi dei blogger nemici sono sconclusionati e privi di qualsiasi logica, e perciò risultano difficili da controbattere.
Ma alla fine il Barba li sconfigge a colpi di ortografia e sintassi, e assume in fine le mistiche sembianze del "vero" Barbapapà, che è interpretato da Lui stesso, che, candido come la neve moscovita, nel duello finale (ispirato alla scena di "Kill Bill" in cui Uma affronta Lucy Liu nel giardino giapponese), annienta Berlusconi (interpretato, ancora una volta, come nel "Caimano", da Nanni Moretti stesso), chiedendogli le "Dieci Domande". Alla Nona Domanda, Berlusconi/Moretti è già a terra, agonizzante.
Ed è quindi con la tipica, sogghignante ironia di un Bruce Willis o di uno Schwarzenegger dei bei tempi andati che Lui gli pone, beffardo, la Decima
Domanda: "Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?" Berlusconi/Moretti crolla definitivamente a terra, mentre cade la neve. Sembra distrutto, ma nell'ultima inquadratura ha un guizzo: le sue labbra mormorano "ueh, figa", e si lascia così aperta la porta all'inevitabile sequel.

Da una (strepitosa) idea di Caterina (for President).

I produttori che volessero farsi avanti per acquistare i diritti del suddetto soggetto cinematografico possono inviarci una mail utilizzando il link posto qui a destra sotto alla foto della gamba tatuata.

Spezzare una lancia a favore.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Pazzo,
non posso fare a meno di constatare che da quasi tutti i principali quotidiani il terremoto in Abruzzo sia sparito, fatta eccezione per le parentesi propagantistiche del Governo.
Invece Repubblica ha continuato a seguire l'evolversi della situazione, e non in modo sporadico od occasionale, ma con una certa continuità, dandoci una copertura adeguata di ciò che sta avvenendo a L'Aquila. E' proprio di oggi l'ennesimo pezzo dell'inviato Jenner Meletti.
Critichiamo molto il nostro amato giornale, riconosciamone anche i meriti, ogni tanto.
Fabio V.


Caro Fabio, non è che Meletti si è innamorato di un'aquilana?

Lungo, ma ne vale la pena.



Su proposta di Barbapapà (il collaboratore di PPR, non il fondatore di Repubblica) pubblichiamo per intero il difficilissimo ma superlativo pezzo di Adriano Sofri apparso oggi su Repubblica sul tema della terzietà.

L'illusione dei terzisti - di Adriano Sofri

Sulla scia della polemica con Repubblica, il Corriere della Sera ha ospitato una sequenza di autorevoli interventi tesi ad argomentare le virtù di moderazione e mediazione. Ne citerò qualche brano, ma vorrei subito esprimere una perplessità di fronte alla metodica lode della via di mezzo. Essa sembra persuasa che l’attaccamento alla misura, e rispettivamente all’ “estremismo” e alla “faziosità” –ovvero all’intransigenza e alla radicalità, nella versione della difesa- contrassegni una volta per tutte individui e partiti e giornali, come una specie di carattere ereditario, piuttosto che mutare col mutare delle circostanze e dei contesti. Tutti moderati terzisti al Corriere, tutti faziosi neogiacobini a Repubblica, tutti odiatori estremisti in qualche altra redazione. Mi pare che così si afferri solo una piccola parte della realtà. Non solo perché esistono faziosità di centro ed estremismi senili eccetera, ma perché si cristallizzano dei relativi atteggiamenti umani e politici in categorie psicologiche, in una metafisica della terza via. Lo scivolamento è implicito nella classificazione di Angelo Panebianco: “Sono tre i tipi umani che più frequentemente si incontrano /nella minoranza interessata attivamente alla politica/: l’estremista, il fazioso, il pluralista”. Esiste, per fortuna, anche il tipo umano che fa dipendere la propria scelta civile e politica dalla situazione che si trova ad affrontare. Perfino Gandhi, che propugnava la nonviolenza come risorsa dei forti, preferiva la ribellione violenta piuttosto che la viltà. Se è così, la questione non può che essere riportata, dal catalogo delle categorie di tipi umani, al confronto sulla concreta situazione civile italiana, che è stato ridotto a un ennesimo rimando alla maneggevole nozione di regime.
Succede di adattare il proprio atteggiamento al variare delle circostanze, e anche di mutar carattere nel corso del tempo. Attingo alla mia esperienza: ho avuto, non solo per impazienza giovanile, una predilezione per la rottura, e l’ho mutata poi, sicchè quello che all’ansia di un mondo nuovo appariva detestabile, l’Italia centrale e i ceti medi e ogni clima temperato, si mostrava ora come un riparo al peggio. Una conversione dal chiodo al nodo. Il nodo, nella sua paziente duttilità e reversibilità, mi sembrava ora l’alternativa alla forzatura virile del chiodo. E tuttavia la conversione, anche la più sentita, non basta a orientare una volta per tutte l’esistenza. La predilezione per la medicina preventiva e il ripudio dell’armamentario chirurgico della politica (la rivoluzione levatrice della storia, il forcipe che dà alla luce l’uomo nuovo...) non mi ha esonerato dal diventare oggetto di una chirurgia spericolata, e di doverle il mio tempo supplementare. Immagino che tanti possano ricapitolare vicende analoghe. Se restassimo al luogo comune della perenne Italia di guelfi e ghibellini, concluderemmo che la polemica di questi giorni non è che la prosecuzione di quella fra la fermezza e la trattativa sul sequestro di Moro. Non è così. Nè gli schieramenti di oggi riproducono la contrapposizione di allora, né le posizioni di allora sono uscite indenni dalla lezione del tempo. Era vero che fermezza e trattativa corrispondessero in una certa misura a dei “tipi umani” della commedia italiana –la corazza statalista del Pci che soverchiò l’amalgama di duttilità umana e quieto vivere democristiano- ma non si trattò solo di quello, e ciascuno fu davvero messo di fronte a un lacerante problema di coscienza. Succede oggi: finora, per fortuna –la chiamo fortuna per brevità- senza una precipitazione tragica. E anche per questa eventualità non si sa che evocare il fantasma degli anni ’70, ai quali niente dell’anno corrente assomiglia: senza che constatarlo serva a rassicurare, perché odio e stragi e agguati sanno trovarsi una strada in qualunque decennio senza bisogno di emulare o parodiare altre violenze e altri odii.
Anche nello spiritismo sugli anni ’70, ciascuno fa ballare il tavolino dalla propria parte: paventando un reinizio di terrorismo privato o di stragi di Stato. E’ sconveniente dire in pubblico che la sera della sentenza della Corte Costituzionale non pochi italiani di una certa età, un po’ per scherzo un po’ per scaramanzia, si sono detti che era una di quelle antiche notti in cui andare a dormire fuori di casa? Pazzia, dite? Può darsi: per ora l’Italia è un posto in cui il capo del governo attacca la Corte suprema e il Presidente della Repubblica che non l’ha messa in riga, in cui ministri denunciano un golpe di sinistra in corso e altri ministri annunciano l’ira vendicatrice della piazza, e simili escandescenze centroamericane passano come eccessi verbali, intemperanze gravi ma non serie, al solito. Salvo che si decida di prendere sul serio le cose gravi. La parola rivoluzione è ormai patrimonio di Berlusconi. C’è un dualismo di potere ribaltato secondo Berlusconi: il suo –“l’unico eletto direttamente dal popolo”- contro l’altro, quello delle istituzioni, privo dell’investitura elettiva, e inquinato dalla faziosità rossa. La rivoluzione incaricata di sciogliere il conflitto è affare del governo. Non siamo nemmeno più all’opposizione fra capitale morale milanese e capitale del malaffare romano, né alla mira di Berlusconi per il Quirinale, cui se non altro il famoso “sputtanamento” ha accidentato il cammino: caso mai, come nelle rivoluzioni da manuale, alla sfida fra due Palazzi, il Quirinale da svuotare di prestigio e inquilino, e palazzo Chigi da investire del potere pieno presidenzialista. Ora, in qualunque modo ci si balocchi con la parola regime, un quadro simile, ammesso che non venga negato per opportunismo o per assuefazione, complica l’intenzione di “avere sempre a cuore una cultura di terzietà”, cara a Giuseppe De Rita. Come io col nodo, e lui senza nemmeno bisogno di conversioni, De Rita dichiara che “fare oggi politica è mestiere da tessitore, di chi lavora sul rovescio della stoffa, tirandone via via i fili e capendone via via il senso”. Infatti: purché altri non abbiano tagliato corto. C’è oggi un’Italia del nord leghista e secessionista-annessionista che colonizza il Pdl, e un’Italia del sud vastamente infeudata alla malavita: e in mezzo un’Italia del centro sempre più stretta fra quei due estremi. Nemmeno un paesaggio jugoslavo è escluso da questa mappa che scherza con le ronde e il federalismo ad usum delphini. Da tempo, la domanda vera non è quella, esorcistica, “Dove andremo a finire?”, ma l’altra: “Dove siamo andati a finire?”. La terza via è un tentativo coraggioso e degno all’andata, quando si stia andando a parare malamente –lo fu perfino l’Internazionale Due e Mezzo, quando la parola d’ordine fanatica era la Scissione a oltranza. La terza via è invece un inciampo al ritorno, quando ci si ritira da un fallimento e non lo si sa riconoscere, e si preferiscono gli infiniti aggiustamenti della riconversione alla conversione necessaria e possibile. Fu così per la terza via berlingueriana, un aggrapparsi a un filo d’erba mentre si rotolava giù. La terza via di oggi si illude di distinguersi grazie a un tratto dialogante, se non irenico (aggettivo evocato da Andrea Riccardi, che se ne scusa: ma sarebbe bello) contro l’attitudine alla demonizzazione e al malaugurio. Quando sia possibile, una soluzione terza è benvenuta. Perfino l’apologia di una “zona grigia”, inaccettabile quando venne avanzata per una dose modica di tortura, è plausibile quando miri a sventare la nutrizione forzata per legge. Ma i comportamenti di Berlusconi e della sua corte hanno provocato una ulteriore degradazione dello spirito pubblico, della selezione alla rovescia della classe politica, del discredito delle istituzioni e della derisione dell’Italia nel mondo –e non perché vi si soffra di una dittatura birmana o di una persecuzione delle opinioni iraniana, ma perché vi si deforma caricaturalmente la democrazia. Scrive Panebianco: “La democrazia è un regime moderato. Ha bisogno che a guidare i governi siano sempre forze moderate, di destra o di sinistra, e che le componenti estre¬miste siano tenute a ba¬da”. Appunto. Chi ritenga che serenità e lucidità di giudizio consistano in un’equidistanza fra il governo e i suoi presunti “nemici politici ed editoriali” s’inganna, e inganna se stesso.

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Refusi padani.



Su segnalazione di Lorenzo Cairoli vi proponiamo, proprio dal blog di Lorenzo, le asinerie di Luca Lucignolo Zaia e dei correttori di bozze de La Padania.

mercoledì 21 ottobre 2009

Markette.



Su assist di Fabio V. segnaliamo il libro di Maurizio Crosetti sulla carriera di Lance Armstrong.

Il libro si intitola Arm Strong (fortebraccio) - il ritorno del sopravvissuto, ed è edito da Baldini Castoldi Dalai.

Qui la recensione su Repubblica.it